Interviste

“ Uno spot per l'Abruzzo ”

foto di Luigi MarottaIl progetto ha coinvolto diversi personaggi dello spettacolo come Rocco Sffredi, Gabriele Cirilli, Alessia Fabianie molti altri che all'inno “bisogna spalare un po' di neve” hanno risposto con ardore per contribuire al risveglio del Grande Gigante e della sua terra.

Sono più di sessanta i professionisti della macchina da presa che hanno collaborato all'idea del regista/attore pescarese Walter Nanni, per la promozione e la riqualificazione della regione Abruzzo.

La realizzazione nasce dal crownfunding, una raccolta telematica collettiva e trasparente tra donatori di tutt'Italia e personaggi di rilievo nel mondo della Tv e del cinema.

Il fine del regista Nanni è sfruttare l'arte visiva per raccontare la bellezza del territorio abruzzese colpito, ad inizio dell'anno, da difficoltà climatiche ingenti, che hanno ferito il cuore degli abitanti dalla costa adriatica alla montagna marsicana; neve e terremoto hanno scavato la storia di questo luogo, si sono insinuate nei ricordi e nelle speranze dei cittadini che hanno sacrificato sangue e sudore per combattere verso la rivalsa di questa regione.

Questo viaggio nel corpo dell'Abruzzo ha dato opportunità d'espressione ad artisti esordienti nel settore, uno tra loro è il ventiquattrenne aquilano Luigi Marotta, videomaker di professione, studente per passione.

Quello che voglio fare è rappresentare la bellezza viva e vera del territorio..guardando il presente e tutto ciò che offre giornalmente” uno sguardo, quindi, che vuole focalizzarsi sulla genuinità e la semplicità delle “piccole cose”, ma che portate alla luce dell'obiettivo diventano grandi frammenti di una favola rurale eccelsa, di quelle che solo l'Abruzzo poteva scrivere nella sua storia e nella sua cultura.

Infatti, alla squadra di lavoro (Made in Abruzzo!) di questo progetto,  è stato chiesto di girare in autonomia un piccolo spot che potesse raccontare un pezzo della grandezza della regione, ed ognuno dei “piccoli pezzi” verrà coinvolto in un contest: tradizione, arte, cultura, l'unico limite è l'immaginazione!

"Tutte le sfaccettature sono state raccontate attraverso gli occhi dei singoli autori. Siamo solo all'inizio di un'avventura. Che probabilmente, alla fine, diventerà un film"

Luigi Marotta, con la sua esperienza e la sua vitalità da giovane uomo, riesce a cogliere il nocciolo della vera speranza, ovvero che solo dalla vita può nascere nuova vita, e ben lo sa lui stesso, testimone in prima persona di come possa essere difficile vivere e superare una calamità com'è stato il terremoto del 2009.

“La mia terra parla da sola... io posso solo filmarla come un ritrattista disegna una modella, sua musa; è un onore grande quello di poter dare qualcosa di concreto all'Abruzzo ed agli abruzzesi, sono orgoglioso ed onorato di far parte di questo progetto!”

Nello zaino di Luigi ci sono diversi progetti per il futuro, tra cui la direzione di un corso di regia di base, affinché anche i profani possano avvicinarsi a quest'arte ed i principianti appassionati possano trovare uno spazio dove esprimersi; in questo periodo difficile per il campo dell'arte, sarebbe una boccata d'aria per ragazzi e studenti de L'Aquila.

Il corso si terrebbe all'associazione Spazio Rimediato, uno spazio culturale nel centro storico (ed abbandonato) del capoluogo abruzzese che offre diverse esperienze artistiche, dal teatro per adulti e bambini, alla ginnastica.

