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LETTERE AL DIRETTORE - NOV. 2012

lettere al direttoreRiceviamo e pubblichiamo - Vi racconto una storia passata in sordina ma che vede da molti anni come protagonisti alcuni ragazzi (diventati ormai non più ragazzi, almeno a livello anagrafico), ed ha come protagonista il LAVORO, inteso purtroppo nel senso più bieco del termine!

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TIZIANA MATTIA - EDITORIALE SETTEMBRE 2012

Fornero ElsaNon sono un'esperta in materia. So che dell'argomento si sta parlando da anni. La ministro Fornero  ha fatto la sua parte ed è soddisfatta del suo lavoro. Già qualcuno sostiene che, forse, era meglio  quando si stava peggio. Al di là delle analisi degli esperti e delle battute propagandistiche (con queste storie c'è chi ci campa elettoralmente), conosco bene la storia del mio amico G. Precario da una vita. Bidello in una scuola, ogni anno chiamato in servizio. Pochi mesi e poi la disoccupazione. Un  arrangiarsi, che è sempre meglio di niente. Ma ora? Niente in vista. Non c'è speranza, quest'anno. Il precario non va avanti, va indietro. Livello zero. Disoccupato totale e per un quarantenne o poco più è drammatico. Soprattutto per un capofamiglia con figli all'università da mantenere. Insomma, per il mio amico G. la "riforma Fornero" è tutta qui. Non c'è più spazio per chi fi no ad oggi è andato avanti arrangiandosi. Men che meno c'è possibilità per una sistemazione defi nitiva, dopo anni di anticamera. L'assunzione, insomma, resta un sogno impossibile. Né potranno esserci soluzioni alternative. Magari un contratto a chiamata (ora riservato a giovani e pensionati). In passato importante per arrotondare, quando G. non era impegnato nel suo lavoro a scuola. La nuova normativa Fornero sembra fatta apposta per non lasciare spazio aperto, spazzando soluzioni di chi, fra i 26 e i 54 anni, è
costretto ad arrangiarsi. Il mio amico G è così entrato nella generazione degli invisibili, che nel mondo del lavoro non potranno più entrare. Neppure di passaggio. Anche se non basterà una legge ad azzerare una famiglia con i problemi e le aspettative di sempre. Viene il sospetto che il governo dei tecnici, oltre a massacrarci di tasse, sia più che altro abile in riforme che puniscono i più deboli. Complimenti.

TIZIANA MATTIA - EDITORIALE OTTOBRE 2012

Teatro Prima di raccontare la brutta storia che leggerete più avanti, una premessa. Dedicata agli attori. Se cercate sul web, intorno a queste figure trovate di tutto. Dagli aforismi alle biografe, dalle interviste agli aggiornamenti sull'ultima interpretazione. C'è da perdersi, come accade spesso "navigando". Trovate interpreti eccellenti e "cani", creativi e noiosi. Senza dimenticare le abbondanti dosi di gossip. Ma del ruolo sociale che gli attori devono assumere, quando salgono sul palcoscenico a teatro, e di quanto possano diventare maestri, interpretando storie scritte da altri, raramente ne leggete. La storiaccia che racconto è accaduta un anno fa, ma il tempo non ha annullato la gravità dell'accaduto. Così ve la riassumo, come me l'hanno riferita, pochi giorni fa, alcuni testimoni. Vede protagonista un attore e una ragazzina con grave handicap psico-motorio. Si sono ritrovati, un giorno, l'uno a vestire panni pirandelliani, l'altra seduta, felice, sulla poltrona del Comunale di Teramo. Per una delle tante rappresentazioni mattutine, che compagnie di giro propongono (a pagamento, naturalmente) alle scuole, per interrompere la routine di classe. Ebbene, si sa come vanno queste cose. I ragazzi affollano il teatro, partecipano più o meno attentamente alla vicenda, applaudono, quasi sempre calorosamente. Ma quella mattina, dopo che la ragazzina aveva faticosamente raggiunto la poltrona, sostenuta dai suoi assistenti, contenta d'essere, per una volta, insieme a tanti coetanei in fermento, e la vicenda si andava sviluppando sulla scena, il protagonista (regista tuttofare) a un certo punto dello spettacolo si bloccò, e puntando il dito verso la platea, esclamò: "Gli accompagnatori portino via quell'alunna". E subito dopo, con pausa "pirandelliana", aggiunse: "Disturba". Colpevole, la ragazzina con grave handicap psico-motorio, di applaudire fuori tempo. A modo suo. Riuscì, quel giorno, l'attore-regista tuttofare proveniente dal civilissimo nord Italia, a gelare il Comunale di Teramo, ma non a impedire che "quell'alunna" fosse accompagnata via. E' passato un anno, ma mi dicono che la compagnia di prosa proporrà, anche quest'anno il suo Pirandello alle scuole teramane. Non possiamo certo impedire agli studenti e ai loro insegnanti di assistere allo spettacolo (a pagamento). Ma ci piacerebbe tanto che, una volta seduti al Comunale, ripensassero a quella ragazzina, e ai suoi applausi fuori tempo. Scriveva Diderot: "L'attore ha una responsabilità civile, quello che afferma sopra un palco gode di una forma di autorevolezza e di esempio, come fosse dietro una cattedra o su di un altare e questa responsabilità deve essere compresa". L'attore, appunto, non i guitti senz'anima.

