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LAVORO IN ITALIA: PRIVILEGIO O PENA

Il LAVORO è un diritto. NON un privilegio o una pena da scontare 

Quando qualcuno, soprattutto tra i sindacalisti, mi dice "sei fortunata ad avere un lavoro", io dico che il lavoro NON è , e non dovrebbe essere,  una questione di fortuna. Se in Italia ci sono milioni di disoccupati è una VERGOGNA che ricade solo ed esclusivamente sugli amministratori, sui pubblici decisori e soprattutto sui SINDACATI che lo hanno permesso, svendendo diritti.

Stasera a Otto e Mezzo su La7 si parla proprio di questo.  E puntuale arriva la frase che “piuttosto che perdere posti di lavoro bisogna accettare dei compromessi”. Che naturalmente saranno a carico degli operai, mai dei management. “Il compromesso è l’arte della politica- insiste la conduttrice-  Bisogna che ci sia disponibilità da entrambe le parti”. Peccato che la parte che li subisce sia sempre la stessa.

Da questo tipo di conversazione si capisce quanto sia obsoleto, anacronistico e drammatico questo pensiero.  

Da quando si è “compromesso tutto” e il tasso di sindacalizzazione italiano è il più alto d’Europa si capisce dove sta la responsabilità del fallimento.

Questa cultura non è più adatta a gestire il lavoro attuale.

“Se non si fa il compromesso, che è sempre meglio del mancato accordo,  l’azienda lo fa da sé”

Ecco l’altra frase cult. Ma come mai queste “aziende fanno da sé”? Non dovrebbe essere compito del sindacato vigilare affinchè queste “aziende” non facciano da sé? Non dovrebbe essere compito del sindacato vigilare affinchè il management aziendale lavori PER l’azienda e non solo per se stessi?

Perché un precario o un lavoratore dipendente dovrebbero  iscriversi ad un sindacato oggi? Per ringraziarli dello splendido lavoro fatto con i co.co.co, co.co.pro, voucher e compagnia bella? Perché un dipendente che dopo 40 anni di lavoro deve indebitarsi per altri vent’anni per andare in pensione, dovrebbe aderire ad un sindacato?

I sindacati hanno tradito in modo grave il loro mandato. Hanno tradito il primo articolo della Costituzione: “l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”.

Bisogna uscire dallo schema “tagliamo i salari così l’azienda riparte”. No. I sindacati dovrebbero chiedere conto ai manager delle responsabilità per cui vengono pagati. I compromessi a ribasso sono una moderna forma di schiavitù, a cui si costringe la fascia più debole. Come sempre è avvenuto nella storia quando la ragione si è addormentata.

In Italia non esiste un vero e proprio concetto di lavoro. In Italia esiste “il posto”. Definizione generica che consente di bypassare il criterio del merito. Il “posto” è figlio del bisogno. E se hai “bisogno” devi essere disposto al compromesso. Non conta cosa sai fare, non conta quanto sei intelligente, non conta avere idee. Se vuoi un posto devi accettare un compromesso, sulla retribuzione, sulla contribuzione, sull’orario, ecc. Se entri in un’azienda come operaio muori operaio. Solo se entri come dirigente puoi ambire a fare carriera. Carriera!  altra parola magica e introvabile come il quadrifoglio. Non c’è lavoro pretendi pure la carriera? Così ci ritroviamo una società che è rimasta culturalmente  al medioevo con la dicotomia padrone-sottoposto dove ancora oggi e soprattutto nelle aziende di Stato (dove tra l’altro dovrebbe esserci l’esempio positivo) esiste il “caporalato”, che si esprime in molte forme e non solo sui campi di pomodori.

La rivoluzione culturale dovrebbe partire proprio da qui: dal concetto di DIRITTO del lavoro e al lavoro. Un concetto che non può prescindere dal merito e dalle competenze e dalle capacità. Ma noi schiavi del “posto” e dei sindacati compromessi non possiamo neanche reclamarlo questo diritto perché non siamo in grado di valutare meriti, competenze o capacità. Siamo cresciuti in un humus fatto di reti di conoscenze, appartenenze a gigli , cerchi, quadrati e tavole rotonde magiche, quando mai siamo stati scelti o abbiamo scelto qualcosa in base a valutazioni oggettive? E in questa cultura ormai anacronistica e autodistruttiva chi vuole progredire deve espatriare, dove non ci sono reti, parenti, conoscenti e famiglie che ti trovano il “posto” per il quale sarai schiavo a vita e dovrai pure ringraziare.

Questo è il Paese che i sindacati hanno contribuito a edificare in 30 anni di compromessi. Smantellando la cultura, il progresso, la giustizia, l’etica, la morale.

