RICERCA PER LO SVILUPPO – la prima sfida

burroni1Il Prof. L. Burroni, Pres. di Scienze della Comunicazione, illustra il “nuovo corso” dell’Univà di Teramo 

 

La legge 240/2010 sull’Università ha disposto l’emanazione di nuovi Statuti per gli Atenei italiani. A partire dall’entrata in vigore dello Statuto, sono state attivate all’Università di Teramo una serie di procedure per la costituzione dei nuovi organi e delle strutture didattiche, di ricerca e di servizio. Dall’elezione del Rettore, sino a quelle dei Presidi e dei componenti del Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione. A questi si aggiunge l’entrata in vigore di nuovi regolamenti. Il 20 Marzo 2013 è stata presentata la “squadra” dell’Università di Teramo. Il capitano della “squadra” il Rettore, Luciano D’Amico, supportato dai cinque Presidi di facoltà: Facoltà di Giurisprudenza Maria Floriana Cursi, Facoltà di Scienze Politiche Enrico Del Colle, Facoltà di Medicina Veterinaria Pier Augusto Scapolo, Facoltà di BioScienze e Tecnologie Agro-Alimentari e Ambientali Dario Compagnone, Facoltà di Scienze della Comunicazione Luigi Burroni. È quest’ultimo che, nel presente numero, risponde alla nostra intervista.

A quali sfide è chiamata una Facoltà come questa, in cui la comunicazione è uno dei temi centrali nella cultura del nostro tempo? 

Le sfide sono molte, ma tra queste ve ne sono tre che a mio avviso sono più importanti. La prima riguarda l’importanza di essere in grado di creare competenze che siano una giusta combinazione di conoscenze teoriche e capacità pratiche, in modo che i nostri studenti sappiano non solo che cosa è la comunicazione ma anche come si fa comunicazione. La seconda sfida, invece, è relativa al difficile compito di riuscire a mettere a punto una proposta formativa in grado di coprire un ampio insieme di ambiti disciplinari – come è ovviamente necessario per studiare un ambito multiforme come quello della comunicazione – senza però perdere in specializzazione e qualità degli insegnamenti. La terza sfida, infine, è relativa alla necessità di promuovere la qualità nella ricerca: questa è infatti la strada maestra non solo per creare conoscenza e per rafforzare il ruolo dell’Università nel territorio ma anche per poter avere una didattica che sia davvero innovativa ed efficace”.

Abbiamo assistito ad una radicale riorganizzazione degli Atenei e ciò ha provocato effetti non solo sulla collocazione dei docenti, ma anche e soprattutto sulla didattica e sull’offerta formativa. Il Ministro Maria Chiara Carrozza ha affermato recentemente che “punto essenziale è la credibilità del sistema universitario e la pianifi cazione strategica”. Quali sono stati i cambiamenti “strategici” nella Facoltà di Scienze della Comunicazione di Teramo?  

“La recente riforma della governance del sistema universitario ha avuto anche un impatto molto rilevante nel nostro Ateneo. Solo per fare un esempio, oggi tutte le cinque Facoltà governano non solo le attività didattiche, ma anche la ricerca, che prima era di competenza dei Dipartimenti; quindi oggi creare legami virtuosi tra didattica e ricerca è più immediato. Per quanto riguarda la Facoltà di Scienze della Comunicazione, seguendo la strada già tracciata dalla precedente presidenza dell’attuale Rettore Luciano D’Amico, stiamo costruendo le migliori condizioni per poter fare ricerca e potenziare i nostri maggiori punti di forza per quanto riguarda la didattica, come il coinvolgimento degli studenti, la didattica di qualità, laboratori e workshop dove fare ‘pratica della comunicazione’, i legami con le imprese e le istituzioni per gli stage, la coerenza interna del nostro percorso formativo multidisciplinare. Alcuni segnali incoraggianti mostrano la bontà di questo percorso. Da un lato, in questi giorni, i risultati della VQR, la valutazione nazionale delle strutture di ricerca, confermano gli ottimi risultati raggiunti dalla Facoltà. Dall’altro i nostri studenti non mancano di confermare le loro grandi capacità, come mostra il fatto che hanno vinto, con un loro progetto, il Concorso Nazionale di Pubblicità Progresso sulla donazione degli organi”.

È stato attivato, nell’ambito della pianificazione strategica dell’Ateneo, il Patto con lo studente: quali le sue peculiarità e finalità?  

