Il postino non suona più. La Danimarca, prima al mondo, abolisce la consegna delle lettere

Dal 1° gennaio PostNord chiude il servizio di distribuzione di corrispondenza privata, bollette e multe. Resta in funzione solo la consegna dei pacchi. Già vendute tutte le celebri cassette rosse

Chissà cosa penserà Babbo Natale quando scoprirà che, dal 2026, in Danimarca non potrà più ricevere posta cartacea. Forse si attiverà un domicilio digitale. E che dire del re Cristiano IV, che nel lontano Natale del 1624 regalò ai danesi il loro primo servizio postale nazionale? Fatto sta che, dopo oltre quattro secoli di onorato servizio, il 31 dicembre 2025 il postino danese consegnerà la sua ultima lettera.

Dal primo gennaio 2026, infatti, PostNord, l’azienda nata nel 2009 dalla fusione dei servizi postali di Danimarca e Svezia, smetterà ufficialmente di distribuire corrispondenza cartacea in tutto il Paese. Una decisione storica ma anche il segnale concreto di un cambiamento epocale, figlio della digitalizzazione e dell’evoluzione delle abitudini quotidiane.

Negli ultimi 25 anni, il volume di lettere spedite nel Paese è crollato di oltre il 90%, passando da 1,4 miliardi a soli 110 milioni l’anno. A spingere il cambiamento non è solo il progresso tecnologico, ma anche un drastico mutamento nelle abitudini dei cittadini, sempre più orientati verso le comunicazioni digitali e lo shopping online. Quest’ultimo ha fatto esplodere la domanda di consegne di pacchi, trasformando una crisi in un’opportunità. Il futuro delle poste si chiama e-commerce: proprio per questo, PostNord ha scelto di abbandonare il recapito delle lettere e concentrare tutte le risorse sul segmento pacchi, oggi molto più redditizio. La divisione lettere, infatti, ha accumulato solo nel 2024 perdite per oltre 620 milioni di corone svedesi (circa 56 milioni di euro).

Nel frattempo, le iconiche cassette rosse della posta, un tempo simbolo nazionale, sono state smantellate e messe in vendita al pubblico. PostNord ne ha messe in vendita 1.000, esaurite in appena tre ore. Prezzo? 2.000 corone danesi (circa 268 euro) per quelle in buone condizioni, 1.500 (circa 200 euro) per le più usurate. Da strumenti quotidiani a oggetti da collezione, sono diventate in poche ore cimeli della memoria collettiva.

C’è poi una questione umana. Lo stop alle lettere avrà anche un impatto occupazionale importante. PostNord ha annunciato il licenziamento di circa 1.500 dipendenti su un totale di 4.600 in Danimarca.

La decisione non significa che le lettere spariranno del tutto in Danimarca. La società privata Dao si è già attrezzata per prendere il testimone, ampliando la sua capacità da 30 a 80 milioni di lettere all’anno. Il servizio, però, sarà meno capillare e più costoso. I cittadini dovranno recarsi nei punti Dao per inviare la posta o pagare un sovrapprezzo per la consegna a domicilio. I francobolli tradizionali saranno rimborsati per un periodo limitato, mentre quelli digitali resteranno acquistabili online o via app.

Il governo danese ha assicurato che la possibilità di inviare lettere sarà sempre garantita dalla legge. Se Dao dovesse abbandonare, l’esecutivo sarebbe obbligato a nominare un nuovo operatore.

La Danimarca è solo la prima tessera di un domino che potrebbe coinvolgere molti altri Paesi. Già oggi, diversi governi e operatori postali stanno ridisegnando i confini del servizio universale, spinti dal crollo del volume delle lettere e dall’avanzata inarrestabile della digitalizzazione.

Nei Paesi scandinavi la rivoluzione è già partita. In Norvegia, dal 2020, le lettere vengono recapitate solo 2–3 volte a settimana. Si valuta di abolire il recapito a domicilio, sostituendolo con punti di ritiro. In Svezia, dal 2021, il recapito avviene a giorni alterni, e molti cittadini usano cassette digitali come Kivra per ricevere documenti ufficiali. In Finlandia, dal 2023, la posta è consegnata tre giorni a settimana. Ma dal 2026 tutte le comunicazioni pubbliche passeranno automaticamente su caselle postali digitali.

