Interviste

30 anni tra Atletica e Basket (ma sempre fedele alla sua Guzzi)

Intervista a “Il Prof.” Claudio Mazzaufo, preparatore atletico della Campli Basket “Nino Di Annunzio” 1957, neo Palma d’Argento del CONI.

 

Prima di diventare un preparatore, è stato per due anni atleta nelle Fiamme Gialle. Quest’anno festeggia i trent’anni di attività in qualità preparatore atletico sia per l’atletica leggera che per il basket. Basket e Atletica, il binomio della sua vita. Carriera costellata di risultati importanti che, senza la sua determinazione e le sue capacità, forse non si sarebbero ottenuti. Stiamo parlando ovviamente de “Il Prof.” Claudio Mazzaufo, raggiunto al telefono, abbiamo fatto una piacevole chiacchierata, con l’uomo dai traguardi sempre possibili e  motivatore d’eccezione.

 

“Prof.” come sta?

Ciao Caro, tutto bene, sempre impegnato, ma col sorriso!

 

Il 17 agosto è iniziata la tua 30esima stagione da preparatore!? Possiamo dire un professionista nel pieno della sua maturità lavorativa…

 

Si è iniziata la mia ennesima stagione, era il 1986 alla “Nino Di Annunzio” iniziava la mia avventura lavorativa con il Campli Basket, che poi mi ha portato a toccare varie discipline sportive: l’atletica e il basket su tutte. Beh se pensi che un uomo sia definito maturo a quaranta anni, sono nel pieno delle mie possibilità, quindi credo che possa, e soprattutto voglio dare ancora tanto al mondo dello Sport. Anche perché il pericolo maggiore nel nostro campo è “il sentirsi arrivati, essere più bravi di tutti”, se si percepisce quella sensazione, è difficile mettersi in gioco con onestà e passione per raggiungere ancora risultati importanti. Lavorare sempre con degli obiettivi nuovi, ascoltare tanto, confrontarsi sempre e poi onestà… i risultati arrivano, le celebrazioni non servono, le gratificazioni migliori arrivano dagli atleti che segui ogni stagione e dalle persone che ti stanno intorno che capiscono il tuo modo di lavorare lo apprezzano e comprendono bene i risultati.

 

“Prof.”, sì le celebrazioni non ti piacciono!? Però certamente questo riconoscimento del CONI, la Palma d’Argento per il merito tecnico, arrivata all’indomani delle Olimpiadi di Rio 2016 è qualcosa d’importante?!

 

Assolutamente si, questa onorificenza, rientra in quelle situazioni in cui senti apprezzato tutto il sudore, e riconosciuti i tuoi sacrifici fatti durante la tua carriera per aver lavorato su progetti e aver ottenuto risultati importanti nel campo sportivo e in particolare nel mondo dell’atletica.

 

Palma D’Argento, arrivata direttamente dal Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Giovanni Malagò…

 

Sì dalla più alta autorità sportiva italiana, fa piacere e inorgoglisce per certi versi. Ma soprattutto riconosce il lavoro fatto nell’anno pre-olimpico (agosto 2015) con lo Stage di studio a Rio in cui lo staff tecnico e scientifico del CONI e della Federazione di Atletica hanno lavorato a 360° studiando i comportamenti e le reazioni sia fisiche, motorie e comportamentali con il clima e l’ambiente brasiliano, dei migliori prospetti Under 20 dell’atletica italiana. Lavoro importante, in cui il CONI e la Federazione di Atletica Leggera da anni stanno investendo tempo e forze per migliorare la preparazione degli atleti in vista di appuntamenti importanti come le Olimpiadi.  Un lavoro mirato, molto specifico, che con la sua relazione ha rappresentato un punto di partenza non trascurabile, per pianificare alcune scelte di preparazione per la successiva fase olimpica.

 

Riconoscimento al gran merito tecnico, anche alla luce dei risultati della spedizione degli “azzurri” a Rio… e azzardo io: le medaglie o comunque i risultati non sono mai casuali!

 

Bravissimo, io insieme ad altri tecnici, medici e specialisti dello sport, in quello stage abbiamo rappresentato un piccolo tassello rispetto alla miriade di aspetti e situazioni che si seguono per far arrivare gli atleti in condizione ottimale a questi appuntamenti, un riconoscimento a una parte millesimale di un lungo lavoro, ma come hai ben capito tu ormai nello sport nulla è casuale e improvvisato soprattutto una medaglia olimpica, richiede tantissimo sforzo e dedizione al lavoro.

 

A questo punto non posso non chiederti come vedi tu il bilancio dell’Italia a queste Olimpiadi!

 

Guarda alla luce dei risultati è un buon bilancio. Su tutto però, se devo dirla tutta a me dispiace per due cose in particolar modo. Il basket, come tu sai mi sta particolarmente a cuore, non è possibile che per la terza volta consecutiva non siamo presenti a un torneo olimpico… soprattutto con un torneo pre-olimpico di accesso disputato in casa e perso…

 

“Prof.”, credo che qualcuno debba da quel punto di vista farsi delle domande trovare delle risposte…

 

Credo anch’io che quest’ aspetto vada analizzato meglio, e impiantare un progetto duraturo negli anni, e andare a fondo… Poi l’altro aspetto non troppo positivo, il fatto che l’atletica leggera non abbia raccolto medaglie. Siamo passati da due possibili medaglie quella di Gianmarco Tamberi e quella di Alex Schwazer, a non raccogliere nulla. Il caso Schwazer, che non finirà qui, rappresenta un vero e proprio “giallo”, e Tamberi che arrivato all’appuntamento olimpico con un infortunio importante, ha dovuto dire addio ad un oro quasi sicuro. Dispiace tantissimo e lascia tanto amaro in bocca, anche se questa spedizione italiana ha dimostrato che siamo forti in altri sport di squadra al di là del calcio e del basket!

