DIGITALIZZIAMOCI, MA…

scuolaAll’inizio del nuovo anno scolastico sono stati presentati diversi programmi d’innovazione tecnologica e digitale delle scuole, soprattutto per il Sud e particolarmente per Puglia, Calabria, Campania e Sicilia, con un impegno complessivo di spesa per oltre 31milioni di euro: iscrizione e pagella on line, registro elettronico, tablet per ogni docente. Tali risorse verranno compensate dai risparmi derivanti dall’attuale uso eccessivo di carta e di fotocopie

e dall’archiviazione di documenti e dati. Si farà, inoltre, tesoro delle esperienze e dei progetti già avviati negli anni precedenti. Il ministro Profumo è stato molto solerte nell’organizzare una conferenza di servizio per dette comunicazioni. La scuola italiana si avvia anche tecnologicamente a stare alla pari con quelle di altri paesi. Non per essere disfattisti, ma si pongono subito dei problemi, la cui soluzione, come al solito, non è stata assolutamente prevista. Per l’iscrizione e la pagella online occorre che ogni famiglia sia dotata di pc e di connessione a internet, altrimenti bisognerebbe, ad ogni modo, intasare le segreterie delle scuole per tali operazioni. Il registro elettronico richiede la presenza di un pc su ogni cattedra, su cui i docenti avranno modo di trascrivere il diario della giornata di propria competenza: dall’argomento della lezione, alla registrazione delle assenze, alle verifiche, alla valutazione degli allievi. Oppure, i dati raccolti con i tablet dei singoli docenti dovranno confluire ed essere archiviati su apposito pc riservato. Per fare questo, occorre cablare tutte le aule, ma le scuole o gli enti locali non hanno risorse per intervenire. Non una parola è spesa per la formazione e l’aggiornamento dei docenti e del personale e per la presenza di un tecnico, capace di immediato intervento secondo necessità. E’ da considerare pure che i docenti italiani sono tra i più anziani al mondo, per cui esiste almeno una generazione molto riottosa nell’uso della tecnologia. Tutto ciò non significa che bisogna desistere dall’informatizzazione delle scuole, tutt’altro: occorrono maggiori risorse e soprattutto capillare aggiornamento degli operatori. Un’esperienza alquanto negativa, secondo l’opinione di chi scrive, è fornita dalla assegnazione delle LIM (lavagne multimediali) ad alcune scuole. Ad una fase di iniziale entusiasmo è subentrato subito un certo lassismo, con il conseguente abbandono del sussidio stesso, non per eccessivo impegno richiesto o per disinteresse, ma per oggettive difficoltà. Anzitutto molte scuole non avevano risorse sufficienti per la formazione (da ammirare quei dirigenti che hanno costituito apposite reti di scopo) e, laddove è stata portata a termine, sono intervenuti altri fattori: la mancanza di una piatta formanazionale dove immettere e attingere dati (come promesso) e fornitura di LIM con diversa tecnologia nella stessa scuola, per cui si sono avuti programmi non adatti a tutte le lavagne multimediali e costo elevato degli stessi e di alcune licenze. A tutto ciò, si può naturalmente ovviare con interventi mirati a superare le difficoltà evidenziate e sperimentate nelle singole istituzioni scolastiche e con la disponibilità di maggiori risorse che esistono, ma sono utilizzate male. Il FIS (fondo per l’ istituzione scolastica), il badget per le funzioni strumentali e i finanziamenti per le aree a rischio dovrebbero costituire un’unica risorsa non vincolata, da prevedere nel contratto nazionale, atta a premiare il maggiore impegno e la produttività del personale, a garantire il funzionamento e la didattica e a investire nelle tecnologie e nella formazione.