Territorio

E' LA "SOMMA (TREKKING)" CHE FA IL TOTALE

Il fatto risalirebbe al 3 luglio scorso, quando una comitiva di escursionisti appartenente ad un gruppo di appassionati di montagna e

di trekking (Somma Trekking) esprime il proprio entusiasmo per il nostro Gran Sasso lasciando tracce del loro passaggio. "E' consuetudine a quelle altezze - spiega Paolo De Luca, guida escursionistica - lasciare un pensiero scritto sul "libro di vetta" e testimonianze dell'arrivo e delle sensazioni provate. Ma quello che è successo domenica 3 luglio non ha niente di poetico. Solo un esempio di inciviltà che ha deturpato un bellissimo luogo." Il gruppo infatti ha lasciato delle scritte di colore rosso, un logo della loro associazione, su alcune rocce e delle frasi sul "libro di vetta" che nulla hanno di lirico o di ammirazione per il panorama. La vicenda è finita sul tavolo del presidente del Parco Nazionale Gran Sasso Laga, per le misure del caso e perfino su Repubblica che ha riportato sia lo scempio delle scritte, sia la valanga di reazioni a volte davvero violente, sui social,  che condannavano l'azione del gruppo. Insomma due modi di fare altrettanto scempio per pura leggerezza.

(per le foto si ringrazia Paolo De Luca)

BIKE TO COAST PERICOLOSA? QUALCUNO CONTROLLI LA REGOLARITA' DI PROGETTI E LAVORI

La morte del ciclista inciampato nel cordolo della ciclabile di Villa Rosa, nel Comune di Martinsicuro, porta drammaticamente alla luce il progetto bike to coast e le tante carenze, anche da noi denunciate, che ad oggi non hanno avuto risposta.

Fermo restando che l'episodio in se dovrà essere approfondito dalle autorità competenti, per verificare se ci siano responsabilità, o meno, di chi ha commissionato, progettato, realizzato, l'opera, o se si tratti di una tragica fatalità, resta il fatto che in molti tratti il percorso ciclabile costiero presenti difformità con le norme vigenti, e a volte con il comune buon senso.

Curve che non rispettano i raggi di curvatura minimi, strettoie, separatori di corsia pericolosi, finiture scivolose, segnaletica sbagliata, mancanza di protezioni e separazioni dal traffico automobilistico... sono solo alcune delle criticità presenti sul tracciato, che in questi giorni è affollato da migliaia di ciclisti di ogni età, affollamento che evidenzia anche l'inadeguatezza dimensionale di un percorso di rilevanza europea.

Tornando al caso specifico, siamo convinti che il cordolo rispetti le norme di legge (larghezza cm 50, altezza uguale o superiore a cm 15), ma dalle foto si vede che è di colore grigio, mentre la Direttiva del Ministero dei Lavori Pubblici, n.6688 del 24 ottobre 2000, pubblicata nella G.U. 301 del 28 dicembre 200, precisa che “I cordoli prefabbricati che delimitano le corsie riservate agli autobus o le piste ciclabili (art. 178 reg.) devono essere installati con continuità, alla stessa maniera della linea gialla continua che sostituiscono, e devono essere mantenuti in opera in modo che siano sempre visibili, ad evitare incidenti da parte di utenti distratti. Allo stesso modo, altri tipi di cordoli od isole di traffico devono essere resi particolarmente visibili, specie nelle testate.”

Chiediamo, quindi, che la Regione, erogatrice dei fondi, i Comuni e chiunque ne abbia competenza, controllino la conformità delle opere realizzate e dei progetti non ancora realizzati, tenendo conto del Codice della Strada, del D.M. 557/99 e delle Direttive e Circolari ministeriali che, negli anni, hanno normato la realizzazione di piste ciclabili, ricordando che la nuova normativa sull'omicidio stradale (legge 41/2016) pone pesanti responsabilità anche in capo agli enti proprietari delle strade (e le piste ciclabili sono strade a tutti gli effetti), in caso di errata progettazione, realizzazione o carenza di manutenzione, che provochino oggettivi problemi alla sicurezza della circolazione (vedasi Circolare del Ministero dell'Interno prot. n. 2251 del 25/03/2016.