 

Una battuta su Usain Bolt, è veramente l’uomo più veloce del mondo!? Ci sarà un vero ricambio generazionale!

 

Bolt è  tutt’oggi il più grande atleta di tutti i tempi. Ha vinto tutto, sempre, non solo le olimpiadi. Ricambio è difficile, qualcuno che lo eguagli la vedo durissima, se conti che le prove di velocità come i 100 i 200 e altre sono specialità altamente performanti, in cui la tecnica si influenza ma non fino in fondo… per spiegarti meglio, prendi Serhij Bubka, vinceva tutto perché era un atleta grandioso e una tecnica sopraffina di salto con l’asta, la velocità è performance su un atto naturale che fanno tutti quindi è sarà sempre difficile. Scrivilo tranquillamente per me lui può essere paragonato a Muhammad Ali (nel basket ho sempre detto Mario Boni).

 

Eh il futuro dell’Italia di atletica è roseo!?

 

Guarda, l’Italia è ricca di prospetti interessantissimi, molti con delle alte prospettive davanti. L’intero movimento è in crescita e ci potrebbero essere delle belle sorprese. L’importante e seguirli bene e con attenzione. Che non significa allenamenti intesivi fisici e tecnici, bisogna ricordare una cosa fondamentale i ragazzi che fanno sport, non sono piccoli atleti, ma lo possono diventare. I ragazzi si divertono con lo sport, lavorandoci insieme progressivamente affinando tecnica e prestazione fisica, bisogna mantenere in loro la voglia di fare sport e divertirsi nella prestazione, pensa alla risata di Bolt quando si diverte gareggiando.

 

“Prof.”, immagino che il discorso atletica e allenamento ti stia molto a cuore, e il tempo a disposizione è quasi finito… ti va di fare una chiusa sul basket e le tue impressioni sulla nuova stagione farnese!?

 

Si lo sai benissimo, infatti starei ore a parlare di ragazzi e metodologia. Guarda il Basket, da quando ho iniziato io a lavorare, e dopo gli anni che ho vissuto a Teramo secondo me è sceso di livello… Per dirti il Campli del 1986 con Castorina, Antonetti, D’Alberto, Di Giorgio e Lunadei con ancora Lamonica, Lanzone e Lucantoni con due americani top, farebbero l’A2 e si salverebbero “in carrozza” ovviamente solo con guida Bruno Impaloni e Mazzuafo (sorridendo). Per quanto riguarda Campli, come dice Piero, abbiamo fatto diverse scommesse importanti, e credo che non ci tireremo mai indietro per fare la nostra bella figura, anche ai play-off.

Un abbraccio forte a presto.

 

 

Ufficio Stampa Campli Basket “Nino Di Annunzio” 1957

A GIULIANOVA LA QUARTA EDIZIONE DI URBAN ART

L’Associazione  Culturale Dimensioni Bastarde, organizza il festival di Street Art Visione Periferica che quest'anno giunge alla quarta edizione. Negli anni precedenti, a Mosciano Sant'Angelo sono state dipinte  da rinomati artisti nazionali e stranieri come Borondo, Millo, 108, etc, più di una decina di muri di abitazioni in disuso o comunque strutture presenti in zone da rivalutare. Quest'anno l’evento si sposta  a Giulianova Lido in collaborazione con il Comune di Giulianova  e  con altri enti che supportano l’ iniziativa. Il festival avrà luogo dal 26 al 28 agosto nel quartiere Annunziata dove gli artisti opereranno nelle case popolari e strutture circostanti con del muralismo creato dagli artisti Giorgio Bartocci, Aris e Trve Handsta. Ma come nasce questa manifestazione?Risponde Antonella per conto dell’associazione: “Visione Periferica è un progetto di Urban Art che punta sulle emergenze creative e artistiche attuali e, spostandosi dalle grandi città metropolitane, arriva nei piccoli centri intrecciandosi con il tessuto urbano locale. Per questo motivo si è scelto come punto di partenza il centro storico di Mosciano Sant'Angelo che ha permesso di creare questa contaminazione perfetta tra un passato molto remoto (l'assetto tipicamente medievale del centro) a un contemporaneo all'avanguardia. La manifestazione nasce 4 anni fa su questa idea e su proposta dell'allora collettivo DimensioniBastarde (oggi associazione) alla Proloco Musiano.  A Mosciano ci sono state 3 edizione sotto la direzione artistica della nostra Associazione che ha puntato sempre al dialogo con il contesto dove si opera. L’impatto visivo, sebbene forte e partecipato, è stato sempre misurato e equilibrato, studiato appositamente per queste piccole realtà.” Cosa rappresenta la Street Art nell'ambito delle arti figurative contemporanee? “Oggi la street art, o meglio Urban Art, è sicuramente diventata un fenomeno globale. La diffusione del linguaggio artistico è stato relativamente veloce, in circa trent'anni (anno di inaugurazione di "Arte di Frontiera" la mostra curata da Francesca Alinovi) ha oltrepassato l'oceano per raggiungere l'Europa e c'è da dire che l'Italia è diventata uno dei paesi che ne è stato maggiormente interessato tanto da passare da controcultura a mainstream. Vantiamo infatti la presenza di oltre 70 festival su territorio nazionale”. 

