STAMINA

I Miglioramenti di Federico Mezzina

STAMINA: TESTIMONIANZE

STAMINA_MIGLIORAMENTIFederico è affetto dal Morbo di Krabbe, una rara, spesso fatale, malattia degenerativa che affligge la guaina mielinicadegli assoni del sistema nervoso centrale. Il piccolo a gennaio 2013, secondo la relazione dell'ASUR - Area vasta n. 1 della medicina riabilitativa della Regione Marche, "presentava paraparesi spastica associata a ipertonia del tronco e del capo, clono ad entrambi gli arti inferiori e ipertono spastico bilaterale". Tra febbraio e marzo ha avuto un peggioramento delle  condizioni con "perdita totale di tenuta del capo" e con problemi di "deglutizione e anteposizione della lingua". Il 21 marzo Federico veniva sottoposto ad una prima infusione di staminali con il metodo Staminapresso gli Spedali di Brescia. La dottoressa Monica Ghetti, in una relazione di fine marzo, scriveva:"riscontravo in Federico i primi segni di un decisivo miglioramento nella respirazione" con "l'occhio che diventa più vigile" cominciando a seguire immagini esterne. Il 29 aprile Federico veniva sottoposto ad una seconda infusione di staminali. "Da circa metà maggio - si legge nella cartella clinica - l'ipertono agli arti inferiori è decisamente diminuito, gli arti superiori, le mani in particolare, mostrano piccoli cenni di movimento e fl essione attiva del gomito destro". Ancora:"l'evacuazione è divenuta regolare e spontanea. Il sonno è cambiato. Ora riesce a dormire da solo. La condizione fisica del bambino sta migliorando in modo lento ma continuo".

(PrimaPagina ed Gennaio 2014)


In coma dalla nascita, SMERALDA CAMIOLO

STAMINA: TESTIMONIANZE

stamina smeralda camioloSmeralda è in coma dalla nascita a causa di una asfi ssia ipossico-ischemica provocata da alcune complicazioni durante il parto. La piccola, da quando è nata, ha sempre vissuto presso l'unità operativa di Rianimazione pediatrica del Garibaldi Nesima di Catania. Giuseppe Camiolo, il papà di Smeralda racconta in conferenza stampa: "Contatto Stamina e 24 ore dopo mi risponde Vannoni. Non mi chiede soldi e non mi promette nulla". Quindi aggiunge:"A Smeralda, durante il parto, le hanno raso al suolo il cervello vicina alla morte cerebrale. Dopo due infusioni le cartelle dicono che 'Smeralda possiede attività respiratoria valida che si protrae fino alle dodici ore'. In realtà - aggiunge Giuseppe - vi racconto un segreto: Smeralda è arrivata fi no a 72 ore senza respiratore artifi ciale".

(PrimaPagina ed Gennaio 2014)


