Il più bel regalo di Natale

Il più bel regalo di Natale

I coniugi Croce non stavano più nella pelle. Tuttavia, sarebbe più corretto dire che lo erano in modi del tutto differenti: la signora Teresa era euforica, poiché, oltre al ritorno di suo figlio Giacomo – che le aveva accennato di volersi sposare – , sarebbe venuta a trovarla per Natale sua sorella Gina,

la quale si era sposata con un ricco imprenditore inglese, John Bertram, vedovo,  sui cinquanta e con due figlie, dopo essersi trasferita in Inghilterra per via del suo lavoro di modista. Suo marito, Giuseppe Croce, al contrario, non stava più nella pelle nel senso negativo che questa espressione potrebbe possedere: odiava il caos e le feste con troppe persone, e si limitava, quindi, a starsene seduto in poltrona con il suo giornale, a dire tutto il contrario di quello che sua moglie pronunciava e a tentare di calmare il suo animo inquieto. « Non capisco perché te ne stai lì con le mani in mano!» disse ad un tratto Teresa, sistemando la tovaglia « Giacomo arriverà tra non molto, Gina mi ha detto che arriveranno nel pomeriggio, mentre la figlia più grande di John  arriverà due o tre ore dopo di loro. Manderò Giacomo a prenderla. Ti ricordi come erano affiatati da bambini lui e Susan! Eppure, ero sicura che si sarebbero fidanzati … Beh, col tempo gli interessi cambiano, le strade si dividono e Giacomo deve di certo aver trovato a Parigi la ragazza adatta alle sue attuali esigenze. Non ha voluto dirmi il suo nome … sarà una sorpresa! Spero la porti qui da noi! ». Concluse questo monologo con un enorme sorriso e attendendo la replica del marito, ma sbuffò dopo essersi accorta che Giuseppe era uscito dal salotto senza avvertirla, e che  probabilmente aveva parlato da sola tutto il tempo. Alle dieci del mattino, grazie all’eccesso di zelo di Teresa, tutto era ormai pronto, sebbene la riunione familiare avrebbe avuto luogo non prima delle sedici. L’orologio segnava le undici e mezzo quando il campanello suonò, e il tempo che Teresa impiegò ad aprire fu quasi nullo. Giacomo posò accanto a sé la valigia e abbracciò sorridendo sua madre. « Sono il primo arrivato? » fu la prima cosa che chiese « Se è così, meno male! Odio arrivare quando tutti sono già presenti. E’ imbarazzante ». Teresa lo fece entrare in casa e lo portò in salotto, dove suo marito era magicamente ricomparso. Dopo aver abbracciato suo padre e dopo che entrambi i genitori si erano accertati che loro figlio fosse tutto intero, rincuorandosi che ciò che stavano vivendo non fosse un sogno, la mattinata fu trascorsa quasi interamente in salotto ad ascoltare il racconto di Giacomo e della sua fortunata vita a Parigi. Tre volte Teresa tentò di strappargli di bocca il nome della sua futura nuora, ma tutto quello che ottenne fu per tutte e  tre le volte un “ Te lo dirò quando meno te lo aspetti, mamma. Sarà il regalo più grande che tu abbia mai ricevuto, spero! ”. A queste parole l’euforia di Teresa diventava impazienza, e Giuseppe sembrava quasi divertito nel vedere sua moglie così contrariata dal non riuscire ad ottenere la sua piccola vittoria. Quando gli argomenti riguardanti Parigi e la routine di Giacomo stavano per esaurirsi e ricominciare il loro ciclo, ecco che alle sedici e quaranta i Bertram suonarono alla porta, e stavolta furono tutti i Croce ad accoglierli. Teresa e Gina si strinsero così forte e a lungo che, per qualche minuto, non calcolarono tutti gli altri presenti, e dopo che Giacomo ebbe ricevuto una fredda stretta di mano da parte del signor Bertram, fu più che felice di abbandonarsi all’abbraccio più caldo e affettuoso di Loisa, sua compagna di giochi assieme a Susan. Più tardi, le valigie furono portate al piano di sopra e i regali sotto l’albero in salone. Ora tutto era davvero pronto: fuori era buio, il caminetto acceso, l’albero scintillante, la tavola imbandita e nell’aria un delizioso profumo di cannella e arancia. Alle diciannove, Teresa disse a suo figlio di prendere la macchina e recarsi in aereoporto, dove Susan lo stava di certo attendendo. Giacomo si mise il cappotto, chiedendo a Loisa se le andasse di accompagnarlo, e, una volta affrontato lo sguardo poco amichevole del signor Bertram, entrambi furono liberi di uscire. Dopo cinque minuti di silenzio, lungo il tragitto Loisa disse: « Devi scusare nostro padre. Ha ricevuto una rigida educazione, come ben saprai. Vuole solo proteggerci, vederci felici e convenientemente sistemate ». Dopo un attimo di indecisione, Giacomo rispose che lo sapeva bene e che aveva imparato a conoscerlo. « Tuttavia, tua zia Gina sta facendo davvero tutto il possibile. E’ riuscita a smussare molti angoli spigolosi del suo cattivo carattere. Per averlo convinto a sposarla, qualcosa deve avergli fatto!». Si guardarono e non riuscirono a trattenere il riso. Entrati in aereoporto, costeggiarono lentamente tutte le uscite, e dopo averne superate cinque o sei si imbatterono in Susan che gli stava venendo incontro. « Sei sempre quella che arriva per ultima! Non rinunci mai ai tuoi ingressi teatrali!» esclamò Loisa, facendole una smorfia. Giacomo scese dalla macchina e, con molta naturalezza, abbracciò Susan, prese la sua valigia e, dopo averla messa nel portabagagli, esortò le ragazze a salire: li avrebbero dati per dispersi e il loro padre avrebbe mangiato “spezzatino di Giacomo”. Durante il viaggio di ritorno, Loisa e Giacomo chiacchierarono tutto il tempo e risero anche di quelle battute che oggi sono ritenute “ovvie”, mentre Susan, seduta nel sedile posteriore, tentava di entrare nel discorso, ma senza riuscirci. Dopo poco, poiché era troppo stanca per continuare a provare e gli altri due troppo concentrati su loro stessi per coinvolgerla, si chiuse in un totale silenzio, fino a casa. Al loro arrivo, Susan fu accolta con tutto l’affetto e gli onori che una bella, ricca e intelligente ragazza merita di avere. Stava cercando di rispondere contemporaneamente a