LA QUERCIA E IL BIANCOSPINO versi di Anna Manna – Commento di Fausta G. Le Piane

La quercia muta

bisbiglia appena la sua esistenza,

nel cavo della sua presenza

s’apre una ferita

un lungo fiume di linfa cristallizzata

che scorre ed è ferma,

nello scorrere del tempo

palpita ancora la vita

in quel dolore ormai sedato?

Ci sono ancora sogni

tra il fogliame che sembra immobile

nei freddi inverni del bosco a Monteluco?​

Poi d’improvviso

piccoli fiori bianchi

sui rami di cartapesta

del cespuglio.

La natura ha scelto di risogere

nell’angolo più buio

nello spazio più umile

per lanciare sfide immacolate

per sfuggire alla morte.

La quercia resta muta

ma al mattino

pigola un passero solitario

tra le foglie

 

(pubblicato su Ebbrezze d’amore – Nemapress. 2019)

 

Immagine: Daniela Fabrizi – Biancospino

 

Commento di Fausta Genziana Le Piane

(critica letteraria, poetessa, direttrice rivista Kennavo’)

La forza e la bellezza 

 La lirica di Anna Manna intitolata La quercia e il biancospino, tratta dalla raccolta Le poesie di Monteluco, Nemapress edizioni, è pervasa da un profondo senso e sentimento della natura e, in questo caso in particolare, del bosco visto nel suo eterno rinnovamento (La quercia mutaPoi d’improvviso / Piccoli fiori bianchi (…); La natura ha scelto di risorgere (…), ecc.). Il bosco è senz’altro quello di Monteluco ma c’è dell’altro.
La poesia è divisa in due parti: la prima termina con un interrogativo: ci sono ancora sogni nei freddi inverni di Monteluco? La seconda si apre con un brusco cambio di situazione: Poi d’improvviso
Ma in entrambe queste due sezioni domina la quercia muta (la quercia muta bisbiglia all’inizio e, alla fine, la quercia resta muta). Questo albero è umanizzato: non solo la poetessa s’indentifica con la quercia che è ferita, bisbiglia, soffre come lei, ma il bosco rappresenta l’inconscio di Anna che vuole uscire dal buio e arrivare alla luce della consapevolezza. Vuole rinascere. Albero sacro in numerose tradizioni, la quercia è investita dei privilegi della divinità suprema del cielo, senza dubbio perché attira il fulmine e simboleggia la maestà. Ma qui è ferita, c’è un lungo fiume di linfa cristallizzata che la percorre, tuttavia è pronta a rinascere (La natura ha scelto di risorgere) come Anna e ad ospitare un passero solitario di leopardiana memoria! Sì, perché la quercia, questo albero saggio, accoglie, è ospitale, protegge – anche Anna, ritrova la sua forza perché è essa stessa sinonimo di forza. È l’impressione che dà l’albero in età adulta. D’altronde, quercia e forza si esprimono in latino con lo stesso termine ROBUR, che simboleggia sia la forza morale che quella fisica. La natura è eterna e Anna come lei vuole sfuggire alla morte tramite la sua arte.
Accanto alla quercia così massiccia, grande e alta, ecco il biancospino, un arbusto, un piccolo albero molto ramificato, contorto e spinoso con bellissimi fiori bianchi: che queste due piante rappresentino due diverse anime della poetessa? La forza e la bellezza? Il biancospino guarda caso è da sempre conosciuto come la pianta del cuore. Le foglie e i fiori contengono una miscela di diversi flavonoidi, potenti antiossidanti e “spazzini” dei radicali liberi, utili nella prevenzione di malattie cardiovascolari e per combattere il colesterolo! Ma no…è la pianta del cuore della poetessa che palpita si emoziona, vive!