STAMINA: IL PROGETTO NOEMI

stamina noemiL'associazione "Progetto Noemi" Onlus nasce per iniziativa di papà Andrea e mamma Tahereh, di Guardiagrele(CH), genitori della piccola Noemi, affetta da SMA1 (Atrofia Muscolare Spinale di tipo1) allo scopo di sensibilizzare e aumentare la conoscenza della SMA (Atrofia Muscolare Spinale), sostenere la ricerca scientifica, perché "malgrado le cause siano ormai chiare – sostiene Andrea Sciarretta - sulle malattie rare si investe poco perchè i numeri relativi ai pazienti non sono giudicati remunerativi". Dopo il via libera da parte dei giudici de L'Aquila al metodo Stamina, arrivato l'11 dicembre 2013, ora la piccola è in attesa che gli Spedali civili di Brescia la chiamino per effettuare le prime infusioni di staminali, ma nonostante le ordinanze dei giudici, le liste d'attesa sono bloccate e centinaia di persone rischiano di morire. Sciarretta in occasione di un incontro privato, tenutosi nella direzione generale dell'ospedale civile di Chieti, ha chiesto al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, di incontrare i medici, i pediatri e i neurologi che hanno in cura i piccoli affetti da Sma e da altre gravi patologie. "Attualmente – si legge sul sito dell'associazione - questi medici sono gli unici ad avere le prove tangibili del miglioramento di molti dei piccoli pazienti" . L'ha poi invitata a toccare con mano la realtà dei bambini malati,"spogliandosi della sua carica istituzionale e constantando personalmente i miglioramenti che tanti studiosi e scienziati, in Italia, si rifiutano di accettare". Per accelerare i tempi Andrea ha fornito personalmente i contatti di due medici: quello del dottor Marcello Villanova, neurologo e massimo esperto di Sma in Italia, che valuta i bimbi che si sono sottoposti alle infusioni di staminali (come il piccolo Sebastian e Celeste affetti entrambi da Sma 1) e quello della dottoressa Imma Florio, pediatra esperta in leucodistrofia metacromatica, che valuta e segue la piccola Sofi a. Attualmente – è riportato sempre sul sito- Il Tar del Lazio ha sospeso il decreto di nomina della Commissione del Ministero della Salute che ha bocciato il 'metodo Stamina'. Di conseguenza è sospeso anche il parere contrario alla sperimentazione. Nella loro ordinanza, i giudici amministrativi (che hanno fissato l'11 giugno l'udienza di merito) hanno anche fatto una sorta di invito al Ministero della Salute ad effettuare un'istruttoria approfondita sul tema del 'metodo Stamina'. Secondo il Tar "Il Comitato avrebbe dovuto esaminare le cartelle cliniche dei pazienti che erano stati sottoposti alla cura con la stamina presso l'Ospedale civile di Brescia. Dai certificati medici non risulta che questi pazienti abbiano subito effetti negativi collaterali". Inoltre per il Tar "la decisione di iniziare o meno la sperimentazione avrebbe richiesto certamente un maggiore approfondimento perché solo un'approfondita istruttoria in contraddittorio con chi afferma che il metodo non produce effetti negativi collaterali, potrà, ove a conclusione dei lavori si arrivasse a confermare il parere contrario all'inizio della sperimentazione, convincere anche i malati con patologie dall'esito certamente infausto, e che su tale metodo hanno riposto le ultime speranze, che il rimedio stesso non è almeno allo stato effettivamente praticabile", precisano riconoscendo "la giusta preoccupazione del Ministero della Salute e della Comunità scientifica affinchè non siano autorizzate procedure che creino solo illusioni di guarigione o di un miglioramento del tipo di vita e che si dimostrino invece nella pratica inutili o addirittura dannose".

(PrimaPagina ed Gennaio 2014)

