BURNHAM ROMPE IL TABU’ SULLA BREXIT: “NON ESCLUDO IL RITORNO”

Il neopremier apre a tutte le opzioni, ‘ma serve consenso’. Macron plaude: ‘Welcome back!’

orna sul tavolo, a 10 anni dal referendum che sancì il divorzio del Regno Unito dall’Ue, l’opzione di un rovesciamento tout court della Brexit. Per rompere il tabù c’è voluto l’avvento a Downing Street di Andy Burnham, primo capo del governo di Sua Maestà a evocare dal 2016 ad alta voce la prospettiva di una riadesione: tratteggiata in termini ipotetici, per ora, e rinviata a un dibattito pubblico aperto a tutte le alternative, ma comunque esplicitata infine nel novero dei potenziali sbocchi futuri.

Reduce dal discorso che ha suggellato a Liverpool il suo primo congresso laburista da leader, animato dall’ambizione di offrire – sulla carta – una visione piuttosto radicale di cambiamento del Paese, il 56enne ex sindaco di Manchester è tornato sull’argomento in un filo diretto radiofonico.

Se a Liverpool s’era limitato a denunciare come la Brexit avesse “fatto più male che bene al Paese” (dal contributo a un decennio di “bassa crescita dell’economia, “all’indebolimento del controllo dell’immigrazione” su cui la destra euroscettica lo incalza come una cavallo di battaglia), dai microfoni della Bbc si è sbilanciato in modo più dettagliato: in vista dell’avvio di quel “riesame delle relazioni a lungo termine” con Bruxelles promesso a partire già dal prossimo vertice Ue-Gb atteso a novembre. Ha spiegato di voler sottoporre ai britannici “diverse opzioni”. “E’ necessario un consenso dell’opinione pubblica sulle decisioni che verranno prese, dobbiamo valutare cosa sia fattibile e quali sarebbero i pro e i contro di ciascuna” soluzione, ha premesso con la prudenza del politico navigato. Ma non senza esporsi come nessuno degli ultimi suoi predecessori a Number 10 aveva fatto. Ed elencare, fra le scelte praticabili, sia quella di “restare come siamo, se la gente dovesse pensare che si tratti della cosa giusta”, sia quella di un ripensamento parziale o totale: dall’eventuale “ritorno nell’unione doganale invocato da George Osborne” (ex ministro Tory); al “reingresso nel mercato unico sollecitato dai Liberaldemocratici”; fino allo scenario di “andare fino in fondo”, ossia di negoziare una riadesione piena all’Unione.

Un orizzonte aperto, insomma, da chiarire nel giro di qualche anno, e rispetto al quale tuttavia le preferenze del neo-primo ministro appaiono evidenti. Consapevole dei sondaggi che riflettono una delusione (o Bregret) sempre più marcata nell’isola su ciò che l’addio al club europeo ha prodotto finora, Burnham non esclude d’altra parte a priori nemmeno un referendum bis “dentro o fuori”, per quanto inevitabilmente divisivo. Magari inserendo la proposta fra i punti di un prossimo manifesto elettorale del Labour, ‘annegata’ in un volto politico generale. Manifesto che su questo tema potrebbe portargli suffragi ‘europeisti’ moderati, accanto a quelli della base di sinistra che dall’assise di Liverpool egli è tornato a infiammare e commuovere come il suo impopolare predecessore centrista Keir Starmer non aveva mai saputo fare.

Rimettendo in discussione, Brexit a parte, l’eredità di quattro decadi di politiche nazionali e dogmi economici (“deindustrializzazione, privatizzazioni dei settori pubblici strategici, deregulation, austerità”), dal thatcherismo allo stesso blairismo. Dalle opposizioni, in ogni caso, arriva il prevedibile fuoco di sbarramento preventivo dei brexiteer storici, si tratti dei conservatori di Kemi Badenoch o di Richard Tice, numero due di Nigel Farage nelle file del trumpiano Reform Uk, pronto a tacciare il premier di “tradimento”. Ma pure lo scetticismo dei LibDem filo-Ue, che liquidano al momento gli spiragli di Burnham al rango di “parole”. Mentre Bruxelles fa sapere cautamente d’essere ben disposta “a valutare l’opzione” che Londra dovesse scegliere, in caso di svolte concrete. E a lanciare il cuore oltre l’ostacolo resta il presidente (uscente) della Francia, Emmanuel Macron, che già esulta come se la retromarcia fosse un fatto compiuto, rivolgendo da Madrid ad “Andy” il suo “welcome back”.

 

Fonte: https://www.ansa.it/