NON CHIAMATELA BUROCRAZIA !

marinelliIntervista esclusiva a Letizia Marinelli

 

La Consigliera Regionale di Parità Letizia Marinelli si racconta a PrimaPaginae dell’attacco mediatico che ha subito dice…

E’ un vero scontro quello che vede di fronte la Commissione e la Consigliera, tra accavallamento di funzioni e “richiami”per l’applicazione di azioni non chiare. Forse questi i fatti all’origine dell’attacco che ha visto protagonista Letizia Marinelli, al centro della cronaca locale e nazionale per la vicenda legata al Presidente della Regione Gianni Chiodi nei confronti del quale i magistrati stanno accertando la verità in merito alla questione ormai nota come “rimborsopoli”. La dr.ssa Marinelli in un primo tempo ha scelto di rimanere in silenzio ora invece, racconta a  PrimaPagina la sua versione e le sue ragioni, ovvero che a suo carico non ci sono pendenze giudiziarie di nessun tipo e, amaramente, esterna la difficoltà di portare a termine il suo lavoro e il boicottaggio che subisce nell’espletamento della funzione pubblica di consigliera regionale. E’ stata travolta da una vicenda mediatica di proporzioni nazionali su cui si è detto di tutto.

Quale la sua versione? “La questione privata non mi coinvolge come esponente pubblico perchè non sono stata né indagata, né sentita dalla magistratura, né è stato aperto un fascicolo a mio nome, né ho utilizzato impropriamente il mio fondo da consigliera o altri fondi pubblici. La motivazione che viene usata sui media, in base alla quale dovrei parlare delle questioni private perché sono un esponente pubblico non è giustificata. E questo è tutto ciò che ho da dire sulla vicenda, che ha altri referenti pubblici, non io. Sulla questione privata non parlo”.

Lei è consigliera di parità regionale, si è sentita più compresa o attaccata dalla donne? “Assolutamente più attaccata, dalle donne in generale ma soprattutto dagli organismi collettivi di parità, quando il mio nome è stato fatto con un comunicato stampa, ad opera della commissione di parità regionale. Nello stesso comunicato si chiedevano le mie dimissioni. Non hanno perso tempo, quanta fretta, non hanno neanche tentato di accertare i fatti!”.

L’attacco è stato più politico o personale? “C’è da dire che la commissione di pari opportunità regionale è organismo politico in quanto espressione della politica, malgrado la segnalazione fatta anche dalle parti sociali, essa viene nominata dal consiglio regionale. Possono anche esserci state delle motivazioni personali collegate alla mia persona, chiamiamole “antipatie”, ma non si giustifica assolutamente un simile comportamento. A luglio dell’anno scorso scrissi al Presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, richiedendo un accesso alla procedura di nomina della commissione di P.O.. per evidenziare come nella procedura di nomina della commissione non era stata presa in considerazione la domanda di almeno uno dei candidati maschili, per un totale di tre domande. Con successiva nota al Presidente Pagano e alla commissione di vigilanza del consiglio regionale evidenziavo una discriminazione in danno dell’uomo. Alla mia segnalazione non si dette seguito da parte degli organismi competenti e reputai opportuno non proseguire per vie giudiziarie considerando che presto si sarebbe andato a votare e le risorse del mio fondo, esigue, servivano per cose più importanti. La Commissione , quale espressione di questa maggioranza, segue le sorti politiche, anche se è previsto un proseguimento delle funzioni fino alla nomina della nuova commissione. Questa potrebbe essere una motivazione. Una seconda potrebbe ricercarsi nel fatto che in una delle riunioni della C.P.O. regionale, alla quale appartengo come membro di diritto, avevo rilevato e chiesto di mettere a verbale, come la stessa (Commissione) non si fosse mai occupata di emettere nessun parere, obbligatorio o facoltativo, nell’ambito di tutte le leggi regionali emanate, a far data dalla nomina della Commissione e che a diverso titolo potevano riguardare le donne, le questioni di parità, etc. Questa è una grande mancanza perchè parliamo di un suo compito specifico e molto importante. Infine, vorrei rilevare come la Commissione abbia reputato opportuno replicare e sovrapporsi ad un’azione da me già intrapresa, e specifica tra i miei compiti (D.Lgs. 198/2006 art. 15, comma i – attuare una rete con gli Enti locali) sto parlando del ‘Patto delle pari opportunità in Abruzzo’ già firmato con le 4 Province abruzzesi e 3 dei comuni capoluogo. La Commissione ha infatti deciso di creare un’altra rete con gli Enti locali. La conseguenza è che alcuni Comuni convocati dalla Commissione credevano di venire a firmare per il Patto delle pari opportunità in Abruzzo. Questo può significare che si vuol far passare il messaggio che è la C.P.O. sia sovraordinata a me, dimenticando che io ho una nomina governativa, tecnica e una disciplina di riferimento nazionale; loro quale Commissione regionale hanno una nomina regionale, politica, e una disciplina di riferimento regionale. Una bella differenza che gli uomini politici abruzzesi non conoscono e la Commissione regionale sinceramente non so se non la conosce o fa finta di non conoscerla. Queste forse le motivazioni, che non giustificano, a mio avviso, nè l’acredine, né un comportamento così becero come quello di darmi in ‘pasto alla stampa’. Ritengo infine, che un organismo di parità non può, nello svolgimento nel proprio lavoro, far prevalere scelte discriminatorie, di simpatia o di antipatia, non può farsi un’idea approssimativa del sentito dire o scritto dai giornali. Bisogna approfondire, prendere coscienza delle situazioni, nel mio caso quanto meno avrebbero dovuto leggere il Bura ed apprendere una procedura di nomina che tra l’altro avrebbero dovuto conoscere. Infine rilevo come il comunicato stampa sia un atto esterno e in quanto tale la Presidentessa Gemma Andreini avrebbe dovuto convocare la Commissione. Questo non è stato fatto e alcun verbale di riunione è stato redatto”.

