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RINASCIMENTO AD UN TIRO DI SPADA

RINASCIMENTO AD UN TIRO DI SPADAScherma medievale e rinascimentale, ecco quello che faccio.L’anno scorso ho trovato un link di un’amica, su facebook, nel quale si diceva che qui a Teramo era presente un corso di scherma storica. Ho creduto all’inizio che fosse qualcosa di teatrale, di finto, per essere sinceri. Nonostante tutto la curiosità ha vinto i miei dubbi e mi sono decisa a chiedere qualche informazione: luogo, attività, “come”.La prima

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Lo scudetto e' di casa a Teramo

torball a TeramoTorball uguale Teramo. La nostra città si conferma ancora una volta la capitale italiana del Torball, disciplina sportiva riservata ai non vedenti. La squadra aprutina, infatti, ha conquistato, per il secondo anno consecutivo, il titolo di Campione d’Italia, al termine di una cavalcata trionfale, conclusasi nel weekend del 20 e 21 febbraio scorso a Verona. I biancorossi hanno infatti ottenuto 22 vittorie su altrettante partite di campionato, lasciando le briciole agli avversari e chiudendo la stagione con 66 punti, ben 20 in più della seconda classificata, il Trento. Un’affermazione, quella del Teramo Non Vedenti ASD (questo il nome completo del team), che rappresenta la ciliegina sulla torta di un’annata trionfale, iniziata con il successo nella Supercoppa Italiana, proseguita con la vittoria della Coppa Italia, conquistata a Trento il 6 febbraio, e conclusa degnamente con il bis tricolore. Trionfi che vanno ad arricchire un palmares invidiabile, visto che dal 2007 ad oggi la formazione teramana ha conquistato 2 scudetti, 3 coppe italia e 2 supercoppe italiane consecutive, dimostrandosi l’autentica dominatrice di questo sport, ancora poco conosciuto in città, ma che sta regalando, da qualche anno a questa parte, grandi soddisfazioni, nonostante le innegabili difficoltà che la società deve affrontare per far fronte a tutte le varie spese. Artefici di queste vittorie gli atleti Sandro Di Girolamo (bomber della squadra con le sue 112 reti messe a segno in campionato), Giovanni Ciprì, Daniele Principe e Leone Pantolfi, ed i tecnici Antonino Pavone (che è anche il presidente) e Antonio Di Giovine. Ai Campioni d’Italia i complimenti di tutta la redazione di “PrimaPagina”.

Tutti sugli sci.

tutti sugli sciGrande successo per il “Gran Premio Provinciale di Sci Alpino CSI”, sulle piste di Campo Felice. Organizzato dal Centro Sportivo Italiano e dall’Ufficio di Coordinamento dell’Educazione Fisica e Sportiva di Teramo, l’evento ha visto la partecipazione entusiasta di un centinaio di ragazzi provenienti dalle scuole secondarie di primo e secondo grado della provincia teramana. I vincitori: Federico Chenchini (Scuola Media Isola del Gran Sasso) nella categoria Cadetti, Silvio Cascioli e Sara Alameddine negli Allievi, Federico Celli e Ludovica Impaloni tra gli Juniores (tutti appartenenti al Liceo Scientifico “Einstein” di Teramo). Per i primi tre classificati di ogni categoria, anche la gioia di accedere alle finali nazionali, in programma ad Alleghe (BL), proprio in questi giorni, dal 12 al 14 marzo prossimi.

DILETTANTISMO O PROFESSIONISMO?