TIZIANA MATTIA - EDITORIALE AGOSTO 2012

Teramo PAROLE AL VENTODI MALE IN PEGGIO

Già detto che l'estate l'avremmo ricordata per "grandezza" (crisi, caldo e non solo). Passerà alla memoria degli abruzzesi, crediamo, anche per la supponenza. Deliri di onnipotenza (dettati dalle temperature altissime?), che hanno invaso giornali e tv. Con frasi celebri "ad effetto". A ferragosto ha dato una scrollata all'estate l'uscita del presidente della Regione sui malaugurati effetti del "gasparismo" in Abruzzo. "Il nostro decantato sistema industriale – ha punzecchiato Chiodi – si fondava sull'assistenzialismo dello Stato. Anche l'enorme numero di persone impiegate nella pubblica amministrazione è frutto di una stagione politica in cui non c'era più correlazione fra entrate e spese". Apriti cielo. Ne è seguita una serie di botta & risposta su tutti gli organi di informazione locali. Fino al totale spegnimento del dibattito. Lo diciamo? Fuorviante e alquanto sbagliato, come qualcuno si è premurato di puntualizzare. Ognuno ha detto la sua, come si fa qui che, quanto a chiacchiere, democratici lo siamo a 18 carati. Peccato che, alla fine, tutto resta come prima, senza conclusioni concrete. Come per la battaglia persa (ma speriamo di no) per il salvataggio in extremis della provincia di Teramo. Strattonata di qua e di là. Allargata verso la costa per alcuni, ristretta al centro per altri, cancellata del tutto per qualcuno. Divertenti le dichiarazioni di fine estate. Perentorio Rabbuffo (Fli): "L'Abruzzo non è divisibile per due"; tragico Catarra (presidente della Provincia morente): "Una guerra fra territori che indebolirà tutta la regione"; pirandelliano Mascitelli (Idv): "In Abruzzo manca una visione unitaria e c'è un gioco delle parti"; mazziniano Tagliente (Pdl) rivolto alla sua parte: "La politica chiama, bussa alla vostra porta ma voi non ci siete"; laburista Mastromauro (sindaco di Giulianova): "La proposta Brucchi è puramente demagogica dal momento che non è attuabile"; conservatore Brucchi (sindaco di Teramo): "Pescara non avrai Teramo". Silente, per ora, Chiodi, impegnato a decidere sul suo futuro. A chi gli chiede se si ricandiderà, sorvola, lasciandoci nel dubbio. Intanto, a noi che paghiamo le tasse aumentano la benzina e diminuiscono lo stipendio. Ma importa qualcosa? Non spingete, per favore. Per rispondere, non c'è fretta. Grazie.

