LA MOSSA DEL CAVALLO

A parte il risultato teramano, che merita un capitolo tutto suo,  l’ ennesima sberla inflitta al PD e quella che viene definita ( arbitrariamente ormai) la Sinistra italiana, finora sembra sia  stata elaborata solo dall’ex ministro Calenda. Diverse sue dichiarazioni, sia in tv che sui social hanno finalmente rivelato il perché il “re è nudo”.  Ma deve averlo capito anche Renzi visto il silenzio assordante dell’uomo più logorroico del Partito che è riuscito a farsi abbandonare anche nelle storiche roccaforti delle regioni “rosse” per antonomasia.

Da quel fatale 4 dicembre del referendum costituzionale, al 4 marzo delle politiche, il risultato di queste amministrative sembra essere il ko definitivo. Il condizionale è tuttavia d’obbligo.

Ora, dopo aver raccolto quel che rimane dei cocci di una politica vecchia e anacronistica, dovrebbe toccare ad altri istituti un rigoroso esame di coscienza. I sindacati, tutti, che in questi anni sono stati complici della depauperazione di diritti fondamentali , che hanno gettato il Paese nel precariato strutturale, togliendo a intere generazioni di giovani ogni opzione sul futuro. Una classe di politici che ha ignorato per anni le richieste incessanti di milioni di persone a cui la crisi economica (anche questa conseguenza di politiche scellerate basate solo sui profitti finanziari degli speculatori di professione) ha tolto tutto: lavoro, stipendi, case e a taluni anche la vita. Politiche economiche e burocrazie folli che hanno devastato interi territori.

Poi come spesso accade, piove sul bagnato e terremoti e altre calamità hanno dato il colpo di grazia. Anche in questo caso i politici, vecchi e “nuovi” non hanno saputo dare risposte efficaci e tempestive, lasciando la gente abbandonata all’immobilismo dettato da una giungla di leggi e regolamenti che hanno dato il colpo di grazia.  Evito a questo proposito l’intero capitolo Europa.

La logica conseguenza di un così duro e doloroso modo di vivere ( in cui chi avrebbe dovuto ascoltare, è stato capace solo di affollare salotti televisivi  con logorroici slogan) sono la rabbia e la fame. La rabbia per non vedere soluzioni certe e praticabili, e la fame, quella vera di milioni di poveri assoluti, mai così numerosi.

Così quando arriva qualcuno che raccoglie questi gridi, che parla in modo diretto proprio a quelle pance arrabbiate e affamate, chi si è reso responsabile di ciò dovrebbe avere il buon senso di fare un esame di coscienza, chiedersi dove e in che modo ha sbagliato.

Invece no, si continua a cercare “il colpevole” altrove, dappertutto all’infuori di sé.

E c’è anche chi, dal versante opposto, come succede a Teramo, dopo un quindicennio di spadroneggiamento assoluto, auto referenziato a tale punto da determinare prima l’ascesa di un sindaco e poi la sua destituzione, affida a face book il suo addio (temporaneo non temete)  alle scene politiche, con  enfasi drammatica, ricordando i suoi successi ma accuratamente tacendo le sue responsabilità .

Perché una città, sempre in controtendenza con le scelte nazionali, ha optato per la “mossa del cavallo” ribaltando al ballottaggio, un risultato che si dava già per acquisito?

non ha funzionato.  Al ballottaggio, dove non era più possibile contare e individuare gli elettori seggio per seggio, la maggioranza si è trasformata all’improvviso in minoranza schiacciante.

Anche a Teramo però , nessun esame di coscienza, la “colpa” è di chi non ha votato, di chi è andato al mare, di chi ha dimenticato il “sacrificio “ di una passione per il governo cittadino che durava 15 anni.

Nessuno si è assunto la responsabilità di aver contribuito all’impoverimento, la devastazione, la desertificazione di una città  a cui il terremoto ha inflitto solo il colpo di grazia. A due anni dal sisma, migliaia di persone sfollate, soprattutto dalle case Ater, la maggior parte delle quali, disagibili se non crollate, interi quartieri spopolati, compreso il centro storico. Quest’ultimo ucciso da scelte politiche suicide  che hanno portato alla morte di troppe attività commerciali. Strade sempre dissestate e mai o mal recuperate. 15 anni di richieste di aiuto, di interventi pratici e risolutivi ignorati, mentre il dibattito politico riguardava solo il balletto di poltrone e di nomine.

Progetti paralizzati da lotte continue sulle prerogative, consigli comunali con ordini del giorno deliranti di teorie gender o di fantomatiche cause contro governi europei , con il solo scopo di evitare discussioni scomode.

Teramo nel suo piccolo è lo specchio del macro sistema nazionale, dove destra e sinistra non sono più identificative di ideali o valori. Ciò che identifica una politica fallimentare da una vincente oggi è un unico fattore: l’ascolto e la risposta ai problemi reali della gente,  diritti fondamentali e non più eludibili come  casa, dignità,  salute, lavoro,studio, giovani, disoccupati, inoccupati, anziani, disabili. La vita reale insomma. 

La vittoria dei cosiddetti “populismi” nasce da questa fame. E da chi con la sua ottusa prosopopea l’ha provocata. Fatevene una ragione.

Mira Carpineta