STAMINA: LUCI E OMBRE DELLA SPERANZA

staminaLa vicenda Stamina, come già il metodo "Di Bella" a suo tempo, sta dividendo di nuovo l'opinione pubblica e non solo. Da un lato le famiglie con il loro carico di dolore e speranza che denunciano l'abbandono da parte dello stato e della medicina ufficiale di coloro che, soffrendo di malattie cosiddette "rare", non rappresentano numeri suffi cienti per giustifi care investimenti e impegnare risorse, già così scarse anche per lo studio di patologie più comuni. Dall'altra il mondo scientifi co che trova nel metodo STAMINA troppi dubbi e inadempienze ai necessari protocolli. Non è facile capire quale e dove sia la verità, sospesi come siamo tra disposizioni giudiziarie avallate da documenti e la nostra umana natura, che ci fa condividere la pena e la lotta di tanti piccoli malati e delle loro famiglie. Non si può negare la speranza. Così la decisione della nostra giunta regionale e della magistratura abruzzese di obbligare i medici a somministrare questa "cura" miracolosa e compassionevole a una bambina di Guardiagrele si aggiunge al dibattito attorno alla vicenda per la quale numerose sono state le manifestazioni organizzate dalle associazioni pro-Stamina con forme di protesta anche estreme . L'esplosione mediatica del caso Stamina , a cui sono seguiti la nascita di associazioni e l'interessamento della politica fi no alla discussione in Parlamento, si deve in gran parte ai numerosi servizi che la trasmissione Le Iene ha dedicato alla vicenda. In questi servizi l'inviato Giulio Golia ha incontrato le famiglie di alcuni bambini affetti da gravi patologie, spiegando come si stessero impegnando per accedere alla "cura" Stamina, defi nita come l'unica e ultima speranza. Ma prima di entrare nel merito delle contrapposte posizioni qualche domanda occorre porsela. Perché lo Stato vieta l'uso del metodo Stamina, come a suo tempo fece con il metodo Di Bella prima di approvarlo secondo i suoi protocolli? Forse perché lo Stato nell'adozione di un nuovo farmaco, deve seguire un protocollo scientifi co. Non per partito preso: semplicemente perché si è dimostrato il metodo più effi cace per individuare i farmaci in grado di curare le malattie. Perché la gente non accetta questo processo di sperimentazione e pensa invece che vi siano i complotti delle multinazionali del farmaco che vogliono impedire che il metodo Stamina venga diffuso? A prescindere dal discorso emotivo dei parenti dei malati c'è anche una motivazione più sociale. Secondo Karl Popper, nella sua "teoria sociale della cospirazione... è l'opinione secondo cui tutto quel che accade nella società è il risultato di un preciso proposito perseguito da alcuni individui, o gruppi potenti. Quest'opinione è assai diffusa, anche se si tratta, in certo senso, indubbiamente, di una specie di superstizione primitiva... è, nella sua forma moderna, il tipico risultato della secolarizzazione delle superstizioni religiose." In altre parole, prima si immaginava che tutto ciò che accadeva nel mondo, accadeva per volontà di qualche Dio. Ora che a Dio nessuno più ci pensa (chi più consciamente, chi meno) è rimasto un vuoto che di volta in volta facciamo occupare a qualcuno (politici, un gruppo fi nanziario, gli ebrei di Hitler, le case farmaceutiche) che muove le fi la del discorso a nostra insaputa. Infi ne non si può tacere dell'imbarazzante atteggiamento dei nostri politici che, nella scorsa estate, con soli quattro astenuti e un contrario, hanno votato affinché il metodo Stamina fosse sperimentato, per "accondiscendere all'opinione pubblica". Senza entrare nel merito della questione l'inquietudine è data dal fatto che decisioni così importanti per le vite delle persone siano prese sull'onda emotiva e non per livello culturale o conoscenze tecniche, se non delle materie almeno dei protocolli( di cui tra l'altro sono loro stessi responsabili). Questo purtroppo la dice lunga sulle competenze, conoscenze e preparazione dei nostri massimi decisori. 

(PrimaPagina ed Gennaio 2014)