Coordinamento Ciclabili Abruzo Teramano

Associazione Demos e le proposte di democrazia applicata

Lo scorso anno si svolse, su interessamento del Comune,  una pubblica assemblea per l’illustrazione dei contenuti di un regolamento comunale sui comitati di quartiere e di frazione. L’ associazione Demos, attraverso le  proprie risorse interne di competenza e di esperienza “sul campo”, apprezzando l’iniziativa comunale,  propose importanti modifiche alla bozza di regolamento,  inviando le stesse a tutti i consiglieri comunali, alla Giunta e al Sindaco.

In particolare, l’ Associazione propose una diversa zonizzazione dei Quartieri incentrata sui seggi elettorali; l’elezione diretta dei comitati; l’individuazione dell’Assemblea dei cittadini quale unico organo dotato di poteri decisionali; la valorizzazione dell’articolo 18 della Costituzione quale fonte delle fonti per il riconoscimento della più ampia e irrinunciabile libertà di associazione; l’istituzione di una Commissione di garanzia estranea ai giochi partitici e formata da esperti.

Demos ripropone oggi all’attenzione dei cittadini, delle forze sociali e dei Quartieri teramani, dei partiti che compongono la compagine consiliare del Comune di Teramo, degli assessori e del Sindaco, quanto già proposto quasi un anno fa, nella convinzione che sia questa la migliore strada per assicurare la promozione e la valorizzazione della partecipazione popolare nella nostra città, come, d’altra parte, espressamente indicato nello Statuto comunale quale obbligo del Comune di Teramo.

 

Teramo 10 luglio 2016

p/ L’Associazione DEMOS

il Presidente, Prof. Carlo Di Marco

 

Regione: in arrivo 4 milioni per l’aeroporto di Pescara

Fondi all’aeroporto di Pescara, al Ciapi, ai piccoli Comuni che decidono per la fusione. E’ quanto ha deciso il Consiglio regionale

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MARINA DI MOSCIANO E LA FRANA CHE AVANZA

Appare sempre più preoccupante e pericolosa la situazione a Contrada Marina di Mosciano Sant’Angelo con una frana ancora in atto che si sta espandendo a macchia d’olio. Così il Consigliere regionale del M5S, Riccardo Mercante  ha depositato un’ interpellanza per chiedere al Presidente D’Alfonso quali siano le vere intenzioni sui lavori di messa in sicurezza del sito promessi da tempo ma mai partiti.

Dal novembre del 2013 e dalla frana che provocò danni talmente ingenti alle abitazioni da costringere l’Amministrazione comunale di Mosciano a disporre lo sgombero degli edifici lesionati – ha spiegato Mercante –  nulla è cambiato. Anzi il fronte franoso continua ad avanzare e rischia di mettere in pericolo ulteriori abitazioni ed ulteriori famiglie. Purtroppo dei fondi promessi dal Presidente D’Alfonso in varie occasioni, dal sopralluogo effettuato dietro mie sollecitazioni il 3 novembre 2014 alla riunione del 18 novembre dello stesso anno sul rischio idrogeologico, fino ad ora nessuna traccia. E che questo Governo regionale stia perseverando in un dannoso immobilismo lo dimostra il fatto che, a dispetto delle rassicurazioni fornitemi a seguito dell’ennesimo sollecito inviato nel mese di marzo, subito dopo il crollo di una palazzina lesionata, ancora oggi alle parole non abbiano fatto seguito fatti concreti.

Con il risultato che non essendo mai partiti i lavori di messa in sicurezza l’instabilità del  suolo sta provocando un ampliamento del fronte franoso che è arrivato fino al Villaggio Orsini, le cui palazzine mostrano già crepe profonde nei muri degli scantinati. Se si va avanti di questo passo alle famiglie di sfollati se ne aggiungeranno molte altre, augurandosi sempre che non si debba assistere a nulla di più serio.