Le ali per andare,le radici per restare. Intervista a Goffredo Palmerini

Goffredo Palmerini è l’Ambasciatore degli abruzzesi nel mondo ma è soprattutto un instancabile appassionato di storie di emigrazione italiana, vicende dalle quali non si può né si deve prescindere per una comprensione globale della cultura del nostro paese. Recentemente è stato presentato a L’Aquila il suo ultimo libro “Le radici e le ali”, pubblicato da One Group Edizioni, evento al quale ho partecipato insieme ad un folto pubblico. L’ho poi incontrato ed è stato un piacere domandargli delle sue attività, della percezione che l’Italia contemporanea ha del fenomeno migratorio che l’ha vista protagonista tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo e di molti altri argomenti.

Il più grande esodo della storia moderna è stato quello degli italiani: dall'epoca dell'unità del paese sono state registrate più di 27 milioni di partenze.

A partire dall’unificazione nel 1861, l’Italia ha conosciuto un espatrio di quasi 30 milioni di persone. Tra le varie generazioni dell’emigrazione che si sono susseguite nei cinque continenti, attualmente si contano in circa 4.636.647, secondo il più recente Rapporto della Fondazione Migrantes (2015), gli italiani che hanno conservato la cittadinanza e sono iscritti all’Aire, l’anagrafe dei residenti all’estero, con un sensibile aumento rispetto agli anni precedenti. Se da un lato ciò è indice d’una tendenza alla ripresa del fenomeno migratorio, certamente con caratteristiche diverse rispetto al passato, tuttavia la cifra assoluta è davvero poco rilevante (5,7% circa) rispetto agli 80 milioni di oriundi che le stime più attendibili confermano essere oggi l’entità della comunità d’origine italiana all’estero. Questa dunque è la popolazione oriunda dei discendenti delle varie generazioni dell’emigrazione italiana che, pur non conservando o non avendo per una serie di ragioni riacquistato la cittadinanza, è per diritto di sangue italiana e delle proprie origini conserva cultura, valori e tradizioni. In termini assoluti Brasile, Argentina e Stati Uniti sono nell’ordine i Paesi che hanno la maggior presenza d’italiani. Si pensi che in Brasile, dove gli italiani sono la seconda comunità nazionale più numerosa, nella sola San Paolo - metropoli la cui area urbana s’avvia a raggiungere i 20 milioni d’abitanti - oltre 7 milioni sono d’origine italiana. Vale a dire che la più grande città italiana sta in Brasile. Come pure in Argentina, paese con oltre 40 milioni d’abitanti, gli oriundi italiani sono circa metà della popolazione ed in certe località sembra davvero di stare in Italia. Come negli Usa, dove secondo recenti dati, le persone che hanno dichiarato d’essere discendenti di italiani raggiungono quasi 17 milioni. Caso di forte concentrazione d’italiani si riscontra anche in Canada, specie nella provincia dell’Ontario, la più popolosa dello Stato. A Toronto, città di 3 milioni d’abitanti con gli immediati sobborghi, quasi un quarto della popolazione è d’origine italiana. Anche in Australia la popolazione d’origine italiana è seconda solo a quella anglosassone, attestandosi, secondo le stime, intorno al milione di persone, con maggiori concentrazioni nelle aree urbane di Melbourne e Sydney.

 

Credi che l'Italia contemporanea abbia davvero coscienza di tale fenomeno?

 

L’Italia contemporanea ha una scarsa ed epidermica conoscenza del fenomeno migratorio italiano.Diciamolo senza velature ed ipocrisie. L’emigrazione italiana, i nostri emigrati, tra le innumerevoli difficoltà cui sono andati incontro, diffidenze e pregiudizi, se non anche ogni forma d’angherie e soprusi prima di poter realizzare il proprio riscatto, certamente non pensavano che in Patria si sarebbe realizzata una singolare specie di rimozione del fenomeno migratorio e della sua storia dolorosa. Un atteggiamento di trascuratezza e di sufficienza che pervade ancora una buona parte della classe dirigente del Paese, della politica e delle Istituzioni, che da un lato aveva ed ha tuttora scarso interesse verso gli Italiani all’estero e ciò che rappresentano, dall’altro gli riserva un paternalismo di maniera che si nutre d’una conoscenza assai epidermica e lacunosa, per usare un eufemismo, sul complesso mondo della nostra emigrazione. Un fatto per certi versi inconcepibile per un Paese come l’Italia che ha conosciuto una vera e propria diaspora di connazionali emigrati, ora diventati un’altra Italia persino molto più numerosa di quella dentro i confini. C’è dunque bisogno che le due Italie si conoscano e si riconoscano, come avverte chiunque abbia occasione d’incontrare - a me capita sovente - le comunità italiane all’estero, la cui più acuta amarezza verso il Paese delle loro origini è appunto la constatazione d’una insufficiente conoscenza delle loro realtà, d’uno scarso interesse, se non d’indifferenza, verso quanto esse rappresentano. Non hanno bisogno pressoché di nulla, gli Italiani nel mondo, solo di essere conosciuti, riconosciuti, considerati. E pensare che gran parte di loro, in ogni angolo del pianeta, si è conquistato stima ed apprezzamento in società a forte competizione, eccelle nell’imprenditoria, nelle professioni, nelle università, nei centri di ricerca, nella cultura, è presente corposamente nei Parlamenti e nei Governi.