TIZIANA MATTIA - EDITORIALE LUGLIO 2012

Mario MontiRicorderemo questa estate per la "grandezza": grande crisi, grande caldo, grande sete, grande protesta, grande incompiuta. Grandezze che, se in matematica indicano un "ente astratto", dalle nostre parti hanno un che di estremamente tangibile. Sulla costa teramana molti turisti, pur di non rinunciare alla settimana di vacanza in hotel, fanno a meno dell'aria condizionata in camera per risparmiare pochi euro giornalieri in più. Trentotto gradi, tra quattro mura, è la temperatura media di questi giorni. Un sacrificio, al limite dell'intervento medico – e in molti casi l'ambulanza è giunta sul serio - sull'altare della tintarella, simbolo inconfutabile che le ferie fuori città persistono. Il Ruzzo ha "sete". Una sete grande, e non è soltanto quella della urlata emergenza idrica. I rimpalli di responsabilità, da destra a sinistra, hanno un che di grottesco. Mentre i tubi arcaicamente memori di tempi che furono, continuano a "perdersi". Di manutenzione non si parla, di poltrone sì. Protesta Catarra (non da solo) per il prossimo accorpamento della Provincia di Teramo a L'Aquila, confidando in facebook e nei suoi accoliti. In attesa di scoprire i risultati di riforme tipicamente italiane, citiamo Plutarco: "Nessun popolo pieno di debiti è un popolo forte". La frase dello storico greco è stata tirata in ballo dal presidente della Regione, Chiodi, intervenuto a una conferenza su "Economia del mondo, economia d'Abruzzo e parità di genere". Il Governatore ha parlato di "errata gestione delle risorse in passato, che hanno portato la regione a indebitarsi e collassare". Indispensabili i tagli, ha sottolineato Chiodi. Siamo tutti d'accordo, ci mancherebbe. A cominciare proprio dall'ente Regione, magari. Dove i dipendenti sono più assiepati che gli indiani lungo le rive del Gange, per le abluzioni di rito. E le spese annue incidono per 168 miliardi di euro contro gli 11 miliardi delle "povere" Province. La grande incompiuta di questa estate è l'inchiesta lasciata a metà da Nicola Trifuoggi, "nemico giurato" di Ottaviano Del Turco. Va in pensione il procuratore capo che ha messo sotto processo una giunta regionale, decapitata nel 2008, e due Comuni, Pescara e Montesilvano. Si arrende al passare del tempo, lasciando dietro di sé una serie di domande alle quali, finora, la giustizia non ha dato risposte definitive. Passando la "palla" al successore, Trifuoggi ci lascia nella suspense. Come i migliori giallisti inglesi. I colpevoli saranno puniti? Restiamo in attesa. Soprattutto Del Turco, di quella – ricordate? – "valanga di prove schiaccianti".

TIZIANA MATTIA - EDITORIALE GIUGNO 2012

GIOVANI E LAVOROMa insomma, questo lavoro c'è o non c'è? La domanda non è buttata lì. Ricordate il giovane che alla ministro Fornero (lei in piedi, lui comodamente stravaccato) dichiarava: "Lavorare di notte? Per carità, ho altro da fare", sicuro come molti suoi coetanei che le ore "nere" devono essere dedicate soltanto alla movida? Ebbene si scopre che quel ventenne con la biro in mano (chissà a cosa gli serviva) ha dietro, accanto e avanti a sé una fitta schiera di replicanti, convinti che tutto è loro dovuto. Con pochi sacrifici, un lavoro facile, a pochi metri da casa. E esclusivamente di giorno, naturalmente. Ma la giovane età non può accollarsi interamente le colpe di una puerizia fissata al chiodo dell'incoscienza. Questi adolescenti-prolungati hanno sulle spalle le mani carezzevoli di genitori incapaci di dire "no", di negare paghette (si da per dire) sul genere vitalizio ministeriale, di illudere colpevolmente la prole che la vita è facile, percorsa nei corridoi delle università. Un attento lettore mi ha posto, qualche giorno fa, una domanda: "Meglio tanti laureati a spasso, o pochi ma ben inseriti e soprattutto preparati?". La risposta è talmente ovvia che fa gridare allo scandalo proprio per questo. Chi? I soliti che da troppi anni rubano impuniti il futuro delle ultime generazioni, dopo aver costruito una realtà virtuale fatta di menzogne, e nella quale i giovani sguazzano, certi di essere nel giusto. La nostra Mira Carpineta ha sentito l'assessore provinciale al Lavoro, Eva Guardiani, che ha confermato (non ne avevamo dubbi) i timori dei più realisti: il lavoro c'è, ma il più delle volte richiede sacrificio e rinunce. Di conseguenza, rifiutato. Perché darsi da fare, dopo il diploma, se è molto più comodo (e riposante) iscriversi all'università? E'orgoglio di mamma e papà dichiarare di avere un figlio "studente" piuttosto che "disoccupato". Alla laurea prima, o molto poi, ci si arriverà. Allora, con il titolo di "dottore", potrà mai il "tesoruccio di mamma" fare, che so, la guardia notturna?