“In un certo senso il Patto con lo Studente costituisce la “cassetta degli attrezzi” che ci aiuta a lavorare sulle priorità che ho richiamato. Il Patto si basa infatti su didattica interattiva, e-learning, percorsi di tutorato personalizzato e, più in generale, su n’organizzazione dei corsi che spinge a sostenere gli esami nei tempi previsti. La metodologia didattica prevede infatti la promozione della partecipazione degli studenti e l’utilizzo mirato delle nuove tecnologie (scomposizione dei corsi in unità didattiche e video introduttivi/riassuntivi per ogni singola unità, podcast, dispense sotto forma di e-book, ecc.) che assieme a verifi che frequenti, tenute durante il corso, agevoleranno l’acquisizione di competenze rendendo più semplice ma anche più effi cace il percorso formativo. In altre parole, con il Patto si studia meglio e si impara di più”.

In alcune Università Italiane è possibile avere un’attenzione specifi ca per le esigenze degli studenti BES (Bisogni Educativi Speciali). L’Ateneo teramano ha previsto servizi specifi ci per questi studenti al fi ne di garantire l’accoglienza, il tutorato, la mediazione con l’organizzazione didattica e il monitoraggio dell’efficacia delle prassi adottate?  

“L’Ateneo sta lavorando molto in questa direzione, proprio per andare incontro alle esigenze degli studenti che hanno bisogni educativi speciali e per rispondere alle esigenze di coloro che hanno disabilità di varia natura, uditive, visive e di mobilità. La nostra visione dell’Università è infatti quella di un’istituzione inclusiva che deve svolgere un ruolo chiave di integrazione, rendendo possibile la partecipazione di tutti, soprattutto dei più svantaggiati. Molte delle metodologie e degli strumenti utilizzati per il patto possono essere adattati alle loro specifiche esigenze, ma questo non basta; sono necessari degli strumenti aggiuntivi, come ad esempio la formazione dei docenti che li renda consapevoli e li attrezzi per le necessità specifi che – e tra loro molto diverse – degli studenti con difficoltà. Su questi temi la Facoltà lavorerà già da settembre su un progetto di responsabilità sociale che sarà chiamato Comunicazione è integrazione”.

Un’istituzione universitaria è potenzialmente garanzia di crescita e di miglioramento per il territorio in cui essa è insediata. Come garantire una comunicazione efficace e il trasferimento del bagaglio di innovazione e di competenze dall’Università al territorio e al mondo del lavoro?  

Se c’è una cosa su cui la ricerca socio-economica è d’accordo è che le Università possono giocare un ruolo chiave per la promozione dello sviluppo locale nei territori dove si trovano ad operare. Questo però significa uscire da una logica di tipo localistico: nella ricerca e nella didattica le università devono guardare sia alle esigenze specifiche dei contesti locali sia alla costruzione di reti lunghe ed extra-locali, alla promozione dell’internazionalizzazione, a percorsi formativi che abbiano un respiro europeo. Solo così, con didattica e ricerca di qualità, è possibile dare un contributo fattivo e proattivo al territorio, contribuendo con le istituzioni locali a costruire risposte mirate alle esigenze specifi che della società locale”.

Il 17 Luglio scorso presso la Sala Conferenze della Facoltà di Scienze della Comunicazione di Teramo, si è svolta la XXXII Sessione di conferimento delle lauree dal titolo:”Velocità . Quando lo sport è comunicazione”. Ospite d’eccellenza: il giornalista RAI, Gianfranco Mazzoni. Perché questa scelta? 

“La sessione di Conferimento delle Lauree è un momento molto importante: è una cerimonia alla quale partecipa tutto il corpo docente e gli studenti che terminano il corso di studi triennale. Proprio per mostrare quanto la comunicazione permea la società contemporanea, la Facoltà ha scelto di invitare a ogni cerimonia un ospite che opera in un settore dove la comunicazione gioca un ruolo centrale; a marzo abbiamo scelto le chef Nico Romito, che ci ha raccontato del rapporto tra cibo e comunicazione”. Gianfranco Mazzoni invece, ci ha mostrato in modo molto efficace quanto la comunicazione sia importante per coinvolgeree trasmettere le emozioni di un evento sportivo. Ma il messaggio più importante che ospiti di tale rilievo ci trasmettono rimane sempre lo stesso: comunicatori non ci si improvvisa, la passione è importantissima ma lo sono anche perseveranza, professionalità e competenza”.