La speranza vera è che queste parole possano profetizzare  un rovescio della medaglia importante per questa regione spaccata da troppo tempo tra un bisogno viscerale di tornare a vivere ed una difficoltà comunicativa con le istituzioni del territorio.

di Chiara Santarelli - PrimaPaginaWeb.it

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METANOIA: NON SOLO ROCK

Idee chiare e sound deciso nel primo album della band teramana:  “Quando eravamo liberi”

 

Secondo il dizionario la parola “metanoia” ha il significato di “profondo mutamento di pensiero; conversione”. Partendo da questo assunto la band composta da Enrico Romagnoli (voce), Federico Capuani (batteria), Johnny Tenerelli( basso), Giuseppe Genua(chitarra) ha deciso di interpretarlo in musica, la loro musica per cercarvi la speranza, “quella che serve ai giovani del nostro Paese, soprattutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo”. Esordisce così Enrico, voce dei Metanoia, per spiegare cosa spinge un gruppo di ventenni teramani ad esplorare le infinite vie della musica.

Cosa vi incuriosisce maggiormente in questo campo? “La nostra matrice musicale è sicuramente il rock, ma adoriamo sperimentare, infatti i risultati finali portano a diversi generi, dal pop rock, al punk, spaziando fino al post rock “ - incalzano  Federico, Johnny e Giuseppe impazienti di presentare il loro primo album,  attualmente in preparazione,  dal titolo “Quando eravamo liberi". Un lavoro importante in cui i dettagli sono estremamente curati. Un lavoro anticipato da un singolo: “Aiuto” .

Chi vuole raccontarlo? “ si tratta di un pezzo molto rock – spiegano  alternandosi- che attinge profondamente alle atmosfere anni 70 e al tempo stesso molto moderno,  nel suono delle chitarre, ad esempio, che nonostante siano molto distorte tengono una solida ritmica. Così come il basso, corposo e sempre a tempo, unito ad una batteria bella e decisa”.

E la voce che ruolo ha? “La voce è graffiata e sottolinea quello che il testo vuole dire” –aggiunge Enrico. E quindi passiamo ai testi che rispecchiano l’età dei componenti la band, in media 22 anni. Qual è il concept dei vostri testi? “ Il gruppo ha una media di 22 anni e quindi non può fare a meno di guardarsi intorno e toccare con mano certe dinamiche malate. Il brano <Aiuto>  è una denuncia contro le raccomandazioni che regolano il sistema, sfavorendo chi fa del sacrificio il proprio pane quotidiano. I testi raccontano quindi lo sdegno, la condanna di certe dinamiche ormai inaccettabili, che impediscono ad intere generazioni di esprimere liberamente i loro talenti e il loro potenziale. Anche le <etichette> sono termini obsoleti per un mondo in cui la globalizzazione stimola contaminazioni, fusioni ed evoluzioni” .

Nel marzo del 2015 è uscito un EP dal titolo  "Metanoia” e adesso è in dirittura d’arrivo l’album “Quando eravamo liberi” anticipato dal singolo “Aiuto”. I  quattro ragazzi che nell’aprile del 2014, a Tortoreto, tra le mura dell’ex associazione Colligere, decisero di “cambiare radicalmente” visione e atteggiamento, “convertendosi” al rock, al pop, al punk, al post rock hanno idee chiare e sound deciso,  quello  che nasce dalle emozioni, dalle sensazioni, dalle speranze, dalle idee.

Enrico Romagnoli (voce), 

Federico Capuani (batteria), 

Johnny Tenerelli( basso), 

Giuseppe Genua(chitarra)

       

    

di Mira Carpineta

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30 anni tra Atletica e Basket (ma sempre fedele alla sua Guzzi)

Intervista a “Il Prof.” Claudio Mazzaufo, preparatore atletico della Campli Basket “Nino Di Annunzio” 1957, neo Palma d’Argento del CONI.

