I FIORI CAPISCONO versi di Anna Manna – Commento di Lorenzo Spurio

Questa gelida inutile primavera
è il tempo del disgusto
fioriscono fiori increduli
che subito appassiscono
il dolore dilania la carne
s’acquatta
in un agguato
costante tra i tendini
ed i legamenti della vita
impedendo il movimento
in avanti
restiamo bloccati
dall’angoscia e dalla paura
in un’alternanza che potenzia
ora l’egoismo
ora l’eroismo
in una comparazione inutile
che non smuove lo scacchiere
ride beffardo il male d’esistere
s’insinua nei giorni e nelle ore
ci uccide anche senza spari
prepara la resa alla sconfitta di un secolo
all’errore di un secondo
che ha cancellato i calendari
serve forse chiedere aiuto…
a chi, a cosa
ovunque si parla di morte !
Ho visto una bambina
seccare i fiori,
per quelli che verranno
mi ha detto,
ed io pensavo per i vivi
dopo tanti morti
invece voleva conservare i fiori morti
per le nuove fioriture
e mi ha detto che lo faceva per i fiori nuovi
perchè i fiori
distinguono tra la vita e la morte.
E noi?
Le ho chiesto
Noi siamo già tutti morti!
Mi ha risposto serena nel gelo dell’anima infelice.
Adesso i bambini parlano da adulti…
Ed è la strage peggiore !
Immagine: Bambina Consapevole di Daniela Fabrizi
Commento di Lorenzo Spurio

Nel  libro “Questa mattina” , Tabula Fati , 2023,  se dovessi scegliere la lirica che più facilmente mi ha colpito direi quella a pagina 15-16 ovvero “I fiori capiscono”. Vi trovo immagini così lievemente costruite, pensieri curiosi che fanno pensare a un mondo di fiaba e perduto ma al contempo una grande riflessione e circospezione. La penultima strofa racchiude una complessità semantica così variegata che è davvero il tuo miglior biglietto da visita di donna e Poetessa: “Ho visto una bambina / seccare i fiori, / per quelli che verranno” Il seccare i fiori mi fa pensare a un gesto antico ma assai autentico, a un’esigenza d’imprimere il ricordo, nel voler fermare il tempo e l’esperienza per poterla rimandare e raccontare a un dopo non dicibile, per preservarla proprio con l’eternizzazione del fenomeno. Ha sicuramente del romantico e del nostalgico, tuttavia è un’azione che punta con lungimiranza a una dilatazione in extenso, verso una possibilità di futuro. “Invece voleva conservare i fiori morti / per le nuove fioriture / e mi ha detto che lo faceva per i fiori nuovi / perché i fiori / distinguono tra la vita e la morte”. Versi che primeggiano per eleganza e intensità emotiva ai quali è inopportuno aggiungere un qualsiasi commento, riflessione, considerazione, eco critica, rilettura. Tutto questo mi fa pensare anche alla capacità di percezione ultrasonica di alcuni insetti -più fortunati di altri, forse –nel recepire onde sonore che noi e molti animali non riusciamo, a causa della diversità tassonomica delle specie hanno, precisissima al millesimo, così dettagliata che anche l’uomo, invidioso, vorrebbe avere. I fiori, che rappresentano un modo (si regalano alla sposa, ma si portano anche al defunto), nella tua poesia finiscono per rappresentare un continuum temporale, una sorta di amico costante, che respira e palpita al nostro fianco. Evidenza di un’esistenza che, seppur ha visto lo stelo reciso, non è detto che sia giunta al capolinea. Il riflettere sulla vita che si accompagna alla morte, il loro mescolarsi e l’idea di poter distinguere i due aspetti che non sono parte di un connubio, richiama anche alla compresenza di vita e morte nel conflitto russo-ucraino dove in molti- in troppi- stanno perdendo la vita. Come non ricordare, poi, i mezzi militari che nella Bergamasca nel 2020, portarono via –proprio nel mezzo della nostra geografia instabile di vivi –tanti deceduti, appena sottratto dai percorsi terrestri, a causa dell’invisibile morbo? Grazie, cara Anna, per questo libro, che tanto si sa far amare, Al quale è necessario ricorrere più e più volte per rileggere versi, ripercorrere le pagine a ritroso, fissare idee che hai espresso mirabilmente e che sono le inquietudini e le velleità di noi tutti.