Mauro Rosati di Monteprandone de Filippis Dèlfico è un giurista italiano, con ascendenze internazionali che includono antenati austro-ungarici, francesi, inglesi e spagnoli. Ha insegnato per 12 anni presso l’Università di Teramo e si è specializzato in diritto del trust e finanza islamica. È uno dei maggiori esperti in questi settori e ha partecipato a eventi internazionali di rilievo, tra cui una “Lectio Magistralis” a Roma nel 2020.
È Rettore del Centro Studi Delfico Foundation, istituito nel 2009 per promuovere la storia familiare e organizzare eventi culturali. Dirige inoltre l’Albany Magazine, legato alla Albany International School, dove insegna e ricopre il ruolo di Chancellor.
Autore di circa 100 pubblicazioni, è stato relatore in convegni nazionali e internazionali dal 1983.
Con lui abbiamo parlato di TRUST, uno strumento giuridico di origine anglosassone, che ormai si sta diffondendo anche in Italia, che consente di proteggere il patrimonio personale.
Professore, in termini generali, cos’è il trust e perché oggi è sempre più utilizzato?
Il trust è un istituto giuridico di origine anglosassone che consente la segregazione patrimoniale: determinati beni vengono separati dal patrimonio del disponente e affidati a un trustee affinché li amministri nell’interesse di beneficiari o per il perseguimento di uno scopo.
Il suo successo deriva da tre fattori principali:
-flessibilità strutturale, adattabile a molteplici esigenze;
-protezione patrimoniale reale, non meramente formale;
-neutralità funzionale, che lo rende utilizzabile tanto in ambito familiare quanto imprenditoriale o filantropico.
Oggi il trust rappresenta uno degli strumenti più evoluti di pianificazione giuridica, soprattutto in contesti complessi.
Qual è l’utilità concreta del trust nel diritto di famiglia?
Nel diritto di famiglia il trust ha assunto un ruolo centrale, soprattutto per la sua capacità di creare stabilità e continuità patrimoniale.
Le principali applicazioni sono:
-tutela di soggetti deboli (minori, disabili, soggetti fragili) cosi come per i ludopatici ecc.
-gestione di patrimoni in situazioni di separazione o divorzio
-pianificazione successoria alternativa o integrativa al testamento;
-strumenti “Dopo di Noi, pienamente coerenti con la normativa italiana
-tutela delle coppie “more uxorio” in quanto per altre tipologie c’è la “unione civile”
Il trust consente di evitare frammentazioni del patrimonio e di vincolare l’utilizzo dei beni a finalità precise, riducendo conflitti tra eredi.
Molto usato il trust nelle proprietà indivise, provenienti da successioni ereditarie e cio’ per tutelare i vari “contitolari” ove è possibile che qualcuno abbia ciriticità fiscali o debitorie personali.
In ambito aziendale, quali sono le principali applicazioni del trust?
Nel contesto imprenditoriale il trust è uno strumento estremamente sofisticato.
Le applicazioni più rilevanti includono:
– la costituzione di un trust holding di partecipazioni societarie, per stabilizzare il controllo; ed il passaggio generazionale d’impresa, evitando discontinuità gestionali;
-gestione di crisi aziendali, attraverso trust liquidatori;
-protezione degli asset strategici da rischi esterni.
-tutela e sfruttamento dei “brand”
Un elemento cruciale è la possibilità di separare la proprietà formale dalla gestione strategica, mantenendo continuità decisionale e governance strutturata.
Il trust può essere utilizzato anche per finalità sociali o filantropiche?
Assolutamente sì. Il trust rappresenta una valida alternativa — o integrazione — rispetto agli Enti del Terzo Settore (ETS). In particolare, il cosiddetto “charitable trust” consente:
-di perseguire finalità di interesse generale (culturali, educative, assistenziali);
-di operare con maggiore elasticità rispetto al sistema ETS;
-di evitare rigidità burocratiche e vincoli amministrativi eccessivi.
Tuttavia, è fondamentale chiarire che trust ed ETS non sono strumenti concorrenti, bensì complementari: il trust può affiancare o supportare strutture del Terzo Settore, soprattutto nella gestione patrimoniale.
In prevalenza, per la mia esperienza, molti optano per un “charitable trust” piuttosto che avvalersi di un ente del Terzo settore per la flessibilità e facilità di gestione.
Quali sono le principali differenze tra trust e enti del Terzo Settore?
Le differenze sono sostanziali:
l’ETS è un soggetto giuridico organizzato, con iscrizione al RUNTS e obblighi pubblicistici;
il trust è un rapporto giuridico, non necessariamente un ente con proprio codice fiscale e gestione semplificata con minori “imbrigliature burocratiche”. Gli ETS, invece, garantiscono riconoscimento istituzionale; con accesso a benefici fiscali tipizzati e trasparenza verso terzi.
La scelta dipende dall’obiettivo: gestione patrimoniale evoluta (trust) oppure attività organizzata e pubblica (ETS).
Esistono criticità o resistenze nel sistema italiano rispetto al trust?
Sì, esistono ancora alcune criticità, principalmente di natura culturale, per una conoscenza non sempre approfondita dell’istituto; molti pensano che l’ utilizzo del trust sia solamente per persone della “high class”: tutto il contrario! Anche famiglie medie, impiegatizie, professionisti per rafforzare tutela da responsabilità professionale ecc.
Timori in gran parte risolvibili purchè ci sia massima trasparenza per il settore bancario, in termini di KYC e operatività;
Preciso che molti operatori bancari anche a livello “dirigenziale” pensano che il Trust sia una società o ditta individuale iscritta alla Camera di commercio.
Gli stessi Uffici finanziari, nonostante emanazione di varie circolari ministeriali (ultima la n.34/2022) hanno sempre un atteggiamento, esecrabile a mio avviso, di prevenzione, frutto di mancato aggiornamento e conoscenza dell’istituto.
Tuttavia, la giurisprudenza più recente e la prassi stanno progressivamente consolidando il trust come strumento pienamente legittimo ed efficace anche nel nostro ordinamento.
Qual è, a suo avviso, il futuro del trust in Italia e in Europa?
Il trust è destinato a una crescita significativa, soprattutto in tre ambiti:
- pianificazione patrimoniale avanzata;
- governance di patrimoni complessi e family office;
- filantropia strutturata e impact investing.
In un contesto economico sempre più complesso, il trust rappresenta una risposta moderna, capace di coniugare diritto, economia e gestione strategica del patrimonio.
Un consiglio operativo per professionisti e imprenditori che si avvicinano al trust?
Il trust non è un prodotto standard, ma un “abito su misura”. È fondamentale, per progettare la struttura con approccio interdisciplinare (legale, fiscale, finanziario) evitare soluzioni “preconfezionate” ed affidarsi a professionisti con esperienza internazionale.
Un trust ben strutturato è uno strumento straordinario; un trust mal progettato può generare inefficienze o criticità. In conclusione: il trust si conferma come uno degli strumenti più avanzati del diritto contemporaneo, capace di operare trasversalmente tra famiglia, impresa e filantropia, offrendo soluzioni concrete dove gli strumenti tradizionali risultano spesso inadeguati.
MC


