La grande migrazione: quale soluzione possibile?

La insufficienza palesata dalle leadership occidentali (l’ultima conferma l’abbiamo avuta nella riunione nella notte tra il 25 e il 26 ottobre) nel fronteggiare la  biblica emergenza profughi, impone di cercare la soluzione in una sintesi delle innumerevoli esperienze storiche simili. L’istituto giuridico dell’asilo politico -creato nei secoli per difendere sparute minoranze politiche dai despota di turno- non può essere applicato per intere popolazioni se non al prezzo di destabilizzare economie e società riceventi. Quindi è necessario che si pensi e si realizzi un luogo sicuro in cui alloggiare le genti in fuga dando loro un modello di sviluppo autosufficiente in economia e garantito -per quel che riguarda la loro sicurezza- dalle forze armate internazionali. Oggi infatti è possibile creare in Africa uno spazio politicamente indipendente dagli altri ed autosufficiente in economia che raccolga le tante popolazioni di etnie diverse e vittime delle guerre in atto, evitando di incorrere nei gravi errori del passato.

 

Dove.

È possibile e necessario -anche in pieno deserto- insediare una città e una economia avviate con modesti investimenti occidentali e che faccia tesoro delle moderne tecnologie in l’agricoltura, allevamento e in energia verde (un po’ sul modello israeliano) per dare lavoro e autosufficienza alimentare ed economica ai profughi.

La sicurezza.

Perché questo sogno non rimanga utopia ma si trasformi in realtà, è necessario che la comunità internazionale -in ambito Onu- organizzi la difesa di questa area (un po’ sul modello libanese e altri) con forze internazionali. In questo spazio al riparo dalle guerre si potranno inviare tutti coloro che non trovano collocazione soddisfacente in Occidente e si potrà creare un luogo sicuro per quelli che in futuro dovranno sfuggire da emergenze simili.

Il diritto.

All’interno di quest’area andranno rispettati i principi giuridici tradizionali occidentali (la proprietà, il contratto,..) ormai patrimonio dell’umanità e saranno promulgati dall’Autorità provvisoria. È evidente che dopo un primo periodo di avvio ed assestamento si introdurranno definitive Istituzioni elaborate e scelte dai locali ed in grado di far convivere religioni ed etnie differenti come già accade in Svizzera ed altrove.

La multietnicità.

Quindi un luogo “aperto” organizzato proprio per dare un futuro a quelli che ancora non lo hanno e a tutti quegli altri che potrebbero avere bisogno di fuggire da guerre e carestie; creando altresì un modello di società ed economia autosufficiente che potrebbe allargarsi o essere imitato da altri.

 La moneta e l’economia reale.

Un luogo dove far tesoro delle esperienze maturate nella creazione di Banche centrali e monete nuove; e cioè che abbia una propria Banca di Emissione ed una propria moneta non convertibile verso l’esterno, che sappia gestire e avviare un sistema economico e bancario pensato privo delle criticità che ci portiamo dietro in Occidente e vocato allo sviluppo dell’economia reale locale.

L’energia.

Ogni economia -e quindi anche questa- nasce e cresce con le caratteristiche proprie della sua capacità di produrre energia. Le potenzialità garantite dalle tecnologie verdi (sia nel fornire energia agli abitanti di questa città, sia di esportarne in quantità enorme) sono tali da garantire il presente e il futuro di queste popolazioni e la remunerazione degli investimenti occidentali in questa iniziativa.

 

Quindi niente ghetti, niente migrazioni o deportazioni di massa, niente assistenzialismi pelosi, niente colonizzazioni, niente neo sfruttamenti post industriali, niente arricchimenti facili a danno di ignari contribuenti o risparmiatori, ma anche niente inquinamento e niente crisi economiche prodotte dalla famelicità delle burocrazie e della finanza occidentali.

Ma non sarà proprio per questi “niente” che nessuno ha interesse ad insediare realmente questa Città della Pace e della Speranza?

Canio Trione