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CHE FINE HA FATTO IL MASTERPLAN?

Da qualche giorno si legge del nuovo ospedale che dovrebbe sorgere a Teramo, in località Piano D'Accio. In realtà la tenzone sulla localizzazione dell'edificio ha impegnato per diverso tempo i sindaci del capoluogo e di Giulianova, ognuno per il proprio territorio di competenza. Dopo il  tira e molla dei primi tempi la notizia aveva perso visibilità ma in questi giorni si è riproposta, come la peperonata, dando luogo a qualche commento peraltro pertinente.

Fermo restando il concetto che è benvenuto qualsiasi progetto volto ad aumentare le offerte di cure pubbliche,  la prima domanda che sorge spontanea è: che ne sarà del vecchio ospedale se ne sorgerà uno nuovo?

In un momento di scarsa disponibilità economica come l'attuale,  non sarebbe più logico implementare, recuperare, restaurare quello che c'è,  invece di produrre altro cemento?

Se il recupero rappresenta  un costo minore rispetto alla costruzione ex novo, quelle risorse non potrebbero essere destinate all'assunzione di ulteriore personale, al miglioramento dei servizi, alla riduzione delle liste di attesa con il potenziamento di organico e strumenti diagnostici?

Ma poi sorge il dubbio: queste risorse ci sono davvero? Non erano incluse nel famoso MASTERPLAN, vanto e  cavallo di battaglia dell'amministrazione  regionale?

E che ne è di quel mega progetto che doveva portare in Abruzzo tutte le risorse europee disponibili?

A che punto è la realizzazione, quanti fondi sono stati spesi e in che modo? e quanto ancora c'è da fare? e quando si farà?

Beh senza dubbio le domande ci sono, mancano però le risposte. Sembra che il masterplan si sia arenato perchè i fondi dovrebbero arrivare a rimborso, ovvero dopo che la Regione li abbia spesi. Ma se la Regione i soldi da anticipare non li avesse? 

C'è qualcuno che può darci qualche risposta?

grazie.

IL PREZZO DELL'AMORE

Giudici americani e procuratori italiani sul mercato degli uteri in affitto. 

Vanno in America, comprano due figli, pagano una donna perché li partorisca, le impongono contrattualmente di rinunciare per la vita a qualsiasi contatto o pretesa su due bambini,  due gemellini. Il giudice californiano ratifica e sancisce. Poi, freschi freschi  di vidimata paternità, tornano in Italia,  a Gabicce dove il Sindaco, “fidandosi di quanto registrato dal giudice americano”  trascrive i bambini, in anagrafe del Comune,  come “figli” dei due padri gay che li hanno comprati in America. Ma segnala la cosa alla Procura, per scrupolo. La Procura di Gabicce invece impugna  immediatamente l’atto con riserva di chiederne l’annullamento.

La Procura vuole sapere chi sia il loro padre biologico,  arrivando fino a chiedere il test del DNA se necessario,  e verificare i passaggi che hanno portato a questa ennesima compravendita di esseri umani,  che in questo caso è costata “come un appartamento al mare”  e per la quale la madre surrogata ha dovuto dichiarare  di “non voler avere alcuna responsabilità o diritti sui bambini e la loro vita futura” e soprattutto di “aver preso questa decisione nella massima libertà”, conditio sine qua non, quest’ultima, affinchè il giudice americano potesse registrare i due uomini quali “padri” dei bambini.

L’avvocato che difende la coppia,  come da prassi, argomenta con “l’amore” che ha mosso la compravendita perché “va salvato il principio di famiglia che ama e cresce i figli”. Specialmente quelli che al mercato,  per molto più di due soldi,  il padre comprò.

LA MOSSA DEL CAVALLO

A parte il risultato teramano, che merita un capitolo tutto suo,  l’ ennesima sberla inflitta al PD e quella che viene definita ( arbitrariamente ormai) la Sinistra italiana, finora sembra sia  stata elaborata solo dall’ex ministro Calenda. Diverse sue dichiarazioni, sia in tv che sui social hanno finalmente rivelato il perché il “re è nudo”.  Ma deve averlo capito anche Renzi visto il silenzio assordante dell’uomo più logorroico del Partito che è riuscito a farsi abbandonare anche nelle storiche roccaforti delle regioni “rosse” per antonomasia.

Da quel fatale 4 dicembre del referendum costituzionale, al 4 marzo delle politiche, il risultato di queste amministrative sembra essere il ko definitivo. Il condizionale è tuttavia d’obbligo.

