Diritti & Doveri

La responsabilità

respdatorelavdel datore di lavoro, anche se l'infortunio è causato da stato di ebbrezza del lavoratore

La Corte di Cassazione (sentenza n. 36272/12) esamina il problema dell' individuazione della responsabilità del datore di lavoro nel caso in cui vittima di un infortunio sia un lavoratore in stato di ebbrezza alcoolica; il Decreto legislativo 81/2008, ha posto a carico del datore di lavoro di verificare, mediante una apposita visita medica, l'assenza di condizioni di alcol dipendenza e di assunzione di stupefacenti. Secondo la Corte di Cassazione una condotta "maldestra, inavvertita, scoordinata e confusionale da parte del lavoratore, dovuta a stato di ebbrezza alcolica equivale, ai fini dell'individuazione delle responsabilità nel caso di infortunio sul lavoro, ad un comportamento imprudente del lavoratore stesso, per fronteggiare il quale l'obbligo di prevenzione è posto comunque a carico del datore di lavoro".

Questo il fatto: un datore di lavoro è stato ritenuto responsabile del decesso di un suo dipendente che, mentre svolgeva la sua attività, precipitava da un vano finestra posto a cinque metri di altezza dal suolo, riportando lesioni personali che ne cagionavano la morte; è stato accertato che per eseguire tale lavoro all'esterno del vano, sul lato prospiciente il vuoto, non erano state apprestate opere provvisionali anti infortunistiche. Gli accertamenti non hanno potuto stabilire con assoluta certezza quale specifica operazione il lavoratore stesse eseguendo al momento della caduta, ma è stato acclarato il suo stato di ebbrezza alcolica al momento dell'incidente (il tasso alcolemico era pari a 2,40 grammi al litro), implicante una rilevante alterazione delle performance psicofisiche, con disturbi di equilibrio e sensazione di instabilità. Il lavoratore è precipitato nel vuoto anche perché non erano state allestite le necessarie opere provvisionali antinfortunistiche. Lo stato di ebbrezza è stato ritenuto condizione tale da rendere il lavoratore imprudente e causa concorrente con il fatto ascrivibile al datore di lavoro, in quanto l'osservanza della normativa antinfortunistica è prescritta anche allo scopo di evitare danni, al lavoratore, da propri comportamenti imprudenti o negligenti, con l'esclusione del solo comportamento assolutamente abnorme. La Cassazione ha sostenuto che il vano finestra entro il quale doveva operare il lavoratore infortunato doveva in ogni caso essere provvisto di protezioni sul vuoto e quindi " ritenuto che l'essersi posto all'opera in stato di ebbrezza rappresenta una condotta colposa del lavoratore (comportamento non considerato abnorme), avente valore di concausa dell'evento prodottosi e come tale non idoneo ad escludere l'efficienza causale dell'inosservanza ascritta al datore di lavoro" ed ha infine concluso per la sussistenza della responsabilità risarcitoria del datore di lavoro per non aver provveduto al meglio all'adozione di misure antinfortunistiche.

di Gianfranco Puca - avvocato e mediatore professionista

L’anoressia tra le cause per l'annullamento del matrimonio

anoressiamatrimonioAnnullamento del matrimonio: anche l’anoressia tra le

possibili cause

 

di Di Carlo Avv. Simonetta

Il Codice di Diritto Canonico definisce la natura delle cause che possono essere ritenute valide per l’annullamento del matrimonio. Partendo dal presupposto che il matrimonio cristiano è fondato su principi di unità, indissolubilità, condivisione del progetto familiare e procreazione, i futuri coniugi devono essere perfettamente in grado di capire questi aspetti essenziali e quindi avere la necessaria maturità per assumersene le responsabilità. Ma  questa consapevolezza può essere incrinata o falsata da incapacità di comprenderne il significato, a causa (per esempio) di psicopatologie incompatibili con una piena vita matrimoniale  oppure da altre anomalie psichiche, quali le dipendenze da droghe o alcool,  che possono dare origine, se presenti al momento del consenso, a situazioni che rendono incapace il soggetto ad emettere un consenso valido. La norma 1095, c. 3 del Codice Canonico si è trovata negli anni ad essere applicata a situazioni sconosciute all’epoca della sua promulgazione perché tra le cause che possono rendere nullo un matrimonio è stata inserita anche l’anoressia. Una malattia che colpisce in prevalenza donne giovani, culturalmente e intellettualmente elevate, inquadrata scientificamente tra i disturbi alimentari, ma che in alcuni casi si può accompagnare ad altri disturbi di natura psichica,  che possono influire sul consenso coniugale,  in modo da viziare sostanzialmente la capacità di comprendere e di scegliere il matrimonio. Non è quindi il disturbo alimentare in sé che può determinare la nullità del matrimonio, ma le conseguenze di natura psichica che tale disturbo può comportare.