Scusi, abbiamo focalizzato il comportamento della Commissione di parità regionale e gli altri organismi di parità cosa hanno fatto? “Le Consigliere di parità provinciali, Anna Pompili di Teramo, Annarita Guarracino di Chieti, Vittoria Colangelo di Pescara e Anna Maria Paradiso de L’Aquila, nessuna di loro, nemmeno con un comunicato postumo, a seguito dei chiarimenti forniti, ha reputato opportuno intervenire con un comunicato stampa in mia difesa e le assicuro che loro la procedura di nomina la conoscono benissimo. Viceversa ho ricevuto da almeno 3 di loro battuttine sarcastiche su un social network e qualche dichiarazione sicuramente inopportuna. Tutti gli altri organismi collegiali di parità e parlo di quelli provinciali e comunali non hanno detto niente in mia difesa”.

Perché? “Sono una donna, discriminata e quindi trattata in maniera diseguale, in questo caso rispetto all’altro soggetto coinvolto, Il presidente Chiodi, in ragione del mio sesso ed in ragione delle mie scelte personali. Sono discriminata nello svolgimento del mio lavoro in quanto si è minata la mia professionalità e dunque la mia credibilità. Non sono stati aperti procedimenti nei miei confronti a distanza di un mese dalla notizia del mio nome data dalla Commissione di parità regionale. Malgrado ciò io sono stata condannata dall’opinione pubblica che non ha riservato lo stesso trattamento ad un uomo. Questo è accaduto perché la società in cui viviamo è una società sessista e gli organismi di parità dovrebbero combattere contro questo sessismo, senza alcuna distinzione o favoreggiamento. Il mio lavoro non è mai stato rispettato e ho avuto sempre tante difficoltà da affrontare, altro che favoritismi. Le faccio degli esempi le mie prime indennità le ho ricevute dopo due anni è mezzo dall’inizio della mia attività, attualmente ancora non mi liquidano le indennità di tutto il 2013 e stiamo parlando di 380,00 lordi nel 2011 e 180,00 lordi dal 2012 in poi. Non ho ancora ricevuto i soldi che ho anticipato per il funzionamento del mio ufficio, per alcune azioni che ho fatto, e non ho ancora ricevuto i rimborsi di quanto da me anticipato per partecipare a riunioni ed incontri. Ho fatto un’azione sponsorizzando una categoria di una rassegna cinematografica dal titolo “Settimo senso” a distanza di 8 mesi la Regione Abruzzo, malgrado i continui solleciti non ancora provvede alla liquidazione delle spettanze. A settembre mi è stato bloccato un progetto, ‘strumenti per le pari opportunità’ che avrebbe dato l’opportunità alle imprese di compilare in remoto il rapporto biennale sulla situazione del personale per le aziende superiori a 100 dipendenti. Una decina di giorni fa il direttore delle risorse umane mi ha comunicato di voler avocare a se una parte delle azioni in capo a me del progetto Centra adducendo la motivazione che ero mancata al convegno che si era svolto a L’Aquila in “piena bufera” , quando insomma tutti i giornalisti mi aspettavano, anche lì al convegno e dunque era comprensibile la mia assenza”.

Questi sono i fatti e tutte le lettere di sollecito che sono nel mio ufficio dimostrano che quello che dico è vero.

E non chiamatela burocrazia”.

PrimaPagina edizione Aprile 2014 – Daniela Palantrani