Il paese dove per fare il Ministro dell’Istruzione basta avere il diploma di terza media e una tessera sindacale, per fare il direttore  un diploma qualsiasi e una tessera sindacale, per fare il presidente di un  ente  o il sindaco o il manager,  zero tituli e una tessera sindacale, la quale  essendo pratica di compromessi si adatta a tutte le porte.

Il lavoro in un Paese civile è un diritto, per tutti, “secondo le proprie capacità, attitudini o talenti” recita la Costituzione, ma oggi  lo abbiamo istituzionalizzato come un privilegio per pochi o una condanna per molti. Perché quando uno Stato produce leggi che lo trasformano per qualcuno in una forma moderna di schiavitù,  sottopagato e sottotutelato, e per altri in un oggetto da tassare oltre ogni ragionevole limite,  si capisce quale sia il concetto che quello Stato ha del Lavoro.

Mira Carpineta

 

TERAMO - Ordinanza divieto di transito su VIALE EUROPA

IL SINDACO

O R D I N A

che dal 26 aprile 2017 e fino a nuovo ordine sia vietato il transito veicolare e pedonale, fatta eccezione per i residenti e per i dimoranti, lungo viale Europa nel tratto compreso tra l’intersezione a rotatoria con viale F. Crispi e via Po e l’intersezione semaforica con via don Primo Mazzolari e via G. Melozzi, come meglio specificato nell’elaborato progettuale E039 “Planimetria gestione del traffico in fase di cantiere”.

PMI: MISE, STANZIATI 225 MLN EURO A FAVORE DEI CONFIDI PER LE P.M.I.

Continua l’azione del Governo finalizzata a sostenere l’accesso al credito a favore delle piccole e medie imprese.

A partire dal prossimo 2 maggio, infatti, i Confidi potranno presentare le domande per accedere ai 225 milioni di euro stanziati per la costituzione di un apposito e distinto fondo rischi finalizzato alla concessione di nuove garanzie pubbliche alle Pmi associate. È quanto stabilisce un decreto del Ministero dello Sviluppo economico.

Più in particolare, la dotazione finanziaria iniziale è di 225 milioni di euro.

A questa si potranno aggiungere ulteriori risorse messe a disposizione da Regioni o da altri Enti Pubblici, oppure contributi derivanti dalla programmazione comunitaria 2014-2020.

La misura favorirà, tra l’altro, l’aggregazione tra Confidi al fine di consentire anche a quelli di minori dimensioni di raggiungere - attraverso operazioni di fusione o la sottoscrizione di contratti di rete - una maggiore massa critica in termini di garanzie prestate.

La procedura per la concessione dei contributi è improntata a criteri di massima celerità, con le valutazioni istruttorie che si concluderanno in 60 giorni dalla data di presentazione della richiesta.

 

Le domande dovranno essere inoltrate a partire dalle ore 10 del prossimo 2 maggio, accedendo all’apposita sezione ‘misure per il rafforzamento dei confidi’ del sito web del Ministero dello sviluppo economico (www.mise.gov.it). –

GPA: DALLA VENDITA A "CORPO" ALLA VENDITA A "MISURA"

 

Che cosa sarà mai un ovocita? un ovetto di cellule umane. Le donne ('ste disgraziate) ne producono pure in quantità. Se solo si riuscisse a fargliene vendere qualcuno, come al mercato del sabato quelle delle galline... T'immagini cosa ci si potrebbe fare? Se poi si riuscisse a convincere qualche sfigata del terzo, quanto, o quinto mondo a covarlo per nove mesi (sempre come le galline) dopo averlo fecondato tecnologicamente con qualche selezionato e scicchissimo spermatozoo di qualche ricco eccentrico e gayssimo vip, t'immagini quanti bellissimi bambini potrebbero essere allevati? (sempre come le galline). Un mercato globale dell'unica merce che trova sempre modo di rinnovarsi attraverso i secoli. La merce umana. E' un'evergreen dai tempi degli schiavi. Solo che prima si vendevano a "corpo" adesso invece a "misura", del portafoglio di chi sceglie, seleziona, organizza e paga. Viva il progresso dell'umanità merceologicizzata e della civiltà del "se posso, lo voglio, se non posso lo voglio due volte".
(www.primapaginaweb.it)

PREMIO ANNA PEPE NELLA GIORNATA DELLA DONNA

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CASSAZIONE: ANNULLATI RICORSI DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE PER OLTRE 1 MILIONE E MEZZO

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MONTORIO AL V. GLI INSEGNANTI SCRIVONO AL PRESIDENTE MATTARELLA

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta che gli  insegnanti di Montorio Al Vomano hanno inviato al Presidente della Repubblica,Sergio Mattarella per richiamare l'attenzione sulla situazione in cui versa uno dei centri maggiormente colpiti dalle calamità dei mesi scorsi. Montorio era stato  gravemente danneggiato anche dai sismi precedenti e gli eventi del 18 gennaio scorso, neve, blackout, terremoto ne hanno aggravato le difficoltà.