STAMINA: LA VICENDA E I PROTAGONISTI

Davide VannoniDavide Vannoni, 40 anni, è un docente di Psicologia all'Università di Udine. Ha una laurea in Lettere e dirige una piccola società di comunicazione, la Cognition, consede in via Giolitti a Torino. La Cognition svolge indagini di mercato attraverso un piccolo call center e riceve, per questo, fondi anche dalla Regione Piemonte. Vannoni soffre dal 2004 di una emiparesi facciale, forse causata da un Herpes virus. Si sottopone a numerose visite mediche, in tutta Italia, ma non riesce a risolvere il suo problema. Poi si imbatte in una ricerca, pubblicata nel 2003, di un gruppo di studiosi russi e ucraini, tra cui Elena Schegelskaya, biologa di origine russa della Università Medica Nazionale di Kharkov, in Ucraina. Questo studio ha come oggetto un particolare tipo di cellule, le cellule mesenchimali dello stroma (tessuto connettivo) del midollo osseo. Le cellule mesenchimali (il mesenchima è un tessuto connettivo, di origine embrionale) sono cellule staminali multipotenti, in grado di differenziarsi, cioè trasformarsi, in alcuni tipi cellulari: cellule del tessuto osseo, delle cartilagini e del tessuto adiposo. Schegelskaya, insieme ai suoi colleghi, descrive un metodo per differenziare queste cellule in cellule del tessuto nervoso, attraverso l'impiego dell'acido retinoico. Esiste una vasta letteratura scientifica sulle cellule mesenchimali e il loro potenziale di differenziamento in cellule nervose o di altri tessuti, ma le evidenze sono ancora molto limitate e discusse, ancora di più lo sono le potenziali applicazioni cliniche. Ciò non ferma chi, in diversi paesi, le pubblicizza a scopo commerciale come cure miracolose per numerose malattie; una pratica che spesso sfrutta anche la mancanza di regolamentazione. Vannoni fa le valige e parte per Kharkov. Le circostanze non sono chiare. Sembra, comunque, che a Kharkov Vannoni si sottoponga a un trattamento per la cura della paresi facciale. L'intervento dovrebbe essere consistito in un'iniezione di cellule mesenchimali del midollo osseo preparate secondo il protocollo del gruppo della Schegelskaya. Nei giorni successivi il trattamento Vannoni nota dei miglioramenti. Non abbiamo riscontri clinici, solo testimonianze (peraltro dubbiose); difficile fare un confronto tra prima e dopo, forse col tempo si è verificata una regressione spontanea. Vannoni tuttavia non ha dubbi: la cura funziona e bisogna portarla in Italia. Convince la Schegelskaya e il collega russo Vyacheslaw Klymenko a venire con lui. Inizia l'avventura Stamina. Al suo rientro a Torino Vannoni acquista alcune attrezzature e le sistema nel sottoscala della Cognition, dove allestisce un laboratorio per la conservazione e la preparazione di cellule staminali. Qui iniziano a lavorare i due ricercatori russi, mentre nel frattempo Vannoni recluta altri collaboratori: medici, infermieri, una biologa. Va in cerca di denaro, non solo presso banche. Grazie ai passati rapporti con la Regione Piemonte ottiene uno stanziamento di 500 mila euro (che però non vedrà mai) per una «attività promozionale per la conoscenza delle cellule staminali», uno di quei lavori di comunicazione e marketing che svolge la sua Cognition. Il nome di Vannoni inzia a farsi conoscere, anche grazie ad alcuni depliant inviati a scopo pubblicitario. In uno di questi, distribuito a famiglie di paraplegici, si parla di «recuperi dal 70 al 100%». Si appoggia a una clinica privata di Carmagnola e a un centro a San Marino che sembra un centro estetico, invece di una clinica medica. "Istituto di bellezza" è scritto su una carta intestata per un bonifico, come testimonierà poi la figlia di uno dei malati trattati da Vannoni. Già, i bonifici. Perché, nonostante ciò che ha sempre sostenuto Vannoni, ovvero di volere «curare gratis», nelle sue mani iniziano a girare versamenti da 4.000 a 55 mila euro. Naturalmente in anticipo, ovvero «sulla promessa di effetti terapeutici». A San Marino, associata al nome di Vannoni, è poi individuata anche una Rewind Biotech srl, una banca di cellule staminali. Nel 2009 Vannoni fonda la Stamina Foundation, il brand con cui diventerà celebre. Sindrome di Kennedy, morbo di Parkinson, atrofia muscolare spinale, sclerosi laterale