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I POST DI ENRICO MENTANA: VERRA' IL GIORNO...

 

Non si può pensare che la distrazione legata alle feste di fine anno consenta di far passare nel silenzio l'operazione Montepaschi. Domande precise attendono risposta, da parte dei vertici dell'istituto, dei loro predecessori, delle autorità di vigilanza, azionaria e bancaria, e del ministro del tesoro (che in nostro nome e con i nostri soldi è ora il proprietario della banca). Quanti soldi sono stati bruciati nel braciere di Rocca Salimbeni a Siena? Dove sono finiti? Quali premi sono stati dati ai manager in questi anni, e a che titolo? Quali affidamenti aveva dato la banca internazionale JP Morgan per ottenere pochi mesi fa mani libere sulla gestione di Mps dal precedente premier? E su che basi lo stesso Renzi aveva invitato meno di un anno fa a investire sulla banca senese? Quanto costerà ora a ogni singolo contribuente il salvataggio? A quanto ammontano i crediti incagliati, deteriorati e inesigibili di Montepaschi? E specularmente chi sono i debitori? Se anche un solo euro delle tasse che paghiamo viene utilizzato per risanare Mps ognuno di noi ha il diritto di conoscere i nomi di coloro che hanno contribuito ad affondarla non restituendo i soldi prestati. Se poi fossero aziende floride, non vorrei essere al loro posto quel giorno (Enrico Mentana)

I POST DI ANDREA SCANZI: Alessia Morani, la Rondolina tatuata

Eccola, è lei: Alessia Morani, la Rondolina tatuata. Matteo Renzi l’ha scelta a fine 2013 come “responsabile giustizia all'interno dell'ufficio di segreteria del partito”. E anche solo questo basterebbe per non votare mai Renzi, neanche se fosse l’unica alternativa a Steve Dickart in arte Mefisto. La sua pagina Wikipedia è sostanzialmente vuota, e in questo forse le somiglia. Le sue gaffe sono tali dal renderla una Bondi renzina, con l’unica differenza che il poeta Sandro (ovviamente renzino pure lui) non era dotato di crine, laddove invece Alessia si propone a noi con un fiero fascio altero di capelli spaghettati. Crudelia Renzon Morani è una Picierno più incazzosa. Ambiziosa a caso e sempre accigliata, nonché schifata dal grillismo, soffre verosimilmente la sua condizione di renzina di terza fila. Fa parte dell’arredo dei programmi mattutini, ma non la ritengono degna delle prime serate. In passato è accaduto, ma venne dialetticamente zimbellata con agio atarassico da Massimo Cacciari. E quindi addio. Poiché al Fatto siamo house organ della Lombardi (di cui la Morani è variante mora), citiamo il più sobrio Espresso: “L’avevano fatta sparire dalle tv a fine agosto, dopo l’ennesima gaffe di fronte a un gruppo di terremotati. E invece adesso, complice forse l'avvicinarsi del referendum, Alessia Morani, 40 anni, renziana di marmoreo entusiasmo, avvocatessa del montefeltrino e vicepresidente dei deputati Pd, vive una nuova primavera catodico digitale, con la solita baldanza anche di fronte a un indice di avversione sul web (da parte dell’area grillina soprattutto) giunto a livelli massimi”. Forse è stata un’idea del mitologico Jim Messina, ma per il referendum la Morani è stata scongelata. E i risultati si sono visti. Quando c’è da sbagliarne una, la Morani signoreggia. Inciampa sui terremotati, straparla di aggressioni grilline, insulta chi non ha lavoro (“evidentemente chi è a reddito zero non è che nella vita precedente abbia combinato granché”) e giganteggia sui pensionati: “Esiste uno strumento che conosciamo poco, e che è fatto apposta per gli anziani proprietari di casa che percepiscono pensioni basse e che si chiama prestito vitalizio ipotecario”. Traduzione brutale: Pensionati, siete poveri e vi attardate a morire? Ipotecate la casa e non rompete le scatole. Si vola. Dopo le gaffe, la Morani è solita metttere la toppa peggiore del buco nella sua pagina Facebook, che vanta peraltro meno fan di Tabacci. Ancora l’Espresso: “Mentre nelle sacre stanze del Pd qualcuno si metteva le mani nei capelli, Morani ha continuato imperterrita a difendere la sua uscita, anche su Facebook e gli altri social network. Somigliando in questo caso le sue argomentazioni a quelle del berlusconiano Niccolò Ghedini, del resto avvocato pure lui, che ha sempre avuto la sublime capacità di confermare, entro la quinta riga, la notizia che tentava in prima riga di smentire”. Rondolina tatuata, Ghedini 2.0 e Bondi spaghettata: son soddisfazioni, Crudelia Morani.

di Andrea Scanzi

(da Il Fatto Quotidiano, 13 dicembre 2016, rubrica Identikit)

QUANTO CI COSTA L'URAGANO MATTEO?

