
Nel libro “Questa mattina” , Tabula Fati , 2023, se dovessi scegliere la lirica che più facilmente mi ha colpito direi quella a pagina 15-16 ovvero “I fiori capiscono”. Vi trovo immagini così lievemente costruite, pensieri curiosi che fanno pensare a un mondo di fiaba e perduto ma al contempo una grande riflessione e circospezione. La penultima strofa racchiude una complessità semantica così variegata che è davvero il tuo miglior biglietto da visita di donna e Poetessa: “Ho visto una bambina / seccare i fiori, / per quelli che verranno” Il seccare i fiori mi fa pensare a un gesto antico ma assai autentico, a un’esigenza d’imprimere il ricordo, nel voler fermare il tempo e l’esperienza per poterla rimandare e raccontare a un dopo non dicibile, per preservarla proprio con l’eternizzazione del fenomeno. Ha sicuramente del romantico e del nostalgico, tuttavia è un’azione che punta con lungimiranza a una dilatazione in extenso, verso una possibilità di futuro. “Invece voleva conservare i fiori morti / per le nuove fioriture / e mi ha detto che lo faceva per i fiori nuovi / perché i fiori / distinguono tra la vita e la morte”. Versi che primeggiano per eleganza e intensità emotiva ai quali è inopportuno aggiungere un qualsiasi commento, riflessione, considerazione, eco critica, rilettura. Tutto questo mi fa pensare anche alla capacità di percezione ultrasonica di alcuni insetti -più fortunati di altri, forse –nel recepire onde sonore che noi e molti animali non riusciamo, a causa della diversità tassonomica delle specie hanno, precisissima al millesimo, così dettagliata che anche l’uomo, invidioso, vorrebbe avere. I fiori, che rappresentano un modo (si regalano alla sposa, ma si portano anche al defunto), nella tua poesia finiscono per rappresentare un continuum temporale, una sorta di amico costante, che respira e palpita al nostro fianco. Evidenza di un’esistenza che, seppur ha visto lo stelo reciso, non è detto che sia giunta al capolinea. Il riflettere sulla vita che si accompagna alla morte, il loro mescolarsi e l’idea di poter distinguere i due aspetti che non sono parte di un connubio, richiama anche alla compresenza di vita e morte nel conflitto russo-ucraino dove in molti- in troppi- stanno perdendo la vita. Come non ricordare, poi, i mezzi militari che nella Bergamasca nel 2020, portarono via –proprio nel mezzo della nostra geografia instabile di vivi –tanti deceduti, appena sottratto dai percorsi terrestri, a causa dell’invisibile morbo? Grazie, cara Anna, per questo libro, che tanto si sa far amare, Al quale è necessario ricorrere più e più volte per rileggere versi, ripercorrere le pagine a ritroso, fissare idee che hai espresso mirabilmente e che sono le inquietudini e le velleità di noi tutti.