Assunzioni over 50: sconti in arrivo

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over50_lavoroCon la circolare Inps 111/2013,sono state dettate le istruzioni che consentiranno alle aziende di beneficiare dell’incentivo introdotto, da quest’anno, dalla riforma Fornero (legge 92/2012).

Oggetto di agevolazione le assunzioni di uomini e donne over 50 disoccupati da oltre dodici mesi. Potranno accedere all’agevolazione tutti i datori di lavoro che instaureranno con tali lavoratori un rapporto di lavoro subordinato.

L’agevolazione varia per un’assunzione a tempo determinato o a tempo indeterminato. L’agevolazione consistente nell’abbattimento del 50% della contribuzione datoriale, ha dura 18 mesi per le assunzioni a tempo indeterminato e di massimo 12 mesi per quelle a termine. L’incentivo riguarda sia i rapporti full time che part time. L’incentivo riguarda anche le ipotesi di trasformazioni a tempo indeterminato di un precedente rapporto a termine agevolato, in questo caso l’inps precisa che la trasformazione deve avvenire entro la scadenza del benefi cio. Non sono compresi nelle agevolazioni i rapporti di lavoro domestico, intermittente, ripartito e accessorio.

Requisiti per poter accedere alle agevolazioni sono la regolarità contributiva, il rispetto dei contratti, l’osservanza delle regole a tutela delle condizioni di lavoro, l’incentivo è inoltre subordinato al rispetto del regolamento comunitario 800/2008.

Quindi l’assunzione o la proroga o la trasformazione sono riconosciute se realizzano un incremento netto del numero dei dipendenti (rispetto alla media dei dodici mesi precedenti; sono escluse le dimissioni del lavoratore, la sua sopravvenuta invalidità, il ensionamento, la riduzione volontaria dell’orario di lavoro e i licenziamenti per giusta causa o giustificato motivo soggettivo). Ai fini della valutazione dell’incremento occupazionale il numero dei dipendenti è calcolato in unità di lavoro annuo. Per poter beneficiare dell’incentivo va inoltrata all’Inps una comunicazione telematica, (modulo “92-2012”). La comunicazione deve essere trasmessa prima dell’invio della denuncia contributiva con cui viene indicata l’agevolazione; infatti entro il giorno successivo, previo controlli del caso, le aziende riceveranno la risposta circa l’esito dell’istanza. Il lavoratore agevolato dovrà essere indicato nel flusso Uniemens con il codice “55”. L’incentivo riguarda le assunzioni a decorrere da gennaio 2013. Per i rapporti instaurati fi no al mese di luglio 2013, le cui istanze avranno ricevuto esito positivo dall’Inps, i datori di lavoro potranno recuperare le differenze a credito con una delle denunce riferite ai periodi fino a ottobre 2013.

di Laura Di Paolantonio - commercialista,  revisore contabile

 

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REDDITOMETRO COME DIFENDERSI