Nel rispondere alla mia interpellanza - ha concluso Mercante - il Presidente dovrà dire se e quando arriveranno questi fantomatici fondi e se l’aiuto promesso alle famiglie di sfollati verrà dato oppure no. È ora di essere chiari ed è soprattutto ora che gli abitanti di Contrada Marina sappiano la verità”.

meno bandiere blu, più “bandiere verdi”

Il Parco nel “Club” della Confederazione Italiana Agricoltori

A Senigallia, lo scorso 13 maggio, il Direttore del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Prof. Domenico Nicoletti, ha partecipato alla prima Assemblea nazionale dei premiati "Bandiera Verde Agricoltura" della CIA (Confederazione Italiana Agricoltori).  Nell'ambito dell'assemblea, il "Club" dei premiati ha sottoscritto il documento "Il territorio come destino", che ha come obiettivo la costruzione e la valorizzazione di un modello economico, sociale e produttivo sostenibile. 

Una due giorni, quella di Senigallia, giunta proprio alla vigilia della 14esima edizione del riconoscimento con cui la CIA premia ogni anno i "campioni" dell'agricoltura che si sono particolarmente distinti in vari ambiti: dalla difesa della biodiversità alle politiche di tutela dell'ambiente e del paesaggio anche a fini turistici, all'uso razionale del suolo, alla valorizzazione dei prodotti tipici legati al territorio; ed ancora, nell'azione finalizzata a migliorare le condizioni di vita ed economiche degli operatori agricoli e, più in generale, dei cittadini, ma anche nell'impegno  verso il sociale e la disabilità, nella promozione della cooperazione mediterranea, nel cinema e nella letteratura contadina. 

"Il Club - si legge nell'atto costitutivo firmato a Senigallia -  riunisce le aziende, gli enti locali e tutti gli altri soggetti (pubblici e privati) che, a partire dalla prima edizione del concorso-premio, nel  2003, sono stati insigniti del riconoscimento Bandiera Verde Agricoltura. Lo scopo del Club è la divulgazione e la valorizzazione sia dei principi ispiratori del riconoscimento Bandiera Verde sia degli obiettivi e linee guida alla base del documento intitolato ‘Il Territorio come destino. il contributo della Cia alla Carta di Milano'".

Un documento "di idee", dunque, stilato in occasione dell'Expo 2015 e ora al centro di una nuova fase, dove i risultati del lavoro fatto sono stati tradotti in impegni a livello territoriale, con il coinvolgimento diretto di attori e istituzioni locali, per la costruzione di un modello economico, sociale e produttivo sostenibile.

“Il prestigioso riconoscimento (ricevuto dal Parco nel 2010) – ha dichiarato Nicoletti -  deve sempre più responsabilizzare l’Ente sul suo ruolo non solo della promozione del territorio e dell’agricoltura sostenibile ma anche per contenere i fenomeni che limitano le attività agricole, con una sempre più decisa azione di gestione delle specie che agiscono su tali attività, ricreando l’antico equilibrio e una nuova alleanza tra uomo e natura. L’impegno è diffondere la bandiera verde nell’area del Parco e misurarsi su un’azione sempre più condivisa di valorizzazione delle tradizioni nell’innovazione delle qualità agro ecologiche”.

 

Assergi 16.05.2016

Ufficio Stampa PNGSL Dott.ssa Grazia Felli 

4^ lotto Teramo-Mare. Se a pedaggio, non ha alcun senso inserirla nel Masterplan

Se la Teramo-Mare deve essere pagata dai cittadini smette di essere una priorità.

Questo il pensiero del presidente della Provincia, Renzo Di Sabatino che su questa ipotesi ha un giudizio netto: “Se il quarto lotto non è completamento finanziato dallo Stato e bisogna introdurre pedaggi non ha avuto alcun senso inserirla nel Masterplan anche perché c’è un’ottima alternativa che ha già un progetto di massima – dichiara il Presidente – si tratta  del miglioramento della statale da Mosciano a Giulianova, un’opera che costerebbe circa otto milioni di euro contro gli ottantasette che servono per il quarto lotto della Teramo-Mare”.

L'ipotesi del finanziamento dell’opera con il pedaggio dei cittadini scaturirebbe da un carteggio tra il ministero delle Infrastrutture e la Regione Abruzzo, reso noto, ieri dal consigliere regionale nonché consigliere segretario dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, Giorgio D’Ignazio.

