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Domenica 7 luglio la S. Messa di Rai 1 in onda dalla Cattedrale di Teramo

Domenica 7 luglio la S. Messa di Rai 1 in onda dalla Cattedrale di Teramo

L'inizio della diretta alle 10:55. Don Giulio Marcone: "un’opportunità preziosa"

 

«È un’opportunità preziosa quella di ospitare le telecamere di Rai 1 in occasione della Messa nel Duomo di Teramo di questa domenica, perché attraverso il Servizio Pubblico, ogni settimana, il Vangelo entra nelle case di circa due milioni di italiani». Così il Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Teramo-Atri, don Giulio Marcone, annuncia la diretta di domenica prossima, 7 luglio 2019, della Celebrazione Eucaristica che sarà presieduta dal Vescovo Lorenzo Leuzzi.

La regia televisiva sarà a cura di Simone Chiappetta, con la storica voce narrante Rai di Orazio Coclite. L’animazione musicale della liturgia sarà affidata al Coro “Santa Cecilia” di Teramo diretto dal Maestro Maurizio Vaccarili, mentre il servizio liturgico verrà prestato dai seminaristi della diocesi aprutina.

Come da consuetudine, precederà la Santa Messa una breve cartolina di presentazione dei principali luoghi d’interesse artistico e storico della città di Teramo, realizzata dalla stessa troupe nelle scorse settimane.

Il collegamento avrà inizio alle 10.55 per terminare alle ore 11.50 e per esigenze televisive è consigliabile, per chi voglia seguire la funzione in chiesa, fare ingresso almeno quindici minuti prima dell’orario d’inizio della diretta. 

Don Giulio Marcone

A PESCOCOSTANZO LO STUDIO DEI PAESAGGI INSTABILI

Il comune di Pescocostanzo ospita dal 10 al 15 giugno 2019 un importante workshop organizzato dal Politecnico di Milano in collaborazione con le Università dell’Aquila e di Chieti su un argomento particolarmente importante per la nostra regione: la fragilità del territorio. “Paesaggi Instabili, esplorazioni del disegno urbano contemporaneo nelle aree interne”, questo il titolo del denso programma.

Il workshop, promosso dal Politecnico di Milano, sede Territoriale di Piacenza, DAStU e il Dipartimento d’Eccellenza Fragilità Territoriali 2018-2022 insieme all’UNICH e UNIVAQ, si aprirà lunedì 10/06 presso auditorium San Nicola, piazza Municipio, Pescocostanzo (AQ) alle ore  10.00,  e  si  concluderà  sabato  15.  L’iniziativa  prevede  nelle  giornate  dall’11  al    14 lectures nella forma di seminari aperti agli iscritti degli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri, tenute da numerosi profili accademici provenienti da saperi affini alla progettazione urbana.

Avviare una riflessione strategica sulle forme urbane, sul paesaggio, sullo spazio pubblico e quello produttivo nelle aree interne, offrendo ai partecipanti, studenti e professionisti, un osservatorio multidisciplinare e transcalare è l'obiettivo  che porterà a comporre al termine della settimana un documento-manifesto che sappia raccogliere le proposte sulle nuove dimensioni dell’abitare l'Appennino Centrale, a partire dalla specifica area degli Altipiani Maggiori d'Abruzzo. Verranno prese in esame delle aree di studio ricadenti nei comuni di Pescocostanzo e Rivisondoli che meglio rappresentano le componenti identitarie del paesaggio locale.

“L’iniziativa – spiegano i direttori Guya Bertelli, Sara Protasoni e Mario Morrica – chiama in causa diverse discipline indispensabili per affrontare alcune indiscutibili urgenze, quali la sicurezza dei territori, la sostenibilità delle trasformazioni che li investono, la salvaguardia della biodiversità, la difesa del suolo e dell’acqua; ricondotte alla sintesi di uno sguardo paesaggistico che si concentra sugli effetti morfologici, sulle forme e gli spazi delle trasformazioni fisiche. Si tratta di un’esperienza progettuale costruita sulla lettura dei segni fisici e relazionali del paesaggio e sull’ascolto dei soggetti partecipanti, in grado di stimolare gli aspetti cognitivi, espressivi e creativi dello studente che viene messo in contatto con i saperi esperti e i principali attori territoriali.”

