Il paradosso italiano
In un mondo in cui il trust è uno strumento centrale per la pianificazione patrimoniale, la continuità d’impresa, la protezione degli asset familiari e la gestione degli investimenti, l’Italia continua a trattarlo come un corpo estraneo. Non per legge — perché la Convenzione dell’Aja è chiara — ma per prassi amministrativa.
Il risultato è un paradosso: mentre Regno Unito, Stati Uniti, Singapore, Malta e Jersey utilizzano il trust come leva di competitività, l’Italia lo considera un sospetto fiscale. Una scelta miope che costa al Paese capitali, fiducia, imprese e credibilità internazionale.
Il cuore del problema? la prassi dell’Agenzia delle Entrate. La normativa italiana non vieta il trust. È la prassi amministrativa ad averlo trasformato in un terreno minato.
Presunzione automatica di interposizione. La logica è semplice e devastante: se c’è un trust → allora è interposto. Non importa la struttura, la governance, la segregazione, la funzione economica. Basta un potere minimo del disponente o un trustee “non abbastanza lontano” per far scattare l’accertamento.
È una presunzione ideologica, non giuridica. È una scorciatoia che ignora la fisiologia del trust e punisce chi pianifica in modo trasparente.
Tassazione anticipata del conferimento. L’Italia tassa il conferimento nel trust come se fosse una donazione immediata.
Ma non c’è arricchimento. Non c’è trasferimento definitivo. Non c’è disponibilità economica.
È una prassi antieconomica, isolata in Europa, e contraria alla logica del trust come segregation without transfer. È come tassare una cassaforte chiusa solo perché esiste.
Incertezza interpretativa permanente. La prassi dell’Agenzia è un labirinto: circolari che cambiano orientamento; risposte a interpello contraddittorie; giurisprudenza oscillante; accertamenti costruiti su presunzioni, non su fatti.
Il contribuente non può programmare. L’impresa non può pianificare.Il professionista non può garantire certezza. Questa non è amministrazione. È instabilità istituzionale.
Il confronto con il Regno Unito: un modello che funziona. Il Regno Unito rappresenta l’esatto opposto dell’approccio italiano.
Neutralità fiscale. HMRC non presume abuso. Analizza i fatti. Applica regole chiare e stabili.
Certezza del diritto. Il contribuente sa prima come verrà tassato. In Italia lo scopre dopo un accertamento.
Funzionalità economica. Il trust è parte integrante della vita economica: employee benefit trust, pension trust, investment trust, governance familiare, passaggi generazionali. Il fisco accompagna, non ostacola: tutto viene effettuato in Italia per il supremo interesse alla “percezione dei tributi”.
I danni economici della miopia italiana. Fuga verso ordinamenti esteri
Le famiglie italiane aprono trust in UK, Jersey, Guernsey, Malta, Singapore. Non per eludere. Per avere certezza.
Le Imprese sono penalizzate. Il trust è essenziale per: passaggi generazionali, protezione degli asset strategici, governance di gruppi familiari, operazioni straordinarie. La prassi italiana rende tutto più difficile, costoso e rischioso con sempre nell’aria! Un Contenzioso infinito!
Ogni trust diventa un potenziale processo. La prassi crea problemi, poi li rincorre in tribunale.È un circolo vizioso che costa milioni allo Stato e ai contribuenti.
Una prassi che non tutela l’erario: lo danneggia. L’Agenzia delle Entrate sostiene di voler contrastare l’elusione. Ma la sua prassi sui trust produce l’effetto opposto: spinge capitali all’estero, scoraggia investimenti, aumenta il contenzioso, riduce la base imponibile, distrugge fiducia.
Il trust non è un problema. Il problema è un’amministrazione che lo combatte invece di comprenderlo.
In conclusione: l’Italia deve cambiare rotta. Se l’Italia vuole restare un Paese competitivo deve: smettere di tassare ciò che non è reddito; distinguere abuso da fisiologia; applicare correttamente la Convenzione dell’Aja; garantire certezza agli operatori; adottare un approccio funzionale, non punitivo.
Altrimenti continuerà a perdere ciò che non può permettersi di perdere: fiducia, capitali, imprese, cittadini.