amiotrofica, tetraplegie, ictus, leucodistrofia metacromatica sono alcune delle patologie che sostiene di curare con successo. Vannoni non si sposta solo da Torino a San Marino: recluta personale anche in altre città. Arriva fino a Trieste, all'ospedale pediatrico Burlo Garofolo, dove lavora Marino Andolina*, che diventerà uno dei più stretti collaboratori di Vannoni e sua spalla quando esploderà il caso mediatico. Con il Burlo Garofolo Vannoni riesce a stipulare una convenzione per l'esecuzione di ricerche di laboratorio, ma senza alcuna appllicazione clinica. Riesce comunque a portare ad Andolina diversi pazienti da trattare, anche di domenica, all'interno delle strutture dell'ospedale. Intanto, a Torino, gli impiegati della Cognition, diventata ormai sede e centro operativo di Stamina, vedono passare nei loro uffici malati accompagnati dai loro parenti e iniziano a domandarsi che cosa succeda. Ai pazienti Vannoni fa vedere un video, dove appare una persona dapprima immobilizzata su una sedia a rotelle, poi in piedi e capace di ballare. A uno di loro, un malato di Parkinson, promette: «Vedrà, anche lei tornerà a fare queste cose. Potrà rimettersi a correre». Qualcuno minaccia denunce, un dipendente fa trapelare qualcosa all'esterno, la voce arriva fino in Regione: è ancora solo un sospetto, sufficiente però a bloccare qualsiasi promessa di finanziamento alla Cognition. Vannoni non si fa scoraggiare, nemmeno dalla mancanza di denaro. Riuscirà, in seguito, a farsi dare 450 mila euro dalla Medestea, una azienda farmaceutica, già finita sotto inchiesta, i cui prodotti vanno dai cosmetici fino a terapie (non validate) con cellule staminali, in diversi paesi. La Medestea sembra essere, tuttora, il partner commerciale principale di Vannoni e di Stamina. Ma non tutto fila liscio. Un impiegato di Cognition, forse lo stesso che aveva fatto arrivare la voce in Regione, deposita un esposto in Procura. Testimonianze arrivano ai giornali. Sono ormai decine, dal 2007 al 2009, i pazienti trattati da Vannoni e collaboratori. Sul Corriere della Sera si racconta di un neurologo che consiglia, per un paziente colpito da ictus, una terapia con cellule staminali mesenchimali. Dà un numero di telefono e un nome: Davide Vannoni. La procura della Repubblica di Torino apre un'indagine e la affida al giudice Raffaele Guariniello. I Carabinieri dei NAS perquisiscono i locali della sede di Cognition e scoprono il laboratorio clandestino. Si indaga anche su ciò che accade a San Marino e si raccolgono le testimonianze dei pazienti sulle terapie e le ingenti somme di denaro pretese. L'ipotesi di reato è "associazione per delinquere finalizzata alla truffa e alla somministrazione di medicinali guasti". Sono indagate sedici persone, tra cui lo stesso Vannoni e alcuni medici. Nel frattempo, i due ricercatori russi se ne tornano in Ucraina. L'inchiesta si concluderà, nell'agosto del 2012, con una richiesta di rinvio a giudizio per tutti gli indagati, compreso Vannoni. La storia di Stamina sembrerebbe dover terminare così, come la storia di un fatto di cronaca, un inganno smascherato e destinato a concludersi nelle aule di un tribunale. Ma non sarà così. Le denunce dei pazienti e le indagini della procura di Torino non basteranno a mettere la parola fine alla vicenda. Nonostantele inchieste – giornalistiche e giudiziarie – che hanno svelato il sistema Stamina, Vannoni riesce ancora a far somministrare la cura all'interno di un ospedale. Non in una sconosciuta clinica privata o in un centro estetico, ma all'interno di un ospedale del sistema sanitario della Regione Lombardia, l'Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia, il «secondo miglior ospedale italiano», con cui il 28 settembre 2011 Vannoni sottoscrive un accordo di collaborazione. È questo uno degli aspetti più inquietanti del caso Stamina. Un trattamento senza sufficienti evidenze scientifiche e sperimentazione clinica controllata, privo di qualsiasi autorizzazione, oggetto di un'indagine giudiziaria per associazione a delinquere, riesce a essere oggetto di una convenzione che coinvolge un ospedale pubblico. Come si sia arrivati a tanto è una domanda che si porranno sia il Ministero della Salute che l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).