dipaolauIL NUOVO REDDITOMETRO COME DIFENDERSI

I controlli da redditometro colpiranno parte dei contribuenti che nel 2010 hanno presentato una dichiarazione dei redditi (anno d’imposta 2009) che presenti incongruenze con le spese tracciate e conosciute all’amministrazione finanziaria. Obiettivo è colpire i casi più clamorosi di presunta evasione. Saranno elaborate liste selettive formulate sulla base delle informazioni censite nell’anagrafe tributaria. Come difendersi? Per chi dovesse finire nell’elenco dei sospetti, sarà fondamentale non sbagliare le mosse ed essere nelle condizioni di spiegare le ragioni dello scostamento, attraverso la documentazione bancaria e i conti correnti. Le richieste di chiarimenti del Fisco, dovrebbero riguardare situazioni che presentano una percentuale di differenza fra spese e reddito ben superiore al 20% (la normale soglia di tolleranza fissata dal Dl 78/2010 per il nuovo redditometro) e comunque oltre 12mila euro annui. Nel questionario si evincerà che gli uffici hanno ricostruito il reddito complessivo delle persone fisiche prevalentemente secondo spese certe, d’importo oggettivamente riscontrabile, e a spese collegate al possesso di beni noti, tenendo conto anche della composizione del nucleo familiare e del luogo di residenza (alla luce del decreto del ministero dell’Economia del 24 dicembre 2012). Queste spese, presenti appunto nell’anagrafe tributaria, risultano apparentemente non compatibili con il reddito dichiarato. Per questo il contribuente sarà invitato a presentarsi entro quindici giorni presso l’ufficio e a collaborare per chiarire la situazione ed evitare ulteriori fasi del controllo. Durante l’incontro, il destinatario dell’avviso potrà documentare l’esistenza di redditi che non era obbligato a dichiarare (redditi esenti o soggetti a ritenuta secca, Bot, CCT, redditi agricoli) ovvero dimostrare che le spese sostenute per investimenti sono state finanziate con fonti diverse dal reddito (disinvestimenti e risparmi accumulati negli anni precedenti). In sostanza, sarà recapitato un prospetto, che riepiloga le spese certe presenti in anagrafe tributaria e le spese basate su dati certi (come il possesso di abitazioni e mezzi di trasporto). Spese per le quali il contribuente potrà integrare o cambiare gli importi indicati dall’Agenzia. In una sezione successiva il contribuente dovrebbe poter indicare i saldi iniziali e finali dei suoi conti correnti bancari e postali e dei conti titoli relativi all’anno 2009, come rilevabili dagli estratti conto. Queste ultime indicazioni saranno cruciali. Se i chiarimenti saranno esaustivi, l’attività di controllo si chiuderà in questa fase. In alternativa si aprirà una fase di contraddittorio, per dar luogo a un accertamento con adesione. L’amministrazione chiederà conto anche delle spese “ correnti” (alimentari, abbigliamento) quantificate sulla base dei dati Istat. Se le informazioni rese spontaneamente saranno considerate insufficienti, si potrebbe dar luogo a vere e proprie indagini finanziarie. Dai controlli sull’anno d’imposta per l’anno 2011, il Fisco grazie all’anagrafe dei conti che banche, fiduciarie, Sim, Sgr e gli altri intermediari dovranno alimentare dal prossimo 31 ottobre, potrà conoscere direttamente tutti gli asset finanziari dei singoli contribuenti.

CONSIGLIO: PAGAMENTI TRACCIABILI

Per difendersi dai controlli che l’agenzia delle Entrate eseguirà con il nuovo redditometro, il consiglio è : finanziare le spese con mezzi di pagamento tracciabili e conservare la documentazione di riferimento per quelle spese. Solo così il contribuente sarà in grado di dimostrare al fisco la fonte della provvista della singola spesa, l’effettivo destinatario della spesa e la coerenza della stessa con la propria personale capacità contributiva. Sono regole d’oro che dovranno essere applicate dal contribuente con diligenza per il futuro, per il passato, sia per diverse abitudini degli italiani sia per le regole normative in vigore sarà più difficile dimostrare la realtà, in molti casi impossibile. Il primo periodo d’imposta che l’agenzia delle Entrate accerterà è il 2009, anno in cui il quadro normativo di riferimento era del tutto diverso sia per quanto riguarda le modalità e i limiti di utilizzo del contante sia per quanto riguarda le regole dell’accertamento sintetico (ovvero del redditometro). In merito all’uso del contante nelle transazioni tra privati proprio tra il 2008 e il 2011 la soglia è repentinamente cambiata per diverse volte: fino al 29 aprile 2008 erano 12.500 euro; dal 30 aprile 2008 al 24 giugno 2008 5.000 euro; dal 25 giugno 2008 al 30 maggio 12.500 euro; dal 31 maggio 2010 al 12 agosto 2011 5.000 euro; dal 13 agosto 2011 al 5 dicembre 2011 2.500 euro; e dal 6 dicembre 2011 1000.00 euro. Con riferimento al periodo d’imposta 2009, la soglia che ammetteva il pagamento in contanti tra privati era di ben 12.500 euro. Per il passato incrociamo le dita,  per il futuro tracciamo tutto.