Ora, dopo aver raccolto quel che rimane dei cocci di una politica vecchia e anacronistica, dovrebbe toccare ad altri istituti un rigoroso esame di coscienza. I sindacati, tutti, che in questi anni sono stati complici della depauperazione di diritti fondamentali , che hanno gettato il Paese nel precariato strutturale, togliendo a intere generazioni di giovani ogni opzione sul futuro. Una classe di politici che ha ignorato per anni le richieste incessanti di milioni di persone a cui la crisi economica (anche questa conseguenza di politiche scellerate basate solo sui profitti finanziari degli speculatori di professione) ha tolto tutto: lavoro, stipendi, case e a taluni anche la vita. Politiche economiche e burocrazie folli che hanno devastato interi territori.

Poi come spesso accade, piove sul bagnato e terremoti e altre calamità hanno dato il colpo di grazia. Anche in questo caso i politici, vecchi e “nuovi” non hanno saputo dare risposte efficaci e tempestive, lasciando la gente abbandonata all’immobilismo dettato da una giungla di leggi e regolamenti che hanno dato il colpo di grazia.  Evito a questo proposito l’intero capitolo Europa.

La logica conseguenza di un così duro e doloroso modo di vivere ( in cui chi avrebbe dovuto ascoltare, è stato capace solo di affollare salotti televisivi  con logorroici slogan) sono la rabbia e la fame. La rabbia per non vedere soluzioni certe e praticabili, e la fame, quella vera di milioni di poveri assoluti, mai così numerosi.

Così quando arriva qualcuno che raccoglie questi gridi, che parla in modo diretto proprio a quelle pance arrabbiate e affamate, chi si è reso responsabile di ciò dovrebbe avere il buon senso di fare un esame di coscienza, chiedersi dove e in che modo ha sbagliato.

Invece no, si continua a cercare “il colpevole” altrove, dappertutto all’infuori di sé.

E c’è anche chi, dal versante opposto, come succede a Teramo, dopo un quindicennio di spadroneggiamento assoluto, auto referenziato a tale punto da determinare prima l’ascesa di un sindaco e poi la sua destituzione, affida a face book il suo addio (temporaneo non temete)  alle scene politiche, con  enfasi drammatica, ricordando i suoi successi ma accuratamente tacendo le sue responsabilità .

Perché una città, sempre in controtendenza con le scelte nazionali, ha optato per la “mossa del cavallo” ribaltando al ballottaggio, un risultato che si dava già per acquisito?

non ha funzionato.  Al ballottaggio, dove non era più possibile contare e individuare gli elettori seggio per seggio, la maggioranza si è trasformata all’improvviso in minoranza schiacciante.

Anche a Teramo però , nessun esame di coscienza, la “colpa” è di chi non ha votato, di chi è andato al mare, di chi ha dimenticato il “sacrificio “ di una passione per il governo cittadino che durava 15 anni.

Nessuno si è assunto la responsabilità di aver contribuito all’impoverimento, la devastazione, la desertificazione di una città  a cui il terremoto ha inflitto solo il colpo di grazia. A due anni dal sisma, migliaia di persone sfollate, soprattutto dalle case Ater, la maggior parte delle quali, disagibili se non crollate, interi quartieri spopolati, compreso il centro storico. Quest’ultimo ucciso da scelte politiche suicide  che hanno portato alla morte di troppe attività commerciali. Strade sempre dissestate e mai o mal recuperate. 15 anni di richieste di aiuto, di interventi pratici e risolutivi ignorati, mentre il dibattito politico riguardava solo il balletto di poltrone e di nomine.

Progetti paralizzati da lotte continue sulle prerogative, consigli comunali con ordini del giorno deliranti di teorie gender o di fantomatiche cause contro governi europei , con il solo scopo di evitare discussioni scomode.

Teramo nel suo piccolo è lo specchio del macro sistema nazionale, dove destra e sinistra non sono più identificative di ideali o valori. Ciò che identifica una politica fallimentare da una vincente oggi è un unico fattore: l’ascolto e la risposta ai problemi reali della gente,  diritti fondamentali e non più eludibili come  casa, dignità,  salute, lavoro,studio, giovani, disoccupati, inoccupati, anziani, disabili. La vita reale insomma. 

La vittoria dei cosiddetti “populismi” nasce da questa fame. E da chi con la sua ottusa prosopopea l’ha provocata. Fatevene una ragione.