 

Prima di diventare un preparatore, è stato per due anni atleta nelle Fiamme Gialle. Quest’anno festeggia i trent’anni di attività in qualità preparatore atletico sia per l’atletica leggera che per il basket. Basket e Atletica, il binomio della sua vita. Carriera costellata di risultati importanti che, senza la sua determinazione e le sue capacità, forse non si sarebbero ottenuti. Stiamo parlando ovviamente de “Il Prof.” Claudio Mazzaufo, raggiunto al telefono, abbiamo fatto una piacevole chiacchierata, con l’uomo dai traguardi sempre possibili e  motivatore d’eccezione.

 

“Prof.” come sta?

Ciao Caro, tutto bene, sempre impegnato, ma col sorriso!

 

Il 17 agosto è iniziata la tua 30esima stagione da preparatore!? Possiamo dire un professionista nel pieno della sua maturità lavorativa…

 

Si è iniziata la mia ennesima stagione, era il 1986 alla “Nino Di Annunzio” iniziava la mia avventura lavorativa con il Campli Basket, che poi mi ha portato a toccare varie discipline sportive: l’atletica e il basket su tutte. Beh se pensi che un uomo sia definito maturo a quaranta anni, sono nel pieno delle mie possibilità, quindi credo che possa, e soprattutto voglio dare ancora tanto al mondo dello Sport. Anche perché il pericolo maggiore nel nostro campo è “il sentirsi arrivati, essere più bravi di tutti”, se si percepisce quella sensazione, è difficile mettersi in gioco con onestà e passione per raggiungere ancora risultati importanti. Lavorare sempre con degli obiettivi nuovi, ascoltare tanto, confrontarsi sempre e poi onestà… i risultati arrivano, le celebrazioni non servono, le gratificazioni migliori arrivano dagli atleti che segui ogni stagione e dalle persone che ti stanno intorno che capiscono il tuo modo di lavorare lo apprezzano e comprendono bene i risultati.

 

“Prof.”, sì le celebrazioni non ti piacciono!? Però certamente questo riconoscimento del CONI, la Palma d’Argento per il merito tecnico, arrivata all’indomani delle Olimpiadi di Rio 2016 è qualcosa d’importante?!

 

Assolutamente si, questa onorificenza, rientra in quelle situazioni in cui senti apprezzato tutto il sudore, e riconosciuti i tuoi sacrifici fatti durante la tua carriera per aver lavorato su progetti e aver ottenuto risultati importanti nel campo sportivo e in particolare nel mondo dell’atletica.

 

Palma D’Argento, arrivata direttamente dal Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Giovanni Malagò…

 

Sì dalla più alta autorità sportiva italiana, fa piacere e inorgoglisce per certi versi. Ma soprattutto riconosce il lavoro fatto nell’anno pre-olimpico (agosto 2015) con lo Stage di studio a Rio in cui lo staff tecnico e scientifico del CONI e della Federazione di Atletica hanno lavorato a 360° studiando i comportamenti e le reazioni sia fisiche, motorie e comportamentali con il clima e l’ambiente brasiliano, dei migliori prospetti Under 20 dell’atletica italiana. Lavoro importante, in cui il CONI e la Federazione di Atletica Leggera da anni stanno investendo tempo e forze per migliorare la preparazione degli atleti in vista di appuntamenti importanti come le Olimpiadi.  Un lavoro mirato, molto specifico, che con la sua relazione ha rappresentato un punto di partenza non trascurabile, per pianificare alcune scelte di preparazione per la successiva fase olimpica.

 

Riconoscimento al gran merito tecnico, anche alla luce dei risultati della spedizione degli “azzurri” a Rio… e azzardo io: le medaglie o comunque i risultati non sono mai casuali!

 

Bravissimo, io insieme ad altri tecnici, medici e specialisti dello sport, in quello stage abbiamo rappresentato un piccolo tassello rispetto alla miriade di aspetti e situazioni che si seguono per far arrivare gli atleti in condizione ottimale a questi appuntamenti, un riconoscimento a una parte millesimale di un lungo lavoro, ma come hai ben capito tu ormai nello sport nulla è casuale e improvvisato soprattutto una medaglia olimpica, richiede tantissimo sforzo e dedizione al lavoro.