 

 

Gli abruzzesi sono riuniti in 128 associazioni sparse su tutti i continenti. Quali sono le attività che permettono alle comunità abruzzesi di mantenere i rapporti con i propri luoghi d'origine?

 

Gli abruzzesi nel mondo sono forse più di quelli residenti in Abruzzo. Hanno un forte senso di comunità regionale e si caratterizzano peraltro per la spiccata capacità aggregativa e organizzativa, spesso all’avanguardia rispetto alle altre realtà regionali. Mantengono un solido rapporto con i luoghi d’origine, conservando abitudini culturali e tradizioni, con l’orgoglio delle proprie radici. E tuttavia questo legame non è stato un freno nell’integrazione in seno alle società dei Paesi d’emigrazione, dove raccolgono rispetto e stima per i valori umani, sociali e professionali che sanno esprimere, talvolta a livello d’eccellenza in quelle comunità. Certamente le relazioni con la terra d’origine potrebbero essere incrementate in quantità e qualità, se solo la Regione Abruzzo investisse più fondi per le politiche verso il mondo dell’emigrazione, negli ultimi anni ridottisi a un decimo di quanto stanziato fino al 2008. Ora, almeno nelle volontà dell’Assessorato regionale all’Emigrazione, dovrebbe affermarsi un’inversione della tendenza. L’Abruzzo non ne ha che da guadagnare.

 

Gli emigranti italiani e le tante storie sugli episodi di razzismo che li hanno visti coinvolti.  Cosa sai dirci a proposito di questo?

 

L’esercito di braccia che partì dall’Italia verso le terre d’emigrazione si trovò a dover affrontare inimmaginabili e drammatiche vicende umane, a lottare ogni giorno contro sospetti e pregiudizi, a subire spesso angherie d’ogni sorta, a doversi confrontare in competizioni durissime, con sistemi sociali sconosciuti e condizioni di lavoro altrettanto precarie. Molti gli episodi di razzismo. Cito il linciaggio di 11 italiani a New Orleans, nel 1891, fino a squallidi episodi nella vicina Svizzera di appena 40-50 anni fa, sfociati in referendum dagli evidenti contorni xenofobi.

 

L'integrazione degli italiani con gli autoctoni: siamo davvero così simpatici a tutti? 

 

L’integrazione è avvenuta lentamente, quanto più erano radicati i pregiudizi. Specie nella prima ondata migratoria il fenomeno aveva caratteri di drammaticità. Si è stemperato man mano quando i nostri emigrati hanno saputo dimostrare il loro valore, ma sopra tutto quando si è potuta esprimere la seconda generazione, che aveva potuto studiare e conoscere la lingua. Superato il muro del pregiudizio gli italiani hanno potuto entrare nelle simpatie per la socialità del carattere.

 

Politici, sindacalisti, presunti attentatori, musicisti, cantanti, artisti: l'emigrazione italiana quanto ha dato al mondo?

 

L’emigrazione italiana ha dato tanto al mondo, in termini di estro, creatività, talento, laboriosità e capacità imprenditoriale. C’è ancora, in Italia, chi immagina la nostra emigrazione secondo l’usurato clichè della valigia di cartone. Oggi le generazioni della nostra emigrazione hanno raggiunto traguardi prima impensabili, nel campo dell’economia, delle professioni, della ricerca, dell’arte e della stessa politica, se si pensa che sono oltre 350 i parlamentari d’origine italiana nei vari Parlamenti nel mondo, taluni presenti nei governi e a livelli di vertice nelle istituzioni.

 

Dove sono insediati maggiormente gli Abruzzesi negli States?

 

Cospicua è la comunità abruzzese negli Stati Uniti d’America. Insediata principalmente negli Stati dell’East Coast, ha significative presenze nel Massachusetts (area di Boston), nel Tri-state (New York, New Jersey e Connecticut), in Pennsylvania, Maryland, Delaware e in Virginia. Altre presenze consistenti di abruzzesi sono nell’area di Detroit, in Michigan, nei vicini stati dell’Ohio e Illinois. Presenze di qualche entità anche negli stati meridionali, in Florida, Louisiana e Texas. Apprezzabile la comunità abruzzese di California. Ma veniamo ai grandi numeri. New York e l’area metropolitana hanno presenze abruzzesi numerose, sebbene proprio la vastità e popolosità del territorio sia un forte gap che non favorisce l’associazionismo. A New York, infatti, uniche associazioni abruzzesi sono i due club degli emigrati da Orsogna - paese pressoché distrutto nel dicembre 1943 durante la battaglia di Ortona, la “Stalingrado d’Italia”, i cui abitanti in gran parte emigrarono nel dopoguerra - perché concentrati ad Astoria, nel distretto di Queens. Nello Stato di New York altre presenze di un certo rilievo si trovano a nord, nelle città di Buffalo e Rochester. Nell’area di Boston molte le associazioni abruzzesi, consociate in una Federazione (FAA), con un’assidua vita associativa e, nella città di Boston, con ricorrenti iniziative culturali promosse dalla FAA. D’altronde, Boston è la città culturale per eccellenza, grazie a prestigiose università e college che insistono nell’area (Harvard, MIT, per fare un esempio). Forti le presenze in Pennsylvania, nelle aree di Philadelphia e Pittsburg, in ragione dell’attrazione, ai tempi della grande migrazione, stimolata dall’occupazione nelle industrie minerarie, siderurgiche e dei derivati, specie nell’area di Pittsburg, mentre in Virginia le prime presenze risalgono all’epoca dello sfruttamento minerario. Oggi, inoltre, nell’area c’è il polo amministrativo e di servizi costituito dalla capitale Washington DC che segnala presenze abruzzesi aggregatesi in una vivace associazione. Al nord, nella regione dei grandi laghi, è l’area di Detroit che ha i numeri più alti di abruzzesi, richiamati dall’imponente presenza di industrie automobilistiche e dall’indotto del settore. Numerose le associazioni abruzzesi, talvolta nate sulle comuni origini in un paese d’Abruzzo. Alcune associazioni sono consociate nella Federazione Abruzzese del Michigan (FADM).