tutte le domande che le erano state rivolte, quando ancora era fuori dal portone di ingresso, che Giacomo le chiese di porgergli il cappotto. Lo avrebbe appeso nell’armadio al piano inferiore, così l’indomani sarebbe potuta uscire direttamente dalla porta di servizio per fare la sua passeggiata. In quel momento, non servirono a nulla tutte le domande che sua zia, suo padre e sua sorella le porsero. Era incredibile che se lo ricordasse ancora che le piaceva passeggiare la mattina presto! Ma che idiota! Certo che se lo ricordava! Erano praticamente cresciuti insieme! Con un’ espressione più sbigottita che mai, Susan fu presa in ostaggio da suo padre e sua zia Teresa, che la vollero accanto a loro durante la cena, desiderosi di sapere come proseguiva l’università e quali fossero le sue aspettative. E così, Susan si ritrovò tra suo padre e sua zia, e furono numerosi i litri d’acqua e vino che bevve per schiarirsi la gola, poiché non ebbe mai l’occasione di stare zitta, dal momento che se suo padre aveva la bocca occupata dalle cozze, sua zia l’aveva libera per farle domande, e viceversa! Sembrava quasi che si controllassero a vicenda per coordinarsi, e per rendere la ragazza sempre più indispettita.  Mentre si trovava in mezzo a quella compagnia attempata, infatti, l’ umore di Susan si faceva sempre più cupo nel guardare Giacomo e Loisa,  all’altro capo del tavolo, che ridevano e scherzavano tra di loro, e,  tentando di dominare se stessa,  si rivolse a sua zia, cercando di sembrare più disinvolta che mai:« Zia, ma hai fatto dei cambiamenti qui! Non mi ricordavo affatto che i muri avessero questo colore così caldo. E questa sala … la ricordavo nemmeno della metà di quello che è adesso!». Teresa, che già aveva spiegato agli altri convitati il perché di quelle modifiche, fu ben lieta di spiegare tutto da capo e vantarsi della sua nuova casa:« Vedi, cara, abbiamo finalmente buttato giù quel muro che da sempre ho ritenuto insignificante! Era qui, come il giovedì in mezzo alla settimana, e serviva solo ad appendere delle mensole che accumulavano soltanto polvere! Allora mi sono detta “ Perché non sbarazzarcene!”;  il colore delle pareti era troppo scuro e vecchio ormai, che ho optato per un colore più chiaro, così da far sembrare gli spazi più ampi!». Susan sorrise; ma subito il sorriso scomparve, quando Teresa aggiunse:« Comunque, devo ringraziare solo Giacomo per tutto questo! A Parigi il suo romanzo ha fatto scintille, i milioni di copie che ha venduto non si contano! Mi ha detto che sarà tradotto in quattro lingue ». Tutti si voltarono verso Giacomo e applaudirono, mentre lui, imbarazzato, sorrideva e si faceva scuotere i capelli da Loisa. Anche il signor Bertram applaudì, seppur con la solita espressione incredula. Susan non disse nulla, e si limitò solo a spalancare gli occhi e a mandare giù, tutto d’un fiato, il suo calice di vino. Dopo cena, la compagnia si spostò dall’altra parte del salone, dove avvenne lo scambio dei regali e dove Teresa continuò a parlare dei successi di suo figlio. Stavolta, era Susan a voler prendere in ostaggio sua zia per sapere quanto più poteva su Giacomo, e più ascoltava con  attenzione, più si irritava! Con sé stessa, più di chiunque altro. Restò seduta accanto al fuoco con Gina e sua zia Teresa, e proprio quando pensò che non poteva esserci un Natale peggiore sua zia disse:« Giacomo non è mai tornato da Parigi, se non per le feste. Domani, in tarda mattinata, già riparte. Pare abbia intenzione di sposarsi, ma non mi ha ancora detto chi è questa ragazza. Certe volte dubito della sua esistenza, ma deve per forza esserci qualcuna, se mi ha detto questo! Susan, cara, indagheresti per me?». Susan restò di sasso e in preda di una fortissima indecisione, e pensò che, purtroppo, la bottiglia di vino non c’era, e i liquori erano stati monopolizzati da suo padre e da Giuseppe. Così, con la voce tremante, si limitò ad un « Non credo di esserne capace, zia. Giacomo avrà di certo i suoi motivi per non dirtelo, e io non voglio immischiarmi». Disse questo, mentre Loisa e Giacomo, in disparte, parlavano di musica e mangiavano biscotti. Loisa era così divertita e Giacomo così sorridente che sembrava esserci qualcosa di più tra loro. Ad un tratto, lui le tolse una briciola dai capelli e le disse all’orecchio qualcosa di talmente buffo, che Loisa scoppiò a ridere e poggiò una mano sulla sua. Poi, mentre ognuno era distratto dalla propria conversazione o dal proprio bicchiere di liquore, Gacomo prese Loisa per un braccio e la condusse di sopra. Susan sbarrò gli occhi, invasi da uno stupore impossibile da descrivere: forse era Loisa la fortunata! Doveva essere così! Non c’era giorno che lui non le mandasse una foto o le scrivesse un “ Buongiorno”, e che non la chiamasse! Lui doveva essere venuto di nascosto a Londra … Gina le aveva detto, infatti, che Loisa usciva  più spesso di casa negli ultimi tempi. Ma perché nascondere la relazione? Temevano forse le rimostranze di suo padre? Eppure, Giacomo ora aveva tutti i mezzi per poterlo tranquillizzare, e per poter garantire a chiunque un solido avvenire! I dubbi di Susan erano molteplici, ma la sola certezza era che tutta quella situazione non le era affatto indifferente. Era gelosa e si sentiva tradita come sorella. Decise, quindi, di anticipare la sua passeggiata e di fuggire immediatamente da quella stanza. Si apprestò a scendere le scale e si incrociò sul pianerottolo con Giacomo e sua sorella che si dirigevano nel salone. Nessuno di loro tre disse nulla, i loro volti erano l’espressione di uno stupore che rende inutile qualsiasi spiegazione. Arrivata al pian terreno, Susan prese il cappotto e, con passo spedito, si diresse verso la via principale. Mise le mani intirizzite in tasca, respirò e credette che non si potesse provare più di un certo numero di emozioni in una sola serata, fino a quando, da una delle tasche, tirò fuori una lettera, il cui contenuto diceva:

Quattro anni fa, non credo che sarei riuscito a scrivere queste parole. Ero troppo arrabbiato per potermi esprimere con la gentilezza che meriti. Probabilmente, tuo padre ha ragione a ritenere che meriti un uomo che sia degno di questo nome; e non è il massimo della vita desiderare per la propria figlia uno scribacchino disoccupato, che non ha nulla da offrire se non la sua buona volontà e il suo cuore. Tutte le cose che ho fatto negli ultimi anni, i miei successi, le mie soddisfazioni,l’abbattimento del mio orgoglio, sono per te. Ho parlato con tua sorella di ciò che ha occupato i miei pensieri in questi quattro anni, di come nulla in me sia cambiato. Parlo con lo stesso sentimento di quattro anni fa, quando forse eravamo troppo immaturi e spaventati dall’incertezza di un futuro a contorni sbiaditi. Se me lo permetterai ancora, il mio cuore sarà per sempre tuo, tutti i milioni di volte del mondo. Spero mi seguirai, come io farò sempre.

G.

Susan rientrò in casa a notte fonda, con un grande bisogno di sfogarsi, ma tutti dormivano. Rise e pianse, pianse e rise, si girò e rigirò nel letto tutta la notte, finchè, per stanchezza, il sonno la imprigionò. Il mattino seguente, mentre era seduto in aereoporto e beveva il suo caffè, Giacomo guardò fuori dalle grandi finestre a vetri. Riportò gli occhi al giornale e qualcuno vi poggiò sopra un foglio che riportava un grosso “Sì”. Alzò lo sguardo e, accanto a lui, Susan gli sorrideva.  Si scusò per il ritardo, la sveglia non le aveva suonato e avrebbero chiamato tutti, una volta arrivati a Parigi. Giacomo, dopo un paio di minuti di esitazione e con un’espressione che si faceva via via più rilassata e sorridente, le prese una mano e gliela baciò. No, sarebbero rimasti,  si sarebbero fatti – e avrebbero fatto a tutti – il più bel regalo di Natale.

Luca Napolitani