LA PAURA DELL’EUROPA SI CHIAMA TSIPRAS?

Che la sinistra radicale di Syriza abbia vinto le elezioni anticipate in Grecia è un evento interno a un Paese
che vale appena il 2% del Pil europeo e che non dovrebbe creare particolari tensioni.

L’ipotesi invece, ha mandato in tilt Borse e mercati di mezzo mondo in ansia sui destini di Atene.

Perché questo timore? – I mercati temono che il leader di Syriza, Alexis Tsipras, vinte a piene mani le elezioni
politiche anticipate in Grecia, dopo aver vinto quelle europee di maggio, possa mettere i creditori internazionali di fronte a una scelta drammatica: o mi aiutate a ridurre il peso del debito pubblico ellenico che oggi ha raggiunto il 175% del Pil attraverso una ristrutturazione del 70-80% del debito e mi rendete meno pesanti le politiche di austerità conseguenti, oppure potremmo lasciare la moneta unica.

In entrambi i casi sarebbe un precedente pericoloso perché aprirebbe il vaso di Pandora di un’unione fiscale (indesiderata dai Paesi nordici) o della possibilità di uscire dall’euro (minacciata dai Paesi mediterranei).

La sinistra radicale di Alexis Tsipras si conferma come da sondaggi popolari. Le elezioni svolte a febbraio, e Syriza, che gli istituti demoscopici greci hanno dato intorno al 27%, è il primo partito del Paese. Il partito di Tsipras non è contrario all’euro o all’Unione europea, ma è nemico delle politiche di austerità a oltranza ed è determinato a ottenere la cancellazione del 70-80 % (o almeno parziale) del debito pubblico della Grecia per ridurre a sua volta
il peso del pagamento degli interessi pari a sette miliardi di euro all’anno.

Dopo sei anni di crisi economica e recessione profonda che hanno visto Atene sull’orlo del fallimento ora il Paese rischia di trovarsi di nuovo al punto di partenza, e forse anche peggio.

A far precipitare la situazione – già precaria a causa delle richieste della Troika (Ue, Bce e Fmi) di nuove misure di
austerità per 2,5 miliardi di euro con un aumento dell’Iva e dell’età pensionabile – è stato l’annuncio a sorpresa del portavoce del premier conservatore Antonis Samaras di avviare il 17 dicembre scorso l’iter parlamentare per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica in sostituzione di Karolos Papoulias, un vecchio partigiano della Guerra di liberazione dai nazi-fascisti.

Non raggiungendo il quorum dei due terzi in Parlamento nelle prime tre votazioni, Samaras ha dovuto aprire la strada ad elezioni anticipate e il rischio politico è aumentato come testimoniano i rendimenti del bond decennali,
balzati al 9%. L’annuncio di Samaras ha avuto un impatto negativo sui mercati, facendo crollare la Borsa di Atene del 12,7%, il tonfo peggiore negli ultimi 27 anni, nonostante l’Eurogruppo abbia dato due mesi di respiro in più alla Grecia per giungere ad un accordo con la troika.

Tsipras respinge qualsiasi intesa con l’esecutivo: «L’unico punto sul quale potevamo concordare con Samaras era la data delle elezioni».