 

Parlaci delle attività dei tanti italiani in America.

 

Fatto questo sommario quadro, le attività delle associazioni abruzzesi sono particolarmente indirizzate alla socializzazione, alla conservazione delle radici e delle antiche tradizioni. Talvolta nell’accoglienza di gruppi e delegazioni dall’Abruzzo, che rinverdiscono ricordi e attaccamento alla propria terra. Segnalo, in particolare, l’attività della Federazione Abruzzese del Michigan che, oltre alle tradizionali occasioni d’incontro sociale, sovente propone conferenze, concerti, rassegne cinematografiche, così rafforzando i legami con la cultura italiana. L’Associazione Abruzzese (e Molisana) della California, a sua volta, è assai vivace nelle attività sociali e culturali. Negli anni scorsi, in più occasioni, ha promosso viaggi di turismo culturale in Europa e Italia, con alcuni giorni dedicati all’Abruzzo, specie prima del terremoto del 2009. Io stesso ho più volte accolto all’Aquila le comitive e le ho guidate in visita nella città capoluogo d’Abruzzo, sempre per loro occasione di meraviglia per le preziose bellezze artistiche e architettoniche che la città può mostrare e che, dopo le ferite del sisma, ora stanno tornando con accurati restauri al loro splendore.

Valentina Di Cesare

Dopo il campionato più bello, della mia vita, MILLINA si racconta

Piero, altri due anni alla guida del Campli, avresti mai pensato di rimanere così a lungo sulla panchina farnese?

Quando fai il mio lavoro, in un periodo come quello che ormai da troppo tempo stiamo vivendo come movimento in generale, non pensi più probabilmente ad un discorso di lavoro in prospettiva e quindi tendi a guardare l’oggi per l’oggi e al resto penseremo poi…è chiaro però che se fai questa domanda ad un allenatore cresciuto in un’altra stagione, come nel mio caso, la speranza e l’idea di poter programmare un percorso comune insieme ad una società rimane sempre presente e tangibile.

Quindi, tornando alla domanda, risponderei che non ci ho mai pensato ma che sono stato ben lieto di accettare l’invito a rimanere per più anni a Campli dove ho trovato l’ambiente adatto alle mie esigenze professionali e umane.

Dopo quello che hai definito “il campionato più bello, impegnativo e assurdo della mia carriera”, cosa ti aspetti dalla prossima stagione?

Dalla prossima stagione mi aspetto come sempre un grande impegno da parte di tutti i giocatori che saranno chiamati a vestire la nostra maglia, un grande impegno da parte di tutto lo staff per raggiungere l’obbiettivo massimo che la squadra potrà esprimere, un grande impegno dei dirigenti nell’opera di miglioramento di cui abbisogna il nostro gruppo ed infine un grande impegno da parte dei nostri tifosi nel sostenerci per tutta la durata della stagione in modo da gratificare quelli che continuano a portare avanti un progetto di vertice per Campli.

La Società in un recente comunicato ha ufficializzato lo staff tecnico che ti affiancherà nella prossima stagione, tra conferme e nuovi innesti si nota un notevole potenziamento del gruppo sia per qualità che per quantità…pensi sia la strada giusta da seguire?

Assolutamente si, se vogliamo crescere creando allo stesso tempo un futuro importante per la nostra Società, non possiamo prescindere da un miglioramento costante della struttura tecnica ed organizzativa che deve riguardare in primis il settore giovanile, poi la struttura societaria inteso come modo di lavorare e poi, ma solo poi, la prima squadra nella sua complessità.

Senza fare nomi, che saranno ufficializzati a breve, quale sarà il progetto tecnico per la prossima stagione? Che tipo di squadra vedranno i tifosi biancorossi?

Parlare di un progetto tecnico al giorno d’oggi è un po’ utopia, se poi disponi di un budget limitato come il nostro di quest’anno, credo sia impossibile fare un discorso tecnico, puoi invece fare un discorso centrato sulla serietà, l’umiltà, la voglia di riscatto o di affermazione del singolo, ma soprattutto sull’orgoglio di appartenere ad un gruppo vincente; e quando dico vincente intendo un gruppo che non vince il campionato, ma un gruppo che dà sempre il 100% di quello che ha nel rispetto degli impegni assunti al momento della firma del contratto. In un concetto ed in una parola, i nostri tifosi vedranno ancora una squadra magari non bellissima ma che farà del rispetto del proprio sudore il proprio credo domenicale e settimanale.

