“Considero la Sanità Pubblica in pericolo perché intanto non è più gratuita per tutti e non è più eguale per tutti”
Intervista a Silvio Garattini farmacologo e scienziato di fama internazionale, fondatore e direttore dell‘Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri
Novantasette anni, senza prendere un antibiotico da più di 40 anni e senza assumere farmaci particolari, il Professor Silvio Garattini, nelle interviste anche più recenti ribadisce l’importanza di uno stile di vita sobrio, movimento adeguato e cura dell’anima oltre che del corpo.
Numerosi gli studi e le pubblicazioni di cui è autore tra i quali “Prevenzione è rivoluzione” e “Il diritto alla salute” (2025) dove espone con chiarezza e determinazione il suo pensiero, su argomenti anche controversi.
La ricerca scientifica e farmacologica, nell’Istituto Mario Negri da lui fondato, ha permeato tutta la sua vita, pure ne riconosce i limiti, le criticità, ma anche le nuove opportunità, che lo portano ad affermare che “occorre una rivoluzione culturale” della medicina, spostando il focus dalla cura del malato alla tutela del sano. Per Italianitalianinelmondo.com ( che ci concede gentilmente la ripubblicazione su questo sito n.d.r.) ha accettato di rispondere ad alcune domande e gliene siamo davvero grati.

- Professor Garattini, sebbene l’Italia abbia un’aspettativa di vita alta (circa 83 anni), Lei evidenzia che siamo solo al 15° posto per durata di vita sana. Molti anziani vivono gli ultimi 20 anni in condizioni di multi-morbilità, dipendenti da numerosi farmaci, una condizione che potrebbe essere mitigata investendo nella prevenzione fin dall’infanzia. Sostiene che il 50% delle malattie croniche e il 70% dei tumori sìano evitabili attraverso stili di vita corretti, quali ad esempio? E quanto invece influisce la genetica?
In Italia siamo in testa alla classifica per quanto riguarda la durata di vita totale, con una differenza di quattro anni in più per le donne rispetto ai maschi. Ma quando andiamo a guardare la durata di vita sana, quella si attesta intorno ai 60 anni e perdiamo anche la differenza fra maschi e femmine. Abbiamo questo lungo periodo di malattie che riusciamo a sostenere grazie al Servizio Sanitario Nazionale, altrimenti non avremmo la lunga durata di vita totale. E questo è dovuto al fatto che abbiamo puntato tutta l’attenzione del nostro Servizio Sanitario Nazionale sulle cure, dimenticandoci che non tutte le malattie piovono dal cielo. Faccio un esempio: noi abbiamo 4 milioni e mezzo di diabetici di tipo 2. Il diabete di tipo 2 ha poi molte complicazioni: visive, cardiovascolari, renali ecc. che andranno a pesare sul sistema sanitario, ma è tutto evitabile. Come Istituto abbiamo pubblicato uno studio: “il diabete di tipo 2, una malattia evitabile”. In realtà anche tra il 40 e il 50% dei tumori è evitabile, pensando soprattutto che ci sono ancora 12 milioni di fumatori e l’alcol, molto presente nella nostra tradizione e cultura, che pure l’Organizzazione Mondiale Sanità ha recentemente dichiarato come sostanza cancerogena. Sono tutte condizioni che potremmo evitare attraverso, appunto, quelle che chiamiamo le buone abitudini di vita. Non fumare, non bere, non prendere droghe, non giocare d’azzardo e per contro avere un’attività motoria adeguata, una durata di sonno adeguata, un’alimentazione varia, ma moderata e poi avere anche i cosiddetti determinanti socioeconomici, cioè una buona scolarità, cosa che in Italia non abbiamo perché siamo tra i paesi europei con i più bassi livelli di laureati. Quindi c’è molto da fare, una specie di rivoluzione culturale, per riportare la prevenzione al centro dell’attenzione della medicina. Queste misure sono importanti, ma ancora non se ne capisce l’entità. Ecco perché bisogna tener presente che oggi la salute non è più solo medicina, ma è rappresentata da tutta una serie di altri fattori: di tipo ambientale, climatico, che riguardano l’inquinamento, dove abitiamo, a quale famiglia apparteniamo, che tipo di relazioni sociali abbiamo. Tutti questi fattori integrano la condizione di salute, naturalmente con il grande ruolo della medicina.
- Prof. Garattini, a questo proposito, l’ambiente così com’è attualmente ci fa ammalare? La MCS (Sensibilità Chimica Multipla) cos’è esattamente?