I temi di indagine affrontano  la tutela e la valorizzazione dei sistemi urbani minori e dei paesaggi nei territori dell’Appennino Centrale. L’area campione di studio è la regione degli Altopiani Maggiori d’Abruzzo le cui particolari caratteristiche sono causa ed effetto di una fragilità che, nelle aree interne, coinvolge sia la sfera naturale che quella antropica.

Luoghi incerti, nei quali i patrimoni culturali  vengono abbandonati o occupati da interessi frammentati, disorganici, che rompono i cicli virtuosi di lunga durata, con la perdita di significato delle componenti topiche per la comunità. Luoghi spaesati, dove si è persa la complessità delle relazioni tra soggetti e componenti ambientali, e tra gli attori stessi del territorio; dove si manifesta una crisi radicale nei modi di abitare gli spazi ed è difficile indicare sistemi identitari o di appartenenza. Luoghi sotto attacco, con morfologie instabili che evidenziano una forte vulnerabilità ma, allo stesso tempo, un’imprevista capacità di resistenza che richiama la necessità di intervenire con azioni di difesa e di cura.

Il workshop si propone di avviare una riflessione strategica sulle nuove dimensioni urbane, sul paesaggio, sullo spazio pubblico e quello produttivo, offrendo ai partecipanti un osservatorio multidisciplinare

Il workshop è finalizzato a individuare una serie di azioni per la tutela attiva, la valorizzazione e la rigenerazione di quei luoghi a partire da un’accurata descrizione dei processi alla base della loro fragilità.

I direttori responsabili curatori dell’evento sono:

Guya Bertelli,  Sara Protasoni, Mario Morrica (abruzzese) del Politecnico di Milano 

interverranno i relatori:

Francesco Sabatini, Antonio Ciaschi, Lina Calandra, Paola Rizzi, Patrizia Gabellini, Donato Di Ludovico, Matteo di Venosa, Massimo Angrilli, Pasquale Mei, Luigi Latini, Massimo Sargolini, Scira Menoni, Emilia Corradi, Michele Roda, Sara Protasoni, Fabrizio Toppetti, Federico Bilò

 

 

 

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CHE FINE HA FATTO IL MASTERPLAN?

Da qualche giorno si legge del nuovo ospedale che dovrebbe sorgere a Teramo, in località Piano D'Accio. In realtà la tenzone sulla localizzazione dell'edificio ha impegnato per diverso tempo i sindaci del capoluogo e di Giulianova, ognuno per il proprio territorio di competenza. Dopo il  tira e molla dei primi tempi la notizia aveva perso visibilità ma in questi giorni si è riproposta, come la peperonata, dando luogo a qualche commento peraltro pertinente.

Fermo restando il concetto che è benvenuto qualsiasi progetto volto ad aumentare le offerte di cure pubbliche,  la prima domanda che sorge spontanea è: che ne sarà del vecchio ospedale se ne sorgerà uno nuovo?

In un momento di scarsa disponibilità economica come l'attuale,  non sarebbe più logico implementare, recuperare, restaurare quello che c'è,  invece di produrre altro cemento?

Se il recupero rappresenta  un costo minore rispetto alla costruzione ex novo, quelle risorse non potrebbero essere destinate all'assunzione di ulteriore personale, al miglioramento dei servizi, alla riduzione delle liste di attesa con il potenziamento di organico e strumenti diagnostici?

Ma poi sorge il dubbio: queste risorse ci sono davvero? Non erano incluse nel famoso MASTERPLAN, vanto e  cavallo di battaglia dell'amministrazione  regionale?

E che ne è di quel mega progetto che doveva portare in Abruzzo tutte le risorse europee disponibili?

A che punto è la realizzazione, quanti fondi sono stati spesi e in che modo? e quanto ancora c'è da fare? e quando si farà?

Beh senza dubbio le domande ci sono, mancano però le risposte. Sembra che il masterplan si sia arenato perchè i fondi dovrebbero arrivare a rimborso, ovvero dopo che la Regione li abbia spesi. Ma se la Regione i soldi da anticipare non li avesse? 

C'è qualcuno che può darci qualche risposta?

grazie.