(PrimaPagina ed Gennaio 2014)

STAMINA: IL DOTTOR MARINO ANDOLINA

MARINO ANDOLINAE' un pediatra-immunologo di 67 anni, sposato e con tre figli, fino al 2011 direttore del Dipartimento trapianti dell'ospedale Burlo Garofalo, di Trieste. È anche un medico volontario in zone di guerra e disastri naturali. Ma soprattutto il suo curriculum racconta che è stato il primo pediatra italiano ad eseguire trapianti di midollo, nel 1984; per primo al mondo ha curato una malattia genetica (Niemann Pick B) con staminali da placenta, nel 1986; ha insegnato a fare i primi trapianti a Pavia, Genova, Samara, Belgrado e Baghdad; nei primi anni '90 ha iniziato a trattare leucodistrofie con cellule da sangue periferico per via lombare. Insieme a Davide Vannoni ha provato le staminali mesenchimali su se stesso e, sostiene, con buoni risultati. "Io non faccio ad altri quello che non farei a me stesso. Mi sono iniettato le mie stesse cellule staminali, prelevate nella clinica torinese "degli orrori". E dopo 20 giorni sono guarito da una malattia cronica che mi intristiva la vita". Andolina è sicuro: «Abbiamo l'evidenza - afferma - che nei prossimi anni almeno metà delle malattie di interesse sociale, autoimmuni come l'artrite, il Crohn, la celiachia, il lupus, il diabete giovanile, la sclerosi multipla eccetera, e genetiche come centinaia di malattie "rare", progressive e invalidanti, saranno curate con le staminali».

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STAMINA, POSIZIONI A CONFRONTO: SI!

STAMINA, FRONTE DEL SILa risoluzione del Consiglio Regionale Abruzzese:nella dichiarazione del presidente Gianni Chiodi "non muove da considerazioni scientifiche ovviamente, ma da un sentimento umano: nessuna persona al mondo deve essere privata della speranza». I parenti dei piccoli pazienti: Nel corso della conferenza stampa, tenutasi a Roma il 18 dicembre 2013 i genitori del bambini in cura con Stamina hanno mostrato alcuni video e alcuni documenti cartacei che dimostrerebbero i miglioramenti che la terapia avrebbe portato ai piccoli. Nelle immagini mostrate,  descritte dagli inviati dell'agenzia di stampa Adnkronos, i bambini Celeste e Sebastian riescono a muovere le gambe e a tener ferma la testa. Entrambi i bambini sono affetti da Sma e in cura con il metodo Stamina. Oltre ai video dei genitori dei bambini c'è anche quello realizzato dal neurologo Marcello Villanova, per documentare i progressi dovuti alla cura. Il neurologo Villanova, che lavora all'ospedale Nigrisoli di Bologna, ha affermato che il suo video "fa parte ormai dei protocolli". Nelle immagini, riportate dall'agenzia Adnkronos, sono stati mostrati gli arti del piccolo Sebastian che in seguito alla cura, iniziata lo scorso marzo, avrebbero ricevuto dei benefi ci, risultando "più reattivi" da ottobre. Il neurologo ha dichiarato che "nessuno ha visitato i bambini né verifi cato le loro condizioni, tan Le associazioni che difendono i malati gravissimi: sarebbero pronte a denunciare il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e il premier Enrico Letta per crimini contro l'umanità. Così un comunicato stampa del Movimento vite sospese. "L'accusa – si legge nella nota – prende il via da quanto è accaduto, e ancora sta accadendo, in Italia in merito alla vicenda Stamina". In particolare, le organizzazioni accusano che "in Italia sono oltre 25 mila i malati gravissimi in assenza di valide terapie farmacologiche, che aspirano alla terapia di cellule staminali mesenchimali trattate secondo il metodo della Stamina Foundation". Alle associazioni si aggiunge Sandro Biviano, portavoce dei malati che dal 23 luglio scorso presidiano notte e giorno piazza Montecitorio: "Per il ministro noi siamo morti che camminano, ormai non mi sorprende più nulla. Visto che non abbiamo avuto risposte neppure dal Papa, ci rivolgeremo alla Corte Europea dei Diritti umani di Strasburgo". 

(PrimaPagina ed Gennaio 2014)

STAMINA, POSIZIONI A CONFRONTO: NO!