“E’ la natura del quarto lotto a farne un’opera da inserire nella pianificazione strategica regionale e nazionale – chiosa Di Sabatino – e come tale va realizzata con finanziamenti pubblici. In caso contrario si può solo procedere valutando le alternative. Credo che su questo non possano esserci equivoci e so di interpretare un sentimento che è di tutto il territorio”.

Teramo 17 marzo 2016

Terremoto L'Aquila - Casa dello Studente

Dove sono i colpevoli?

Non usa mezzi termini l'Avv. Wania Della Vigna nella esposizione dei fatti relativi al processo per il crollo della Casa dello Studente che, nel sisma del 2009, ha falcidiato la vita di otto ragazzi, la cui aspirazione era solo quella di studiare e crearsi un futuro. Il processo per la responsabilità civile ha subìto, pochi giorni or sono, il rinvio  al prossimo mese di giugno. Principali protagonisti di questa becera e complessa vicenda sono la Regione Abruzzo e la ADSU (Azienda Diritto Studi Universitari) i quali stanno facendo melina e giocando a scaricabarile, rinfacciandosi a vicenda le responsabilità per quelle morti ed uscirne, probabilmente ad ottobre, intonsi ed immacolati alla faccia di chi una vita non ce l'ha più.  Come se non bastasse, la Regione chiama in solido  a rispondere della tragedia anche lo Stato, attraverso il MIUR, l’Università agli Studi de L’Aquila, la Angelini Farmaceutica ed immobiliare, e i quattro imputati ingegneri gia condannati nel processo penale nei due gradi di Giudizio, ma ancora in attesa dell’udienza in Cassazione.  Pende infatti, su questo processo penale, la spada di Damocle della prescrizione che di questo passo, porterà i presunti responsabili dei reati di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose plurime, dritti ad una prescrizione che vedrà nessun colpevole alla sbarra e nessun condannato. Con buona pace dei familiari di quei poveri ragazzi deceduti e di tutti i ragazzi sopravvissuti miracolosamente al crollo.  Ma facciamo un passo indietro che aiuterà a capire ancora meglio l'assurdità di questa vicenda che assume, a tratti, contorni inquietanti e paradossali.  Già nel 2003, la solerte Regione Abruzzo commissionava alla Società Collabora Engineering (di seguito diventata Abruzzo Engineering) uno studio sulla pericolosità degli edifici abruzzesi, visto l'alto rischio sismico che coinvolge tutta la Regione e, in particolare, la zona de L'Aquila. Ebbene, lo studio, costato la cifra notevole di 5 milioni di euro, era già pronto e disponibile nel 2006. E il risultato di quel lavoro di censimento, concluso dopo studi accurati, sopralluoghi, progetti di ristrutturazione, raccolta dati ed analisi territoriali a tutto campo, relativamente alla Casa dello Studente così recitava testualmente: "Edificio con gravi criticità strutturali". Più chiaro di così. Ora, di chi sarà mai la colpa di aver destinato a Casa dello Studente un edificio con connotati ad alto rischio sismico? Di chi sarà mai la colpa di non avere eseguito le dovute opere di messa in sicurezza, anzitutto evacuando immediatamente l'edificio? Di chi sarà mai la colpa di aver fatto fare dei lavori, tanto per metterci una pezza, che invece di fortificare l'edificio ne hanno ulteriormente compromesso la stabilità? Tutte queste domande, pesanti come macigni, sono inequivocabilmente rivolte alla Regione Abruzzo la quale, in quanto Ente proprietario, aveva il compito ed il preciso dovere di vigilanza e controllo sull'edificio. Una cosa è certa: l'Avvocato Della Vigna non intende demordere per arrivare alla verità e, soprattutto, all'accertamento delle responsabilità in capo a chi dovrà rispondere di quelle tragiche morti.  A breve l'Avvocato depositerà presso gli uffici del Primo Presidente della Corte di Cassazione, Giovanni Canzio, l'istanza per fissare una data precisa per il processo che scongiuri una inopportuna, quanto pericolosa prescrizione.

di Mafalda Bruno