Nel resto d’Europa, il Regno Unito ha ridotto la consegna della posta ordinaria a giorni alterni dal luglio 2025, mantenendo la frequenza giornaliera solo per la posta prioritaria. In Francia, il francobollo rosso è stato sostituito dalla “e-lettre rouge”: si scrive online, La Poste stampa vicino al destinatario e consegna su carta. In Germania, dal 2025 vengono allungati i tempi di consegna e alleggeriti gli obblighi di servizio, in vista di un possibile ridimensionamento. Anche l’Estonia sta valutando la riduzione a due consegne settimanali.

In Oceania, l’Australia passerà entro il 2025 a consegne a giorni alterni per le lettere, mantenendo la consegna quotidiana solo per i pacchi. In Nuova Zelanda, il recapito avviene già due volte a settimana in città e tre nelle aree rurali.

Negli Stati Uniti, invece, la posta resta una questione culturale e simbolica. Basti pensare a film come The Postman (L’uomo del Giorno dopo), con Kevin Costner. Ad oggi, Usps consegna la posta sei giorni a settimana, dal lunedì al sabato, e questo standard è stato confermato dalla Postal Service Reform Act del 2022. Nonostante in passato si sia discusso di riduzioni, il Congresso ha blindato per legge la frequenza di recapito. Nessun taglio è in vista, anche se il calo del volume delle lettere rende il sistema sempre più costoso da mantenere.

Anche in Italia il servizio postale sta cambiando, sebbene a ritmi più lenti rispetto ad altri Paesi. Dal 2015, Poste Italiane ha introdotto la consegna a giorni alterni nelle zone meno popolate, mentre nelle città resta attivo il recapito giornaliero.

Nel 2022 si sono registrati 1,6 miliardi di invii postali, ma solo il 10% erano lettere private. Il resto è costituito per lo più da posta come bollette, comunicazioni bancarie, fatture, missive sempre più orientate verso la digitalizzazione. Il 2024 ha segnato un punto di svolta: per la prima volta, i pacchi hanno superato nettamente la corrispondenza. Su un totale di 3,1 miliardi di invii, la posta è calata del 6,2% in un anno e del 18% rispetto al 2020. I pacchi, invece, sono cresciuti del 7,3%, arrivando a 1,17 miliardi di invii (+34,6% in quattro anni), trainati dall’e-commerce. E questo spostamento si riflette anche sui ricavi del settore, che nel 2024 hanno toccato gli 8,59 miliardi di euro, con un incremento dell’1,9% rispetto all’anno precedente, dovuto soprattutto alla crescita del comparto pacchi.

E poi c’è la digitalizzazione che avanza. Dal 2023 è attivo l’Indice Nazionale dei Domicili Digitali (Inad), che consente a ogni cittadino di ricevere atti ufficiali via PecCambia anche il paesaggio urbano cambia: le cassette postali sono scese da 46.500 a 28.000, sostituite in parte da 1.400 cassette “smart” dotate di sensori.

Poste Italiane continua a garantire il servizio universale, ma il futuro sembra sempre più orientato verso un sistema ibrido, dove il digitale prende il sopravvento.

Se la Danimarca, quindi, ha avuto il coraggio di fare il primo passo, il resto del mondo, pur con sfumature e tempi diversi, sembra pronto a seguirla. Il destino della lettera cartacea, un tempo cuore della comunicazione, è ovunque più incerto.

Quello che si sta delineando è uno scenario globale dove la posta tradizionale cede il passo a nuove modalità ibride o completamente digitali. Il rischio è che, nel processo, vengano tagliati fuori anziani, persone con disabilità e abitanti delle aree rurali poco digitalizzate. Ma al tempo stesso, la trasformazione potrebbe rappresentare un’opportunità per ripensare un servizio più sostenibile, moderno e flessibile. Come sempre, sarà una questione di equilibrio. Tra progresso tecnologico e inclusione. Tra nostalgia e necessità.

fonte: Il postino va in pensione: dal 2026 addio alle lettere in Danimarca. È l’inizio di una rivoluzione postale? – FIRSTonline