Sono le micro imprese a creare occupazione

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Giuseppe Bortolussi Segretario CGIA Mestre

IL VALORE AGGIUNTO DELLE “PICCOLE”

I tempi sono maturi per contrastare un pensiero che vorrebbe al centro dell’attenzione solo la grande impresa, quale unica realtà capace di competere sui mercati e in grado di ottenere economie di scala e determinate soglie di produttività. Secondo questa visione la piccola impresa rappresenterebbe un limite allo sviluppo economico, specie per il contesto italiano fondato proprio sulle micro e piccole imprese. Ma i tempi cambiano e da più parti si incomincia a riconoscere il ruolo socio-economico apportato dalle microimprese. Non è un caso che la Commissione europea abbia espresso la necessità, attraverso lo Small Business Act, di rimuovere le barriere (specialmente burocratiche) che limitano, di fatto, il successo delle micro-piccole-medie imprese (MPMI), di invitare gli Stati membri ad attuare tutte le politiche per assecondare il processo di crescita delle realtà imprenditoriali a più piccola dimensione, con l’impegno di monitorare la performance delle MPMI. Proprio nel rapporto realizzato nell’ambito del progetto SME performance review, la Commissione ha monitorato i risultati e il contributo delle piccole e medie imprese (PMI) all’economia europea facendo emergere un dato estremamente interessante. Sono le piccole e medie imprese a creare più occupazione: nel periodo 2002-2010, l’85% dei nuovi posti di lavoro in Europa è stato creato dalle piccole e medie imprese e, nello specifico, se si considerano solo le microimprese (<10 addetti) quest’ultime hanno creato mediamente ogni anno 631 mila nuovi posti di lavoro in Europa, ovvero il 58,1% della nuova occupazione complessiva. E il settore dei servizi, contribuisce per il 72% del valore aggiunto prodotto in Italia; un terziario permeato da piccole e piccolissime imprese che contribuiscono in modo netto alla formazione del valore aggiunto specie nel comparto del commercio, dei servizi ricettivi e delle attività immobiliari e professionali. Ma non solo, la piccola impresa è anche innovativa e un luogo dove il capitale umano trova capacità di espressione e di crescita professionale. Si pensi che, nonostante la crisi economica, quasi una piccola impresa manifatturiera su tre ha introdotto almeno un’innovazione nel biennio 2010-2011 con ricadute particolarmente positive sul fatturato; la spinta ad innovare nasce da una vocazione interna all’azienda e nella larga maggioranza dei casi lo sviluppo delle innovazioni viene perseguito direttamente dal titolare assieme ai propri dipendenti. Piccola impresa è dunque un mondo da scoprire, da continuare a studiare e da valorizzare. I dati macro spesso non aiutano a comprendere il vero valore generato dalla piccola impresa e il contributo che questa offre per il successo di un territorio, della sua economia e della sua società.