In mezzo alle chiacchiere da annuncite e paraculite ormai spesso si distinguono le magagne fattuali. Risparmiare con la Riforma sulla politica è una balla circoscritta e contraddetta dal resto. Per favore smettiamola di stare dalla parte di Renzi, o contro di lui, stiamo dalla parte dei fatti. E i fatti dicono che ci sta prendendo per i fondelli da un pezzo, e non riesce neppure a farlo bene, perché viene regolarmente scoperto. Dedicato a tutti quelli che lo difendono per interesse, collusione, collisione mentale, debolezza, dubbio (“ma se va via lui chi viene?”), indisponibilità autentica verso il futuro.

Matteo Renzi dice e ripete che per risparmiare vuole «tagliare le poltrone dei politici». Ma purtroppo, con la riforma Boschi, sta provando a tagliare gli stipendi degli eletti (che almeno sono scelti da noi) e intanto aumenta le spese del governo, anche attraverso un esercito di poltroncine per i consulenti (che guarda caso sono scelti da lui e dai suoi uomini).

È una pioggia di denaro, con remunerazioni che talvolta arrivano a 150.000 euro annui: è questo il fiume di risorse che scorre da palazzo Chigi alle tasche dei suoi collaboratori. Si tratta di incarichi ben retribuiti alla corte del premier.

300 nomi nel bilancio, quasi 10 milioni di spesa, almeno a sommare gli importi rivelati nelle tabelle che la struttura del governo deve obbligatoriamente rendere disponibili (in ottemperanza alle direttive e alle prescrizioni sulla trasparenza nella pubblica amministrazione).

Alcuni di questi incarichi – come potete controllare guardando le tabelle che pubblichiamo sono stati incardinati negli anni e preesistono al governo Renzi, ma quasi tutti sono stati inseriti o rinnovati in decreti di nomina approvati e pubblicati da quando è in carica l’ attuale esecutivo (che ha giurato il 22 febbraio 2014).

Se serve una radiografia per capire come si sta evolvendo il potere di Matteo Renzi, non potrebbe esserci documento migliore di quello che La Verità pubblica – oggi e domani – con l’ elenco completo dei «collaboratori» assunti da Palazzo Chigi. Li potete scorrere uno a uno per farvi l’ idea di chi sono e di quanto prendono. Prima avvertenza: qui non stiamo parlando dei dipendenti di una delle istituzioni più dispendiose di questo Paese (che ovviamente figurano nei costi del personale fisso). Ma di persone che a diverso titolo (e spesso svolgendo funzioni utili) gravano sul bilancio del Palazzo come collaboratori.

Quello che è certo quando si parla di Palazzo Chigi – però – è che si tratta di un monte di spesa che mentre nel resto delle istituzioni si taglia, in assoluta controtendenza, continua a crescere. Sono più di 15, infatti, i miliardi spesi – dal 2011 a oggi – per far funzionare il cuore del governo e i suoi dipartimenti. Nel 2013 (ovvero nell’ ultimo anno di mandato di Letta) il bilancio consuntivo del governo era stato ridotto a 3,5 miliardi annui, ed è invece risalito con il primo anno di governo Renzi.

Un meticoloso studio condotto dal sito Open Polis (a cui faccio riferimento per i dati aggregati) addentrandosi nella giungla delle diverse voci di spesa ha permesso di ricostruire che il bilancio ridotto durante l’ era del governo di Enrico Letta (3 miliardi 543 milioni 654.000 euro) è tornato a crescere durante il governo Renzi (3 miliardi 650 milioni 168.000 euro) di oltre 100 milioni di euro (il doppio di quanto si risparmierebbe con il taglio delle retribuzioni dei senatori di Palazzo Madama se vincesse il Sì).