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SAN MASSIMO: LA FORZA E IL CORAGGIO DI UNA COMUNITA’

Tra neve e terremoto l’esperienza di una  comunità alle pendici del Gran Sasso


 
San Massimo è una piccolissima frazione del comune di Isola del Gran Sasso d’Italia. 535 metri sul livello del mare, dice il cartello stradale di benvenuto; però occorre guardare bene: il tempo ha cancellato le cifre in nero, ed emerge giusto l’ombra sbiadita contro il contorno impolverato.
Per me non è luogo qualunque: là sono nati mio padre e i miei nonni; e là vado in vacanza ogni estate, tra parenti che arrivano da diverse città d’Italia. Spesso ci raggiungono anche zii e cugini francesi o americani in ferie. È vero, le radici chiamano; ma preferisco pensare che ci ritroviamo perché vogliamo stare assieme. Del resto, abbiamo scoperto il modo di divertirci. Tredici anni fa coraggiosi pionieri hanno fondato una Pro Loco e ad agosto organizzano la festa paesana: tanto lavoro in cambio di soddisfazioni sempre maggiori.
È dura accettare l’idea che la mia famiglia perderà un’abitudine a tal punto inveterata da averla scoperta solo quando è venuta meno: alcune case di San Massimo sono lesionate dai terremoti del 24 agosto e del 31 ottobre 2016, e la nostra è tra quelle. Al momento è impossibile entrare, e chissà per quanto ancora lo sarà.
La neve dell’ultima settimana è il più recente tra i fenomeni negativi che hanno colpito la zona.
E la neve con le scosse del 18 gennaio sono la goccia che ha fatto traboccare il vaso.


A San Massimo vive stabilmente una trentina di persone: noi outsider li sentiamo al telefono o via whatsapp. Alcuni amici si sono accorti  già dal 17 gennaio dell’impossibilità di contattare i genitori o i nonni residenti in paese, i cui cellulari erano irraggiungibili.
Sono passati due giorni prima che i miei cugini Diego e Raffaele, informati da persone in condizioni di inviare messaggi e dare notizie, fuori dalla ‘zona rossa’, portassero a galla la realtà.
Una realtà drammatica: ci auguriamo davvero che nessuno debba più viverla.
I pochi abitanti, in maggioranza anziani, sono rimasti sepolti sotto la coltre bianca di due metri e mezzo, senza luce né riscaldamento a parte quello dei camini a legna, e senza poter scappare dal ballo incessante della terra nell’Italia centrale.


L’esercito, giunto per prestare soccorso, dopo aver bussato a tutte le porte, ha portato via due donne, un uomo e una giovanissima mamma con la sua bambina. Gli altri hanno preferito rimanere, in gran parte ospiti di Berto, che ha una casa spaziosa e il generatore di corrente. Hanno mangiato le provviste preparate da Lina, eccellente cuoca professionista. Per fortuna c’era, rifletto, conoscendo il tocco di classe della sua cucina: un piacere necessario in certe situazioni.
I giovani intanto, Sara, Loris e Bryan, Eugenio, Chiara e Fabio, Valentina, Serena e Federico, sono andati al bisogno a Isola, sei chilometri di distanza, a piedi e con lo zaino in spalla: dovevano rifornirsi di benzina per i gruppi elettrogeni e di viveri; in attesa dei macchinari della protezione civile, sono riusciti persino a spalare la neve sulla strada principale. Forse hanno avuto paura, magari erano stanchi, o avevano freddo. Eppure non si sono fermati, nell’interesse della collettività prima che nel proprio. Eroi quindi, ben oltre la retorica che non ho mai amato. Se adesso i nostri vecchi stanno bene lo dobbiamo a loro in particolare.
Oggi San Massimo sta tornando pian piano alla normalità. Deve asciugarsi e poi essere ricostruita, in parte. L'acqua è entrata nelle abitazioni ferite e le ha rese davvero fragili.

     

Voglio immaginare di tornare, e non in visita toccata e fuga. Voglio vedere il Gran Sasso da vicino e riposarmi dopo mesi di città, portare pure gli amici, visto che vale la pena.
E spero di farlo presto, non tra una vita.


 
Ringrazio per gli aggiornamenti quotidiani i giovani e i meno giovani di San Massimo, che le hanno messe in comune sulla chat di whatsapp.
Le foto sono state scattate da Raffaele Cascetti, Valentina Di Luca e Sara Vantini

di Simona Cascetti