In realtà questa Sensibilità Chimica Multipla non ha una grande base scientifica, è qualcosa di cui si parla, è l’intolleranza di molti soggetti a odori e sapori che sono comuni e che sono ben tollerati dalla maggioranza della popolazione. C’è per esempio l’odore di fumo, l’odore di certe sostanze, l’odore di certi tipi di alimentazione. Però non c’è una certezza, non ci sono basi chimiche e farmacologiche, mediche o cliniche molto sostanziali per questo tipo di malattia. Non sappiamo neanche se è una malattia o se è un effetto di prevalente effetto psicologico, di riflessi condizionati. Insomma, non è qualcosa che su cui possiamo molto puntare, però certamente sappiamo che il clima e l’inquinamento sono fattori negativi.
- In diverse interviste Lei ha definito gli integratori alimentari come “inutili” per chi segue una dieta variata, considerandoli un fenomeno di mercato senza prove scientifiche di efficacia sulla salute. E sul “mercato del farmaco” ha espresso delle opinioni molto nette. Critica l’assenza di confronti obbligatori tra nuovi farmaci e quelli già esistenti, che impedisce di conoscere il reale valore aggiunto delle nuove terapie. Ci spiega meglio questi concetti?
Da un lato abbiamo questi integratori alimentari che sono dei prodotti molto propagandati, imposti dalla pubblicità in qualche modo. Gli italiani sono quelli che ne usano di più rispetto agli altri paesi europei. Spendiamo circa 5 miliardi all’anno per comperare questi prodotti, il che certamente fa bene a chi li vende, ma la loro consistenza scientifica è molto scarsa perché, se avessero una consistenza scientifica diventerebbero farmaci e quindi dovrebbero essere approvati, mentre invece vengono semplicemente notificati e immessi in commercio. E naturalmente se non sappiamo se fanno bene, non sappiamo neanche se alcuni di questi fanno male. Certamente molti di essi rappresentano anche un alibi per non avere buone abitudini di vita, perché molti dicono “io mangio quello che voglio perché poi alla fine con gli integratori alimentari metto a posto tutto”, il che naturalmente non è vero.
- Fermo sostenitore della sanità pubblica e gratuita, che considera in pericolo, Lei ha chiesto esplicitamente di “buttare fuori i politici dalla sanità” per garantire una gestione basata esclusivamente su competenze scientifiche e riconoscere la Ricerca come investimento. Qual è la sua “ricetta” su questi punti? Cosa chiede alla politica?
Considero la Sanità Pubblica in pericolo perché intanto non è più gratuita per tutti e non è più eguale per tutti. E poi come vengono approvati i farmaci? I farmaci vengono approvati secondo la legislazione europea, la quale stabilisce che l’approvazione deve soddisfare tre caratteristiche: qualità, efficacia e sicurezza che vadano bene. Però non ci dicono una cosa importante: ad esempio nel caso di un nuovo farmaco contro l’ipertensione, come si confronta coi farmaci che già abbiamo contro l’ipertensione? Questa comparazione non viene richiesta, il che facilita molto il mercato, perché ogni industria può dire “il mio è il migliore”. E se non faccio confronti ho sempre ragione. Come si fa a dire che non è vero? Nessuno può dirlo. Ogni industria può dire che il suo farmaco è il migliore e i medici che credono di somministrare il farmaco migliore in realtà somministrano un farmaco a caso, cioè quello che magari è stato più propagandato. Questo significa mancanza di attenzione per gli interessi degli ammalati.
- Farmacologia e accesso alle cure differenziato. Lei ritiene che i farmaci utilizzati indifferentemente sia per gli uomini che per le donne, abbiano una diversa efficacia penalizzando queste ultime. Ci spiega meglio?
Esattamente. Tutti gli studi vengono fatti sui maschi. Le donne subiscono dosi e durate di trattamenti che sono stati stabiliti per maschi. E questo è ingiusto perché le donne in questo modo vengono trattate illegalmente. Usiamo sostanze chimiche o farmaci, sulle donne, che non sono mai stati studiati per loro. Quindi c’è molto da fare da questo punto di vista per migliorare la situazione. La legge europea dovrebbe richiedere, oltre a qualità, efficacia, sicurezza anche il valore terapeutico aggiunto, nell’ approvare un nuovo farmaco, dimostrando che è meglio di quelli che già ci sono. E poi l’accertamento della sua efficacia non solo nel trattamento delle malattie, ma anche per le specifiche per i due sessi. Attualmente invece c’è un dominio del mercato rispetto all’uso razionale dei farmaci. Un vuoto legislativo che non dipende dalle nostre conoscenze, perché è acclarato che la stessa malattia si manifesta in modo differente nel maschio e nella femmina, per frequenza, sintomi o esiti. Al momento però l’approvazione non tiene conto di questi fattori.
