Lavoro di SQUADRA

diruoccoIntervista al Questore di Teramo, Amalia Di Ruocco. L’impegno della Polizia accanto alle famiglie oltre il ruolo istituzionale. Quando i minori sono “scoperti” in giro di notte. “Compiti istituzionali della Polizia sono essenzialmente mantenere l’ordine e la sicurezza pubblica prevenendo e reprimendo i reati.

Ciò è  dovuto al fatto che il concetto di sicurezza si è ampliato. Negli ultimi anni sono aumentate le paure dei cittadini: disagio, degrado, mancanza di lavoro, crisi economica ecc.   Per superarle non servono le divise, ma un lavoro di squadra.  E così la Polizia si è fatta carico di queste paure e con l’aiuto di partners tra le forze sane della società, stimola il lavoro di squadra necessario ad affrontare queste richieste di sicurezza.  Con la comunicazione istituzionale, la stampa è uno dei soggetti partners chiamati a collaborare  a questo progetto”. Inizia con una precisazione l’incontro con il questore di Teramo, Amalia Di Ruocco.  Scambio di battute su giovani e  famiglia.

 

Il nostro giornale dedica molto spazio alle problematiche giovanili. Da Questore e da donna, come pensa che la Polizia possa contribuire a una sana crescita dei giovani, aldilà delle lodevoli e costanti campagne di prevenzione?
“La Questura di Teramo si sta occupando di diverse progettualità, proprio perché ci troviamo spesso di fronte a  famiglie sole, scoraggiate ad affrontare problematiche complesse. Ma ci accorgiamo anche di avere tanti esempi di famiglie spesso assenti, con genitori lontani, non solo fisicamente, dall’educazione dei propri figli. Così nella scuola abbiamo incontrato 3777 studenti di 29 istituti per un progetto di educazione alla legalità. Con insegnanti e genitori promuoviamo l’apertura di sportelli di ascolto nelle scuole, con l’aiuto dei volontari della Croce Rossa e in parte della Asl. Ma non basta rivolgersi solo ai ragazzi. Va sviluppata l’intelligenza emozionale, insegnando anche agli adulti a trovare forza e sostegno nei  valori positivi per stabilire relazioni  sane con se stessi e con gli altri, come invece purtroppo non accade.  Ecco perché abbiamo ideato e promosso corsi anche per insegnanti”.

La realtà giovanile teramana rispecchia inevitabilmente  quella nazionale, nel bene e nel male. Vuole presentarla dal suo punto di vista?
“E’ vero, la nostra realtà è molto simile a quella nazionale. Abbiamo incontrato spesso giovani sfiduciati, con scarsi valori, poco impegnati  e le prospettive non sono rosee. Le istituzioni dovrebbero stimolare iniziative comuni, magari sostegni finanziari e politiche mirate ai giovani. E’ molto importante anche la creazione di spazi di ritrovo specifici per i giovani e le  loro attività: sport, teatro, musica. Non solo lo desiderano, ma ne hanno bisogno, lo dimostra la forza aggregante di Facebook. Si cercano per stare insieme, e sono capaci di ritrovarsi a migliaia, come è successo a Pescara. Solo che stanno insieme per bere e ubriacarsi, mentre dovremmo cercare di spingerli a farlo per cose più nobili”.

Spesso le cause dei disagi giovanili si annidano nelle famiglie. La Polizia è di supporto in questo senso?
“Forse non tutti sanno che nelle Questure ci sono anche gli ‘uffici minori’ che hanno una duplice funzione: preventiva e repressiva. La prima per studiare i fenomeni, e fanno rete con i servizi sociali, la seconda che si occupa invece dei minori vittime e autori di reati. A questi uffici ci si può rivolgere per consigli, aiuto. A Rovigo, per esempio, per parlare di regole ai grandi, l’ho fatto attraverso la Chiesa, incontrando i genitori dei cresimandi.  La Chiesa è un altro istituto importante per la prevenzione e la vigilanza. Ci sono gli oratori, luoghi sani per la crescita,  che andrebbero rivitalizzati”.

Teramo di notte riecheggia di “urla”giovanili. Qual è l’esperienza della Polizia? “Purtroppo, sempre più spesso la gioventù scambia la notte per il giorno, e per loro ‘essere grandi’ significa rientrare a casa sempre più tardi. Il problema è che i genitori non danno più regole ai loro figli, come l’ora del rientro, non seguono a dovere i figli. Allora spesso ci chiediamo: ma dove sono i genitori di questi ragazzi? Spesso capita che, se li chiamiamo, rispondono anche male. Ora anche qui abbiamo deciso di adottare scrupolosamente il rispetto della norma, quindi se troveremo  minorenni nei locali, di notte magari a bere o in giro a fare chiasso, e non sono accompagnati da chi ne esercita la potestà, convocheremo  i genitori in Questura, riaffidando loro i figli con verbale. Se la cosa si ripete, si attiveranno i provvedimenti stabiliti dal Tribunale dei Minori. Per i maggiorenni, invece, scatterà la denuncia ai sensi dell’art.659CP (disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone), dopo l’identificazione,  che è punito con l’arresto fino a 3 mesi e l’ammenda fino a € 309. Lo stesso si applica ai titolari degli esercizi, responsabili di spettacoli e intrattenimenti che disturbano il riposo notturno. A ciò si aggiunge la sanzione del sindaco che è l’autorità che rilascia le licenze”.