FRANCESCO: IL PAPA CHE “NON FA SCONTI”

E’ evidente a tutti che Papa Francesco sia un innovatore straordinario della Chiesa: infatti, le impressioni iniziali, maturate  subito dopo la sua elezione al soglio pontificio, nella  primavera del 2013,

stanno trovando ampia conferma dai gesti e dalle  azioni quotidiane, che – senza pericolo di eccessiva enfasi – rivoluzionano un organismo che meritava, da tempo, di subire  una forte ventata riformatrice, che gli procurasse uno scossone molto netto rispetto allo status quo ante. Il pauperismo, matrice tipica della sua formazione gesuitica, che si intreccia con un significativo spirito francescano, lo ha portato a  fare molte rinunce, a cui i suoi predecessori non avevano, in alcun modo, pensato, per cui – così facendo – il Vescovo di Roma  appare sempre più vicino a quanti soffrono, non solo in virtù di ciò che Egli predica nelle omelie, ma soprattutto grazie al suo  fulgido esempio.  Altresì, molto importante è stata la decisione di rinnovare la Curia Romana, visto che, nel corso dei precedenti pontificati – in particolare, durante la lunga malattia di Giovanni Paolo II – i vescovi curiali avevano assunto un ingiustificato strapotere, che consentiva loro di sostituirsi ad un Papa – come appunto il Vescovo polacco – che non era nelle condizioni fisiche di gestire un ente complesso, come è la Chiesa cattolica. L’interregno, rappresentato dal Pontificato  di  Benedetto XVI, ha segnato un primo momento di svolta essenziale, dal momento che la forza teoretica del Pastore tedesco ha consentito di disegnare nuovi scenari teologici, con i quali la Chiesa del XXI secolo dovrà necessariamente misurarsi; però, a Papa Ratzinger, forse, è mancata quella forza di spirito necessaria per rimuovere poteri consolidatisi nel corso del tempo, che rischiano di creare conseguenze pericolose sia per l’immagine – nel mondo – del Cattolicesimo, che per i risvolti politici,  che da quelle deriverebbero per molti Stati, la cui esistenza è intimamente connessa a quella del Papato. Certo, l’atto più clamoroso è costituito – nel sia pur breve Pontifi cato di Francesco – dalla tenacia con cui sta perseguendo tutti coloro i quali  hanno commesso reati di pedofilia,  purtroppo molto frequenti all’interno delle gerarchie ecclesiastiche, finanche ad altissimi livelli. Infatti, la pedofi lia ha sempre rappresentato un tabù per il Cattolicesimo, dato che era noto da tempo che questo reato infame può annoverare, fra i suoi autori, molte persone che indossano l’abito talare, ma – per timori o complicità mai disvelate del tutto – queste incrostazioni non erano emerse e, in passato, molto probabilmente la Curia Romana ha tutelato coloro che, al suo interno, si erano macchiati di una simile nefandezza. Francesco, invece, senza timore alcuno, ha autorizzato, nei giorni scorsi, gli arresti domiciliari presso il Vaticano di un ex-nunzio apostolico dell’America Latina, accusato di aver consumato centinaia di rapporti sessuali con minori selezionati nei quartieri più poveri di quel continente: un gesto, questo, di portata storica, visto che, per la prima volta, un Pontefice ha dato l’assenso agli arresti di un alto prelato per fatti così gravi. La ventata riformatrice, dunque, è davvero intensa, dal momento che essa investe molti aspetti della vita quotidiana delle gerarchie ecclesiastiche, tutte sottoposte ad un esame attento della loro moralità, pubblica e privata: Papa Francesco, sin dall’assunzione dell’alto incarico, è stato – certamente – ben conscio che i reati a sfondo sessuale e quelli legati alla gestione indebita di danaro sono stati, purtroppo, frequenti nel recente passato e meritano di essere perseguiti senza fare sconti a nessuno. Così, la Chiesa, che aveva perso molta popolarità fra i fedeli, visto che la sua immagine era stata sporcata dalla reiterazione di fatti squallidi – che rimanevano per lo più impuniti – ora ha riacquisito credibilità grazie all’opera meritoria di Francesco, il quale ha intuito che la strada percorsa è l’unica possibile, se vuole assolvere alla funzione di salvare la creatura di Pietro da un discredito dilagante e, dunque, dal declino progressivo, che sarebbe derivato, se non ci fosse stata una clamorosa inversione di tendenza, come questa da lui promossa.

PrimaPagina, edizione Ottobre 2014 – di Rosario Pesce