Editoriale-Opinione-Commenti

A GOFFREDO PALMERINI IL PREMIO GIORNALISTICO “MARIA GRAZIA CUTULI”

IN GARGANO LA XVI EDIZIONE DEL PREMIO

Il 18 e 19 novembre a San Marco in Lamis e Apricena gli eventi e la premiazione dei vincitori 

 

SAN SEVERO (Foggia) – Si sono svolte il 18 e 19 novembre 2017 le manifestazioni conclusive del Premio Giornalistico Nazionale “Maria Grazia Cutuli”, giunto alla XVI edizione, promosso e organizzato dal Centro Culturale Internazionale “Luigi Einaudi”, del quale è presidente la Prof. Comm. Rosa Nicoletta Tomasone. La manifestazione ha il Patrocinio della Regione Puglia (Assessorato al Turismo e Cultura) e dei Comuni di San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo. La Giuria del Premio, presieduta dalProf. Rino Caputo (Università di Roma “Tor Vergata”), ha convocato per la cerimonia di Premiazione i giornalisti FrancescoGiorgino (TG1), Goffredo Buccini (Corriere della Sera), Massimo Sebastiani (ANSA), Goffredo Palmerini(Stampa internazionale) e Desio Cristalli (Gazzetta di San Severo). Presente il Presidente Onorario del Premio, Prof. Cav. HafezHaidar, insigne poeta e romanziere, docente all’Università di Pavia e candidato al Premio Nobel per la Pace.  Sabato 18 novembre, alle ore 10:30, nell’Auditorium Teatro “P. Giannone” di San Marco in Lamis, i Giornalisti invitati per la premiazione hanno incontrato Autorità, studenti e cittadinanza, soffermandosi sui temi più scottanti nel contesto nazionale e internazionale.Domenica 19 novembre, alle ore 11:00, si è svolta ad Apricena la Cerimonia di Premiazione, presso le Cantine “Le Grotte” di Pasquale Dell’Erba. 

Dall’istituzione del Premio sono stati insigniti i giornalisti Aldo Forbice, Giovanna Botteri, Elisabetta Rosaspina, Michelle Santoro, Antonio Ferrari, Duilio Giammaria, Gabriella Simoni, Ferdinando Pellegrini, Tiziana Ferrario, Vittorio Dell’Uva, Lorenzo Cremonesi, Giovanni Porzio, Enzo Nucci, Giuliana Sgrena, Francesco Faranda, Pietro Raschillà, Pino Scaccia, Michele Farina, Francesca Sforza, Carmen Lasorella, Toni Capuozzo, Andrea Nicastro, Stefano Boccardi, Gabriele Torsello, Paolo Conti, Lilli Gruber, Ettore Mo, Barbara Schiavulli, Paolo Di Giannantonio, Lucia Annunziata, Carmela Giglio, Lucia Goracci, Carlo Bollino, Enzo Nucci, Marco Clementi, Enrico Bellano, Claudio Accogli, Marc Innaro, Elvira Serra, Mimmo Candito, Maria Giannitti, Alessandro Plateroti, Marcello Masi, Aldo Cazzullo, Maria Cuffaro, Alessandro Cassieri, Roberto Napoletano, Cecilia Rinaldini, Alberto Negri, HafezHaidar, Andrea Iacomini, Flavio Mucciante. Targhe di Menzione Speciale sono state tributate a Giacinto Pinto, Giorgiana Cristalli, Sergio De Nicola, Grazia Leone, Beniamino Pascale. Di alcuni giornalisti sono stati presentati i libri appena pubblicati ed è stato conferito il Premio “Testimone del tempo”.

