SONNAMBULANDO*

L’Italia che invecchia è triste, spaventata e disincantata

 

di Mira Carpineta

 

Nell’ultimo rapporto annuale del CENSIS (2023) c’è la fotografia di una Italia senza molte speranze per il futuro. Tante sono le paure che angosciano la società attuale, prevalentemente formata da persone mature, a cominciare dal clima “impazzito” e le catastrofi derivate (84%), la crisi economica perenne e mai risolta (73,4%), gli sconvolgimenti globali della geopolitica (73,0%), i flussi migratori, demografici, le guerre, che porteranno, secondo gli intervistati, conflitti, povertà e violenza, siccità, debito pubblico incontrollabile, carenza di energia.

(PaulDelvaux-Thesleepwalker)

Ma nonostante queste angosce e i prevedibili scenari che ne potrebbero conseguire, si assiste ad una diffusa rimozione collettiva della situazione, una cecità che si traduce in un colpevole nichilismo. E’ questo il “sonnambulismo” che affligge la società attuale secondo il Censis. Un sonno della ragione che non oppone resistenza all’ineluttabile futuro che si prospetta.

E’ il “tempo dei desideri minori”. Lontani dai frenetici anni del boom economico e dell’espansione planetaria dei consumi, del culto dello status symbol, del lusso e della spregiudicatezza modaiola, stiamo tornando, anche nostro malgrado, a rivedere le nostre priorità di spesa. E questa condizione non è necessariamente negativa. Ritrovare il significato di alcuni principi non è un ritorno indietro, semmai una riconquista, anche se dettata dalla necessità, di alcuni principi etici che il consumismo sfrenato aveva spazzato via a suon di induzioni pseudo culturali.

Secondo il Censis infatti “il consumo progressivo non è più la forza vitale che trascina gli italiani e il 62,1% degli italiani avverte il desiderio quotidiano di momenti da dedicare a sé stessi per combattere l’ansia e lo stress, e che un plebiscitario 94,7% consideri centrale la felicità delle piccole cose di ogni giorno, come appunto il tempo libero, gli hobby, le passioni personali. Rispetto al passato, l’81,0% degli italiani dedica molta più attenzione alla gestione dello stress e alla cura delle relazioni, perni del benessere psicofisico personale”.

Il benessere psicofisico personale assurge quindi a priorità rispetto al carrierismo spinto e alla rincorsa del guadagno milionario dei ruggenti anni 90 del secolo precedente. Complice la pandemia, che ha riveduto e corretto i nostri stili di vita, obbligandoci a fermare la corsa e recuperare la salute, anche le giovani generazioni si approcciano al mercato del lavoro con paradigmi diversi: prima di tutto niente o poco stress, diritto al tempo libero e alla “ricarica energetica” non solo per le macchine elettriche, ma anche per gli individui. Il lavoro come mezzo e non più come fine spinge infatti i giovani ad accettare proposte di lavoro anche lontano da casa, ma con maggiori benefici psicofisici e non solo economici.

E tutto questo nonostante il mercato del lavoro in Italia sia in sostenuta ripresa: “tra il 2021 e il 2022 gli occupati sono aumentati del 2,4%, mentre tra i primi sei mesi del 2022 e del 2023 la crescita è stata del 2,0%. Il valore medio, in termini assoluti, del primo semestre raggiunge i 23.449.000 occupati, il dato più elevato di sempre.  Il generale miglioramento del mercato del lavoro trova conferma anche nella riduzione degli inattivi (-3,6% tra il 2021 e il 2022, stessa riduzione tra il primo semestre del 2022 e il primo semestre del 2023), che si riflette in un aumento delle forze di lavoro. Tra queste ultime si registra un significativo ridimensionamento delle persone in cerca di occupazione, tendenzialmente sotto la soglia dei 2 milioni”.

Anche il dissenso, semmai si manifesti, è senza conflitto. E’ un dissenso molto diverso da quello vissuto dalle generazioni mature di oggi, sia nella modalità che nei contenuti: negli anni settanta abbiamo avuto violenza, sangue, scontri cruenti, aventi come obiettivo la politica o la lotta alla mafia. La stagione del terrorismo e delle stragi che ha caratterizzato quel periodo storico sembra lontana anni luce dalle proteste attuali a suon di marce, sit-in, flashmob o lancio di vernice su monumenti e opere d’arte. Così come lontani sono gli oggetti di protesta, oggi basati sull’ecologia, i diritti civili, la pace, le migrazioni.  Anche in questo caso tuttavia il sonno della ragione ha prodotto dei cortocircuiti che confliggono con i principi ispiratori, soprattutto quando sono contaminati da “fondamentalismi” spesso antiscientifici.

Quindi un paese vecchio, spaventato dal futuro, con pochi giovani e incapaci di protestare, offre un immagine davvero desolante. Se aggiungiamo le ancora meno entusiasmanti prospettive di decrescita demografica l’anno che verrà sembra proprio poco rassicurante.

*https://www.censis.it/rapporto-annuale/i-sonnambuli

https://www.censis.it/rapporto-annuale/57%C2%B0-rapporto-sulla-situazione-sociale-del-paese2023-0