- Professore, Lei sostiene che la salute non deve essere considerata solo un costo, dalla collettività, ma come un investimento che richiede scelte lungimiranti, quali ad esempio, oltre a quelle già citate?
Innanzitutto, un’informazione indipendente, che in Italia non esiste perché tutto viene propagandato solo da chi vende, quindi è l’industria dei farmaci, è l’industria degli indicatori diagnostici, è l’industria che si occupa dei fattori riabilitativi, che fa propaganda di tutto, che informa i medici e che spesso paga i congressi o le società scientifiche, che poi esprimono la linea guida. Manchiamo di una informazione indipendente, che tuttavia ha bisogno di fondi e di controlli sulla pubblicità, cosa che oggi non si fa. E poi c’è la ricerca indipendente. Oggi la maggior parte della ricerca è fatta dall’industria la quale persegue il profitto, quindi fa ricerca con quell’obiettivo. Manca la ricerca indipendente. Per esempio, chi studia le malattie rare? Sono 7000, riguardano due milioni di persone. Nessuno le studia, perché? Perché non danno profitto, sono rare. Quindi questo fa sì che molte malattie rimangono senza ricerca. L’Italia è uno dei paesi che ha meno ricercatori fra i paesi europei e che spende meno della media europea. Per fare un esempio se spendessimo quello che spende la Francia per ricerca, dovremmo spendere 22 miliardi di euro in più ogni anno. Invece i governi, tutti in generale, hanno sempre considerato la ricerca una spesa, mentre essa è un investimento per la salute, è un investimento per l’economia, è un investimento per lo sviluppo di un paese.
- Pandemie e “memoria corta”. Cosa si è dimenticato o non è stato fatto in modo adeguato in quello che abbiamo vissuto negli anni recenti?
Come dicevo è mancata una corretta informazione, anzi è mancata proprio l’informazione, abbiamo avuto solo annunci, senza spiegazioni. E senza le spiegazioni naturalmente gli stessi ricercatori, che non erano abituati alla comunicazione, i cosiddetti virologi, hanno fatto confusione, perché non sono stati capaci di spiegare quello che volevano dire. La comunicazione è importante in quanto influisce su ciò che l’opinione pubblica recepisce. Faccio sempre un esempio: la questione dei vaccini per il Covid. C’era chi diceva: “farò il vaccino quando avrò visto la documentazione”, oppure: “non farò il vaccino fin quando non avrò visto la documentazione”. Essenzialmente dicono la stessa cosa, ma una affermazione è percepita in modo positivo, mentre l’altra in modo negativo. Questo crea confusione. E poi c’è il fatto che non abbiamo imparato, cioè qual è stato il problema principale che abbiamo avuto? Principalmente quello di non avere luoghi in cui accogliere gli ammalati di Covid19 e quindi sono stati utilizzati gli ospedali, ma in questo modo gli ospedali non sono stati disponibili per i malati più gravi. Abbiamo avuto 400mila interventi chirurgici non effettuati perché non potevano andare in ospedale, un milione e mezzo di screening in meno. Qualcosa come milleduecento trapianti di organo in meno. Tante morti si sarebbero potute evitare. Non abbiamo imparato perché ancora oggi non abbiamo realizzato delle strutture extra ospedaliere per avere in futuro stanze e apparecchiature utili ad affrontare eventuali nuove pandemie. Basti pensare, ad esempio, all’organizzazione militare: l’Esercito dispone di caserme, corazzate, aerei, missili, disponibili anche se non utilizzati, ma pronti nell’eventualità di aggressioni. Dovremmo avere lo stesso atteggiamento per quanto riguarda le pandemie.
- Dal suo vissuto nell’infanzia segnata dalla guerra, inserisce i conflitti, tra le “patologie sociali” che influiscono pesantemente non solo sulla salute fisica. Ha sottolineato come il mondo sia prontissimo a investire miliardi in armi, ma resti impreparato e “disarmato” di fronte a minacce globali come nuove pandemie o virus. Guerre silenziose che non ricevono altrettanta attenzione e investimenti…
Si tratta di una “rivoluzione culturale”, che andrebbe fatta nelle scuole. Noi non abbiamo come Servizio sanitario nazionale una scuola superiore di sanità. Cioè, dove formiamo i nostri dirigenti? Spesso incarichi dettati dalla politica, a volte persone poco competenti o competenti in altri settori del management, quindi non formati specificatamente per la Sanità. Di conseguenza mancanti sull’importanza della prevenzione. Poi manca completamente la cultura della Salute nelle scuole. Spesso parlando con studenti, liceali, chiedo: se volete sapere se qualcosa fa bene o fa male, a chi lo chiedete? Non è che potete chiedere alla filosofia, greco o latino, cosa fa bene o fa male Lo dovete chiedere alla scienza”, ma la scienza non c’è nella scuola. Non si insegna cos’è la salute, o a capire se qualcosa è attivo o no, se è tossico o no, quali sono le prove, gli esperimenti, gli studi necessari. Da vent’anni ripeto che basterebbe un’ora alla settimana, in ogni classe, dedicata alla salute. Naturalmente fatta da persone preparate proprio su questi argomenti e non lasciata ad insegnanti di buona volontà.