In questa torta, nel corso di due anni importanti, il peso degli ingredienti è cambiato in modo sensibile: per esempio, se si studia la principale voce di spesa, la Protezione Civile, secondo la sintesi fornita da Open Polis, è scesa la quota di fondi destinati alla struttura (dal 69,3% dei tempi del governo Letta al 62,18 di quelli di Renzi). Sotto il flusso impetuoso di questa ondata di nuove risorse sono aumentate altre voci di spesa dentro cui – spesso si annida una capacità discrezionale.

Se si scorre il dossier di Open Polis, infatti, si scopre che una delle voci di spesa che è cresciuta di più è il bilancio del segretariato generale, quasi raddoppiato in meno di 24 mesi: è passato da 460 milioni 274.000 euro (nell’ era Letta) a 754 milioni 833.000 euro (nell’ era Renzi).

Cosa c’ è dentro questo pozzo di San Patrizio? Di tutto e di più, comprese tante cose belle e utili, che riguardano il cuore della macchina dello Stato, il potere esecutivo. Ma dentro i fondi di Palazzo Chigi ci sono anche leve strategiche per orientare il consenso, come ad esempio i fondi per l’ editoria (la terza voce di spesa del bilancio con 221 milioni, il 6% del totale) con cui il dipartimento guidato da Luca Lotti riesce a determinare chi finanziare (e con quanto), lesinando ogni anno le risorse disponibili, aprendo e stringendo i cordoni della borsa e determinando i criteri di ripartizione.

La Verità non percepisce un euro di questi fondi, ma molte sono le testate che hanno un «diritto acquisito» ad accedere a questa torta (qui non c’ è spazio per scrivere come e perché): anche il solo ritardo strutturale e la lentezza con cui vengono elargiti i rimborsi – in molti casi possono significare vita o morte per un giornale. Ma torniamo ai consulenti.

Le sparate di Renzi sui 300 milioni di euro risparmiati dalle indennità dei senatori si sono infrante sui numeri prodotti dalla Ragioneria dello Stato: «appena» 50 milioni di euro sul bilancio di una struttura che costa l’ incredibile cifra di 2,5 miliardi l’ anno. Le tabelle che La Verità offre ai suoi lettori dimostrano che dietro la propaganda di facciata il rubinetto della spesa corre impetuoso. Alcuni (pochissimi e virtuosi) consulenti che per scelte personali o incompatibilità varie svolgono il loro mandato «a titolo gratuito». C’ è qualcuno che guadagna 4 o 5.000 euro l’ anno.

Ma subito dopo, addentrandosi in questo labirinto lungo 300 nomi, si scoprono incarichi che sono pesanti come buoni stipendi (da 25 a 60.000 euro) e alcuni mandati che raggiungono remunerazioni che solo alti dirigenti dello Stato riescono a toccare.

Sono molti gli incarichi compresi fra gli 85 e i 120.000 euro, qualcuno arriva addirittura a toccare il muro dei 150.000. Si tratta, come la dottoressa Carlotta De Franceschi (che ha intasca questa cifra per lavorare dal 1 settembre 2014 al 31 agosto 2015), di tecnici inseriti nel Nucleo tecnico per il coordinamento della politica economica. Ma anche far parte Del Nucleo tecnico di valutazione e verifica degli investimenti paga molto bene.

E così questi numeri raccontano molto anche sulle geometrie celesti del Palazzo, i pesi e i contrappesi dei poteri della Repubblica, seguono e anticipano il disegno che la riforma Renzi sta cercando di imporre: parlamenti più deboli, senatori non retribuiti, enti locali svuotati di poteri e competenze. Ministeri dai bilanci sforbiciati. Tutto a vantaggio dell’ uomo solo al comando: il capo del governo e la sua struttura.


Oliviero Beha

da http://www.olivierobeha.it

John Fante Festival “Il dio di mio padre”

Torricella Peligna 19/21 agosto

 

“Presi il rotolo dei soldi e tornai alla betoniera. Era ridotta male e molto rovinata, come le mani di mio padre, era una parte della sua vita, così stranamente antica, come fosse venuta da un paese lontano, da Torricella Peligna.” ( da  “1933 .Un anno terribile”,John Fante) 

 

Il 19 agosto si apre l’XI edizione del “John Fante Festival “Il dio di mio padre”. Una tre giorni nel nome del grande scrittore italo-americano, amato alla follia dai suoi fan, che con i suoi scritti, con il rapporto contrastato con il padre John Fante ci ricorda l’importanza delle radici, la forza dei rapporti familiari e del segno che lasciano nella propria vita.

