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TE LO RACCOMANDO

In America o in Gran Bretagna, tra i titoli curriculari sono molto utilizzate le lettere “di raccomandazione” ovvero degli attestati di stima,

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GLI EDITORI SIETE VOI

Il raggiungimento dell’importante traguardo delle 50 edizioni del nostro mensile, abbiamo ritenuto importante sentire il punto di vista dei nostri lettori (nostro unico riferimento insieme agli inserzionisti) sul lavoro finora svolto e
sulle aspettative future.

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Caso BELLISARI a UNOMATTINA RAI

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L' ISOLA che non C'E'

Un paese dove ogni regola è sovvertita o vissuta in modo totalmente diverso, “indigenizzato” direbbe il sociologo Arjun Appaduraj. Un modo di vivere rielaborato in base agli usi e costumi locali e utilizzato in modo da rispecchiarne la società.

A Teramo succede proprio questo.

Un voto plebiscitario e da record europei premia il partito di Renzi, ma il suo candidato sindaco, qui, viene respinto al ballottaggio. E in un momento in cui alla Regione, un altro cambio al vertice, avrebbe forse confermato quella “linea” di collegamento che, per altra espressione politica, ha unito la filiera Comune, Provincia, Regione nei 5 anni precedenti. Ma non basta. C’è di più.
Mentre tutto il mondo politico ed economico, spinge verso una privatizzazione più estesa, e sempre Renzi, ha dimezzato il numero delle aziende “municipalizzate”, a Teramo i sindacati lanciano la proposta di una completa municipalizzazione della TEAM, con passaggio totale alla gestione pubblica. E al sindaco la proposta forse non dispiace.
Ma dalla parte dei privati le cose non hanno un altro sapore. Quando abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi e nelle orecchie i “mantra” che ripetono che per vincere la crisi è necessario “fare rete”, unire le forze e dividere i costi, e quando vediamo esempi di successo in altre regioni, dove la logica dei consorzi, delle reti di imprese e delle associazioni di categoria, ha consentito il salvataggio di patrimoni economici, la domanda viene fuori da sé: perché a Teramo questo non si verifica? Perchè a Teramo in realtà i gruppi ci sono, piccoli e grandi, ma chiusi, a compartimenti stagni.

Sono i “4 amici al bar “ che (non ) decidono le sorti economiche della città, ma solo la sua fine.

PrimaPagina edizione Luglio 2014 - di Mira Carpineta

VINCITORI & PERDENTI

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LO SPETTACOLO... continua

"Show must go on” cantava Freddy Mercury nell’annunciare al mondo la sua fatale battaglia contro il male che lo avrebbe consumato.


Lo spettacolo continua. Malgrado tutto quello che accade e che ci “consuma”. Lo conferma la politica, impegnata nella corsa ai seggi, dall’Europa all’ultimo scranno comunale disponibile. Sono quattrocentosettantotto i candidati che si contenderanno, fino all’ultimo voto, i favori dei teramani. 7 candidati sindaci e decine di liste.

Praticamente c’è un candidato in ogni famiglia o quasi. E tutti in tournèe, a stringere mani e sciorinare risultati (per chi punta al bis) o proclami. Muri tappezzati dai canonici manifesti e buche della posta invase da “santini”. Cosa c’è di nuovo in questa campagna elettorale? A prima vista niente, se non fosse che a guardarli, ammiccare dai muri, salta all’occhio un
particolare curioso: le foto sono tutte uguali, uomini o donne, tutti nella stessa posa, sguardi nella stessa direzione, identiche espressioni. Una campagna uniforme e trasversale, il cui autore sembra essere lo stesso per tutti. Una comunicazione firmata dalla stessa “griffe” che ne garantisce lo stile, ma non può garantire a tutti lo stesso risultato. Quello lo faranno gli elettori che si troveranno a scegliere, si, ma in base a cosa? Al colore più trendy? Al taglio più attuale? Perché di programmi…neanche l’ombra.

edizione Maggio 2014 - editoriale Dir. Mira Carpineta

edizione APRILE 2014 - LAVORI DI PRIMAVERA

italiaredazNel risveglio della politica, in un sussulto di ritrovata energia, quella locale scopre la voglia di "fare". Da destra a sinistra, tutti pronti a sciorinare buoni propositi per "l'anno che verrà" . Come in ogni periodo pre-elettorale che si rispetti, asfalti, ponticelli, staccionate, potature e banchetti scolastici (ma solo per pochi fortunati) trovano finalmente posto nei magri bilanci comunali dopo aver atteso per anni in coda alle priorità.