DILETTANTISMO O PROFESSIONISMO?Dilettantismo vero o professionismo mascherato? Questa la domanda ricorrente, da qualche anno a questa parte, negli ambienti calcistici regionali. Società che spendono e spandono per allestire squadre il più possibile competitive; calciatori che, arrivando da categorie superiori, pretendono di essere adeguatamente monetizzati, hanno creato una situazione esplosiva. Impensabile parlare ancora di rimborsi spese, alla luce soprattutto delle cifre impressionanti che sorreggono il calcio dilettantistico abruzzese ma non solo. “Ci sono aspetti del calcio di Eccellenza e Promozione – spiega il presidente regionale della FIGC, Daniele Ortolano – che non vanno bene. Si spende tanto, a volte troppo, per allestire squadre forti, in grado di vincere i campionati. Ciò dipende dalla caduta di società blasonate, ma anche dal comportamento dei calciatori che hanno approfittato di questa situazione. Bisogna puntare di più sui giovani – prosegue Ortolano – c’è chi è in grado di farlo e chi, non avendo tempo né risorse, ricorre ai ragazzi di fuori regione, con un aggravio ulteriore dei costi”. Tra i club di Eccellenza i pareri sull’argomento sono abbastanza concordi. “I costi sono lievitati enormemente negli ultimi anni – dice il presidente del San Nicolò Salvatore Di Giovanni – Molto dipende dagli obiettivi di ogni sodalizio. Chi punta a vincere investe parecchio. Ed è anche normale che i giocatori chiedano adeguati rimborsi spese, considerando che ci si raduna a fine luglio, si svolge la preparazione ad agosto e ci si allena 5-6 volte a settimana. Sta a noi presidenti calmierare la situazione, puntando più sui giovani, anche se così si rischia di costruire squadre non competitive e retrocedere. Nel nostro caso cerchiamo sempre di mantenere un equilibrio, allestendo buone squadre senza spendere tantissimo”. “Per abbattere i costi – propone Vittorio Beccaceci, presidente del Mosciano – si dovrebbe introdurre un obbligo di studio o di lavoro per i calciatori, in modo che questa per loro non sia più la professione principale. A questi livelli il calcio dovrebbe rappresentare soprattutto uno strumento di aggregazione sociale. Per quanto ci riguarda paghiamo solo rimborsi spese. Servirebbe poi il coinvolgimento di più imprenditori, per dare continuità sul medio-lungo periodo”. “Anche a Montesilvano – afferma il presidente adriatico Enzo Di Meo – si parla solo di rimborsi spese, anzi la parola stipendio è abolita dal nostro vocabolario. Noi cerchiamo di organizzarci al meglio, ma con un budget che non supera i 160 mila euro all’anno. Sarebbe importante che i calciatori non pensassero solo ai soldi, ma imparassero a condividere un progetto”. Scendendo in Promozione, gli animi si surriscaldano. “L’abbattimento dei costi è un problema fittizio – attacca il direttore generale della Valle del Gran Sasso, Luciano Di Marco – se contemporaneamente si parla di professionalizzare i campionati. Una stagione non può durare da agosto a maggio. Per un torneo di Promozione si spendono non meno di 200 mila euro, 10 mila per comprare un giocatore. Si deve ridurre il numero delle squadre. Ed è ora di finirla – insiste Di Marco - con le società che in estate promettono mari e monti, e a dicembre sono indietro di 3 stipendi. Anche la presenza dei procuratori incide molto, tanto che una buona metà dei fuori quota arriva da fuori regione”. “Inserire nelle nostre categorie società professionistiche fallite ha portato grandi disagi – il parere di Pasqualino De Patre, segretario del Castelnuovo Vomano – Sarebbe stato meglio inserirle nel CND. Bisogna poi imporre l’uso dei fuoriquota, per invogliare i ragazzi allo sport. Infine è necessario far rispettare il decreto legge per il quale le ASD non possono avere un bilancio superiore ai 250 mila euro. Questi però sono problemi che devono essere affrontati dal presidente Ortolano, piuttosto che dalle singole società”. Della serie: ad ognuno i propri compiti. Ma sarà poi vero così? Ai nostri lettori l’ardua sentenza…

Nato due volte: Vincenzo Diodati.

diodati vincenzoQuando il Teramo andava in trasferta lui, Vincenzo Diodati, cercava subito una chiesa e vi si ritirava per alcuni minuti. Già quando indossava la casacca gloriosa biancorossa, Diodati avvertiva che qualche cosa dentro di lui stava mutando. Era solito ripetere “pregatemi la salute”. Vincenzo Diodati è stato un giocatore di buon livello avendo giocato con Angolana, Lanciano, Teramo, Chieti e Brindisi (con allenatore Luis Vinicio), ma è noto anche perché a fine carriera è diventato a 34 anni sacerdote. Ma aldilà della carriera calcistica, Diodati è balzato agli onori della cronaca proprio nel 1988 a febbraio. Molti ricorderanno il mancato miracolo a Montesilvano. Quel miracolo annunciato dal vice parroco della chiesa di Sant’Antonio, appunto Don Vincenzo Diodati, e da una veggente,Maria Antonietta Fioritti, e che avrebbe dovuto compiersi a mezzogiorno con l’apparizione della Madonna nel sole e a mezzanotte con la comparsa di una scritta nel cielo. Quell’annuncio trasformò Montesilvano in una filiale di Medjugorje, agitando la comunità di credenti (e non solo) e sconvolgendo l’esistenza di molti (basti pensare all’esplosione delle vocazioni religiose). Ne parlò moltissimo anche la stampa nazionale. C’è gente che ricorda l’atmosfera surreale di quel giorno. “Il Centro” allora dipingeva l’atmosfera così: “le signore in ginocchio sul terrazzo condominiale, che recitavano il rosario con lo sguardo rivolto al cielo”, poi le colonne di pullman sulla nazionale, il Colle brulicante di persone ma, soprattutto, le dirette televisive di Telemare che a notte fonda mostravano bambini avvolti nelle coperte e lasciati dormire all’aperto dai loro genitori invasati in attesa dei segni celesti”. Eppure il tanto atteso miracolo non avvenne e don Vincenzo fu “punito” con otto giorni di riflessione. Quando pareva che la storia dovesse essere archiviata, ecco che nel 2007 in provincia di Cosenza se ne sente un’altra di storia. Molto diversa. Purtroppo. Ecco il testo della lettera dell’arcivescovo Mons. Santo Marcianò, dell’ Arcidiocesi di Rossano - Cariati: “Si porta a conoscenza della lettera comunicazione inviata ai fedeli dell’Arcidiocesi, relativamente al caso della sig. ra Giulia Arancino in Capalbo, residente in Corigliano in Contrada Timparello, e del sacerdote don Diodati della Diocesi di Pescara – Penne che vive e stabilmente celebra l’Eucaristia presso un’abitazione privata nel territorio della medesima Arcidiocesi. Si tratta di un caso estremamente delicato per il quale l’Arcivescovo, nell’esercizio della  sua missione pastorale, ha ritenuto necessario assumere gravi provvedimenti nei confronti sia della signora, che del Sacerdote”. I tempi del Teramo calcio sono lontani, quelli del “mancato miracolo” di Montesilvano, anche. Forse allora è meglio ricordare Vincenzo Diodati soltanto come calciatore, come bravo calciatore quando crossava per Pulitelli e faceva sognare; meglio dimenticare, invece, “don” Vincenzo… Ma questa è un’altra storia… 

