PIANO TSIPRAS:UN PROBLEMA O UN’OPPORTUNITÀ?

Per la prima volta in Grecia un nuovo Governo segna la fi ne del bipolarismo dinastico greco, la prima volta di un Parlamento

ellenico senza Papandreu e senza un Premier del Partito socialista o del partito Nuova Democrazia, il 25 gennaio 2015 è stato eletto Tsipras, uomo di sinistra anticapitalistica. Parlare di Grecia signifi ca parlare di Troika.

La Troika è l’organismo di controllo informale composto da tecnici dell’Unione Europea, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale che nel settembre 2011 ha permesso l’attivazione del salva-stati e l’utilizzazione dello stesso fondo per garantire alla Grecia ossigeno economico e scongiurare il rischio di insolvenza.

A fronte di tale aiuto la Troika ha chiesto l’istituzione di politiche di austerità mediante diversi tagli della spesa pubblica e l’attuazione di politiche volte a ridurre l’evasione fi scale. Il nuovo governante ha auspicato una revisione della strategia europea di politica economica in Grecia, in termini di meno austerità e più crescita con un abbuono del debito pubblico. Tsipras rinnega la strategia fi nora portata avanti, anche se per avere nuovi aiuti, dovranno essere messe in atto nuove riforme.

Il nuovo governo ha bisogno di denaro fresco, ma contemporaneamente ha bloccato le privatizzazioni (strategia della Troika e in particolare del FMI) utili a ridurre il debito pubblico. L’obiettivo che il nuovo governo si pone è quello di far saltare gli interessi di chi ha fi nora tenuto in mano le fi la del paese.

Tra gli interventi proposti l’aumento del salario minimo interprofessionale, il rispristino della tredicesima mensilità per le pensioni più basse, il reintegro dei dipendenti pubblici il cui licenziamento è stato riscontrato incostituzionale, il riallaccio dei rapporti tra sindacati e imprenditori.

Dopo pochi giorni dalla sua elezione, e tenuto conto dell’incertezza sui mercati fi nanziari causata dalla presa
di posizione del nuovo governo greco, Tsipras si è mostrato prudente in merito alla rinegoziazione del debito pubblico, non auspicando una rottura, ma aprendo alla negoziazione per una soluzione giusta e duratura per il taglio del debito. Non è chiaro se esiste uno spazio di accordo tra la Grecia e i creditori internazionali.
La Grecia ha sicuramente bisogno di fondi, ma allo stesso modo non ha intenzione di sottostare, come i suoi predecessori alle richieste di austerity.

La strategia di Tsipras prevede un piano quadriennale di riforme meno incentrate sul risanamento del debito e dei conti, ma volto a incentivare i creditori internazionali a prestare denaro fresco ad una Grecia con una gravissima crisi fi nanziaria, ma con un’importanza di fondo: mantenere l’unitarietà dell’Unione Europea. Le grandi linee politiche
del nuovo esecutivo vorrebbero che l’attuale programma fi nanziario scadesse a fi ne febbraio come previsto e che fosse concesso un prestito ponte utile e negoziare un nuovo programma segnato da impegni più leggeri.

Un piano di circa quattro anni, 2015-2018, basato su riforme economiche meno onerose, associate ad una alleggerimento degli impegni di bilancio, combattendo la corruzione, la frode fi scale e l’inef iienza della pubblica amministrazione. L’obiettivo è l‘attuazione di misure apprezzabili sia da Atene che da Bruxelles, ma tale proposta non è molto gradita alla Banca centrale e alla commissione europea, le quali confi dano in una proroga del programma in atto per evitare incertezze politiche giuridiche ed economiche. Per il nuovo governo greco l’obiettivo sembra essere personale: dimostrare con la scadenza a fi ne mese del piano, un concreto cambio di rotta del nuovo esecutivo.
Ad oggi la situazione politica Greca comporta solo incertezza, nei mercati fi nanziari e nel mondo europeo.
Il vento dell’economia europea sta cambiando: crollo del prezzo del petrolio, svalutazione dell’euro, quantitative easing. In Italia aggiungiamo l’evento Expo di Milano e la rivalutazione del franco svizzero che aiuterà le esportazioni.

Di fronte a questi segnali incoraggianti non possiamo non tener conto dell’infl uenza della crisi greca anche sul nostro Paese.
Il successo di Tsipras e il tentativo di scaricare sui partner europei il debito greco sta infl uenzando tutta la politica europea generando tensioni e instabilità. Se l’Europa non permetterà al governo greco di allentare le austerità, o
comunque se saranno concessi solo parte dei benefi ci richiesti, la crisi greca potrebbe precipitare, generando fughe di capitali, in parte già in atto, crollo della borsa, mancanza di liquidità sui mercati fi nanziari, disordini sociali fi no a un’uscita dall’euro.
Situazione grave per la Grecia e la sua economia ma che coinvolgerebbe anche altri paesi dell’eurozona tra cui l’Italia (solo se pensiamo al credito che l’Italia vanta verso la Grecia). La domanda: È opportuno cedere alla Grecia?

La risposta sembra altrettanto spontanea: no, ma osserviamo meglio. Se l’Europa concedesse alla Grecia dei benefi ci signifi cativi si violerebbero i trattati, tra cui il divieto di mutualizzare i debiti degli Stati, che in parte hanno già
interessato la Grecia. Infatti, in un’analisi dei conti della Grecia si evince che lo stesso stato è fallito da tempo, e che l’Europa si è già fatta carico di parte del debito (allungamento delle scadenze) e che di conseguenza molti dei creditori delle Grecia non avranno indietro i loro denari. Un cedimento da parte di Bruxelles innescherebbe tensioni in tutta Europa, ma maggiormente in Spagna, Portogallo, Irlanda e in parte in Italia, Paesi che da anni ( L’Italia
per meno tempo), hanno adottato politiche di austerità per raddrizzare i conti pubblici e la bilancia dei pagamenti.

Anche l’Italia, che ad oggi ha evitato l’intromissione della troika, avrebbe dif ioltà a chiarire le ristrettezze e le obbligatorietà dettate dal mantenimento del rapporto defi cit/pil imposto, e l’ incessante lavoro volto a guadagnarsi
la fi ducia sui mercati, mentre alla Grecia sarebbe riconosciuta la possibilità di fi nanziarsi a tassi tedeschi. Ora se l’Europa cederà anche a parte delle richieste della Grecia, l’Italia dal suo canto, ma anche la Spagna e la Francia e
forse altre nazioni saranno tentate di far come la Grecia.

PrimaPagina, edizione marzo 2015 –  di Laura Di Paolantonio