HEYSEL: IL RICORDO E IL RISPETTO

 “Tutti sapevano, tranne loro”-  il Teatro inchiesta di David Gramiccioli, a Teramo, per ricordare la tragedia dell’Heysel

 

Se chiedessimo ai nostri ragazzi cosa significano, per loro,  Heysel e il 29/05/1985, probabilmente ce li troveremmo di fronte a fare spallucce, inconsapevoli. Nella tragedia dell’Heysel avvenuta il 29 maggio 1985, poco prima dell’inizio della finale di calcio di Coppa Campioni  tra Juventus e Liverpool allo stadio di Bruxelles morirono 39 persone –  32 italiane, – e ne rimasero ferite oltre 600. Una strage che si è cercato di buttare nel baratro del dimenticatoio ma che merita memoria e rispetto. Perché dalla storia si impari a non commettere gli stessi errori, perché i morti meritano rispetto e l’unico modo per farlo è ricordare.

David Gramiccioli, giornalista d’inchiesta e attore di teatro, porta in scena anche a Teramo l’opera “Heysel, tutti sapevano tranne loro”. “Dovrebbe essere una storia nota a tutti, – esordisce Gramiccioli, – ma non è così. La tragedia dell’Heysel è stata determinata da una propagazione di responsabilità rispetto alle quali tutti i colpevoli sono fuggiti,  lasciando che questa storia finisse tra le cose dimenticate per sempre. Noi l’abbiamo recuperata per rispetto di quelle vittime e di tutti coloro che quel giorno vissero l’inferno all’interno dell’Heysel”.  

Il Belgio non può esimersi dalle responsabilità  di questa immane tragedia, di quella paura che scatenò l’inferno. Ricordiamo che non tutti gli hooligans coinvolti erano illustri sconosciuti ma taluni divennero membri del consiglio comunale di una delle maggiori città britanniche: Liverpool; tra loro infatti anche  Tony Evans, poi divenuto responsabile del settore sportivo del Times.

Insignito,  con La Compagnia del Teatro Artistico d’Inchiesta,  del prestigioso Premio Italia DIRITTI UMANI per il teatro , nell’ottobre 2012, per il lavoro svolto di contrasto alla pedofilia, Gramiccioli denota una spiccata sensibilità e propensione alla protezione dell’infanzia e dei più deboli. Infatti, nell’Heysel – a Teramo il 20 gennaio p.v. all’Istituto DI POPPA-  ascolteremo la narrazione di alcuni frammenti di vite spezzate, che solo ad accennarli scatenano emozioni. La storia di “Andrea, 10 anni ad agosto,  un piccolo genio, inventa una campanella che si alimenta a 2900 volt…e funziona. Alle 10 di mattina parte con il papà per andare ad assistere alla partita, alle 3 di notte il questore chiama la mamma…c’è una salma da andare a prendere.  Andrea torna ma di fatto mai più tornerà. Una studentessa di 17 anni, che sogna di fare la giornalista sportiva,Giusy, che, chiama casa per dire ‘mamma, la coppa la portiamo a casa noi!’ con l’entusiasmo e la gioia che contraddistinguono i suoi anni. Giusy è un’altra vita spezzata, con altre 38”.

Perché la scelta di portare lo spettacolo nelle scuole? “Nella scuola perchè i ragazzi sappiano.  Perchè si parla di ragazzi e di storie di ragazzi come loro, che nutrivano le stesse aspettative per il futuro. I ragazzi possono capire, apprezzare e soprattutto costituire la memoria. Loro sono il futuro, necessita che comprendano che a salvarci non sarà mai la guerra ma l’Amore”.

Gli argomenti trattati nei tuoi testi sono sempre di  ” spessore” e tutti controcorrente: lotta alla pedofilia, massoneria, danni da vaccino, HEYSEL. Come vengono scelti? Perchè? “Le storie vengono scelte insieme agli autori, sono quelle che hanno colpito maggiormente la nostra sensibilità e segnato la storia del nostro paese”.

Quale argomento  ha creato maggiore sdegno o disagio? “Decisamente quello che ha trattato la pedofilia anche perchè, nessuno fino a quel momento l’aveva raccontato nel suo abissale orrore. La prossima opera dal titolo “Quore” sarà dedicata alle donne, un omaggio a loro”.

Assistendo ai tuoi spettacoli è palpabile la tua passione per il Teatro. Come nasce e perchè l’hai scelto come veicolo di denuncia? “Ero bambino, avrò avuto 5 anni, i miei mi portarono al Sistina a vedere Rugantino. Rimasi affascinato, travolto da quel mondo, un microcosmo assoluto. Con gli anni quell’amore crebbe e pensai che nessun altro luogo poteva essere più adatto alla comunicazione sociale. A teatro si sento il respiro del pubblico, l’odore delle velluto. Lì deve essere sempre buona la prima, è un trapezio senza rete. Il cuore in gola ogni volta. E tutto ciò che necessita per fare teatro è il pubblico”.

Quale è la tua attendibilità? Quali le fonti? “Sono venti anni che faccio questo lavoro nessuno ha potuto mai confutare le mie tesi, mi limito, con umiltà ma senza falsa modestia, a raccontare la verità”.

Chi è David Gramiccioli? “Uno che non ha mai smesso di essere ottimista”.

di Daniela Palantrani

 

LA TRAGEDIA DELL’HEYSEL

Ai molti tifosi italiani, buona parte dei quali provenivano da clubs organizzati, fu assegnata la tribuna delle curve M-N-O, che si trovava nella curva opposta a quella riservata ai tifosi inglesi.
Molti altri tifosi organizzatisi autonomamente, anche nell’acquisto dei biglietti,si trovarono invece nella tribuna Z, separata da due basse reti metalliche dalla curva dei tifosi del Liverpool.
Circa un’ora prima dell’inizio della partita, i tifosi inglesi più accesi, i cosiddetti hooligan, cominciarono a spingersi, a ondate, verso il settore Z,cercando il take and end (prendi la curva) e sfondando le reti divisorie; memori degli incidenti della finale di Roma di un anno prima, si aspettavano, forse, una reazione altrettanto violente da parte dei tifosi juventini, reazione che non sarebbe mai potuta esserci, dato che gli ultras bianconeri erano nella curva opposta (settori M – N – O).
Gli inglesi sostennero di aver caricato più volte a scopo intimidatorio, ma i semplici spettatori, juventini e non, impauriti, anche per il mancato intervento e per l’assoluta impreparazione delle forze dell’ordine belghe, che ingenuamente ostacolavano la fuga degli italiani verso il campo, manganellandoli, furono costretti ad arretrare, ammassandosi contro il muro opposto al settore della curva occupato dai sostenitori del Liverpool.
Una ressa mortale!
Da quella notte cambiarono tante cose nel mondo del calcio,ma ciò che rimase per sempre impresso nelle menti e nella storia fu l’orrore di quelle immagini.
L’opera rende onore alle vittime.