UN LIBRO UN LUOGO a cura di David Ferrante: IL MISTERO DEL CASOLARE DI ARSITA

UN LIBRO, UN LUOGO D’ABRUZZO – I nonni raccontavano di quei fatti accaduti nel maggio 1944, di quel inganno. Ma solo loro. Uno spietato episodio vissuto durante l’occupazione, quando le popolazioni furono costrette a vivere i mesi di delirio della guerra civile e mondiale. Dov’erano i documenti storici?

Il casolare dell’inganno (2023), restituisce, dopo rigorose ricerche, una visione di verità a quei fatti accaduti in un casolare in un bosco della montagna teramana.

Dopo il suo primo romanzo del 2022, Sotto la sabbia dorataDaniele Astolfi torna a raccontarci e indagare la storia di Arsita (TE) con il suo stile in cui l’indagine giornalistica procede di pari passo con la narrazione del racconto.

Daniele, di cosa tratta Il casolare dell’inganno?

«Un tragico evento avvenuto, durante l’occupazione, nel Maggio del 1944. Un casolare immerso nel bosco della montagna teramana diventa teatro di un disdicevole inganno. L’efferata vicenda è finora rimasta, forse volutamente, nell’oblio e trasmessa soltanto attraverso le dicerie dei nonni, spesso tronche e contraddittorie. È fondamentale mettere a fuoco la sofferenza vissuta da contadini e da famiglie innocenti di Arsita, il paese dove essi erano costretti a vivere una precaria esistenza fatta di stenti e a subire, come fossero vittime sacrificali, il delirio della guerra sprigionato nella feroce lotta tra tedeschi, fascisti e partigiani.»

Hai cercato di restituire una visione di verità?

«Ci ho provato! La genesi del libro ha richiesto un tempo piuttosto lungo, un anno e mezzo. Per fortuna l’editore, Marco Solfanelli, ha avuto pazienza. L’argomento meritava approfondimenti rigorosi; in particolare, la ricerca dei testimoni, la consultazione di documenti ormai desegretati effettuata negli archivi di stato e uffici vari, mi hanno portato via molto tempo.»

Che significato ha la ricostruzione di questa terribile vicenda oggi?

«Si è trattato di un dovere umano, morale e storico, Sentimenti che ho avvertito da sempre, specialmente quando ho constatato che l’importante vicenda è stata volutamente conservata sotto un “cono d’ombra”. Come scrivo in una pagina del libro: «La stagione delle ideologie è finita da tempo e mi auguro che questo umile lavoro possa risultare d’aiuto a chi, in futuro, vorrà dare un contributo per un passo ulteriore nella scoperta di nuove notizie significative. I fatti e le ricerche storiche non debbono essere tenuti all’oscuro, essi hanno una funzione sociale, debbono essere partecipati ad altri perché la cultura è scambio e viene offerta affinché si proceda oltre.» È questo un concetto non mio, ma appartenente ai bravi storici.

Troppo spesso la natura umana dà il peggio di sé…

«Il dolore è il vero protagonista del libro. Lo scempio di quattro uomini, il dramma delle famiglie delle vittime ecc… non possono essere facilmente liquidati con il facile e orribile luogo comune “la guerra è la guerra”. Personalmente, mi ribello a questo.

Come sostiene il prof. Giancarlo Giuliani nella prefazione, gli eventi narrati toccano le famiglie di Arsita, ma possono essere esemplificativi di situazioni simili, assai probabili, verificatesi magari in luoghi lontani dalla provincia teramana.

Allora mi sembra giusto rispondere con le stesse parole del professore: “Quando vengono meno i freni della convivenza civile, quando la guerra stravolge ogni cosa, quando una sconfitta crea confusione e caos, giunge spesso il tempo della violenza, della sopraffazione, dell’ingiustizia, impunite spesso nell’assenza di regole”.»

 

David Ferrante