E in questa edizione punto centrale del Festival e della tre giorni di incontri, sarà proprio la parola “migrazione”, in un momento storico in cui questo fenomeno sta “invadendo” la nostra quotidianità. Come i nostri migranti in cerca di un futuro migliore.

 A parlarne Riccardo Iacona, giornalista e conduttore televisivo e poi la Fondazione “Luciano Russi si occuperà di “Le donne nell’emigrazione”  e dei 60 anni dalla tragedia di Marcinelle, in Belgio, dove morirono molti minatori, migranti abruzzesi.

Il Festival letterario “Il dio di mio padre, è un vero e proprio happening  che spazia tra il Premio “Opera Prima” che tra i 3 finalisti di questa edizione vede Gesuino Nèmus, Simona Garbarini  e Marco Peano e le letture dedicate a Fante con Ryan Gattis, giovane scrittore americano, che il suo amore per Fante lo porta tatuato sulla schiena, che racconterà i tumulti razziali di Los Angeles nel 1992. Per continuare con Pino Scaccia, inviato del TG1, che presenterà il suo libro “Nell’inferno dei narcos”. E poi molti altri appuntamenti tra i giovani esordienti, il fumetto e il linguaggio giovane per un gran finale con “La banda della posta”  un complesso di musicisti del paese di origine della famiglia di Vinicio Capossela, Calitri in Alta Irpinia, che sin dagli anni Cinquanta ha suonato agli sposalizi del paese esibendo un repertorio musicale energico e vitale. Un Festival, organizzato dal Comune di Torricella Peligna e  fortemente voluto dal Sindaco, Tiziano Teti con la preziosa opera di Giovanna Di Lello, direttrice della tre giorni fantiana.

Un evento  sostenuto dalla Regione Abruzzo,  promosso dal Comitato per le questioni degli italiani all'estero del Senato, la Fondazione Pescarabruzzo, con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, dell'Ambasciata degli Stati Uniti d'America in Italia, la NIAF, la Facoltà di Economia dell'Università degli Studi Tor Vergata e del dipartimento di Lettere, Arti e Scienze Sociali dell'Università degli Studi "G. d'Annunzio" e magistralmente organizzato dalla instancabile direttrice Giovanna Di Lello.

Ufficio Stampa

Laura Aprati

 

 

 

 

 

 

VILLA PINI, ex dipendenti chiedono svincolo 32 milioni

UNA COMMOVENTE STORIA D'AMORE PER LA DEMOCRAZIA

E' stata convocata per giovedì 16 giugno alle ore 21,30, per la sala polivalente dell'Annunziata, l'ultima Assemblea di Quartiere promossa e gestita dal Comitato eletto il 6 luglio 2013. Poi si andrà a nuove elezioni.

Ricordo i primi incontri con i cittadini del Quartiere. Noi che volevamo mettere a frutto le nostre conoscenze per dimostrare (prima di tutto a noi stessi) che la democrazia "dal basso" e la partecipazione non sono illusioni, ma possono diventare realtà come tutte le utopie.

L'elezione del Comitato vide la partecipazione massiccia dei residenti. Come tutti sanno, non ci piacciono i "contatori di teste", ma intervennero per dire che oltre 600 votanti erano pochi. Certo! Dicevano. Rispetto a una popolazione di qualche migliaio di residenti che vuoi che rappresentino oltre 600 elettori (chiacchiere! Non sanno usare nemmeno i loro parametri! 600 votanti su un elettorato di cica 3000 elettori rappresenta il 20%. Una percentuale che i partiti di oggi sognano tutte le notti...).

Ergo? Ci verrebbe da chiedere ai "contatori di teste", cosa dovremmo dire alle varie centinaia di cittadini che invece avevano riposto fiducia in un progetto ambizioso come questo? Abbiamo scherzato?". In realtà il loro disprezzo di chi decide di uscire dall'inerzia e diventare cittadino attivo (fosse anche uno solo) era ed è provocatorio e strumentale. Erano convinti che stessero nascendo strumenti demagogici della maggioranza di governo e iniziarono una sistematica azione di demolizione di tutto quello che giorno dopo giorno si costruiva. Hanno proseguito per anni e continuano ancor oggi la demonizzazione e la strumentalizzazione.