Mira Carpineta

DONNA TERAMO E I SUOI NIPOTI

Ho avuto l'occasione di visitare Parigi qualche anno fa. Pochi giorni ma gli occhi non si saziavano mai di guardare. Le vie famose, i celebri monumenti. Le tracce della storia e dei suoi miti.  L'ho paragonata subito a una donna. Bella nel suo pallore senza trucco alla luce del giorno, quasi diafana nei colori dei suoi palazzi storici. Elegante ma essenziale,  vezzosa ma non estrosa. La notte invece, tutta un'altra "persona". la magia delle luci, le "lumières" che la identificano, la trasformano completamente. Diventa una "donna" non solo bellissima, ma maestosa, regale. Una splendida dama imperiale, ingioiellata e seduttiva, voluttuosa ma sfuggente. Eterea e fisica. Una visione che lascia senza fiato.

Da allora ho continuato a immaginare altre città e altri luoghi personificandoli.

Lo faccio spesso anche con la mia città. 

E' una donna matura, la mia Teramo, ha visto passare tanta storia in mezzo a questi due fiumi che oggi quasi non esistono più. Ha visto passare fenici, romani, borboni e democristiani. Ha dato il nome all'intera regione che dal Gran Sasso arriva al mare. 

E' stata giovane e irruenta, adulta e segnata da povertà e dolore. Poi qualche anno di benessere, quando pareva che il peggio fosse alle spalle e cercava di ricostruirsi e costruire un futuro per i suoi figli. Certo le rughe e le cicatrici erano li a ricordarle la sua storia, le sue sconfitte e le sue vittorie. Ma era fiduciosa. L'energia per creare qualcosa di buono c'è sempre stata e i risultati facevano ben sperare. 

Le nuove generazioni grazie a Dio non avevano memoria del prezzo pagato per superare i momenti più bui e quel benessere sembrava scontato, quasi dovuto. 

Forse il declino è iniziato da lì. 

I gioielli della nonna non erano più preziose testimonianze, ma solo roba vecchia, fuori moda.

Si è ritrovata così, improvvisamente, invecchiata. Senza più voglia di curare la sua bellezza, di arginare le rughe, di "agghindarsi" per le occasioni speciali.

E piano piano, complice la disattenzione, Donna Teramo si è ripiegata su se stessa. Non ha più voglia di guardarsi allo specchio, non ha più voglia di guardarsi negli occhi a riscoprire l'aspetto che aveva "da giovane". 

I "nipoti" la chiamano "vecchia", senza affetto e senza rispetto. Non ascoltano più le sue storie, non riconoscono il valore di tutto quello che è stato necessario ( a volte doloroso, a volte entusiasmante) fare per lasciarlo a loro. Scopre, Donna Teramo, che forse i suoi nipoti non sono interessati all'eredità. Un'eredità che trascurano, sporcano, disperdono, distruggono. 

Quando dovrebbero fare  di tutto per proteggerla, curarla, utilizzarla questa eredità. Per se stessi e per chi verrà dopo loro. Perchè arriva anche per i nipoti il giorno in cui diventano nonni. 

MI.CA.

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AUTOSTRADA DEI PARCHI? AUTOSTRADA PER POCHI

Con apposito decreto, il Ministero delle Infrastrutture ha autorizzato, dal 1° gennaio, la società concessionaria dell'Autostrada dei Parchi ( per intenderci la Teramo – L'aquila – Roma ) ad operare aumenti del pedaggio nell'ordine del 13,76% complessivo.

Basta analizzare nel dettaglio il decreto in questione per comprendere come la natura di tali aumenti sia, in gran parte, ingiustificata.

Il rincaro, infatti, viene normativamente previsto a copertura dell'adeguamento periodico al tasso di inflazione dell'ultimo triennio e a ristoro parziale dei costi di manutenzione.

Va rilevato, tuttavia, come i costi di manutenzione ( efficaci? ) dovrebbero essere, a rigore di logica, sostenuti ordinariamente dalle voci di attivo della società concessionaria.

Va sottolineato, altresì, come il tasso di inflazione triennale ( 2014, 2015 e 2016 ), secondo fonti governative, vada ad attestarsi sulla soglia di un complessivo 0,58%, lontano anni luce da quel 13,76%  che va a depredare, ancora una volta, il portafogli degli automobilisti Abruzzesi.

“Depredare” è il termine più adatto, considerato che la tratta Val Vomano – L'Aquila Ovest ( 57 km ) costerà agli utenti 6,70 euro, a fronte della tratta Val Vibrata – Pescara Ovest ( 67 km ) che si attesta a 4,60 euro.