Il Premio giornalistico Maria Grazia Cutuli “Per non dimenticare e per costruire la Pace”, è un evento di caratura nazionale per la difesa dell’informazione, come condizione di libertà e di democrazia, e per la difesa dei diritti e della dignità della persona. Fortemente voluto dalla Presidente del Centro Culturale “L. Einaudi”, Comm.Rosa Nicoletta Tomasone, il Premio, partendo dal “dovere della memoria”, si proietta nel futuro e verso quei Paesi ancora all’affannosa ricerca della libertà e della democrazia, se non addirittura del proprio diritto di esistere, e sintetizza il suo impegno nella promozione della Pace. Inserito nella programmazione di molte Scuole Superiori iI Premio “Maria Grazia Cutuli” sollecita gli studenti a leggere, dibattere e confrontarsi, offrendo ai giovani uno stimolo per riflettere su ciò che hanno e a motivarli nel costruire e difendere i benipiù preziosi:la Libertà e la Pace.Quest’anno il Premio si celebra sull’Itinerario Culturale riconosciuto dalConsiglio d’EuropaLe Vie di Carlo V”, del quale èvice Presidente europea la Prof.Rosa Nicoletta Tomasone. Significativala scelta di legarlo ai Comuni che si trovano lungo le vie dei Santuari Garganici (Apricena, San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo) per far sì che il binomio Cultura e Fede diventi volano di sviluppo, di promozione dei Territori e di Pace. 

Infine, una breve annotazione biografica su Maria Grazia Cutuli, cui il Premio è intitolato. Nata a Catania nel 1962, si laurea in Filosofia con il massimo dei voti e lode all’Università di Catania. Entra subito dopo nel giornalismo, collaborando con il quotidiano La Sicilia e conducendo per l’emittente regionale Telecolor International il telegiornale della sera. Determinata, coraggiosa e tenace, si trasferisce a Milano dove inizia a lavorare per il mensile Marie Claire, ottenendo anche contratti dal settimanale Epoca. Diventata giornalista professionista, inizia una collaborazione con l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, maturando una cospicua esperienza sulle questioni di politica estera, diventata la sua grande passione. Dopo alcuni contratti temporanei di lavoro presso il Corriere della Sera, nel 1999 viene assunta stabilmente dal prestigioso quotidiano e subito destinata alla redazione Esteri. La svolta della carriera, e della sua vita, arriva due giorni dopo l’attentato dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York, quando il giornale la manda come Inviata in Afghanistan, con un temporaneo passaggio in Pakistan. Il 19 novembre 2001, mentre si trova sulla strada che da Jalalabad porta a Kabul, nei pressi di Sarobiad una quarantina di chilometri dalla capitale afghana, viene assassinata insieme a Julio Fuentes, inviato del quotidiano spagnolo ElMundo, e a due corrispondenti dell’agenzia ReutersHarry Burton e HazizullahHaidari. Il processo, a sedici anni dal fatto, in Italia è tuttora in corso presso la Corte d’Assise di Roma. Il 9 novembre scorso la Procura, attraverso la requisitoria del pm Nadia Plastina, ha chiesto la condanna a 30 anni di carcere per Mamur e Zar Jan, i due afghani imputati per l’omicidio di Maria Grazia Cutuli, già condannati in Afghanistan a 16 e 18 anni e detenuti nel loro Paese d’origine. La sentenza è attesa per il 29 novembre prossimo.

 

MERCATO IMMOBILARE : PIU’ FATTI E MENO SPOT PER FAVORE!

Secondo il presidente dell’Ance, Raffaele Falone,  in un articolo su un quotidiano locale:  «I dati delle compravendite immobiliari sono buoni, ci aspettiamo un consolidamento della ripresa del mercato immobiliare in questo secondo semestre». Ovvero qualcosa si muove nell’edilizia privata che potrebbe far sperare nella tanto agognata ripresa.

Eppure basta recarsi in una qualsiasi agenzia immobiliare per scoprire che la realtà è altra.

Essendo comproprietaria di un appartamento ho deciso di sondare il terreno sia per la vendita che per l’affitto dell’immobile, così ho iniziato a richiedere perizie di stima sul valore dell’immobile per capire su quali cifre fissare l’obiettivo.

La perizia di stima ormai si fa sulla base dei dati catastali registrati dall’Agenzia delle entrate, e fin qui ci sta. Poi però c’è la valutazione dell’agente immobiliare che “abbatte” tale valore di un ulteriore 30-40%.

“Perché ormai le case vecchie non si vendono, e se si vendono le cifre a cui si può arrivare non superano i 100.000 Euro”.

“Ma scusate, non dovrebbe dipendere anche dai metri quadri, dalla posizione, dai servizi di zona, questo valore?- chiedo basita.