Il Comitato Annunziata, invece, ha dato prova di grande legame con i cittadini, con le problematiche del quartiere ed ha creato un veicolo molto importante: La "Giunta itinerante". Questo Comitato ha portato la Giunta comunale nel Quartiere quasi ad ogni assemblea. Ha stabilito un rapporto diretto fra cittadini e amministrazione comunale. Ha portato i cittadini a discutere dei propri problemi e ad indicare orientamenti in Assemblee dove tuti possono esprimere le proprie opinioni e sentirsi attivi e non più sudditi. Ha indicato soluzioni e promosso la partecipazione fra mille difficoltà (non ha mai avuta assegnata una sede, ad esempio). Questo Comitato ha creato un capitale sociale d’inestimabile valore. I cittadini sono cresciuti. Ora si riuniscono, discutono e iniziano a gestire anche i beni comuni.

Questa cittadinanza attiva è la trasformazione ad oggi raggiunta. Un capitale sociale che solo cinque anni addietro non esisteva. E' poco? Per noi è tantissimo. E' il risultato che noi ci aspettavamo, che ha fatto crescere e continuerà a far crescere il grado di consapevolezza e di conoscenza dei cittadini.

Siano accorte le forze politiche che governano e che aspirano a governare: se il capitale sociale cresce, se i cittadini diventano autonomi e si riappropriano della politica elevando le loro conoscenze, saranno sovrani! Non più manovrabili né strumentalizzabili. E' questo il discrimine. Ogni demagogia si basa sull'ignoranza e l'assenza dei cittadini. Sappiano confrontarsi, le forze politiche, e abbandonino personalismi, autoreferenzialità e becere manovre di potere. Sappiano rinnovarsi!

Al prossimo Comitato di Quartiere gli auguri più sentiti di Demos. Un'Associazione nata con il solo scopo di promuovere la partecipazione e la cittadinanza attiva.

A Patrizia Casaccia e agli altri membri del Comitato Annunziata un grazie! Dal più profondo del cuore per aver saputo promuovere, gestire  e far vivere la più bella storia d'amore per la democrazia che la nostra Città ricordi. Ad maiora semper.

 

di Carlo Di Marco

IL FUTURO NON È PIÙ QUELLO DI UNA VOLTA

Strana epoca quella in cui l'umanità si è cacciata, alle soglie del 21.mo secolo: 

- la corsa tecnologica ci coccola e ci solleva da ogni dolore, disagio, o sforzo manuale, ci fornisce soluzioni a basso costo per fare qualsiasi cosa (dal giro del mondo alla costruzione di navi, torri o supercomputer)e ci consente di ottenere molte più informazioni di quelle che riusciamo a gestire;

- la disponibilità di risorse monetarie ci sembra totalmente insufficiente per acquisire tutto ciò che pensiamo di aver bisogno, gettandoci in uno stato di ansia e affaticamento intellettuale, di precarietà del posto di lavoro, di instabilità sociale, di poca volontà di pensare costruttivamente al futuro e alle generazioni successive, di scarsa soddisfazione in generale.

Detto così sembra un vero paradosso: potremmo chiederci se con le ultime conquiste della scienza abbiamo raggiunto l'inferno invece che il paradiso, ma resterebbe una considerazione di ordine filosofico e spirituale.
Mentre per certo ben pochi di noi oggi avrebbero voglia di tornare indietro nei secoli, anche perché data la limitata durata media della vita fino a poche generazioni addietro, tornando indietro nei secoli molti di noi forse sarebbero già morti o fisicamente invalidi.

Eppure la scienza, la tecnologia, le ricchezze materiali, le case e le automobili, il riscaldamento/condizionamento, l'informatica e la sanità sono tutte conquiste di cui dovremmo andare molto fieri. Forse anche l'avvento di quel che denominiamo con qualche approssimazione "democrazia" deriva dai progressi della tecnica.

Ciò nonostante, quel che sta accadendo oggi, alla maturità della rivoluzione industriale, è che l'uomo è soltanto giunto a sottoporsi a nuove forme di schiavitù: quella di dover restare continuamente al passo con i tempi, con il know-how, con la formazione e la cultura scientifica in generale, per potersi mantenere al passo con i tempi ma soprattutto per riuscire a mantenere il proprio posto di lavoro. La formazione è oramai continua, come una un meraviglioso dolcetto di cui però abbiamo già fatto indigestione, dal momento che dobbiamo ingugitarne quantità industriali, solo per restare al passo coi tempi.