TIZIANA MATTIA - EDITORIALE DI MAGGIO

chiodi gianni Governatore Incredibile quanto abbiano in comune l'ex presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, e l'attuale Governatore, Gianni Chiodi. Entrambi col dito puntato (in svariate occasioni) nel denunciare i cosiddetti "poteri forti" che condizionerebbero l'Abruzzo. Sentite cosa dichiarò Del Turco all'indomani della scarcerazione per i noti fatti, ancora sub judice, della Sanitopoli abruzzese: "Quando ne sono diventato presidente, l'Abruzzo era una regione canaglia per la qualità e l'importo della sua spesa sanitaria. Abbiamo fissato delle regole, chiudendo cinquanta anni di gestione in cui le regole non potevano essere violate per il semplice motivo che non esistevano. Abbiamo ridotto di un terzo la spesa e i posti letto in convenzione con le cliniche private. A qualcuno non è piaciuto". Per aggiungere, a quasi tre anni di distanza, dopo le dichiarazioni di Gianni Chiodi davanti alla Commissione parlamentare sul servizio sanitario: "Sono felice che Chiodi abbia preso atto della situazione, sta incontrando le stesse difficoltà che ho avuto io e con le quali mi sono scontrato. La sanità privata è un pezzo dei poteri forti insieme a una parte dell'apparato regionale. I nostri problemi divennero gravi quando decidemmo alcuni spostamenti e alcune forme di controllo giudicate molto importanti. Ad esempio quelle dei carabinieri del Nas nella sanità privata, fu da lì che iniziarono i problemi". Ed eccoci a quest'anno, un paio di mesi fa. Chiodi si dichiara vittima di una vera e propria "campagna denigratoria" da parte di certa stampa, dietro la quale si nasconderebbero, ancora una volta, "forti interessi economici legati alla sanità". Secondo Chiodi, gli attacchi personali, provenienti anche da una emittente televisiva regionale, dipenderebbero dall'azione di risanamento e riorganizzazione "che stiamo portando avanti in questi anni nella sanità e che potrebbe risultare scomoda per qualcuno". Stessa musica, stessi "poteri forti". Neppure tanto occulti. Il problema, tirando le somme, è sempre lo stesso. In Abruzzo saltano i governatori, vanno in frantumi le giunte di ogni colore, cominciano e finiscono le carriere politiche. A restare fissi, intramontabili e temibili sono sempre i soliti, i "poteri forti"cosiddetti. E sarebbe invece il caso di non lasciarli più nelle nebbie, aggressivi e intramontabili, da far paura persino ai "Signori del Palazzo". Anzi, urge portarli alla luce del sole, smascherarli e frantumarli, se possibile, condannandoli alla stessa cattiva sorte della mala politica. Dite la vostra e parliamone.

TIZIANA MATTIA - EDITORIALE APRILE 2012

scuola teramoEsilaranti notizie dal mondo (locale) della scuola. Scopriamo quali sono gli impellenti e irrinunciabili bisogni (mai termine fu più appropriato) di certi adolescenti teramani a cui sarebbe negato l'uso dei bagni in certi momenti della mattinata scolastica. Con conseguenti vibrate proteste dei genitori, preoccupatissimi dell'imbarbarimento renale dei pargoli. (Di quello intellettuale non ci è dato di sapere). Risposta, altrettanto divertente, dalla Val Vibrata. Per dare un significativo segnale di dedizione alla "causa", un consiglio d'istituto (anche qui i genitori impazzano) si è inventato l'accorciamento delle vacanze pasquali e l'allungamento dell'anno scolastico. Quattro giorni in tutto. Per compensare, hanno detto, le ore di lezione perse a causa delle abbondanti nevicate di febbraio. Un'idea geniale. Soprattutto pensando alle due mattinate in più di giugno, dopo la chiusura ufficiale del 9. Ci figuriamo la massiccia presenza nelle aule di alunni svegli, pronti, interessati a chissà quali approfondimenti o recuperi del tempo perso, nei mesi precedenti, a vagheggiare, magari anche lì, nei bagni. Non possiamo prendercela, tuttavia, con così incandescenti invasioni di campo di padri e madri. Protervamente incoraggiati da anni a esprimere pareri, e fornire consigli e soluzioni su temi dei quali sono, in molti casi, scarsamente edotti. Un po' quello che accade in politica. E più o meno dallo stesso tempo. A conferma ci giunge la proposta "tecnica" di Francesco Profumo. Che, invogliato a lasciare un'impronta di sé, come tutti i suoi predecessori, apre a una proposta della quale si discute nella vicina Francia. Sono i compiti a casa nel mirino del ministro dell'Istruzione. "Da limitare – suggerisce, aggiungendo: "Credo che oggi nella scuola i ragazzi imparino solo una parte delle loro competenze: molti sono gli input che vengono da altre sorgenti". Ha ragione il ministro a voler contenere, e poi magari, chissà, in un futuro prossimo abolire il lavoro domestico degli studenti. Chi non immagina i nostri adolescenti, nei lunghi pomeriggi senza compiti, a facebookare e twittare sul tema della gelosia che acceca il protagonista nella Sonata a Kreutzer di Tolstoj o sull' influenza di Pascoli nella poetica di Pasolini. Hanno ragione i genitori teramani. Meglio una frequente e liberatoria pipì che l'analisi logica di un qualunque prof. Del resto, a che serve la scuola?