QUANDO BERLINGUER LODAVA SANTA MARIA GORETTI

di Giuseppe Lalli

Il 6 luglio la Chiesa Cattolica ricorda Santa Maria Goretti, una figura che in Italia è molto popolare. Sono passati esattamente 120 anni da quell’afoso pomeriggio in cui, in una desolata cascina delle Paludi Pontine, il giovane Alessandro Serenelli, dopo un tentativo di stupro a danno della piccola Maria, e dopo che la ragazzina aveva opposto una eroica e disperata resistenza, le conficcò ripetutamente un punteruolo nell’addome e nel petto. Sulle prime poteva sembrare solo un terribile fatto di cronaca, come ne avvenivano tanti, ancora nei primi anni del secolo, in quel mondo contadino dominato dall’ignoranza e dalla più squallida desolazione.

Eppure fu l’inizio di una imprevedibile epopea. Il santuario di Nettuno, dove riposano le spoglie mortali della giovane santa, è ancor oggi assai frequentato da gruppi di fedeli provenienti da ogni parte d’Italia e perfino da paesi stranieri. I Padri Passionisti, custodi della basilica in cui le spoglie si conservano, nelle pagine dei loro giornali, riferiscono di una grande quantità di grazie che i fedeli ottengono per intercessione della santa. A lei, nel 1949, un regista, Augusto Genina (1892-1957), dedicò un film che fu molto apprezzato e che ebbe molti commossi spettatori.

Maria (“Maria Teresa” all’anagrafe, “Marietta” per la mamma Assunta e per tutti) era nata a Corinaldo (Ancona) il 16 ottobre 1890, figlia dei contadini Luigi Goretti e Assunta Carlini. Era la seconda di sei figli. I Goretti si trasferirono presto nell’Agro Pontino. Essendo il padre morto prematuramente, la madre dovette iniziare a lavorare e lasciò a Maria l’incarico di badare alla casa e ai suoi fratelli. A undici anni Maria fece la Prima Comunione e maturò il proposito di morire prima di commettere dei peccati.

Alessandro Serenelli, un giovane di 18 anni, s’innamorò dell’adolescente. Il 5 luglio del 1902 la aggredì e tentò di violentarla. Alle sue resistenze la uccise accoltellandola, come sopra descritto. La ragazza morì dopo un’operazione, il giorno successivo, e prima di spirare perdonò Serenelli. L’assassino fu condannato a 30 anni di prigione. In carcere si pentì amaramente del suo insano gesto e si convertì dopo aver sognato Maria che gli diceva che avrebbe raggiunto il Paradiso. Quando fu scarcerato, dopo 27 anni, si recò a chiedere perdono alla mamma Assunta, per poi finire i suoi giorni in un convento di cappuccini conducendo una vita esemplare.

Marietta era una ragazza semplice e intelligente al tempo stesso, povera e di temperamento allegro, come Bernadette Soubirous (1844 – 1879) e come tante altre ragazze che nel corso dei secoli hanno avvertito nel loro cuore una naturale tendenza verso la perfezione cristiana. Una povertà, la sua, rischiarata dalla fede assorbita nell’ambiente familiare. Cercava di vivere in maniera perfetta la vita di tutti i giorni. Nulla avrebbe fatto presagire la terribile prova a cui Dio l’avrebbe chiamata.

La vita di questa ragazza è un’antologia di virtù, ricca di insegnamenti oggi dimenticati dal mondo e perfino derisi. È la vita della «piccola e dolce martire della purezza» (così la chiamò Pio XII -1876/1958- nel canonizzarla, di fronte ad una folla immensa e festante), che preferì la morte terrena anziché peccare con colui che divenne il suo carnefice.  Concetti come “purezza” e “verginità” non sono di moda nel nostro tempo, seppelliti da una cultura del sospetto che nel volgere di qualche decennio ha preteso di confinarli in una sorta di archeologia morale e sociale.

Non fu di questo parere un giovane Enrico Berlinguer (1922-1984), che nell’agosto del 1947, allora dirigente della Federazione Giovanile Comunista, parlando ad una platea nazionale di ragazze del suo partito, additò come esempio di moralità e spirito di sacrificio, insieme a Irma Bandiera (1915-1944), una staffetta partigiana barbaramente trucidata dai fascisti, proprio Maria Goretti, da poco proclamata beata e definita dal politico sardo “santa proletaria”. Quali che siano state le motivazioni del futuro leader del partito comunista italiano, certo è che il suo richiamo fu assai significativo e – c’è da credere – del tutto sincero.

Del resto, chi, credente o non credente, anche nella nostra epoca “disincantata”, non avverte la vertiginosa altezza morale di parole come queste, pronunciate da Maria Goretti poco prima di morire? «Dite ad Alessandro che non solo gli perdono ma che offro la mia morte perché il Signore lo porti con me in Paradiso». Sono “follie” che possono uscire solo dalla bocca di un cristiano.