Oggi alle 20,30, a reti unificate, il messaggio di fine anno di 15 minuti dal Colle
Un anno fa, chiudendo l’ultimo discorso del 2024 pronunciato nella Sala del Lucernaio, Sergio Mattarella disse agli italiani «la speranza siamo noi, il nostro impegno, la nostra libertà, le nostre scelte». Da quel concetto, declinato questa volta con lo sguardo rivolto ai giovani, il capo dello Stato ripartirà in diretta tv alle 20.30 di stasera, parlando in piedi a reti unificate dallo Studio alla Vetrata del Quirinale.
L’undicesimo messaggio di fine anno del presidente della Repubblica, eletto per la prima volta nel 2015, durerà 15 minuti e, più che tracciare un bilancio dell’anno travagliato che si chiude, disegnerà un orizzonte per quello che si apre. L’auspicio della pace, prima di tutto. Che sia giusta e non imposta per l’Ucraina aggredita dalla Russia di Putin e che sia vera e stabile per il popolo di Gaza, per Israele e per l’intero Medio Oriente. Bilanciando postura istituzionale e tono familiare, Mattarella volerà alto. E solo per brevi cenni rilancerà gli appelli e gli allarmi che gli abbiamo sentito rivolgere ai leader del mondo in questo anno intenso e difficile, in cui mai si è risparmiato, prova ne sia un’agenda fitta come mai prima in Italia e all’estero.
Quanto sia preoccupato per i conflitti in corso, per l’ordine internazionale «che vacilla», per i dazi di Trump, per la crisi del multilateralismo, per l’Europa sotto attacco e per le autocrazie che fanno a pezzi le regole e conquistano spazi e potere, lo ha fatto capire in ogni pubblico intervento. Ma poiché i discorsi agli ambasciatori, quello alle alte cariche dello Stato e l’ultimo che pronuncerà stasera sono per lui un corpo unico, si limiterà a sfiorare i principali nodi della politica estera.
Non è stato un anno facile nemmeno sul piano interno, basti ricordare le tensioni con Palazzo Chigi sul fantomatico «golpe» del Quirinale e le incomprensioni con pezzi di sinistra per l’appello ai naviganti della Flotilla. Ma sono questioni passate, che Mattarella si è lasciato alle spalle. Questa sera, più che ai politici, parlerà ai cittadini.
Il tradizionale discorso che precede veglione e spumante è un momento di riflessione collettiva e Mattarella vuole accendere luci di speranza e fiducia. Porrà l’accento sul tema della coesione sociale, spronerà le istituzioni a unire il Paese, i cittadini a fare la propria parte per garantire la tenuta della società e i giovani a «prendere in mano il proprio destino». Due le bussole: la Costituzione e gli 80 anni della Repubblica, che cadono nel 2026.
Nelle prime bozze del testo, che il capo dello Stato limerà personalmente fino all’ultimo momento, non c’era alcun riferimento alla riforma della giustizia che fa litigare governo e opposizioni. Se dunque il referendum sulla separazione delle carriere resterà fuori dal discorso, Mattarella ricorderà quello che il 2 giugno del 1946 archiviò la monarchia e sancì la scelta repubblicana. Quei valori meritano ancora di essere onorati perché sono il fondamento della nostra democrazia: il lavoro, il giusto salario, il rispetto dei diritti umani e della dignità di ciascuno, l’uguaglianza, l’accoglienza, la solidarietà, la tutela dei più fragili, la sanità pubblica.
Ma perché una democrazia sia forte e non «a bassa intensità», occorre che gli italiani vadano alle urne e Mattarella non si stancherà di incalzare la classe politica perché affronti il problema. Prima degli auguri, difficile che non affiori l’angoscia del presidente per le condizioni inadeguate di tante strutture di detenzione e il dolore per la tragedia infinita dei migranti, che muoiono in mare nel tentativo di approdare sulle nostre coste.
di Monica Guerzoni da https://www.corriere.it/politica/


