MigrarTE

migrarteIl 17 e 18 Ottobre c.a. si sono tenuti due incontri dal titolo MigrarTE, dedicati a “produzioni e consumi culturali nei processi di integrazione in provincia di Teramo”. La giornata di studi è stata articolata in due momenti distinti, come conclusione del progetto biennale di ricerca dal titolo “Pratiche per l’integrazione interculturale: il ruolo delle arti e della comunicazione”, concentrato sulla provincia teramana, a cui la nostra rivista ha già dato spazio. Ricordiamo che tale studio faceva parte del Progetto Speciale “Ricerca di Eccellenza – Ricercatori” fi nanziato dalla Fondazione Tercas, e ha ricevuto l’adesione del Corecom Abruzzo e dell’Associazione Cineforum. Il gruppo di ricerca interdisciplinare, composto da ricercatori della Facoltà di Scienze della Comunicazione – Deriu Fabrizio, Lucia Esposito, Alessandra Ruggiero, Andrea Sangiovanni, Angela Zocchi Del Trecco – è stato coordinato da Gabriele D’Autilia. Il pomeriggio di giovedì 17 Ottobre,presso la Sala Polifunzionale della Provincia di Teramo, è stato dedicato alla produzione audiovisiva e alle arti performative: un primo atto costituito da una tavola rotonda con Roland Sejko, regista del documentario Anija,che in albanese vuol dire “la nave” (vincitore del David di Donatello, premio  miglior documentario italiano 2013) e il critico cinematografi co Leonardo Persia, intorno al tema della rappresentazione dei migranti. Nel suo ambito sono stati proiettati materiali audiovisivi, incluse le interviste agli alunni stranieri della Scuola Secondaria di primo grado “F. Savini” nel video “IO + LORO = NOI”, nonché la testimonianza di una famiglia (madre, padre e figlia) di musicisti ucraini, immigrati in Italia. Un secondo atto è stato dedicato ad un “dialogo” fra attori italiani dei Teatri de le Rùe e Oumar Cheik Gaye poeta, attore e regista senegalese, intorno al tema delle partenze e dei ritorni. Un intreccio di brani tratti dallo spettacolo “È partita una nave da Roma” e di “poesie” (di Oumar Cheik Gaye). Il titolo dello spettacolo deriva da un antico canto popolare, un tempo molto conosciuto in tutto l’Abruzzo e racconta – per frammenti di vita vissuta – storie di emigrazione del secondo dopoguerra, quando la gente delle valli partiva verso paesi d’oltreoceano, meta di sogni e di speranze di vita migliore. Mariannina, personaggio simbolo di È partita una nave da Roma, è in viaggio, forse di ritorno, forse per partire di nuovo, nella visita al paese di origine incontra chi non è potuto partire, chi non ha potuto cambiare la propria condizione. Oumar, accompagnato dalla sua giovane figlia,  afferma che in ogni luogo è la diversità dei colori che fa la bellezza del quadro. La mattina del giorno successivo, presso la sala delle lauree della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Teramo, si è tenuta la tavola rotonda con docenti afferenti a diverse discipline: la Prof. ssa Roberta Gandolfi dell’Università di Parma (in videoconferenza), il Prof. Everardo Minardi dell’Università di Teramo, il Prof. Gianluca Gatta dell’Università di Napoli e segretario dell’AAM (Archivio delle memorie migranti), il Prof. Pierfranco Malizia della LUMSA di Roma hanno analizzato i molteplici percorsi dell’integrazione culturale, a partire da alcune storie di vita di immigrati che vivono nella provincia di Teramo. Diversi gli spunti per un’interessante discussione sul tema: migrazione o mobilità? Integrazione o interazione? Quali le relazioni culturali? Quali politiche per la valorizzazione delle identità culturali? Le migrazioni sono da sempre onde di persone che viaggiano, per terra e per mare; in questo movimento si spostano sogni, corpi e valigie, sempre accompagnati dall’irrequietezza della ricerca e dell’attesa del giorno migliore. Anche oggi ci domandiamo se partire o rimanere. Ma qual è nel mondo quel luogo migliore dove è ancora possibile portare il proprio essere uomini e donne, il proprio mestiere, la propria identità culturale? Se c’è, è quel luogo dove posso dirti :«Ieri ero in difficoltà ma sei stato capace  di aiutarmi». Quello dell’immigrazione (e dei suoi aspetti culturali) è un fenomeno attuale e vitale (vedi i recenti episodi di Lampedusa) che condiziona e condizionerà il nostro modo di essere e quello delle generazioni future; la sua analisi quindi non può certo esaurirsi in una ricerca di pochi anni. E a tal proposito, il Professor D’Autilia ha sottolineato che sarà realizzato un sito web (presentato in una veste non definitiva ed attivo da Gennaio 2014), concepito come un luogo aperto, un luogo di accoglienza, che permetterà di proseguire, nei prossimi anni e con il contributo di tutti (anche e soprattutto delle scuole che vorranno aderire con la condivisione di buone pratiche), un lavoro di ricerca e di testimonianza che si spera possa essere utile e positivo sia per i “vecchi” che per i “nuovi” cittadini dell’area teramana.