“Le case troppo grandi ormai sono invendibili proprio per questo – sostiene un agente – al prezzo di una casa grande di seconda mano se ne può acquistare una nuova seppur piccola”.

Infatti la questione è anche questa. Un appartamento non nuovo ma superiore a 100mq  si trova valutato a meno di 600 euro a mq, mentre un appartamento di nuova concezione e genericamente di dimensioni non superiore a 50-60 mq trova una valutazione compresa tra i 1500 e i 3000 euro a mq a seconda della zona .

Appartamenti ipertecnologici ma spazi ridottissimi e per fortuna gli italiani non fanno più figli!

Ora, in un contesto sociale di elevata disoccupazione, di precarietà salariale, di strette creditizie bancarie,  chi è il fortunato che può accedere ad un mutuo? E a quale cifra può arrivare?

E non parliamo di affitti che la situazione è anche peggiore. Un canone altrettanto difficile da definire che porta al paradosso di "dover svendere”  anche lì (sempre a  parere dell'esperto immobiliare)  pur di recuperare i costi fiscali.

Allora mi chiedo: questi dati sulle compravendite immobiliari definiti “buoni” a cosa si riferiscono? In cosa consiste questa “ripresa”? Cosa è “buono” in questi termini? E cosa c’è da “consolidare”?

Va bene spingere il mercato con un po’ di propaganda, ma la realtà si cambia con i fatti non solo con gli spot. Personalmente,  invece,  ritengo che per stare in un loculo abbiamo l’eternità, mentre un po’ di spazio in più rende la vita più sopportabile.  

Mira Carpineta

MONTORIO AL VOMANO: CHI HA INCASTRATO IL PIANO DI RICOSTRUZIONE?

La normativa specifica, relativa agli interventi post sisma 2009, prevede che la ricostruzione dei perimetri individuati come “centri storici” avvenga attraverso la redazione di appositi Piani di Ricostruzione adottati ed approvati dalle amministrazioni comunali e sottoposti, successivamente, al “nulla osta” dell'Ufficio Speciale Comuni del Cratere che ne valuta, soprattutto, la congruità economica.

22 dicembre 2016. emesso, da parte dell'USRC, il “nulla osta” del piano di ricostruzione del Comune di Colledara, con interventi ammessi pari a circa 8 milioni di euro.

7 febbraio 2017. emesso, da parte dell'USRC, il “nulla osta” del piano di ricostruzione del Comune di Pietracamela, con interventi ammessi pari a circa 51 milioni di euro.

21 febbraio 2017. emesso, da parte dell'USRC, il “nulla osta” del piano di ricostruzione del comune di Castelli, con interventi ammessi pari a circa 35 milioni di euro.

Le fasi specifiche sono le seguenti:

1 – l'amministrazione comunale adotta il Piano di Ricostruzione

2 – cittadini e tecnici hanno un termine ben preciso per presentare osservazioni al piano adottato

3 – l'amministrazione comunale, tenendo conto delle osservazioni, approva il Piano di Ricostruzione

4 – l'amministrazione comunale trasmette il Piano di Ricostruzione all'USRC che concede ( o non concede ) il nulla osta.

E il piano di ricostruzione di Montorio al Vomano che fine ha fatto?

Allo stato attuale, secondo dati ufficiali, sono 52, su un totale di 57, i comuni del cratere sismico 2009 ad aver ottenuto il “nulla osta”.

Non si hanno più notizie, tuttavia, del nostro Piano di Ricostruzione dal lontano 27 luglio 2016, trionfale giornata in cui il locale consiglio comunale adottò ( fase 1 ) il Piano Strategico per la ricostruzione del nostro centro storico.

E' evidente che siamo lontani anni luce dal famoso “nulla osta” ( fase 4 ), obiettivo già raggiunto, come sopra sottolineato, da altri comuni del nostro “vicinato”.

Ad onor del vero, bisogna dire che questa amministrazione comunale ha pagato, inizialmente, l'inerzia pregressa della precedente amministrazione.

Ad onor del vero, bisogna altrettanto sottolineare come questa amministrazione stia facendo di tutto per guadagnare ed acquisire un sacrosanto “concorso di colpa” da dividere e condividere con la precedente amministrazione.

Chi ha incastrato il Piano di Ricostruzione? Se qualcuno ha notizie, in tal senso, ce le segnali......