Visti i primi movimenti di mercato ed in attesa dell’ufficializzazione dei gironi, che idea ti sei fatto sul campionato che ci attende?

Onestamente non so nulla di nulla sui movimenti di mercato dei nostri avversari e, in tutta onestà, poco mi interessa perciò rispondo al buio; ci saranno come sempre le due o tre squadre che partono coi favori del pronostico che potrebbero essere San Severo, Montegranaro, Pescara o forse Matera se avranno voglia di tornare in serie A, poi una seconda fascia composta al momento da tutte le rimanenti in quanto non si conoscono ancora i roster…comunque credo che anche il prossimo campionato sarà un torneo particolarmente impegnativo dove tutti possono battere tutti o perdere con tutti in un equilibrio che renderà interessante ogni partita.

Il ritorno in prima persona dell’Avvocato Lucio Del Paggio, una Società che si sta ristrutturando, un ritrovato interesse dei camplesi…pensi si sia finalmente imboccata la strada giusta?

Credo di poter rispondere senza problemi che la strada è assolutamente quella giusta e che proprio la figura carismatica e coinvolgente di Lucio Del Paggio siano la garanzia più totale della bontà delle scelte che si stanno facendo; il fatto stesso che, e lo dico contro i miei interessi di allenatore, sia stato messo al primo posto dell’attività societaria la messa in sicurezza della stessa per gli anni a venire con un occhio di riguardo al minibasket e al settore giovanile piuttosto che investire su di un giocatore in più, evince che lo sguardo è rivolto al futuro e non all’immediato. Anche la continuità tecnica che la Società ha voluto sposare, a prescindere dal mio nome, ma nel concetto di avere un allenatore per un periodo importante di tempo, è sinonimo di programmazione e oggi come oggi, una Società che ha l’intelligenza e la forza di programmare, ha già vinto un campionato, non a caso spesso proponiamo ai giovani atleti, che andiamo ad ingaggiare, contratti per più anni.

L’unico neo, forse, al momento, è il mancato accordo fra le due Società camplesi per garantire maggiore unità e sforzi comuni. Vista l’esperienza da te vissuta in prima persona pensi si riuscirà mai a trovare un punto d’incontro o forse, alla fine, è stato meglio così?

Ritengo, dopo averci messo la faccia e sprecato parecchio tempo, che con certi personaggi non si possa trovare nessuna forma d’accordo per il semplice fatto che un accordo non interessa, in più è chiaro che se da una parte c’è interesse, è un interesse societario nell’ottimizzare le spese e le risorse, dall’altro esiste solo un interesse privato che nulla ha a che fare con il tanto millantato concetto di “sociale”. Quando ho provato ad elaborare il progetto tanti camplesi mi hanno messo in guardia, dicendomi che non conoscevo i miei interlocutori e che stavo di conseguenza perdendo solo tempo, che tanto non avrebbero mai accettato nessun tipo di proposta…così è stato e oggi posso dire che è stato meglio così anche se la situazione rimane comica e irreale. Per chiudere l’argomento voglio dire ai camplesi che se un giorno vorranno organizzare un incontro fra me ed i Dirigenti Nova per avere chiarimenti sulla realtà dei fatti e sul loro svolgimento, sono a loro completa disposizione, anche se penso che difficilmente la controparte accetterà!

Minibasket e Settore Giovanile, la Val Vibrata, il Campli Basket riparte anche da qui?

Assolutamente si, il Campli Basket deve ripartire obbligatoriamente dalla totalità del suo territorio assumendosi l’onore e l’onere di essere la società trainante per tutto il movimento e per tutti i bambini che vorranno giocare con un pallone e un canestro, cercando sinergie e collaborazioni con tutte le società già esistenti ed aprendo nuove strutture dove non ve ne fossero. Ripeto il termine “collaborare”, non strozzare ma anzi dare una mano fattiva e costante a tutte quelle piccole società che ne dovessero avere bisogno; in pratica continueremo a proporre e a portare avanti il progetto di sviluppo del territorio che abbiamo studiato in questi mesi.

Fin dal primo momento in cui sei arrivato a Campli non ti sei limitato a svolgere solo il ruolo di allenatore, ma hai consigliato, guidato, cercato il confronto; molti si chiedono il perché, fa parte di te o vedi potenzialità inespresse che vanno incentivate?

Diciamo che sicuramente alla mia giovanissima età ti viene abbastanza spontaneo, se vedi delle cose migliorabili, farlo presente a chi di dovere; se poi come nel caso di Campli hai una Dirigenza che ti sollecita a dare una mano anche da quel punto di vista, in forma costante, è chiaro che metti la tua esperienza al servizio di chi magari ha intrapreso la carriera dirigenziale da pochi anni. Inoltre, se proprio vogliamo un attimo approfondire il mio modo di lavorare, ti dico che io ho sempre e solo lavorato per le mie Società, cercando di dare sempre un contributo non solo tecnico. Pensa che a San Severo, città e tifoseria che notoriamente non mi amano, pur di dare una possibilità di salvezza alla Società ci ho rimesso nove mensilità su dieci ed anche in quel caso ho passato tantissime ore a formulare progetti, rimasti poi miseramente sulla carta, su minibasket e attività giovanile che avrebbero dato futuro a chi mi avrebbe dovuto pagare.