IL PREZZO DELL'AMORE

Giudici americani e procuratori italiani sul mercato degli uteri in affitto. 

Vanno in America, comprano due figli, pagano una donna perché li partorisca, le impongono contrattualmente di rinunciare per la vita a qualsiasi contatto o pretesa su due bambini,  due gemellini. Il giudice californiano ratifica e sancisce. Poi, freschi freschi  di vidimata paternità, tornano in Italia,  a Gabicce dove il Sindaco, “fidandosi di quanto registrato dal giudice americano”  trascrive i bambini, in anagrafe del Comune,  come “figli” dei due padri gay che li hanno comprati in America. Ma segnala la cosa alla Procura, per scrupolo. La Procura di Gabicce invece impugna  immediatamente l’atto con riserva di chiederne l’annullamento.

La Procura vuole sapere chi sia il loro padre biologico,  arrivando fino a chiedere il test del DNA se necessario,  e verificare i passaggi che hanno portato a questa ennesima compravendita di esseri umani,  che in questo caso è costata “come un appartamento al mare”  e per la quale la madre surrogata ha dovuto dichiarare  di “non voler avere alcuna responsabilità o diritti sui bambini e la loro vita futura” e soprattutto di “aver preso questa decisione nella massima libertà”, conditio sine qua non, quest’ultima, affinchè il giudice americano potesse registrare i due uomini quali “padri” dei bambini.

L’avvocato che difende la coppia,  come da prassi, argomenta con “l’amore” che ha mosso la compravendita perché “va salvato il principio di famiglia che ama e cresce i figli”. Specialmente quelli che al mercato,  per molto più di due soldi,  il padre comprò.

LA MOSSA DEL CAVALLO

A parte il risultato teramano, che merita un capitolo tutto suo,  l’ ennesima sberla inflitta al PD e quella che viene definita ( arbitrariamente ormai) la Sinistra italiana, finora sembra sia  stata elaborata solo dall’ex ministro Calenda. Diverse sue dichiarazioni, sia in tv che sui social hanno finalmente rivelato il perché il “re è nudo”.  Ma deve averlo capito anche Renzi visto il silenzio assordante dell’uomo più logorroico del Partito che è riuscito a farsi abbandonare anche nelle storiche roccaforti delle regioni “rosse” per antonomasia.

Da quel fatale 4 dicembre del referendum costituzionale, al 4 marzo delle politiche, il risultato di queste amministrative sembra essere il ko definitivo. Il condizionale è tuttavia d’obbligo.

Ora, dopo aver raccolto quel che rimane dei cocci di una politica vecchia e anacronistica, dovrebbe toccare ad altri istituti un rigoroso esame di coscienza. I sindacati, tutti, che in questi anni sono stati complici della depauperazione di diritti fondamentali , che hanno gettato il Paese nel precariato strutturale, togliendo a intere generazioni di giovani ogni opzione sul futuro. Una classe di politici che ha ignorato per anni le richieste incessanti di milioni di persone a cui la crisi economica (anche questa conseguenza di politiche scellerate basate solo sui profitti finanziari degli speculatori di professione) ha tolto tutto: lavoro, stipendi, case e a taluni anche la vita. Politiche economiche e burocrazie folli che hanno devastato interi territori.

Poi come spesso accade, piove sul bagnato e terremoti e altre calamità hanno dato il colpo di grazia. Anche in questo caso i politici, vecchi e “nuovi” non hanno saputo dare risposte efficaci e tempestive, lasciando la gente abbandonata all’immobilismo dettato da una giungla di leggi e regolamenti che hanno dato il colpo di grazia.  Evito a questo proposito l’intero capitolo Europa.

La logica conseguenza di un così duro e doloroso modo di vivere ( in cui chi avrebbe dovuto ascoltare, è stato capace solo di affollare salotti televisivi  con logorroici slogan) sono la rabbia e la fame. La rabbia per non vedere soluzioni certe e praticabili, e la fame, quella vera di milioni di poveri assoluti, mai così numerosi.

Così quando arriva qualcuno che raccoglie questi gridi, che parla in modo diretto proprio a quelle pance arrabbiate e affamate, chi si è reso responsabile di ciò dovrebbe avere il buon senso di fare un esame di coscienza, chiedersi dove e in che modo ha sbagliato.