 

di Riccardo Panzone

TERAMO E L’ACCANIMENTO TERAPEUTICO

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LA SINDROME DI LAPALISSE della CGR

Le dichiarazioni del presidente della Commissione Grandi Rischi stanno sortendo lo stesso effetto distruttivo del cataclisma che ci ha investito.

Parole che dicono tutto e il contrario di tutto, che non danno soluzioni e scaricano  il peso delle scelte sui sindaci e gli amministratori locali.

Ora sappiamo tutti che Comuni e Provincie non hanno soldi. Non ce ne sono pronti e sufficienti per equipaggiare tutto il patrimonio edilizio scolastico a fronteggiare un terremoto “oltre il 6 grado”.

Cosa dovremmo fare? Scappare tutti in Germania, in Spagna, in Albania in attesa di ricostruire un paese a prova di terremoto?

E se invece del terremoto arriva un uragano? Visto che ormai abbiamo capito che i fenomeni atmosferici si stanno intensificando, dovremmo prepararci anche a tifoni, monsoni, esondazioni bibliche?

Cosa ci direbbe  mai il presidente della Grandi Rischi in quei casi? Costruite le case sulle cime più alte? O costruiamo delle bolle sottomarine?

Insomma, noi ci saremmo aspettati da questi esperti anche delle indicazioni di merito, non solo calcoli probabilistici. Ma allora questi terremoti si possono prevedere o no? Perché il presidente non dice chiaro e tondo che cosa pensa? Pensa che questo “big one” sia imminente o no? E su quali basi lo dice?

Perché a dire che prima o poi ci sarà un terremoto siamo bravi tutti, non serve un palmares accademico per ipotizzare qualche catastrofe di tanto in tanto.

Cerchiamo di fare quello che possiamo con quello che abbiamo, ma ci sono cose che non dipendono dagli ultimi. Ci sono scelte che calano da altre “altezze”. Certo l’Italia è da rifare, da ricostruire, da sistemare. E le grandi infrastrutture non crescono come funghi. Hanno bisogno di decenni di progettazioni,di cantieri e di soldi. Tanti. Nel frattempo noi comuni mortali cosa dovremmo fare? Mettere, come  suggeriva Dalla, “ dei sacchi di sabbia vicino alla finestra”,per ogni evenienza da qui in poi?

Mira Carpineta

ELEZIONI “FARSA”: UNA PROVINCIA A DUE VELOCITA'

“L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al POPOLO che la esercita nei limiti della Costituzione”

L'abolizione delle province, prevista inizialmente dalla riforma Del Rio del 2014, rimane un miraggio dopo essere stata inserita, quale unico “cammeo” di buon senso, nel corpo della scellerata e inaccettabile riforma costituzionale Boschi - Verdini.

Già dal 2014 le province non sarebbero dovute esistere più favorendo, così, un risparmio di spesa pari a circa 1 miliardo di euro, relativo a trasferimenti statali, e incalcolabile risparmio di costi connessi alla gestione degli stessi enti.

Le province, tuttavia, continuano ad esistere e a rappresentare una confusionaria anomalia, foriera di una schizofrenica duplicazione di competenze in concorso con Regioni e Comuni.

Le province non sono state abolite ma sono state abolite le elezioni.

Le elezioni provinciali, oggi, sono null'altro che un “pranzo di gala” della nostra partitocrazia che, nel giorno del voto, “se la canta e se la suona da sola” fregandosene altamente della volontà popolare: “elezione di secondo livello”, la chiamano, in cui votano soltanto i consiglieri provinciali e comunali; lesione  del suffragio universale va invece considerata, lesione dell'art. 1 della  carta costituzionale che prescrive, nel modo più semplice possibile, che “la sovranità appartiene al popolo” e non ai politicanti.

Va da sé, pertanto, che un'ente istituzionale non può trovare legittimazione alcuna se non nel popolo e nei cittadini, linfa vitale dell'ente locale stesso.

Le elezioni provinciali, oggi, sono consultazioni “bisbigliate”, decise a tavolino nelle sedi di partito, da miseri capi – bastone della politica Provinciale: candidature e preferenze serpeggiano di bocca in bocca tra maggiordomi di palazzo accompagnate da occhiatine di compiacenza e pacche sulle spalle, sancendo gli equilibri effettivi della politica Provinciale.

