IL MALE DEL SECOLO

breast-cancer-foundation-foto-primapaginaLa psicoterapeuta Emanuela Torbidone ci aiuta a capire quali meccanismi scattano in ognuno di noi quando si parla di una malattia importante come il cancro, che fondamentalmente ci pone davanti alla consapevolezza della morte.  C’è chi affronta il tumore e tutte le sue conseguenze con uno “spirito combattivo”, ossia presenta una reazione caratterizzata da atteggiamenti fiduciosi e dalla accettazione della malattia come evento di vita

drammatico, ma affrontabile. Questo permette di sostenere fiduciosamente il percorso di malattia. Purtroppo non tutte le persone reagiscono così. Si possono riscontrare nelle persone affette da carcinoma anche altre reazioni: – negazione-evitamento: la persona si mostra indifferenza verso la malattia, la minimizza e continua a vivere come se nulla fosse accaduto; – fatalismo: la persona con indifferenza “stoica” non mostra  nessun desiderio di combattere la malattia, ciò è ben diverso dall’accettazione rassegnata e passiva della malattia; – preoccupazione ansiosa caratterizzata dalla non accettazione della malattia con intenso e costante timore dell’evoluzione della stessa; – disperazione: in cui la persona presenta una accettazione della malattia ma sono presenti sensazioni di sconfitta irrimediabile, depressione, senso di inutilità e sopraffazione. Il  modo in cui il  paziente reagisce alla diagnosi influenza in modo positivo o negativo l’evoluzione della malattia. Infatti, le persone che reagiscono con uno “spirito combattivo” presentano una migliore prognosi rispetto ai possibili decorsi evolutivi della malattia. Alcuni studi hanno evidenziato che, a parità di determinate condizioni cliniche e di terapie effettuate, i meccanismi psicologici posti in atto dal paziente incidono in modo significativo sul decorso e quindi sulla prognosi della malattia, nonché sul reinserimento nella vita di tutti i giorni. Tali meccanismi inoltre entrano in gioco già nel momento della scoperta di eventuali segnali premonitori. La diagnosi di una malattia importante come il tumore, rappresenta un momento cruciale nelle vita del paziente? La diagnosi di carcinoma rappresenta il passaggio “dall’essere sani all’essere malati”, ossia si entra in una situazione caratterizzata da incertezza e minaccia di morte. Si tratta di un processo con elevati costi psicologici in cui ansia, depressione e rabbia possono essere considerate normali risposte adattive all’esperienza che la persona sta vivendo. La presenza di queste emozioni, anche se in maniera massiccia, non va vista necessariamente come la presenza di un disturbo psichiatrico. È possibile che la persona al fine di contenere le angosce metta in atto meccanismi di difesa che in altri contesti sarebbero indici di struttura nevrotica o psicotica, ma che se utilizzati invece in maniera transitoria gli permettano di affrontare la dolorosa realtà e di entrare in quella fase successiva dell’ elaborazione in cui si viene a trovare di fronte ad una situazione di vita obiettivamente cambiata. Il paziente cerca in questa fase un senso a ciò che gli è accaduto e perché sia successo proprio a lui. È un momento di riflessione che coinvolge le scelte passate, i propositi, i desideri mai realizzati. C’è da fare una riflessione su un aspetto particolare: la diagnosi di carcinoma pone le persone di fronte alla propria morte, essere posti in modo così “tangibile” davanti alla morte fa emergere tutte le “domande importanti” ossia quelle domande che abbiamo spesso soffocato con l’idea di riproporcele dopo, quando saremo più vecchi e più saggi. Il modo in cui si affrontano queste domande può trasformare l’avvento della malattia in una opportunità di crescita, ma si tratta di un processo che non è mai indolore. Rivolgersi ad uno psicoterapeuta può essere di aiuto? L’intervento psicologico e psicoterapeutico del paziente oncologico rappresenta ormai un aspetto significativo che si affianca agli altri trattamenti medici a cui la persona si sottopone nel corso dell’evoluzione della malattia, infatti, non si può non tener conto dei numerosi stress che il malato deve affrontare e dei cambiamenti, a volte inattesi, che si susseguono in ogni fase della malattia: dalla fase diagnostica a quella terapeutica, a quella della remissione, a quella di un’ eventuale aggravarsi della malattia o di una recidiva. Nei casi oncologici l’’intervento psicoterapeutico può essere strutturato a più livelli: 
“sostegno psicologico”, prevalentemente mirato a contenere l’ansia e le emozioni che scaturiscono dalla situazione oncologica; “sostegno integrato” che unisce agli obiettivi del sostegno psicologico la possibilità di limitare gli effetti collaterali delle terapie mediche e della malattia stessa; psicoterapeutico, il quale oltre a comprendere gli obiettivi degl’altri due livelli, permette di mobilitare le risorse interne della persona al fine di favorire un nuovo adattamento e il “continuum” del progetto esistenziale del paziente che includa l’evento cancro.