DUE TORTI NON FANNO UNA RAGIONE

La questione palestinese e le responsabilità israeliane e islamiche

 

di Mira Carpineta

Quando il 7 ottobre 2023 l’organizzazione terroristica di Hamas piombava con droni e alianti forniti di telecamere, su un rave nel deserto israeliano uccidendo migliaia di giovani e catturando centinaia di ostaggi, non pensavamo di poter ancora assistere, in questo secolo, a questo tipo di scempio per le vite umane, invece non era che l’inizio di una serie di azioni la cui efferatezza è molto difficile da descrivere.

La questione palestinese è una ferita aperta da 70  anni,  in cui entrambe le parti hanno la responsabilità delle terribili conseguenze vissute dalle popolazioni coinvolte. Le motivazioni addotte dai due attori politici a giustificare le azioni e le reazioni, che provocano vittime inermi e incolpevoli, non sono più idonee nella società del terzo millennio.

Non è più possibile “accettare” la guerra, con i suoi devastanti effetti collaterali sui popoli, come soluzione ai contrasti politici, di qualsiasi genere.In questo primo ventennio del ventunesimo secolo, sembra di rivivere la prima metà del secolo scorso, il Novecento, che fu segnato indelebilmente, drammaticamente, definitivamente da eventi catastrofici come, fra tutti, pandemie (la terribile “spagnola”),  due terrificanti Guerre Mondiali, ordigni bellici mai visti prima dalla potenza inimmaginabile e dalle conseguenze orribili.

La memoria, se non ancora la Storia avrebbe dovuto insegnarci qualcosa su questo passato che molti testimoni ancora ricordano, ma così non sembra.Questo inizio del terzo millennio, si apre con le stesse inquietanti premesse: una pandemia che ha investito l’intero pianeta come uno tsunami e lo spettro invasivo di due guerre alle porte dell’Europa, alimentate da argomenti e concetti che credevamo estinti o in via di estinzione.

Come si può parlare di Civiltà, di evoluzione, di futuro, se ci sono ancora governi e governanti che pensano di avere il diritto di sopraffare, privare della libertà, bombardare ospedali e scuole, sterminare giovani e bambini, come se il passato non fosse mai accaduto?

Come è possibile parlare di progresso quando paesi governati da religiosi usano i testi sacri, manipolati a loro miglior uso,  per uccidere giovani e ragazze, il futuro dell’umanità?

Come si può rivendicare un diritto ad esistere uccidendo e decapitando neonati?

Come si può rivendicare un diritto ad esistere uccidendo popolazioni inermi?

Le guerre fondano su interessi di parte, economici prevalentemente, ma hanno bisogno di persone per essere combattute e alle persone va dato un motivo. I mercenari della Wagner, in Ucraina, hanno scelto il denaro, ma ancora più conveniente, per i mercanti di morte, sono l’ideologia e la religione.

Pensavamo di aver abbandonato le “crociate” al medioevo, nel contesto in cui nacquero le guerre “sante” per dogmi ecclesiastici. Ma la Chiesa Cattolica ha da molto tempo avviato un processo di elaborazione, abiurandoli perfino, di alcuni dogmi del passato che giustificavano errori e nefandezze, operate da uomini che avevano adattato le Scritture a loro uso e guadagno. È un percorso non ancora finito, ma soprattutto gli ultimi Pontefici hanno lavorato molto sulla riconquista dei princìpi spirituali della Fede e della Dottrina cristiana.

La stessa cosa non è ancora avvenuta, in modo ufficiale, per le altre religioni monoteiste in cui i fondamentalismi (che nulla hanno a che fare con la spiritualità)  continuano a strumentalizzare le Scritture Sacre per giustificare azioni aberranti.

Tuttavia da entrambe le parti in causa, nella questione mediorientale, sono molte le voci che iniziano a dissentire sia sulle “azioni” palestinesi, che sulle “reazioni” israeliane.

Lo stesso presidente americano Biden ha ribadito l’importanza di salvaguardare la popolazione civile, attraverso corridoi umanitari,  invece di un’azione indiscriminata basata sulla legge del taglione: occhio per occhio… in cui il “diritto di difesa” diverrebbe una mera vendetta a spese di innocenti.

La popolazione di Gaza conta circa due milioni di abitanti, la metà dei quali ha mediamente 14 anni.

Ma Biden non è il solo a volere un atteggiamento diverso in questa crisi, sono molte le voci che si levano, con sempre maggiore forza, contro la soluzione bellica.

Moni Ovadia, artista ebraico, naturalizzato italiano,  sulla sua pagina social scrive: “Se gli israeliani ragionassero da veri ebrei che seguono l’etica della Torah, non farebbero della terra un idolo e tratterebbero i palestinesi come ci insegnano:-Amerai lo straniero. Ricordati che fosti straniero in terra d’Egitto.(Levitico 19,34)- “

Così pure il Principe Turki Al-Faisal, membro della famiglia reale saudita, in un video dice: “ Preferisco l’insurrezione civile e la disobbedienza, che hanno fatto crollare l’Impero britannico in India e l’Impero sovietico in Europa orientale. Condanno categoricamente il fatto che Hamas abbia preso di mira obiettivi civili di qualsiasi età o sesso. Perché ciò smentisce le pretese di Hamas di avere un’identità islamica. Esiste un’ingiunzione islamica contro l’uccisione di bambini, donne, anziani innocenti e profanazione di luoghi di culto. Condanno Hamas per aver dato al governo israeliano la scusa per ripulire etnicamente Gaza dai suoi cittadini e bombardarli fino all’oblio, così come condanno Israele per aver colpito civili palestinesi innocenti a Gaza. Due torti non fanno una ragione.”

 

Fonte:

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