Invece no, si continua a cercare “il colpevole” altrove, dappertutto all’infuori di sé.

E c’è anche chi, dal versante opposto, come succede a Teramo, dopo un quindicennio di spadroneggiamento assoluto, auto referenziato a tale punto da determinare prima l’ascesa di un sindaco e poi la sua destituzione, affida a face book il suo addio (temporaneo non temete)  alle scene politiche, con  enfasi drammatica, ricordando i suoi successi ma accuratamente tacendo le sue responsabilità .

Perché una città, sempre in controtendenza con le scelte nazionali, ha optato per la “mossa del cavallo” ribaltando al ballottaggio, un risultato che si dava già per acquisito?

non ha funzionato.  Al ballottaggio, dove non era più possibile contare e individuare gli elettori seggio per seggio, la maggioranza si è trasformata all’improvviso in minoranza schiacciante.

Anche a Teramo però , nessun esame di coscienza, la “colpa” è di chi non ha votato, di chi è andato al mare, di chi ha dimenticato il “sacrificio “ di una passione per il governo cittadino che durava 15 anni.

Nessuno si è assunto la responsabilità di aver contribuito all’impoverimento, la devastazione, la desertificazione di una città  a cui il terremoto ha inflitto solo il colpo di grazia. A due anni dal sisma, migliaia di persone sfollate, soprattutto dalle case Ater, la maggior parte delle quali, disagibili se non crollate, interi quartieri spopolati, compreso il centro storico. Quest’ultimo ucciso da scelte politiche suicide  che hanno portato alla morte di troppe attività commerciali. Strade sempre dissestate e mai o mal recuperate. 15 anni di richieste di aiuto, di interventi pratici e risolutivi ignorati, mentre il dibattito politico riguardava solo il balletto di poltrone e di nomine.

Progetti paralizzati da lotte continue sulle prerogative, consigli comunali con ordini del giorno deliranti di teorie gender o di fantomatiche cause contro governi europei , con il solo scopo di evitare discussioni scomode.

Teramo nel suo piccolo è lo specchio del macro sistema nazionale, dove destra e sinistra non sono più identificative di ideali o valori. Ciò che identifica una politica fallimentare da una vincente oggi è un unico fattore: l’ascolto e la risposta ai problemi reali della gente,  diritti fondamentali e non più eludibili come  casa, dignità,  salute, lavoro,studio, giovani, disoccupati, inoccupati, anziani, disabili. La vita reale insomma. 

La vittoria dei cosiddetti “populismi” nasce da questa fame. E da chi con la sua ottusa prosopopea l’ha provocata. Fatevene una ragione.

Mira Carpineta

DONNA TERAMO E I SUOI NIPOTI

Ho avuto l'occasione di visitare Parigi qualche anno fa. Pochi giorni ma gli occhi non si saziavano mai di guardare. Le vie famose, i celebri monumenti. Le tracce della storia e dei suoi miti.  L'ho paragonata subito a una donna. Bella nel suo pallore senza trucco alla luce del giorno, quasi diafana nei colori dei suoi palazzi storici. Elegante ma essenziale,  vezzosa ma non estrosa. La notte invece, tutta un'altra "persona". la magia delle luci, le "lumières" che la identificano, la trasformano completamente. Diventa una "donna" non solo bellissima, ma maestosa, regale. Una splendida dama imperiale, ingioiellata e seduttiva, voluttuosa ma sfuggente. Eterea e fisica. Una visione che lascia senza fiato.

Da allora ho continuato a immaginare altre città e altri luoghi personificandoli.

Lo faccio spesso anche con la mia città. 

E' una donna matura, la mia Teramo, ha visto passare tanta storia in mezzo a questi due fiumi che oggi quasi non esistono più. Ha visto passare fenici, romani, borboni e democristiani. Ha dato il nome all'intera regione che dal Gran Sasso arriva al mare. 

E' stata giovane e irruenta, adulta e segnata da povertà e dolore. Poi qualche anno di benessere, quando pareva che il peggio fosse alle spalle e cercava di ricostruirsi e costruire un futuro per i suoi figli. Certo le rughe e le cicatrici erano li a ricordarle la sua storia, le sue sconfitte e le sue vittorie. Ma era fiduciosa. L'energia per creare qualcosa di buono c'è sempre stata e i risultati facevano ben sperare. 