 

A questo punto non posso non chiederti come vedi tu il bilancio dell’Italia a queste Olimpiadi!

 

Guarda alla luce dei risultati è un buon bilancio. Su tutto però, se devo dirla tutta a me dispiace per due cose in particolar modo. Il basket, come tu sai mi sta particolarmente a cuore, non è possibile che per la terza volta consecutiva non siamo presenti a un torneo olimpico… soprattutto con un torneo pre-olimpico di accesso disputato in casa e perso…

 

“Prof.”, credo che qualcuno debba da quel punto di vista farsi delle domande trovare delle risposte…

 

Credo anch’io che quest’ aspetto vada analizzato meglio, e impiantare un progetto duraturo negli anni, e andare a fondo… Poi l’altro aspetto non troppo positivo, il fatto che l’atletica leggera non abbia raccolto medaglie. Siamo passati da due possibili medaglie quella di Gianmarco Tamberi e quella di Alex Schwazer, a non raccogliere nulla. Il caso Schwazer, che non finirà qui, rappresenta un vero e proprio “giallo”, e Tamberi che arrivato all’appuntamento olimpico con un infortunio importante, ha dovuto dire addio ad un oro quasi sicuro. Dispiace tantissimo e lascia tanto amaro in bocca, anche se questa spedizione italiana ha dimostrato che siamo forti in altri sport di squadra al di là del calcio e del basket!

 

Una battuta su Usain Bolt, è veramente l’uomo più veloce del mondo!? Ci sarà un vero ricambio generazionale!

 

Bolt è  tutt’oggi il più grande atleta di tutti i tempi. Ha vinto tutto, sempre, non solo le olimpiadi. Ricambio è difficile, qualcuno che lo eguagli la vedo durissima, se conti che le prove di velocità come i 100 i 200 e altre sono specialità altamente performanti, in cui la tecnica si influenza ma non fino in fondo… per spiegarti meglio, prendi Serhij Bubka, vinceva tutto perché era un atleta grandioso e una tecnica sopraffina di salto con l’asta, la velocità è performance su un atto naturale che fanno tutti quindi è sarà sempre difficile. Scrivilo tranquillamente per me lui può essere paragonato a Muhammad Ali (nel basket ho sempre detto Mario Boni).

 

Eh il futuro dell’Italia di atletica è roseo!?

 

Guarda, l’Italia è ricca di prospetti interessantissimi, molti con delle alte prospettive davanti. L’intero movimento è in crescita e ci potrebbero essere delle belle sorprese. L’importante e seguirli bene e con attenzione. Che non significa allenamenti intesivi fisici e tecnici, bisogna ricordare una cosa fondamentale i ragazzi che fanno sport, non sono piccoli atleti, ma lo possono diventare. I ragazzi si divertono con lo sport, lavorandoci insieme progressivamente affinando tecnica e prestazione fisica, bisogna mantenere in loro la voglia di fare sport e divertirsi nella prestazione, pensa alla risata di Bolt quando si diverte gareggiando.

 

“Prof.”, immagino che il discorso atletica e allenamento ti stia molto a cuore, e il tempo a disposizione è quasi finito… ti va di fare una chiusa sul basket e le tue impressioni sulla nuova stagione farnese!?

 

Si lo sai benissimo, infatti starei ore a parlare di ragazzi e metodologia. Guarda il Basket, da quando ho iniziato io a lavorare, e dopo gli anni che ho vissuto a Teramo secondo me è sceso di livello… Per dirti il Campli del 1986 con Castorina, Antonetti, D’Alberto, Di Giorgio e Lunadei con ancora Lamonica, Lanzone e Lucantoni con due americani top, farebbero l’A2 e si salverebbero “in carrozza” ovviamente solo con guida Bruno Impaloni e Mazzuafo (sorridendo). Per quanto riguarda Campli, come dice Piero, abbiamo fatto diverse scommesse importanti, e credo che non ci tireremo mai indietro per fare la nostra bella figura, anche ai play-off.