GIOCHI DEL MEDITERRANEO - Europa Asia Africa

GIOCHI DEL MEDITERRANEO - Europa Asia AfricaGIOCHI DEL MEDITERRANEO 2009

Albania, Algeria, Andorra, Bosnia, Cipro, Croazia, Egitto, Francia, Grecia, Italia, Libano, Libia Malta, Marocco, Monaco, Montenegro, San Marino, Serbia, Siria, Slovenia, Spagna, Tunisia e Turchia.
Queste le nazioni partecipanti ai Giochi del Meditteraneo 2009. Sono i giochi della pace anche se c’è da registrare ancora, la pesante assenza di Israele dipesa non dalla scarsa attitudine alle varie discipline sportive degli atleti, ma dalla politica. La sedicesima edizione della manifestazione, inaugurata venerdì 26 giugno, in uno stadio Adriatico gremito, è quella della pace, quella che vuol mettere da parte il discorso politico e godersi fino in fondo il gusto della partecipazione, dello sport, del gioco , delle sconfitte, delle vittorie delle medaglie. Gli abruzzesi si meritano questo appuntamento di prestigio, abruzzesi segnati dal terremoto che ha colpito l’Aquila e tutto l’Abruzzo. Non sono mancati i vip all’inaugurazione, da Berlusconi a Schifani , non sono mancate neanche le Frecce Tricolori in una serata dedicata proprio alle popolazioni colpite dal sisma.
Non sono mancati, ovviamente, gli atleti che hanno sfilato salutando con gioia il pubblico presente. Il nostro portabandiera, Roberto Cammarelle, ha guidato la delegazione azzurra ed un pizzico di emozione ha invaso tutti i presenti. L’Italia è sempre l’Italia, l’azzurro è sempre l’azzurro, quello che affascina, che unisce quando c’è da lottare, sudare, per raggiungere il traguardo sportivo. Un appuntamento importante che fino al 5 Luglio prossimo vedrà gli atleti confrontarsi nelle varie discipline dall’Atletica Leggera, al Beach volley, calcio, Canoa, Canottaggio, Pallamano, Pallacanestro, Lotta , Judo e anche bocce. Insomma ci sono proprio tutte, anche quelle che non sono state mai inserite nel cartellone delle olimpiadi, dallo sci nautico, al golf.
La kermesse pescarese non ha i toni della grande festa, ma è riuscita ad unire, in un unico abbraccio, atleti di nazionalità diversa, atleti uniti nell’amore per lo sport. Sono quindi le Olimpiadi dell’Abruzzo, un Abruzzo che ha poca voglia di ridere, di scherzare, di giocare, ma che sta stringendo i denti e portando avanti la propria battaglia, quella della ricostruzione. Gli abruzzesi, però, sanno vivere l’evento dei Giochi con dignità e soprattutto con lo spirito giusto.

RAGAZZI IN VOLO

Ragazzi in voloC’è un momento in cui i ragazzi del basket in carrozzina sembra che preghino: è l’istante in cui tirano ed aspettano che la palla entri nel canestro. Lo sguardo mistico verso l’alto, la speranza della realizzazione. E’ un attimo di sospensione assoluta. Poi, se i punti arrivano si riprendono le posizioni di difesa, a zona o uomo che siano; se quella maledetta palla non entra, si va al rimbalzo.

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