Le nuove generazioni grazie a Dio non avevano memoria del prezzo pagato per superare i momenti più bui e quel benessere sembrava scontato, quasi dovuto. 

Forse il declino è iniziato da lì. 

I gioielli della nonna non erano più preziose testimonianze, ma solo roba vecchia, fuori moda.

Si è ritrovata così, improvvisamente, invecchiata. Senza più voglia di curare la sua bellezza, di arginare le rughe, di "agghindarsi" per le occasioni speciali.

E piano piano, complice la disattenzione, Donna Teramo si è ripiegata su se stessa. Non ha più voglia di guardarsi allo specchio, non ha più voglia di guardarsi negli occhi a riscoprire l'aspetto che aveva "da giovane". 

I "nipoti" la chiamano "vecchia", senza affetto e senza rispetto. Non ascoltano più le sue storie, non riconoscono il valore di tutto quello che è stato necessario ( a volte doloroso, a volte entusiasmante) fare per lasciarlo a loro. Scopre, Donna Teramo, che forse i suoi nipoti non sono interessati all'eredità. Un'eredità che trascurano, sporcano, disperdono, distruggono. 

Quando dovrebbero fare  di tutto per proteggerla, curarla, utilizzarla questa eredità. Per se stessi e per chi verrà dopo loro. Perchè arriva anche per i nipoti il giorno in cui diventano nonni. 

MI.CA.

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AUTOSTRADA DEI PARCHI? AUTOSTRADA PER POCHI

Con apposito decreto, il Ministero delle Infrastrutture ha autorizzato, dal 1° gennaio, la società concessionaria dell'Autostrada dei Parchi ( per intenderci la Teramo – L'aquila – Roma ) ad operare aumenti del pedaggio nell'ordine del 13,76% complessivo.

Basta analizzare nel dettaglio il decreto in questione per comprendere come la natura di tali aumenti sia, in gran parte, ingiustificata.

Il rincaro, infatti, viene normativamente previsto a copertura dell'adeguamento periodico al tasso di inflazione dell'ultimo triennio e a ristoro parziale dei costi di manutenzione.

Va rilevato, tuttavia, come i costi di manutenzione ( efficaci? ) dovrebbero essere, a rigore di logica, sostenuti ordinariamente dalle voci di attivo della società concessionaria.

Va sottolineato, altresì, come il tasso di inflazione triennale ( 2014, 2015 e 2016 ), secondo fonti governative, vada ad attestarsi sulla soglia di un complessivo 0,58%, lontano anni luce da quel 13,76%  che va a depredare, ancora una volta, il portafogli degli automobilisti Abruzzesi.

“Depredare” è il termine più adatto, considerato che la tratta Val Vomano – L'Aquila Ovest ( 57 km ) costerà agli utenti 6,70 euro, a fronte della tratta Val Vibrata – Pescara Ovest ( 67 km ) che si attesta a 4,60 euro.

Dal punto di vista puramente territoriale e strategico, il discorso segue, invece, altre logiche di opportunità  oggettiva.

Teramo e L'Aquila sono le due province Abruzzesi maggiormente colpite dal sisma 2009 e da quelli del 2016: come si pretende di rilanciare l'economia di questi due territori andando ulteriormente ad aumentare le tariffe di quello che è, allo stato attuale, il tratto autostradale più costoso d'Italia? A tutela di tessuti economici già ampiamente compromessi il pedaggio del tratto viario che collega Teramo e L'Aquila dovrebbe essere ampiamente diminuito, con parziale copertura pubblica, se non reso temporaneamente gratuito così da favorire flussi commerciali e turistici in tutta l'area del Gran Sasso.

L'enorme sacrificio naturale e paesaggistico connesso all'installazione di una infrastruttura, comunque sia, di importanza fondamentale, perde di senso nel momento in cui viene posto a servizio del profitto economico di una società privata (  che fattura in media  160 milioni di euro l'anno ) e non a tutela delle esigenze economiche e sociali della collettività.

di Riccardo Panzone