MIRA CARPINETA – EDITORIALE OTTOBRE 2013

redaedaOTTMEGLIO? SI PUÒ

Come ogni autunno, da quando è iniziata la nostra avventura giornalistica, PrimaPagina presenta la prima delle novità che ci accompagneranno nel corso dei prossimi mesi. Da questo numero infatti, nelle pagine dedicate alle rubriche, troverete l’inserto medicosanitario“ Ippocrate e dintorni” che arricchirà ulteriormente le informazioni per la salute. Nella programmazione editoriale è previsto anche un aumento della foliazione per dare spazio ad altre voci e altri argomenti, nell’intento, sempre perseguito, di informare nel modo più ampio e completo possibile il nostro territorio, e non solo quello circoscritto alle “mura” teramane. Lo sforzo è considerevole, se si pensa al momento non proprio sereno che tutti stiamo vivendo. E non solo in città. Quello che stiamo vivendo è davvero paradossale. Un Paese apparentemente immobile (o sarebbe meglio dire immobilizzato), ma in realtà in repentino movimento. Negli ultimi giorni un “dado è stato tratto” e non sarà più possibile tornare indietro. Per forza o per fortuna, chissà, si dovranno prendere delle decisioni e probabilmente molti equilibri si modifi cheranno. Ma mentre a Roma si decidono le sorti di un Governo, ognuno di noi deve prepararsi a decidere cosa fare “da grande” nell’ipotesi di un ritorno alle urne. Trovare un “colpevole” non basta più. Occorre uno sforzo di maturità e chiedersi quale sia la nostra personale responsabilità nell’aver contribuito a creare una situazione così diffi cile e complessa. Abbandonare i personalismi e gli individualismi e sentirsi parte di un “corpo unico”, pensante, senziente, consapevole di avere ancora un’opportunità per creare un futuro alternativo a quello che si paventa. Se nel mondo l’espressione “all’italiana” ha assunto un signifi cato negativo, pure sono ancora tante le storie che riportano quell’espressione alla bellezza che le compete. Come le parole di Chiara, la vedova del carabiniere di Notaresco, che ha perdonato l’uccisore del marito perché “lasciarsi consumare dalla vendetta e dal risentimento mi avrebbe perduta”, ha dichiarato o come la madre della dottoressa uccisa mentre prestava soccorso ad un indiano aggredito e lasciato a morire, che ha deciso di devolvere alla famiglia dell’indiano le offerte che le sono giunte: “non provo rabbia, ma penso a un povero disgraziato e a quattro bambini orfani”. Questa è “l’italiana maniera” che ci mostra la nostra parte migliore.