Minio Condo all’inferno

riunione_di_condominio“Ai sensi dell’art. 28.627,245 del codice dei peccati condominiali, in considerazione del prematuro decesso per il quale vengono concesse le attenuanti generiche, il sig. Minio Condo viene condannato, per aver arrecato disturbo a tutte le assemblee condominiali, partecipando alle stesse senza il necessario spirito collaborativo, ad anni 2763 di purgatorio, svolgendo l’attività di amministratore presso il condominio Inferno 77”. Il sig. Minio Condo venne trasferito, e la sua prima attività fu di indire l’assemblea per il giorno successivo. Affisse la comunicazione in bacheca, e dopo appena dieci minuti il sig. Abbaio Cani chiese di spostare la data. Passava però di lì, durante l’accesa discussione, la sig.ra Mollica Balcone, che si oppose alla richiesta. Il sig. Minio Condo, pertanto, decise di non spostare la data, ma il sig. Abbaio Cani  lo insultò. Il giorno fissato per l’assemblea, le sorelle Salita e Discesa Ascensore decisero di opporsi alla delibera per l’acquisto di un’ aspiratrice fumo, e chiesero in subordine l’istituzione di una multa di euro 68.300,00 per chi avesse fumato all’interno. La sig.ra Pulizia Scale si oppose, lamentandosi delle cicche abbandonate sui pianerottoli. Il sig. Minio Condo si vide pertanto costretto a rinviare la decisione all’assemblea successiva. Tra le questioni varie ed eventuali da trattare, prese la parola il sig. Parcheggio Esclusivo, ma prontamente il sig. Parcheggio Condominiale soffocò la sua voce opponendosi fermamente, a prescindere dalle richieste formulate. La sig.na Gatta Pelosi, con delega della sig. Abbaio Cane, quindi intervenne, rappresentando l’esigenza dell’ascensore per animali, ma subito il sig. Primo Piano si oppose alla questione ritenendo opportuno e preminente trattare i rumori provenienti dall’appartamento del sig.  Secondo Piano. Di conseguenza, intervennero i signori Terzo e Quarto Piano; tutti parenti,  infuriati con la sig.na Mansarda Abitabile. Il sig. Minio Condo cercava di dare la parola ad ogni condomino, ma si rese conto che era impossibile soddisfare tutti. Nessuno era disposto a cedere per il bene comune. Prese appunti e trascrisse le richieste formulate, ma alla fine, esasperato dai toni e soffocato dall’astio, agguantò il microfono, e gridò: “Vi rendete conto che mancano esattamente 2762 anni, 11 mesi e 28 giorni per la fine del mio incarico! Che peccato ho fatto per meritare un simile inferno?”. Immediatamente si ricordò del capo d’imputazione e, sconsolato, rinviò l’approvazione delle delibere a data da destinarsi.