- Si definisce cattolico, per formazione, ma non ha mai visto conflitti tra scienza e fede, citando figure come fratel Carlo Carretto e don Arturo Paoli tra i suoi principali riferimenti religiosi, qual è il suo rapporto con la Fede?
Sono cresciuto all’oratorio, ho fatto catechismo, e ho lavorato molto con persone come Fratel Carretto, sin dal 1948, quando alle elezioni c’era sempre l’incubo della presenza del comunismo. Ho fatto molte conferenze in giro per l’Italia. Sono convinto che scienza e religione hanno conoscenze e metodi di conoscenza che non sono conciliabili fra di loro, perché la scienza richiede le prove e invece la fede o c’è o non c’è, non chiede prove. Tuttavia, sia la Scienza che la Religione si occupano di lenire la sofferenza. La religione è stata la prima a organizzare ospedali, eccetera. La scienza si occupa di curare le malattie. Papa Francesco aveva più volte richiamato all’importanza di preservare il pianeta come Creato, la scienza si occupa di preservare il pianeta per permettere una migliore durata di vita alla popolazione. Quindi scienza e fede, scienza e religione possono lavorare sinergicamente, perché hanno gli stessi obiettivi, che in fondo sono quelli che ci dovrebbero unire e sono riassunti in quello che è il principale manifesto evangelico, cioè “amerai il prossimo tuo come te stesso”.
di Mira Carpineta
immagine di copertina : Andy Warhol – Superman
si ringrazia la testata Italianitalianinelmondo.com titolare dell’esclusiva

[1] Silvio Garattini è nato a Bergamo (Italia) il 12 novembre 1928. Diploma in Chimica. Laurea in Medicina. Docente di Chemioterapia e Farmacologia. Assistente poi Professore Associato presso l’Istituto di Farmacologia dell’Università di Milano fino al 1962. Fondatore nel 1963 e direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. È membro del Gruppo 2003 (un gruppo che riunisce gli scienziati italiani più citati nella letteratura scientifica internazionale). Le pubblicazioni di Garattini in italiano e in inglese su riviste scientifiche internazionali e testi di farmacologia ammontano a centinaia. Fondatore dell’Organizzazione Europea per la Ricerca e il Trattamento del Cancro (EORTC). Membro di diverse organizzazioni, tra cui: il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) – Commissione Biologia e Medicina; il Consiglio Nazionale della Sanità, il Comitato per la Politica della Ricerca Italiana, istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri; Commissione Unica del Farmaco (CUF) del Ministero della Salute.Presidente della V sezione del Consiglio Superiore di Sanità; Presidente della Commissione Ricerca e Sviluppo dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA); Presidente della Fondazione Angelo e Angela Valenti e della Fondazione “Via di Natale”; Presidente della Commissione Tecnica per l’Assistenza Farmaceutica della Regione Autonoma della Sardegna; Membro del Comitato Strategico per il Welfare della Regione Lombardia. Membro del Comitato Nazionale di Bioetica.
[1] Istituto Mario Negri: Fondazione non profit di Milano, per la ricerca, la formazione e l’informazione sulle scienze biomediche. La costituzione dell’istituto, avvenuta nel 1963, fu resa possibile da un apposito lascito testamentario del filantropo milanese Mario Negri e dall’attività del fondatore e primo direttore Silvio Garattini. L’Istituto Mario Negri, ente morale senza scopo di lucro nato nel 1961, opera nel campo della ricerca biomedica al servizio della salute pubblica. Indipendente rispetto a interessi commerciali, partiti politici, credo religiosi, sceglie di non brevettare le proprie scoperte. L’Istituto non brevetta le proprie scoperte, mantenendo totale indipendenza dall’Industria, dallo Stato, dall’Università, dalla politica, dalla finanza e dalle ideologie religiose. Ricerche e scoperte sono messe gratuitamente a disposizione di tutti, comunità scientifica e pazienti, garantendo la massima collaborazione senza dover sottostare a confidenzialità e segretezza dei dati. L’Istituto non ha mai derogato ai principi fondanti di “servizio nell’interesse pubblico”: condivisione e accessibilità alla ricerca scientifica e gestione trasparente della proprietà intellettuale delle proprie scoperte