Dal punto di vista puramente territoriale e strategico, il discorso segue, invece, altre logiche di opportunità  oggettiva.

Teramo e L'Aquila sono le due province Abruzzesi maggiormente colpite dal sisma 2009 e da quelli del 2016: come si pretende di rilanciare l'economia di questi due territori andando ulteriormente ad aumentare le tariffe di quello che è, allo stato attuale, il tratto autostradale più costoso d'Italia? A tutela di tessuti economici già ampiamente compromessi il pedaggio del tratto viario che collega Teramo e L'Aquila dovrebbe essere ampiamente diminuito, con parziale copertura pubblica, se non reso temporaneamente gratuito così da favorire flussi commerciali e turistici in tutta l'area del Gran Sasso.

L'enorme sacrificio naturale e paesaggistico connesso all'installazione di una infrastruttura, comunque sia, di importanza fondamentale, perde di senso nel momento in cui viene posto a servizio del profitto economico di una società privata (  che fattura in media  160 milioni di euro l'anno ) e non a tutela delle esigenze economiche e sociali della collettività.

di Riccardo Panzone

SISMA: SOSPENSIONE DELLE ASSICURAZIONI....CHI DI VOI LO SAPEVA?

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LA MUSICA E’ CHI ASCOLTA

 

“La musica tutta, ha il solo scopo di farci vedere con l’anima ciò che non riusciamo a spiegare con le parole, ciò che non riusciamo a vedere con gli occhi e non riusciamo a comprendere ma appunto sentiamo. La musica è un’esperienza sensoriale che nessuna metafora può spiegare ma che è essa stessa la spiegazione. La musica è ontologia pura, è ciò che esiste nella sua essenza in quanto fenomeno. La musica è chi ascolta” .

 

Non si stanca di ripeterlo, il maestro Maurizio Colasanti, quanto sia importante investire in cultura, nella storia del patrimonio artistico italiano, nella ricerca e nella cura dei talenti. Così come è importante capire la bellezza attraverso l’ascolto.

Nel concerto di domenica 19 novembre tenutosi a Teramo, dove ha diretto l’orchestra da Camera Benedetto Marcello,  con la partecipazione della solista Luisa Sello, virtuosa flautista friulana, ho avuto la possibilità di sperimentare, con grande emozione,  quest’ultima affermazione.

Sono un’analfabeta musicale, ho sempre fruito la musica come “accessorio” alle attività quotidiane, un sottofondo per riempire silenzi o coprire pensieri e ticchettìi, una cornice non invadente, volumi sommessi antidistrazione.

Poi l’incontro con il Maestro Colasanti, che parla di Bellezza e di Ascolto. Le armonie evocative  che trasformano il suono in immagini, colori, emozioni. L’Ascolto sincero, presente,  rivela così la Bellezza attraverso le note e i virtuosismi di musicisti eccellenti. L’orecchio e non l’occhio, come ingenuamente (e incompetentemente )  avevo sempre creduto, è l’organo rivelatore.

Ma  questa Bellezza va protetta, curata, diffusa, rispettata, attraverso la consapevolezza che investire in essa non può che arricchire. Una persona, una società, un Paese.

L’orchestra da camera Benedetto Marcello è un’istituzione culturale che rappresenta una vera e propria eccellenza della nostra città. Tante le collaborazioni artistiche prestigiose ospitate nelle stagioni concertistiche. Una “bellezza” fortemente voluta dalla compianta fondatrice, la violinista Liliana De Dominicis nel cui ricordo è stato istituito un premio.

Mira Carpineta

 

 

Note:                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  Orchestra da Camera "B. Marcello"

Costituita nel 1984, l'Orchestra da Camera "Benedetto Marcello'' ha tenuto numerosi concerti in Italia a all'Estero con riconoscimenti lusinghieri da parte della critica. Interessata al recupero della musica strumentale italiana del XVIII secolo, soprattutto inedita, ha revisionato ed inciso per I'etichetta Bongiovanni i Concerti per flauto, archi e cembalo di G.B. Sammartini, L. Leo, N. Porpora, G. Sammartini, G.B. Martini, I'Intermezzo "Traccollo" di G.B. Pergolesi e i concerti per pianoforte a orchestra di Dussek; per I'etichetta Mondo Musica Emi i Concerti di Quantz, Pergolesi a Piacentino per flauto, archi e cembalo e brani di Monteverdi per soprano, archi e cembalo, collaborando con direttori e solisti di livello internazionale.     