E quali sono questi equilibri? I soliti.

Se nel Masterplan 2016 all'entroterra Teramano ( per intenderci, a tutta l'area “a monte” di Montorio al Vomano ) vengono assegnati contributi strutturali pari a circa 3 milioni di euro ( su un investimento complessivo di 200 milioni di euro ), la ripartizione dei seggi provinciali è riuscita ad umiliare ben oltre questa nostra terra.

La politica “bisbigliata”, quella che si nasconde al giudizio unico  del popolo, ha assegnato al territorio interno la bellezza di... zero consiglieri provinciali.

Partendo dal presupposto che, secondo l'opinione di chi scrive, l'ente provincia va abolito, bisogna prendere atto che queste elezioni “farsa” rappresentano l'ennesimo insulto ad un intero territorio lasciato lentamente morire non a causa di fattori naturali ma quale agnello sacrificale di un sistema  politico e istituzionale che considera questa popolazione soltanto un estemporaneo bacino di voti.

Parafrasando Primo levi, “Le istituzioni si sono fermate a Villa Tordina” e, come loro si sono dimenticate di Noi. È bene che arrivi il tempo in cui saranno i cittadini a dimenticare Loro.

 

di Riccardo Panzone

 

PERCHÉ LA FOLLA SCEGLIE SEMPRE BARABBA

Leave or remain, Hillary o Donald. Si o No. In mezzo milioni di persone con una matita in mano

Quando Ponzio Pilato (pare originario di Bisenti) decise di rimettere alla folla la scelta fra Gesù o Barabba sappiamo tutti come andò a finire. Ma perché?  Gesù aveva un progetto a lungo termine, basato principalmente sul buon senso, Barabba aveva fame. Quei morsi che stringono lo stomaco e annebbiano il cervello.

La scelta quindi non fu,  e non è ancora oggi,  tra il Bene e il Male. La scelta è tra il Buon Senso e la Fame.

Il Buon Senso è razionale, valuta la traiettoria verso l’obiettivo, i rischi che presenta e calibra il passo per procedere limitando al minimo i danni collaterali. Come l’equilibrista sul filo che procede un passo alla volta, calibrando il peso,  la gravità e l’equilibrio e schivando la caduta.

La Fame invece non pensa, non vede, non sente. Deve solo calmare lo stomaco, deve spegnere i morsi, il dolore. E deve farlo subito, non ha tempo di aspettare. Il tempo significa dolore allo stomaco. Insopportabile. E allora bisogna ingoiare tutto quello che c’è, erba, radici, scarti, immondizie. Fosse anche merda, va bene qualsiasi cosa calmi gli spasmi.

I risultati sono diversi.

Il buon senso giunge al traguardo,  con fatica ma raggiunge il fine, definitivamente, anche se un passo alla volta, senza  tornare indietro.

La fame raggiunge un fine effimero, immediato ma effimero. Perché i morsi torneranno, sempre più forti, prepotenti, dolorosi. E ingoierà sempre di tutto, senza distinguere, senza gusto, senza godere del cibo pur di fermare quel dolore.

Quello che accade oggi in politica, in economia, in società anche evolute è essenzialmente questo.

Scelte sciagurate e opportunistiche, il capitalismo che arricchisce pochi e affama molti, i Paesi ricchi che fagocitano quelli poveri, hanno diviso il mondo ma non a metà. Grandi masse affamate (e non solo di cibo) contro pochi privilegiati chiusi nelle loro Versailles, lontani dalla realtà quotidiana in cui hanno costretto tutti gli altri.

E non bastano le brioches a calmare la fame. Perché la fame ha fratelli e sorelle: odio, vendetta, rivalsa, rabbia.

A questo punto però  diventa una questione di numeri. Tanti affamati possono fare scelte prive di qualsiasi elementare buon senso. Non hanno tempo per progetti evolutivi. E’ un “si salvi chi può” mentre il Buon Senso diventa una “voce nel deserto”.

Se a questa “voce” non si dà forza, le masse, come i fiumi in piena, rompono gli argini e tracimano, portando con sé fango e distruzione.