E con il "vestito nuovo", o semplicemente riadattato, i politici vanno a caccia dell'elettore, sfiduciato, disilluso, rassegnato all'ennesima girandola di promesse che ognuno di loro ci farà. Sui muri della città giganteggiano già sorrisi smaglianti, braccia tese, amichevoli strette di mano, e sguardi evocanti arringhe grintose a nostro uso e consumo. Questa campagna elettorale sta mostrando, tragicamente e grottescamente lo stato di povertà di idee e di contenuti che ha caratterizzato anche la vita cittadina degli ultimi anni. Nessun progetto, nessuna visione, nessun futuro. L'appiattimento di una politica che "sta", in attesa di un segno, un'indicazione e un nuovo leader dietro il quale accodarsi. Ma c'è qualcuno che parli del rilancio del ruolo di Teramo capoluogo? E dei quartieri? Che potrebbero rappresentare nuove opportunità di commercio e artigianato? A come collegare meglio o più efficientemente periferie e centro? E poi la cultura, il recupero dei siti degradati, insomma la città in cui vorremmo vivere (bene), cosa dovrebbe avere? E i teramani? I più ottimisti sperano in futuri concreti progetti che non si rivelino illusionismi di facciata. Tra i pessimisti, chi ha voglia di fare se ne va o medita di emigrare, mentre gli altri fanno "le vasche", si lamentano di tutto e poi andranno a mettere la "x" sulla foto dell'amico di sempre.

PrimaPagina edizione Aprile 2014- dir Mira Carpineta

MIRA CARPINETA - EDITORIALE MARZO 2014

sordiIL NUOVO CHE "AVANZA"

Diceva Andreotti che nella sua vita aveva incontrato tantissime persone prodighe di consigli “e con le idee molto chiare su come amministrare bene, fare buona politica, governare o legiferare, ma tutti questi esperti, di professione, facevano i tassisti o i barbieri”. Se è vero che la distanza tra la politica di Palazzo e la vita reale è enorme, è anche vero che la non conoscenza delle diverse realtà risiede in entrambe le condizioni. Tutti siamo portati a stigmatizzare, istintivamente,  comportamenti ritenuti (presunti o no) amorali in questo particolare momento storico. Condannabili laddove è oggettivamente riscontrata l’illegittimità se non addirittura l’illegalità. D’altra parte, molte cose sbandierate come storture di una politica malata, sono state per anni considerate non solo legali, ma anche conquiste civili e democratiche. Ad esempio i famigerati “vitalizi”. Se si dà uno sguardo alla storia, si scopre che i vitalizi parlamentari furono una conquista della Sinistra Storica,  che miravano a garantire l’indipendenza ideologica dei deputati dai potentati economici. Come spesso accade però, da un alto ideale si può scivolare nell’aberrazione che oggi è sotto gli occhi (e nelle tasche) di tutti. Così , altro esempio, il finanziamento pubblico dei partiti. Anche qui il principio ispiratore è la possibilità di accesso alla politica per tutti e non solo per le “lobbies” economicamente più potenti, ma oggi il dibattito sull’abolizione definitiva dei rimborsi o dei finanziamenti pubblici diventa aspro perché l’interruzione del “flusso” economico significa licenziare, si proprio licenziare, tutti i dipendenti delle aziende-partito che nel tempo si sono strutturate. E i dipendenti dei partiti, se presi tutti insieme, sono migliaia, come gli operai della Fiat.
Lungi da me l’intento di difendere la categoria, ma l’ipocrisia è altrettanto ingiustificabile. A questo proposito la parola più usata negli ultimi tempi è “cambiamento”, con gli accessori: “reale” concreto”. Ma a Teramo, ultima roccaforte borbonica,  può capitare che un segretario di partito temendo di  perdere il  “posto” si ricicli in vista delle prossime elezioni per uno scranno consiliare. Un nuovo che sa di vecchio o un vecchio che sa di nuovo? Secondo il Treccani la definizione di <nuovo> è: In genere, di cosa fatta o avvenuta o manifestatasi da poco, spesso in contrapposizione  diretta a vecchio, antico, e quindi con significato prossimo a recente, attuale, moderno, ma con notevole varietà di accezioni. Allora  questo nuovo che “avanza” (a Teramo) assomiglia tanto al bollito del pranzo della domenica, riproposto  il lunedì con le verdure colorate e la maionese a dargli un aspetto fresco e saporito. Cambia l’impiattamento, ma è sempre “l’avanzo” del giorno prima.