Ensemble "Benedetto Marcello"

L'Ensemble "Benedetto Marcello" è una formazione cameristica nata all'interno dell'Associazione Orchestrale da Camera "Benedetto Marcello".
La sua costruzione trova origine nella comune volontà dei suoi componenti di riscoprire il vasto repertorio strumentale italiano del XVIII secolo di raro ascolto e di rilevante interesse musicale, senza trascurare i più significativi compositori europei. Le proposte di ascolto sono il frutto di un lavoro di studio e di ricerca che ha portato l'Ensemble "Benedetto Marcello" al raggiungimento di una propria identità stilistica e musicale grazie anche al contatto con composizioni inedite eseguite per la prima volta in tempi moderni con grande interesse da parte della critica. Hanno collaborato con l'Ensemble artisti quali il soprano Giselle Elgarresta Rios, i flautisti Marzio Conti e Claudio Ferrarini.
Il repertorio dell'Ensemble comprende autori quali Vivaldi, Sammartini, J.S. Bach, Corelli, Tartini, Marcello, Bomporti, Leclair, Bassani, Galuppi ed altri ancora.  

Maurizio Colasanti

ha studiato direzione d’orchestra presso le scuole di Vienna, Ginevra e Budapest. Docente in importanti conservatori di musica internazionali come  l’Illinois State University di Chicago, la Royal College of Music di Melbourne e il Conservatorio di Musica di Quito, nel 2004 è stato nominato per acclamazione direttore principale dell’Orchestra Sinfonica de Loja e nel 2008 dell’Orchestra Villa Lobos Symphony. Ha collaborato con musicisti come A. Rosand, A. Pay, C.M. Giulini, A. Braxtone, G. Shuller, M. Larrieu, P. Badura Skoda . Nel 2012 è stato eletto direttore principale e direttore artistico dell’Osuel. Nella sua intensa carriera esibizioni  concertistiche italiane ed internazionali con:   Seoul Philarmonic Orchestra, Teatro dell'Opera di Roma, St.Martin in The Fields, Royal Accademy of Music, Orchestra Sinfonica Siciliana,Teatro Lirico di Cagliari, Orchestra Sinfonica Abruzzese, Finnish Symphony Orchestra, Orchestra Sinfonica di San Remo, Miami Symphony Orchestra, Karnten Simphonieorkester, Solisti del Teatro alla Scala di Milano, Illinois Symphony, Minas Gerais Symphony Orchestra, Villa Lobos Symphony Orchestra, Orchestra Sinfonica di San Remo, Carnegie Hall, Melba Hall, Seoul Opera House, New England Symphony Orchestra, Lithuanian Chamber Orchestra, Orchestra Sinfonica Porto Alegre, Nancy Philarmonic, Camerata Istropolitana Bratislava. Ha collaborato con musicisti come: A. Rosand, A. Pay, R. Chailly, A. Braxtone, G. Schuller, M. Larrieu, P. Badura Skoda, F. Ayo, J. Judd,  e con registi di fama internazionale come: E. Decaro, G.Cazzola, M. Di Mattia, T, Moschoupulos, S. Castellitto, A. Steiner, F.M. Dechamps. Alcuni compositori del nostro tempo: S.Rendine, N. Bogorelich, G. Vainio, A. Viana, hanno dedicato a lui opere sinfoniche.

 

LUISA SELLO
Artista eclettica ed innovativa, flautista del panorama internazionale con una intensa attività solistica in Europa, Estremo Oriente, Stati Uniti e Sud America, è ospite di orchestre quali il Concert-Verein dei Wiener Symphoniker, la Salzburger Kammerorchester, la Miami Great Symphony Orchestra, I Virtuosi Italiani. 
Ha lavorato con l'Orchestra del Teatro alla Scala di Milano sotto la direzione di Riccardo Muti ed ha suonato accanto ad Alirio Diaz, Trevor Pinnock, Edgar Guggeis, il Nuovo Quartetto Italiano, il Jess Trio Wien. 
Docente di flauto al Conservatorio di Trieste e Professore ospite all'Università di Vienna e di Graz, viene regolarmente invitata presso Istituzioni Accademiche in Giappone, Cina, Argentina, USA, Russia, Austria, Germania, Spagna, Estonia
Laureata in Lingue e Letterature Moderne, ha pubblicato saggi comparativi su letteratura e musica ed ha vinto diversi premi letterari di poesia. 
Incide per 'Stradivarius', una delle eccellenze discografiche europee.
Si è perfezionata a a Parigi con Raymond Guiot, primo flauto dell'Operà