A questo scenario dovrebbero fare riferimento quelli che dall’alto decidono per tutti. Altrimenti ogni volta che un Ponzio Pilato qualsiasi, dall’Inghilterra all’America, all’Europa all’Italia, deciderà di lasciar decidere la folla, questa continuerà a scegliere Barabba. In Inghilterra, in America, in Europa, in Italia. 

di MIRA CARPINETA

DALLA MADRE ALLA MATRICE

Il mercato dell’utero in affitto e dei figli su commissione nel libro di una giornalista  “anarchica perché  non accetta di conferire esistenza a ciò che pretende di esistere unicamente per il fatto di produrre profitti”

Quando ho iniziato a leggere il libro di Marina Terragni, Temporary mother,   ho subito contattato l’autrice  per approfondire l’argomento con qualche domanda.  Disponibile e gentile,  mi chiese se avevo già finito di leggerlo ed io, altrettanto sinceramente, risposi di  no, che non  avevo ancora terminato, ma che ero già molto impressionata dall’introduzione . “Allora finisca di leggerlo e poi ci risentiamo”- aggiunse e io le promisi che l’avrei richiamata al più presto, tanto era il mio interesse sull’argomento.

Ma dopo aver terminato la lettura mi sono accorta che tutte le domande che mi avevano subito affollato la mente e il cuore,  avevano trovato risposta , o comunque spiegazioni,  nelle 100 pagine, dalla prima all’ultima, di questo “pamphlet anarchico”  come da sua stessa definizione.

La questione “utero in affitto” è un tema che coinvolge l’intero universo femminile  con radici nel passato e conseguenze, terribili, per il futuro.

E non è solo una questione femminile e/o femminista. Riguarda una parte dell’umanità stessa schiacciata dalla controparte.

Mi hanno colpito innanzitutto i numeri del fenomeno “mercato dei figli”. Un’industria già fiorente e in alcuni paesi perfino normata da leggi e regolamenti. Che considera il corpo delle donne come un contenitore, oppure come un luogo da cui prelevare gameti,  e i figli, oggetti da “costruire su misura” e comprare.

Il nuovo dio si chiama Mercato e il suo pontefice è la Tecnoscienza che fissa “ il valore economico della maternità dai 120-150 mila dollari all inclusive delle California… ai 20-30 mila per una docile surrogata indiana” . E sono circa “100 bambini italiani che ogni anno nascerebbero grazie all’utero in affitto” magari proprio in quelle “3000 cliniche indiane” che producono “1500 surrogazioni l’anno” per un giro di affari che va da 3 ai 10 miliari di dollari.

Un “mercato” che dopo aver distrutto l’economia della finanza globale ora entra nel  “corpo” e nella “mente” delle donne  con la violenza del denaro,   ma anche con argomentazioni che inducono le donne stesse ad essere ad un tempo “mezzi di produzione e oggetti in vendita”  per “generosità e altruismo estremo”.

Per alimentare questo mercato vengono spazzate via tutte le oggettività:  i diritti fondamentali del rispetto della dignità umana,  il diritto imprescindibile dei bambini , la figura delle madri, i legami profondi tra madre e bambino, la mercificazione dei corpi, l’ipocrisia di una pseudo scienza che produce aberrazioni  a solo scopo di lucro.

Ecco in questo libro c’è la radiografia  asettica e oggettiva della situazione. Una fotografia che è come un pugno nello stomaco, uno schiaffo in faccia a tutti quelli che in nome di un intellettualismo  barocco, ricco solo di “virtuosismi” (per modo di dire) semantici,  non vogliono vedere “il re nudo”.

E a chiudere gli occhi e le orecchie davanti allo scempio della Donna, purtroppo, duole dirlo, troppe donne “convertite” alle logiche e alle filosofie di queste dottrine. Come le vittime di violenze e abusi che continuano a difendere e giustificare i loro aguzzini.

Per questo c’è bisogno di anarchia e di chiamare le cose con il loro nome.  Perché “se dal bordello riproduttivo, si passerà all’utero artificiale – quando la madre sarà sostituibile con una matrice- saremo all’Olocausto delle donne”.

TEMPORARY MOTHER di Marina Terragni (VandA.ePUBLISHING)

di Mira Carpineta