staminaIl mondo scientifico: i ricercatori sostengono "che il metodo di preparazione delle cellule staminali di Vannoni" si baserebbe "su dati difettosi". L'Ufficio Brevetti degli Stati Uniti ha dato un parere negativo 'pre-finale' al brevetto di Vannoni, che consente la ripresentazione del dossier, anche se Vannoni non l'ha ancora ripresentato. Nel rigettosi nota che nell'applicazione non erano inclusi dettagli sufficienti sulla metodologia, che la differenziazione "delle cellule del midollo osseo in cellule nervose "è improbabile che si verifichi durante il tempo di incubazione molto breve descritto, e che la comparsa di cellule simil-nervose nella colturarischia di riflettere cambiamenti citotossici. Il blocco delle sperimentazioni è arrivato dopo una serie di stroncature a livello internazionale. Tra le voci critiche , anche quella di Shinya Yamanaka, premio Nobel per la medicina nel 2012 e presidente della Società internazionale per la ricerca sulle cellule staminali (Isscr): "In letteratura scientifica non c'èuna chiara evidenza che le staminali mesenchimali abbiano una qualche capacità di migliorare condizioni di tipo neurologico, né esiste un'evidenza convincente, ottenuta in trial clinici, che questo tipo di cellule possa offrire benefici a pazienti neurologici". Nature: documentazione fallace: "la terapia prevede l'estrazione di cellule dal midollo osseo dei pazienti, la loro manipolazione in vitro, e poi l'infusione negli stessi pazienti. Vannoni ha ripetutamente evitato di rivelare i dettagli del suo metodo al di là di quelli disponibili nella sua domanda di brevetto, che ha indicato come completata". La rivista scientifica Nature ha scoperto in maniera indipendente che "una microfotografia chiave presente in questa domanda di brevetto, raffigurante due cellule nervose che sembrano apparentemente differenziate dalle cellule stromali del midollo osseo, non è originale". Un esperto di cellule staminali contattato da Nature afferma che "la microfotografia mostrata nella figura 3 del brevetto di Vannoni è identica a quello della figura 2b di un documento di ricerca pubblicato nel 2003 da un team russo eucraino". "Elena Schegelskaya, biologo molecolare della Kharkov National Medical University e coautore del documento del 2003 – si legge nell'articolo on line – ha confermato a Nature che la fotografia" in questione "è stata prodotta dalla sua squadra. Lo studio della Schegelskaya puntava anch'esso a dimostrare la differenziazione di cellule del midollo osseo in cellule nervose. Ma mentre il metodo Vannoni dice che la trasformazione avviene incubando la coltura di cellule di midollo osseo per due ore in una soluzione a 18 micromolari di acido retinoico dissolto in etanolo, lo studio di Schegelskaya impiega soluzione di acido retinoico con solo un decimo di quella concentrazione e mette in incubazione le cellule per diversi giorni. Quindi – evidenzia l'articolo – immagini identiche rappresentano due differenti condizioni sperimentali. Schegelskaya sottolinea anche che la figura 4, una micrografia in bianco e nero, è identica a un'immagine a colori da lei pubblicata nel 2006 sull'Ukrainian Neurosurgical Journal". Insomma secondo la rivista il metodo, su cui si sono basate decine di famiglie che hanno manifestato anche in piazza perché i figli potessero accedere a terapie che sembrano migliorare le condizioni, sarebbe basato su un falso o quasi. Elena cattaneo ricercatrice e senatrice: "la Commissione Sanità ha preso l'iniziativa di un'indagine conoscitiva, che ora aspetta di essere approvata dal presidente Grasso. Occorre capire quali meccanismi di controllo sono saltati e puntellare meglio le istituzioni. Non possiamo rischiare che delle strategie, magari internazionali, pieghino il nostro governo a fare in Italia ciò che già si fa in Cina e Messico, dove le regole sono meno rigide e prodotti di non comprovata efficacia vengono pagati dal Sistema Sanitario Nazionale. Se l'operazione Stamina dovesse passare, la spesa pubblica toccherebbe i 4 miliardi di euro e il Sistema Sanitario Nazionale rischierebbe il default". Secondo la ricercatrice, "questi ciarlatani sanno che qualsiasi cosa iniettino, bene che vada viene disintegrata. E i giudici che autorizzano l'uso in un paziente di cellule provenienti da altri senza tenere conto del pericolo di rigetto dimostrano quanto spaventose siano le loro sentenze, che resteranno nella storia d'Italia per lo sfregio alla scienza, alla medicina, ai malati e all'intelligenza".

(PrimaPagina ed Gennaio 2014)