Per una stagione che inizia ce n’è una che finisce, vuoi spendere due parole sui ragazzi che non saranno più con te nella prossima stagione?

Partiamo da Montuori, che non sarà più in campo ma che troverò in panchina insieme a Luca D’Angelo. Sicuramente la perdita tecnica, di leadership e di carica vincente sarà difficile da ammortizzare, anche e soprattutto se il secondo play sarà un under che comunque verrà preso immediatamente in gestione da Montuori stesso; Mirone, il King, è ai box dopo l’operazione all’anca e lo aspettiamo per la ripresa dell’attività anche se non farà parte della squadra in quanto l’incertezza nei tempi di recupero post intervento non ci hanno permesso di continuare, almeno per quest’anno, il rapporto con Gabriele; Tomasello, la grande sorpresa della scorsa stagione, per una serie di eventi più vicini alla comica che non alla realtà, purtroppo non sarà con noi e di questo sono dispiaciuto perché Daniele oltre ad essere un buon  giocatore è un ragazzo eccezionale a cui auguro le migliori fortune perché se le merita; per ultimo ho tenuto Duranti, il Nero, il nostro Uomo Volante, il mio più grosso fallimento come allenatore, poiché non sono riuscito ad entrargli in testa come avrei dovuto e voluto e allora credo che sia meglio per tutti, ed in particolare per lui, andare a volare in altri cieli, con altri compagni di viaggio certamente più bravi di me a fargli esprimere quel potenziale immenso che Dio gli ha dato e di cui lui non è convinto. Questi uomini, come già in passato altri giocatori, non giocheranno per me nell’immediato ma saranno sempre nel mio cuore perché con loro ho vissuto una stagione irripetibile.

Per concludere, bolognese nato nella Bolognina, ma diventato in un solo anno e mezzo più camplese dei camplesi di due parole in libertà ai tuoi concittadini farnesi.

Ai farnesi, che ringrazierò sempre per come mi hanno accolto e per come mi fanno vivere, chiedo solo di essere più presenti e partecipativi ogni volta che possono perché mi dispiacerebbe se, proprio oggi che l’antica tradizione sportiva sta rinascendo nelle strutture e nelle intenzioni, tutto questo andasse disperso per un inspiegabile disinteresse o per storie e storiacce private e personali…un abbraccio a tutti!

Ufficio Stampa Campli Basket "Nino Di Annunzio" 1957

CON LA MONTAGNA NEL CUORE E NELLA TESTA

"L'ho fatto per mio padre". Esordisce così Paolo De Luca*  parlando del progetto di legge REASTA. Un progetto che lo vede tra i più ferventi sostenitori e promotore, e che insieme ad altri colleghi ha portato all'attenzione del Consiglio regionale, dove è stato recepito, elaborato e ufficialmente presentato per l'iter legislativo dai consiglieri Monticelli e Pietrucci. Un progetto già presente in altre regioni e per il quale lo stesso Paolo De Luca ha portato in Abruzzo un eccezionale testimonial, il grande campione di sci Gustav Thoeni. "Una splendida persona che ho l'onore di avere come amico"- racconta De Luca - e che nei giorni del 19,20, 21 maggio scorsi, è stato nella nostra regione e nella nostra città come testimonial per la presentazione ufficiale del progetto di legge REASTA".

Parliamo allora un pò di questa legge, di cosa si tratta e cosa significa l'acronimo REASTA? "Rete Escursionismo Alpinismo Speleologia Torrentizia Abruzzese - REASTA - ha lo scopo di disciplinare tutte le attività che si possono svolgere in montagna- spiega De Luca-  Una serie di regole che possano limitare i rischi in cui si può incorrere quando ci si trova in ambienti complessi, dove l'imprevisto o l'impreparazione possono, a volte, fare la differenza tra la vita e la  morte. E' importante educare le persone al rispetto dell'ambiente e alla valutazione dei rischi e dei pericoli che si possono incontrare svolgendo queste attività.  La montagna è un luogo molto affascinante sia in inverno che in estate e la nostra montagna,  il Gran Sasso,  offre molte risorse turistiche e sportive, ma affrontare un ambiente come questo richiede un grande rispetto e un approccio consapevole. Molti incidenti si verificano per leggerezza, impreparazione, superficialità e questo, quando è possibile va evitato".

A che punto è l'iter legislativo? " Grazie alla sensibilità dei consiglieri Monticelli e Pietrucci, che hanno accolto e recepito le sollecitazioni del comitato promotore, la legge al momento è al vaglio della Commissione Ambiente della Regione e arriverà in Consiglio regionale entro l'estate 2016. Se tutto procede bene dovrebbe entrare in vigore prima della prossima stagione invernale". Per la presentazione ufficiale lei ha chiamato un testimonial d'eccezione..." Ho l'onore di avere l'amicizia di un grande campione, l'olimpionico Gustav Thoeni che  ha subito accolto il mio invito per la presentazione ufficiale della legge ed è stato qui in Abruzzo nei giorni 19 -20-21 maggio scorsi, proprio per ribadire l'importanza di una regola che ha il solo scopo di elevare la qualità delle attività turistico -sportive in montagna. Un uomo straordinario, di grande sensibilità e gentilezza che ho invitato a tornare per offrirgli lo spettacolo delle nostre cime innevate, anche se lui è abituato alle Alpi."