Eppure basterebbe poco: a produrre tutto il cibo di cui abbiamo bisogno basta solo il 2% della popolazione mondiale, per produrre l'abbigliamento e gli altri beni essenziali poco più...

Rimanere al di fuori degli ingranaggi del mondo lavoro, nel quale si definisce necessariamente la vita anche dal punto di vista economico e sociale, significa molto spesso per l'uomo del XXI secolo, raggiungere presto la disperazione e la rovina economica. Difficile oggi rimanere ai margini della società moderna, contentarsi di poco, non restare fortemente connessi alla rete, non voler usare l'energia per muoversi, scaldarsi, curarsi. È roba da asceti, filosofi, sciamani e forse anche rivoluzionari (e come tale sovversivi da contenere e isolare). Cioè è attuabile solo per pochi, senza famiglia e magari senza nemmeno una stabile abitazione.

Senza pensare che tra l'altro le singole nazioni hanno programmi di spesa ogni anno crescenti, spesso anche per fini solidali e benefici, ma per poterseli permettere obbligano i loro cittadini a pagare tasse su qualsiasi cosa, impendendo ai più di sottrarsi al ciclo di produzione e consumo.

Il punto è che non si tratta di un eccesso dei nostri tempi, di un'esagerazione dovuta alla sbornia di modernizzazione che presto ci farà rientrare nei canoni entro i quali l'umanità è sempre vissuta: se si guarda bene si comprende che tutto quello che stiamo vedendo è niente a fronte di ciò che sta per succedere: quanto a rivoluzione tecnologica/digitale sembra proprio che siamo solo all'inizio!


Ma i benefici delle innovazioni, del progresso e dell'automazione rischiano di appartenere ai soliti pochi, mentre affinché i più ci guadagnino anch'essi sarà necessario procedere ad attente politiche redistributive del reddito piuttosto che all'accelerazione dei ricambi generazionali, innaffiando le nuove leve con molta, molta cultura scientifica e formazione professionale.

Sono oramai due secoli che assistiamo al ciclo di innovazione tecnologica-disoccupazione conseguente-incremento della produttività-miglioramento del reddito disponibile. Sino ad oggi anche i peggiori luddisti hanno dovuto ammettere che la disoccupazione procurata dall'automazione industriale alla fine portava benefici per tutti. Ma oggi potrebbe essere diverso: i detentori del capitale investito in innovazione la utilizzano per concentrare in poche mani la loro ricchezza e spesso appartengono a quell'1% dell'umanità che ha lo stesso reddito di 3,5 miliardi tra gli individui più poveri. 
Spesso poi le innovazioni "digitali" generano "disoccupazione da tecnologia" computer, robot e impianti che prendono in permanenza il posto degli esseri umani, sollevandoli da un lato dalle loro fatiche ma anche spiazzandoli ed eliminando il loro ruolo sociale, dunque emarginandoli, ma anche tutti i settori industriali e commerciali tradizionali che perdono competitività a causa della rivoluzione che viaggia sulla rete internet.

Non esistono rispose politiche preconfezionate al dramma dei nostri giorni, in cui sempre più attività economiche del passato tendono a morire di inedia mentre nuovi modelli di business si affermano senza impiegare individui. La cosa avviene nel mondo e nel tempo a macchia di leopardo, lasciando intere nazioni al palo perché arretrate dal punto di vista digitale come pure per lo stesso motivo intere generazioni a riposo. 

 

L'unica certezza è che il fenomeno richiede molta molta attenzione da parte di chi governa, prima che monti un'onda di scontento conseguente alla disoccupazione da tecnologia e alla compressione dei margini industriali che internet provoca su tutti i settori tradizionali. Onda che rischia di travolgere la stabilità delle istituzioni sociali!

di Stefano L. Di Tommaso*

 

*Economista d'Impresa

Università L.Bocconi Milano

Dottore Commercialista - Revisore dei Conti

Studio Professionale de La Compagnia Finanziaria

Analista Finanziario Europeo A.I.A.F. - F.E.E.A.F.
Senior Partner  " La Compagnia Finanziaria Merchant Bank"

 

RELIGIOSITA' POPOLARE, GIOVANI, CANTI E SUONI DEL PASSATO AI TEMPI DI INTERNET

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