Territorio

[POLITICA] SPORTISSIMAMENTE, CAMPANA si sfoga con PrimaPagina

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[TERRITORIO] nostra lettrice denuncia... e scrive.

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PRESENZE di IERI e di OGGI !

Dall’’Archivio Fotografico Montoriese (on-line su FB) curato da

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Che spettacolo a … cena!

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PULIAMO la nostra spiaggia

La Scuola Media “Pagliaccetti” di Giulianova è stata protagonista dell’iniziativa “PuliAMO la nostra spiaggia” che ha avuto luogo venerdì 21 marzo 2014..
Sotto l’attento coordinamento delle professoresse Monaco, Pietrofaccia e Belfi ore, gli alunni delle classi 3^ A e 3^C hanno fatto una lezione all’aperto, sull’inquinamento delle spiagge e dei gravi danni che ne conseguono. L’occasione è stata per i ragazzi molto divertente oltre che educativa, tant’è che si sono adoperati, con entusiasmo e volontà, nella raccolta di rifi uti marini abbandonati sulla spiaggia.

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Associazione "Berardo Di Giacomo"

te900Da Gennaio 2014, è attivo il sito dedicato all'Associazione "Berardo Di Giacomo" - Centro Ricerche Storiche.

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Un caso a dimostrazione che gli eventi non sono soggetti ad interpretazioni soggettive...

tacchiLe regole sociali che riguardano il vivere civile spesso ci vengono presentate in modo dogmatico e immarcescibile come se, all'occorrenza, fosse negato il diritto di rivederle o rivalutarle.

Dunque, quando si dice che la vita è sacra si dovrebbe essere certi che tale sacralità venga sempre e universalmente rispettata.

Invocando questo assioma,taluni impediscono alle donne di abortire o negano una morte naturale a chi soffre di malattie irreversibili però, a dispetto della regola stabilita, le stesse persone considerano inevitabile che migliaia di profughi anneghino nei nostri mari meridionali, oppure ancor peggio, trovano naturale invocare l'introduzione della pena di morte nel nostro ordinamento giudiziario. Questo è un caso che vale per tutti a dimostrazione che solo gli eventi naturali non sono soggetti ad interpretazioni soggettive: l'avvicendamento delle stagioni non può cambiare, la nascita e la morte di ogni essere vivente è inevitabile e così via. Tutto ciò che viene concepito dalla fallace mente umana, invece, necessita di una seria, consapevole e costante critica da parte di tutti gli esseri pensanti, ciò affinché essi possano condividere, aggiornare o migliorare l'assioma preso in considerazione, specialmente quando questo sembri essere fatalmente connaturato all'essere umano.

Tra tutti i fenomeni di cui la società è composta,quello che più di ogni altro viene considerato insito nell'uomo, creato insieme alla natura, è la prostituzione, eppure il meretricio nasce da una pura ideazione del pensiero maschile, tanto vero è che non tutti gli uomini ne fanno uso e, nonostante ciò, anche coloro che se ne astengono sembrano godere di ottima salute.

È ovvio che sia utopistico ripensare un mondo privo di mercimonio, ma se la realtà è questa allora è altrettanto utopistico credere che la donna possa percepire in sé dignità morale, fisica e psichica pari a quella dell'uomo, pari cioè a colui il quale sa che la sessualità femminile gli può appartenere solo che lui lo voglia. L'esistenza della prostituzione è un fatto che viene dato per scontato e del quale si parla come se si trattasse di un fenomeno a sé stante, privo di ripercussioni sul resto della popolazione. La realtà non è questa.

Malcom X diceva: "finché un negro è schiavo io che sono un negro posso essere schiavo", parafrasando le sue parole, dunque, si potrebbe dire: "finché una donna è prostituta io che sono donna posso essere prostituta".

È proprio il modo di pensare alla sessualità femminile che fa la differenza tra i due generi.

La donna non è percepita inferiore all'uomo, per definizione, ciò che la rende minore consiste nel fatto che il suo corpo è sempre stato al servizio del maschio. Qualunque conquista sociale si registri appannaggio delle femmine è un semplice palliativo che non cambia la sostanza delle cose. Solo una cultura atta a diffondere principi di giustezza ed equità tra i generi, oltre a salvare la donna, gioverebbe a contenere anche la lunga serie di reati che nascono dalla certezza che tutto abbia un prezzo.

PrimaPagina Edizione Aprile 2014 di Milena Milone

EMANCIPAZIONE O EMULAZIONE?

barbieLa "vittoria di Pirro" delle (pseudo) pari opportunità - E' sempre stato difficile per le donne scrivere di se stesse, dei loro problemi, della loro storia invisibile e sottaciuta. In questa epoca le difficoltà si sono addirittura moltiplicate perché il mondo femminile convinto, a torto, di aver ottenuto la tanto agognata emancipazione,spesso rifiuta di prendere visione di tutto il cammino che ancora si deve percorrere affinché la evidente, duratura minorità del suo genere lasci il posto ad una società dove anche alle donne vengano riconosciuti diritti, capacità, potere decisionale, indipendenza, giustizia, e così via. D'altra parte il mondo maschile, tranne alcune ovvie eccezioni, continua a vedere gli sforzi del presunto secondo sesso alla stregua di esercizi inutili, fastidiosi, pretestuosi ed estranei a tutto ciò che realmente conta nel mondo. In realtà, i cambiamenti relativi alle conquiste sociali delle donne sono davvero poca cosa, la riflessione nasce dal fatto che il progresso ha coinvolto ogni ambito del vivere della specie umana, dunque è evidente che anche il comportamento del mondo femminile, statico per millenni, abbia avuto, a sua volta una certa accelerazione, ma il divario tra il potere del maschio e quello della femmina è sempre uguale, se non è addirittura aumentato. Il concetto di emancipazione della donna ha confuso le idee a molti. Si emancipano coloro che sono minori o soggetti ad altri: la maggiore età emancipa i ragazzi,oppure emancipa gli schiavi che evolvono da uno stato di servitù ad uno di libertà e questi passaggi hanno la caratteristica di arricchire colui che ne beneficia, ma la donna, la cui presunta inferiorità è puramente culturale , nel processo di emancipazione, dovrebbe cancellare ogni sua valenza per tentare di abbracciare in toto mentalità e cultura maschili ottenendo così la classica vittoria di Pirro. Tale cambiamento non può definirsi migliorativo dei vissuti femminili e i risultati di questo processo sono già evidenti giacché non esiste donna detentrice di un potere significativo che si adoperi seriamente per alleggerire i disagi sofferti da chi appartiene al suo stesso genere. Dall'istituto delle "pari opportunità" ovviamente gestito da donne, per esempio, ci si aspetterebbe di ricevere solidarietà di genere, risoluzioni certe ai vari stati di difficoltà nei quali molte donne si dibattono, ma ciò non succede e la ragione sta nel fatto che chi detiene il potere è maschio oppure ne fa le veci. La cultura dominante, il mito lo conferma, si basa da sempre, attraverso le guerre, sulla conquista del territorio altrui e sull'accaparramento di beni materiali, due costanti che conducono ad un solo vertice: il potere. La società umana, dunque, in ogni epoca e latitudine è stata ed è di matrice fallocratica. Si può forse dire che le femmine emulando il comportamento maschile otterrebbero una sorta di emancipazione? Esse, invece, si avviano a perdere le preziose ed insostituibili valenze del loro sesso e senza accorgersene rischiano di diventare davvero seconde rispetto a coloro che non hanno ragioni per definirsi primi.

PrimaPagina edizione Febbraio 2014 - di Dr.ssa Milena Milone - psicologa