MONDO INTERATTIVO

Italiani: popolo di santi, poeti e  anche navigatori. Ma se, secoli fa, abbiamo dato un valente contributo a nuove scoperte geografiche solcando i sette mari, oggi siamo un po’ più comodi e ci limitiamo a navigare, ormai nella sua accezione informatica ovviamente, dal nostro pc. Gli Italiani, infatti navigano, navigano, forse troppo, tanto da finire quarti nella poco lusinghiera classifica dei Paesi Internet-dipendenti. Quarti dopo cinesi, coreani e giapponesi.

 

Trascorriamo su internet_dipendenza_teramo_primapaginaInternet mediamente, il 31% del nostro tempo libero, contro la media di molte altre nazioni che si attesta intorno al 25%. Un piccolo aneddoto personale. La scorsa settimana sono stato fuori casa per tre giorni, un intero weekend. Sono stato a Roma ad un congresso, il cui programma era talmente ricco che non ho avuto, in alcun modo, l’occasione di connettermi a Internet. Questa è una riflessione a posteriori, che mi ha portato a realizzare come, una volta a casa, tempo un quarto d’ora, ero di nuovo attaccato al pc,  connesso alla rete. E ci sono rimasto un bel po’, quasi a voler recuperare il tempo “perduto”. Ora, sorrido, poco sereno in realtà, domandandomi se anche io sia uno di quelli che si intrattiene davanti al computer per ore e ore al limite dello sfinimento, o comunque, uno di quelli che sente il continuo bisogno di accedere a Internet diverse volte al giorno.

Si è sentito parlare a volte di Internet dipendenza. Ma è una di quelle cose di cui già dal nome si crede di aver capito tutto.

Tuttavia, precisamente, di che si tratta? Come si riconosce? Quali sono le sue caratteristiche? A cosa può portare? Navigo un po’ (tanto per non smentirmi!) e trovo diverse informazioni, che, pur risentendo della mancanza di vere e proprie ricerche scientifiche, delineano il quadro di una situazione più seria di quanto potessi immaginare. La dicitura trova la sua origine nella letteratura psichiatrica, nel 1995 negli Stati uniti.

Gli studi in Italia iniziano a partire dal 1998. Sono state individuati 4 tipi specifici di dipendenza: 1) quella cyber-sessuale, riguardante l’accesso e la fruizione di file pornografici; 2) quella cyber-relazionale, per cui si istaurano delle relazioni virtuali che con il tempo soppiantano quelle reali; 3) il Net Gaming, ossia il giocare in maniera compulsiva e patologica, online, a videogame, a giochi d’azzardo, casinò virtuali, ma può riguardare anche lo shopping compulsivo sui siti d’aste; 4) il Sovraccarico Cognitivo, inteso come continua navigazione alla ricerca compulsiva di informazioni, notizie, curiosità e quant’altro. Insomma come ogni altro tipo di dipendenza, le implicazioni negative che comporta sono tante.

Dai disturbi della personalità all’insonnia, dalla progressiva difficoltà a instaurare e gestire rapporti relazionali interpersonali alla più grave perdita del senso di sé, quindi alla depressione. 

A  questo  punto,  però,  non  posso  fare  a  meno  di  considerare  come  l’accesso  wireless  a  Internet,  tramite  le  ormai  famose  Internet  key,  e  l’inarrestabile  diffusione  dei  social  network  quali  Facebook,  Twitter,  MySpace  (per  citare  giusto  i  più  famosi)  abbiano  contribuito  a  incollare  al  pc un  numero  sempre  maggiore  di  persone  e  abbiano  aumentato  la  quantità  di  tempo  che  essi  dedicano   alla  navigazione.

Tuttavia un buon mezzo per assumere una certa consapevolezza sulla nostra dipendenza da internet è fare il questionario creato apposta dalla ricercatrice che ha individuato le 4 forme di dipendenza.

Il test si chiama “Internet Addiction Test”, consta di venti domande e lo si trova comodamente sulla rete. Ed ora, ho giusto un’ora libera. Vado a farmi una passeggiata.