Un abbraccio forte a presto.

 

 

Ufficio Stampa Campli Basket “Nino Di Annunzio” 1957

A GIULIANOVA LA QUARTA EDIZIONE DI URBAN ART

L’Associazione  Culturale Dimensioni Bastarde, organizza il festival di Street Art Visione Periferica che quest'anno giunge alla quarta edizione. Negli anni precedenti, a Mosciano Sant'Angelo sono state dipinte  da rinomati artisti nazionali e stranieri come Borondo, Millo, 108, etc, più di una decina di muri di abitazioni in disuso o comunque strutture presenti in zone da rivalutare. Quest'anno l’evento si sposta  a Giulianova Lido in collaborazione con il Comune di Giulianova  e  con altri enti che supportano l’ iniziativa. Il festival avrà luogo dal 26 al 28 agosto nel quartiere Annunziata dove gli artisti opereranno nelle case popolari e strutture circostanti con del muralismo creato dagli artisti Giorgio Bartocci, Aris e Trve Handsta. Ma come nasce questa manifestazione?Risponde Antonella per conto dell’associazione: “Visione Periferica è un progetto di Urban Art che punta sulle emergenze creative e artistiche attuali e, spostandosi dalle grandi città metropolitane, arriva nei piccoli centri intrecciandosi con il tessuto urbano locale. Per questo motivo si è scelto come punto di partenza il centro storico di Mosciano Sant'Angelo che ha permesso di creare questa contaminazione perfetta tra un passato molto remoto (l'assetto tipicamente medievale del centro) a un contemporaneo all'avanguardia. La manifestazione nasce 4 anni fa su questa idea e su proposta dell'allora collettivo DimensioniBastarde (oggi associazione) alla Proloco Musiano.  A Mosciano ci sono state 3 edizione sotto la direzione artistica della nostra Associazione che ha puntato sempre al dialogo con il contesto dove si opera. L’impatto visivo, sebbene forte e partecipato, è stato sempre misurato e equilibrato, studiato appositamente per queste piccole realtà.” Cosa rappresenta la Street Art nell'ambito delle arti figurative contemporanee? “Oggi la street art, o meglio Urban Art, è sicuramente diventata un fenomeno globale. La diffusione del linguaggio artistico è stato relativamente veloce, in circa trent'anni (anno di inaugurazione di "Arte di Frontiera" la mostra curata da Francesca Alinovi) ha oltrepassato l'oceano per raggiungere l'Europa e c'è da dire che l'Italia è diventata uno dei paesi che ne è stato maggiormente interessato tanto da passare da controcultura a mainstream. Vantiamo infatti la presenza di oltre 70 festival su territorio nazionale”. 

Le ali per andare,le radici per restare. Intervista a Goffredo Palmerini

Goffredo Palmerini è l’Ambasciatore degli abruzzesi nel mondo ma è soprattutto un instancabile appassionato di storie di emigrazione italiana, vicende dalle quali non si può né si deve prescindere per una comprensione globale della cultura del nostro paese. Recentemente è stato presentato a L’Aquila il suo ultimo libro “Le radici e le ali”, pubblicato da One Group Edizioni, evento al quale ho partecipato insieme ad un folto pubblico. L’ho poi incontrato ed è stato un piacere domandargli delle sue attività, della percezione che l’Italia contemporanea ha del fenomeno migratorio che l’ha vista protagonista tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo e di molti altri argomenti.

Il più grande esodo della storia moderna è stato quello degli italiani: dall'epoca dell'unità del paese sono state registrate più di 27 milioni di partenze.

