SCRIVERE LE EMOZIONI

ritratto_con_milioni_di_punti-470x264Come in una delle sue lettere aperte, la scrittrice Federica Ferretti racconta in prima persona la sua storia

Premetto che, anche se in poche righe, mi racconterò senza fi ltri, com’è giusto, pensando possa essere utile per le donne, specie abruzzesi che talvolta hanno ancora pudore ad uscire allo scoperto, spesso vittime di un insolito pregiudizio per cui si abbia meno credibilità o talento rispetto agli uomini.

Loro ambiscono alla libertà: librano la propria essenza nella Rete, dove a sera – ben nascoste nell’involucro del proprio nick-name – volano e recuperano la loro vera voce, quella che di giorno sono costrette a ricacciare in fondo al cuore. Ho creduto – sarà banale –a un sogno: poter cavalcare un mare d’erba ed emozioni che vedevo stagliarsi dinanzi ai miei occhi di bambina, adolescente… di donna. Non ho mai avuto paura di scrivere, neppure quando al liceo alcune insegnanti (una in particolare) hanno provato a imbrigliare le redini della mia fantasia dentro i loro asettici schemi mentali. La guerra me la facevano proprio persone del mio stesso sesso, a loro volta misogine; donne non tanto perché fi glie di un tempo in cui non c’era tempo di immaginare, ma perché si sentivano in qualche modo scavalcate nella loro visionaria “autorità” di docenti. Quasi per paradosso, ciò mi ha insegnato ad andare oltre le apparenze, a guardare le cose nelle loro variegate sfaccettature, fino a ricercare sempre molteplici chiavi di lettura per la realtà. Fortuna volle che, all’università incontrassi un’insegnante magnifica: Fiammetta Ricci, madrina d’eccezione alle mie varie presentazioni nella città di Teramo, insieme al M° Sandro Melarangelo. È un romanzo epistolare “Il canto del cigno rosso” (Rupe Mutevole Edizioni), presentato con grande successo di critica e pubblico al Salone Internazionale del Libro di Torino, a fare da spartiacque nella mia vita. L’ho concepito non solo come raccolta di lettere e immagini, ma di parole musicali, che scorrono in qualche modo alla moviola della memoria della giovane Elisa: lei scrive all’Amore smarrito, “ma è la vita ciò per cui vivere”… Il messaggio è positivo per non arrendersi mai. Credo sia molto forte (lo spero) ed è rivolto a ognuna di noi donne, auspicando vi si possano rispecchiare, “specie nella folle disperazione che si prova ad un certo punto, nel perdere il contatto vivo, umano, con il destinatario del proprio sentire, il depositario di ciascuna emozione, negativa e positiva al contempo, rigenerante e distruttiva”. Ed è stato in questo modo che è iniziata anche la mia avventura di direttore editoriale, quando cioè, i miei editori hanno creduto a loro volta nella concretezza del mio mare d’erba ed emozioni. Ho cominciato dalla gestione della collana Echi da Internet, che ha avuto anche una segnalazione su Donna Moderna: in quel momento mi sono resa ancora più conto, se ce ne fosse stato bisogno, delle potenzialità dell’animo femminile. Quante autrici ho ascoltato e promosso, ognuna con un modo diverso di approcciare la vita; ognuna davvero unica nel suo genere. Quanto interesse, addirittura clamore, siamo riuscite a suscitare intorno al nostro amato Abruzzo: piacevolissima sorpresa. Di lì, l’idea di costituire anche Radici, Letteratura Abruzzese: un altro successo che, dal suo battesimo uffi ciale coinciso con la presentazione del primo autore, l’eclettico Pietro Assetta, annovera già quattro autori, tra cui anche due donne “favolose”: Marcella Di Girolamo, e la giovanissima Fiorella Pecorale, nostra mascotte. Menziono, inoltre, Fabio Sorrentino, un abruzzese davvero sui generis. Non aggiungo altro: seguitemi e scoprirete cosa volessi intendere. Ecco la mia storia, di giovane donna, che ha saputo solo credere nelle proprie potenzialità espressive.