 

di Laura Di Paolantonio

Commercialista – Revisore Contabile

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Una riforma…bestiale!

rossetti

Come noto il 18 giugno 2013 è entrata in vigore la Legge 11 dicembre 2012, n. 220 recante "Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici" che rinfresca la normativa degli immobili in condominio regolata dal codice civile del 1942. Tante le novità di quella che per molti “addetti ai lavori” è una riforma storica, non solo perché  attesa da almeno 70 anni, ma soprattutto perché  ha l’ambizioso obiettivo di adattare la legislazione alle esigenze imposte dai cambiamenti sociali e di costume: dalla scomparsa delle famiglie numerose al moltiplicarsi dei single in appartamento, dalle necessità legate all’avvento della tecnologia al rapporto dei condomini con le parti comuni. L’innovazione più interessante e curiosa è senz’altro quella apportata dall’articolo 16 della legge  che integra l'articolo 1138 del Codice Civile con la disposizione: ''Le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali da compagnia''.

Si aprono così le porte delle nostre case agli amici a quattro zampe con il confinamento delle clausole negoziali che ne limitano la presenza negli edifici condominiali. La novella, come spesso accade, trae spunto da vicende realmente accadute, sfociate in controversie risolte da un giudice.

Tra le varie pronunce che hanno ispirato la riforma vanno senz’altro annoverate la sentenza 15 febbraio 2011, n.3705 della Corte di Cassazione che ha stabilito che per vietare la presenza di animali all’interno di una abitazione privata in un condominio e nelle parti comuni dello stesso occorre l’unanimità nelle decisioni dei condomini e il decreto 13 marzo 2013 della IX Sezione Civile del Tribunale di Milano che, nel riconoscere gli animali come “esseri senzienti” e non “cose”,  ha considerato legittima la facoltà dei coniugi in sede di separazione di stabilire  la permanenza presso l’una o l’altra abitazione del cane o del gatto e di prevedere le spese necessarie per il relativo mantenimento. Libertà assolute, dunque, per i nuovi “inquilini” ed  i loro padroni?  La norma sicuramente amplia in maniera apprezzabile il diritto di esistenza degli animali domestici nei nostri spazi se si considera, ad esempio, che non sarà possibile catturare e allontanare le colonie feline dalle aree condominiali, a meno che non si tratti di interventi sanitari o di soccorso motivati. Tuttavia ciò senza disconoscere le regole di buona educazione e rispetto reciproco.

La legge impone, infatti, che il diritto a tenere con sé l’animale di compagnia sia coniugato al dovere di conformarsi alle regole della buona convivenza prevedendo sanzioni per tutte le condotte che provocano il danneggiamento di cose mobili o immobili altrui o in comune con altri condomini.  Ed allora l'uso delle zone condominiali comuni, come il cortile, potranno essere utilizzate solo se l'animale è educato all'ordine e se il padrone è accorto al suo igiene e alla sua pulizia. Inoltre, resta ferma la facoltà del proprietario dell’immobile di inserire nel contratto di locazione il divieto a detenere un animale domestico. Insomma, in fin dei conti, la legge propone la solita ricetta: maggiori libertà e diritti a scapito di una piccola dose in più di tolleranza, nel tentativo di accontentare tutti (animali compresi) con il minor sacrificio possibile. Sarà la volta buona? Chissà … fatto sta che è notizia di qualche giorno fa che in provincia di Reggio Emilia ai padroni di un labrador è stato richiesto il pagamento di 15 euro mensili in più per le spese di gestione del condominio. Motivazione? Anche il cane, come gli altri inquilini, utilizza l’ascensore e consuma l’acqua!


Di Nicola Paolo Rossetti - (Presidente giovani  avvocati Teramo)