Lei ha dedicato questo primo successo del progetto REASTA a suo padre, vuole dirci perchè? " Sono passati diversi anni, mio padre era molto malato e i medici un giorno ritenevano che sarebbe stato risolutivo un trasporto immediato in un ospedale della capitale. Il trasporto avrebbe dovuto essere fatto con un elicottero perchè il tempo a disposizione era poco, ma all'epoca non ci fu la possibilità di reperirne uno e trasferirlo, a meno di ricorrere ad un privato e quindi affrontando dei costi proibitivi per l'epoca. In seguito, nel corso della mia vita di istruttore e guida mi capitò un episodio che mi fece molto riflettere. Ero sulla via del ritorno da un'arrampicata e incrociai due persone che salivano. Una delle due era in difficoltà per un attacco di panico e io mi offrii di aiutarli, ma l'altro alpinista rifiutò spavaldamente l'aiuto, incitando il suo compagno a riprendersi perchè - disse- "tanto se rimaniamo incastrati verranno a prenderci con l'elicottero e ci faremo anche un volo gratis". Questa leggerezza e superficialità di credere un soccorso così complesso e costoso, che muove mezzi e persone in modo importante, un modo ulteriore di provare brividi avventurosi, mi fece ripensare alle necessità negate per chi con quel mezzo può aver salva la vita. Questa legge prevede infatti una responsabilità civile per chi si espone a rischi in modo superficiale e leggero e quindi una partecipazione alle spese. Io ritengo che sia giusto perchè il soccorso è uno strumento importante e non può essere scambiato per una sorta di divertimento. Perchè magari può essere determinate in casi davvero estremi. Così - conclude De Luca - quando la legge è arrivata in commissione ho ripensato a mio padre e alle persone che come lui avrebbero necessità di un soccorso che non può essere distratto da comportamenti irresponsabili. Ci tengo ad aggiungere, infine,  che un grande ringraziamento va a tutti coloro che mi hanno dato l'opportunità di far conoscere questo progetto, prima fra tutti la dottoressa Fulvia Salera che ha trascritto e organizzato  le mie idee;  alla stampa, ai giornalisti e  ai consiglieri regionali che lo stanno portando a compimento. Ma soprattutto un pensiero affettuoso va  al caro Lino Loreto Bartolomei, mio primo entusiasta sostenitore,  mancato  lo scorso anno."

*Paolo De Luca è maestro di sci (dal 1994) e di escursionismo e accompagnatore di media montagna (dal 1992)

 

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AL VIA LA 37a MARATONINA PRETUZIANA

Per  la 37* Maratonina Pretuziana, l’evento sportivo dilettantistico che caratterizza nella nostra città la festività del 1 maggio, anche quest’anno sarà il Gruppo Podistico Amatori Teramo a curare l'organizzazione dell'evento “  con grande dedizione di tutti i suoi tesserati- dichiara il segretario Claudio Ciammaricone illustrando il programma -  orgogliosi  di aver contribuito a fare della manifestazione una tra le  più belle e meglio organizzate. La Gara oggi è inserita tra i campionati italiani masters e di società.”

IL GRUPPO PODISTICO AMATORI TERAMO,  Soc. dilettantistica a responsabilità limitata, nasce come prosecuzione della storica Associazione Gruppo Podistico Amatori Teramo “creata nel lontano 1979 per iniziativa di un gruppo di amici appassionati di sport, e della corsa in particolare – prosegue Ciammaricone-  che decisero di organizzare una manifestazione di corsa su strada chiamata Maratonina Pretuziana,  la stessa che sarebbe poi diventata,  nel corso degli anni,  una manifestazione di grande richiamo nel panorama sportivo teramano,  abruzzese e non solo. Oggi il Gruppo conta circa  70 iscritti e gestisce in convenzione con il Comune il Campo Scuola della Gammarana curandone la manutenzione senza alcun contributo economico da parte del Comune e  nell'organizzazione della manifestazione gli aiuti sono rappresentati solo dai normali servizi di vigilanza."

L’edizione  2016 prevede una giornata ricca di  eventi  con percorsi riservati ai bambini,  a cominciare dai piccolissimi accompagnati dai genitori , e il  coinvolgimento delle scuole per le diverse fasce di età, dalle elementari alle medie. “ I tesserati del gruppo – spiega il segretario - nei prossimi giorni, saranno nelle scuole a illustrare il programma e raccogliere le adesioni dei giovani podisti. Si inizierà alle 9,30 con la  corsa non agonistica aperta a tutti gli sportivi di diverse associazioni e palestre, dai commercialisti agli avvocati. A seguire le passeggiate dedicate ai bambini per finire con la Gara agonistica di 10 km. Nel corso della manifestazione, anche quest’anno ci sarà l’assegnazione del Premio dedicato a Tiberio Cianciotta, storico commentatore e cronista di molte passate edizioni.”

Da rilevare l’aumento, di anno in anno  delle iscrizioni dei bambini delle scuole dell’infanzia per i quali  è previsto anche un momento ludico con animatori. “Inoltre – conclude Ciammaricone - l’attenzione alle tematiche sociali, che ha sempre caratterizzato lo spirito del GPA, si esprime quest’anno con la collaborazione con l’Associazione A MODO TUO, per l’organizzazione della corsa non competitiva “Progetto Corriamo per l’Autismo”.


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