LA PROVA DEL NOVE SARÀ L’ETICA

 

di Simona Cascetti

Da qualche giorno,ormai, chi lavora tra i banchi si appresta a vivere un anno rivoluzionario: entrerà infatti in vigore nei prossimi mesi, pur non trovando ancora completa applicazione in tutti i punti, il piano di riforma di Matteo Renzi e Stefania Giannini, un insieme di proposte che, nel pensiero di ideatori in buona fede, dovrebbe innalzare il livello di istruzione delle studentesse e degli studenti, affermare la funzione della cultura nella società della conoscenza e dare maggior lustro ai docenti, che ne sono detentori e divulgatori. Un progetto pensato dai tecnici affinché l’autonomia degli Istituti si perfezioni fino alle estreme conseguenze e che, ad oggi, ha un enorme numero di detrattori tra gli insegnanti, i quali si trovano di fronte alla realtà di un cambiamento certo e più che mai radicale. Quali sono le criticità de La Buona Scuola, quelle contro cui centinaia di migliaia di colleghi sono scesi in piazza nella scorsa primavera e promettono un autunno di protesta?

In primis, il ruolo del Dirigente, che, se non sarà proprio uno sceriffo, avrà di certo un potere nuovo: oltre a gestire risorse tecnologiche e finanziarie, cosa che gli era concessa da anni a dire il vero, sceglierà i professori ritenuti più idonei al suo Piano Triennale dell’Offerta Formativa. Gli interessati presenteranno il curriculum, secondo un sistema di stampo privatistico-aziendale, e attenderanno un’offerta. È evidente quanto tale possibilità apra le porte all’arbitrio, perché il Preside potrà chiamare il professionista preparato ma anche assumere un amico incompetente, illuminato nella decisione dalla sua sola coscienza.

Il Dirigente sarà altresì a capo del Comitato di Valutazione, organo già attivo che si è finora occupato di convalidare l’anno di prova dei neoimmessi in ruolo, ma che a partire da settembre assumerà una carica aggiuntiva: esaminerà l’insieme dei docenti per reperire tra essi i migliori, destinatari dei duecento milioni di euro annui stanziati per rendere onore al merito. E chi saranno i migliori? Coloro che, garantendo un insegnamento di ottima qualità, condurranno gli allievi verso buoni punteggi: ci si chiede, poco velatamente, se gli insegnanti resisteranno alla tentazione di alzare voti per dimostrare la propria bravura attraverso i risultati dei ragazzi ed ottenere una somma aggiuntiva di denaro e la stima dei genitori, che saranno peraltro rappresentati al Comitato.

A poco è valso, per placare gli animi, l’ambiziosissimo piano di assunzioni di circa centosettemila precari tra iscritti nelle Graduatorie ad Esaurimento e vincitori dell’ultimo concorso ordinario, provvedimento che ha in parte risolto lo scandalo della reiterazione dei contratti a tempo determinato, per la quale l’Europa ha condannato il nostro Paese e obbligato il MIUR a risarcimenti; lieve risonanza ha avuto anche la promessa della card da cinquecento euro che ciascun insegnante in organico potrà utilizzare per finanziare il proprio aggiornamento obbligatorio.

La Buona Scuola potrebbe senz’altro essere tale, nel nuovo ordine, ma con l’ipoteca: funzionerebbe se i presidi fossero onesti e se i suoi dipendenti lo fossero altrettanto; solo l’etica degli attori in scena può in effetti rendere positive delibere ottime sulla carta, ma pessime se applicate con spirito d’inganno.