GENERAZIONE “APP”

 

“I giovani di quest’epoca non solo sono immersi nelle app, ma sono giunti a vedere il mondo come un insieme di app e le loro stesse vite come una serie ordinata di app – o forse, in molti casi, come un’unica app che funziona dalla culla alla tomba”.

Howard Gardner, celebre intellettuale e docente di Scienze Cognitive presso la “Harvard University”, così si esprime riguardo ai nativi digitali e ai loro rapporti con le avanguardie 2.0. Il suo recente saggio “Generazione App”, scritto con la collega Katie Davis, è illuminante per chi è vissuto diversi anni lontano dal computer e dal World Wide Web.

Le applicazioni software, comunemente denominate “app”, sono ormai parte di noi; in particolare, dei nati dal 1995 in avanti, che non immaginano neppure un’esistenza priva delle infinite possibilità aperte da tocchi su smartphone e tablet. In che modo la tecnologia influisce sugli adolescenti, a confronto con quanto accadeva ai coetanei pre-digitali? L’avvento delle app ha, in primo luogo, determinato la nuova costruzione dell’identità giovanile: essa viene programmata nei minimi dettagli come una corsa al successo nello studio, nel lavoro e nei sentimenti, ed esposta sulle piazze dei social network; Facebook, Twitter, Tumblr e Instagram sono sale mostra delle migliori caratteristiche degli utenti: tutti belli, tutti felici, tutti realizzati e tutti, ormai, sempre più inermi di fronte ai fallimenti inevitabili cui, prima o poi, andranno incontro. Anche le relazioni intime, famigliari, amorose e amicali, hanno subito cambiamenti importanti con l’avvento della rete e delle app: Gardner ha studiato il fenomeno di recente, ma anche il sociologo Zygmunt Bauman, nel 2003, in Amore Liquido, aveva ipotizzato che la frequentazione dell’universo virtuale avrebbe potuto favorire la nascita di rapporti superficiali e fragili, facili da interrompere con un click quando non più graditi: Gardner esprime, dieci anni più tardi, il medesimo pensiero divenuto una realtà; e si occupa inoltre, con  inquietudine, dello scarso progresso dell’immaginazione nell’era di Internet: i ragazzi avrebbero al presente la possibilità di sviluppare creatività al massimo livello grazie ad un uso saggio delle applicazioni; e invece rischiano di rimanere fossilizzati nelle loro caratteristiche “di serie”, e di non tentare mai di superarle con intelligenza ed inventiva. A dispetto dei rischi ai quali espongono gli utenti, soprattutto quelli in piena formazione, le app non sono affatto il male assoluto: rappresentano anzi un’enorme opportunità di impegno, di divertimento, di relax, di espansione delle conoscenze interpersonali. Possono essere freno o stimolo: ossia forgiare individui app-dipendenti, schiavi di ciò che stringono tra le mani, o app-attivi, in grado di andare oltre le modalità stabilite di utilizzo per pensarne altre, o proporre ulteriori applicazioni. Il discrimine tra le due tipologie riposa, come sempre del resto, sull’educazione che gli adulti, vicini al web in modo più razionale, di certo non compulsivo, danno ai più piccoli.

recensione di Simona Cascetti per PrimaPagina – Nov 2015

GENERAZIONE APP

di Howard Gardner e Katie Davis – Milano, Feltrinelli, 2014