UN LIBRO UN LUOGO a cura di David Ferrante: IN GUERRA LONTANO DA ARSITA

Un libro Da ARSITA – Cirenaica, settembre 1940: «È durante la notte che avverto nostalgia di Arsita…della Bella Addormentata (il Gran Sasso) adagiata sulla mia montagna e posta dalla natura a protezione del paese. Struggente mi assale il ricordo delle scampagnate sulle rocce a strapiombo dell’Inferno Spaccato, dei tuffi nel fiume Fino e delle gare a chi riusciva a catturare più pesci con le mani…poi la neve alta tra le stradine del paese, il focolare, il calore famigliare, i dolci di Natale, gli arrosticini saporiti. Insomma, mi viene il nodo alla gola ogni volta che ripercorro, attraverso la memoria, l’infanzia e la giovinezza ormai perdute. La sera, quando una pausa lo permette, a ogni soldato piace raccontare qualcosa della propria vita.»

Nella casa paterna di Daniele Astolfi era da sempre custodito un vecchio manoscritto, 115 foglietti ingialliti, alcuni strappati e a tratti illeggibili, scritti dal nonno Antonio: è il suo diario dei giorni della guerra. Materiale oggi custodito nell’Archivio di Stato di Pescara.

Suez, 18 settembre 1941: «Com’è distante Arsita! Insieme alla mia memoria diventata sempre più labile, anche le foto dei miei cari sono ingiallite e sbiadite ormai.»

«Non potevo restare insensibile – racconta l’autore – al pensiero che possedevamo gli scritti di nonno Antonio. Avevo tante volte riflettuto sull’assoluta attenzione che bisognava riservargli, anche perché nessuna vicenda è insignificante in sé. Ci sono persone che si perdono nelle infinite pieghe della Storia, come fossero dimenticate o cancellate. Esse lasciano qualche traccia, ma così deboli che è come se non fossero mai esistite. È poi nostro dovere far riemergere la storia dimenticata di ogni singolo uomo, in modo che l’immanenza, presente in ognuno di noi, non scompaia con la sua temporalità.»

Così, da queste premesse e in ricordo del nonno, Daniele Astolfi pubblica il romanzo Sotto la sabbia dorata. Prigionia in Africa tratto dal diario che il nonno Antonio scrisse durante la sua triste esperienza bellica e di prigionia nella campagna d’Africa. Nell’estate del 1939 Antonio Astolfi parte da Arsita, paesino della provincia di Teramo, e vive il suo calvario in Libia, in Egitto e poi in Sudafrica, per concludersi nel 1946, sette anni dopo, con il ritorno a casa, dove ormai lo credono morto!

Un viaggio da rivivere insieme Daniele.

«… nelle voci delle madri tripoline riascolto il candido richiamo di mamma nell’ora più calda e profumata del giorno mentre, fanciullo, mi attardo nei giochi tra le fresche viuzze di Arsita.»

 

David Ferrante

Curatore della rubrica di recensioni librarie: UN LIBRO UN LUOGO