A partire dall’unificazione nel 1861, l’Italia ha conosciuto un espatrio di quasi 30 milioni di persone. Tra le varie generazioni dell’emigrazione che si sono susseguite nei cinque continenti, attualmente si contano in circa 4.636.647, secondo il più recente Rapporto della Fondazione Migrantes (2015), gli italiani che hanno conservato la cittadinanza e sono iscritti all’Aire, l’anagrafe dei residenti all’estero, con un sensibile aumento rispetto agli anni precedenti. Se da un lato ciò è indice d’una tendenza alla ripresa del fenomeno migratorio, certamente con caratteristiche diverse rispetto al passato, tuttavia la cifra assoluta è davvero poco rilevante (5,7% circa) rispetto agli 80 milioni di oriundi che le stime più attendibili confermano essere oggi l’entità della comunità d’origine italiana all’estero. Questa dunque è la popolazione oriunda dei discendenti delle varie generazioni dell’emigrazione italiana che, pur non conservando o non avendo per una serie di ragioni riacquistato la cittadinanza, è per diritto di sangue italiana e delle proprie origini conserva cultura, valori e tradizioni. In termini assoluti Brasile, Argentina e Stati Uniti sono nell’ordine i Paesi che hanno la maggior presenza d’italiani. Si pensi che in Brasile, dove gli italiani sono la seconda comunità nazionale più numerosa, nella sola San Paolo - metropoli la cui area urbana s’avvia a raggiungere i 20 milioni d’abitanti - oltre 7 milioni sono d’origine italiana. Vale a dire che la più grande città italiana sta in Brasile. Come pure in Argentina, paese con oltre 40 milioni d’abitanti, gli oriundi italiani sono circa metà della popolazione ed in certe località sembra davvero di stare in Italia. Come negli Usa, dove secondo recenti dati, le persone che hanno dichiarato d’essere discendenti di italiani raggiungono quasi 17 milioni. Caso di forte concentrazione d’italiani si riscontra anche in Canada, specie nella provincia dell’Ontario, la più popolosa dello Stato. A Toronto, città di 3 milioni d’abitanti con gli immediati sobborghi, quasi un quarto della popolazione è d’origine italiana. Anche in Australia la popolazione d’origine italiana è seconda solo a quella anglosassone, attestandosi, secondo le stime, intorno al milione di persone, con maggiori concentrazioni nelle aree urbane di Melbourne e Sydney.

 

Credi che l'Italia contemporanea abbia davvero coscienza di tale fenomeno?

 

L’Italia contemporanea ha una scarsa ed epidermica conoscenza del fenomeno migratorio italiano.Diciamolo senza velature ed ipocrisie. L’emigrazione italiana, i nostri emigrati, tra le innumerevoli difficoltà cui sono andati incontro, diffidenze e pregiudizi, se non anche ogni forma d’angherie e soprusi prima di poter realizzare il proprio riscatto, certamente non pensavano che in Patria si sarebbe realizzata una singolare specie di rimozione del fenomeno migratorio e della sua storia dolorosa. Un atteggiamento di trascuratezza e di sufficienza che pervade ancora una buona parte della classe dirigente del Paese, della politica e delle Istituzioni, che da un lato aveva ed ha tuttora scarso interesse verso gli Italiani all’estero e ciò che rappresentano, dall’altro gli riserva un paternalismo di maniera che si nutre d’una conoscenza assai epidermica e lacunosa, per usare un eufemismo, sul complesso mondo della nostra emigrazione. Un fatto per certi versi inconcepibile per un Paese come l’Italia che ha conosciuto una vera e propria diaspora di connazionali emigrati, ora diventati un’altra Italia persino molto più numerosa di quella dentro i confini. C’è dunque bisogno che le due Italie si conoscano e si riconoscano, come avverte chiunque abbia occasione d’incontrare - a me capita sovente - le comunità italiane all’estero, la cui più acuta amarezza verso il Paese delle loro origini è appunto la constatazione d’una insufficiente conoscenza delle loro realtà, d’uno scarso interesse, se non d’indifferenza, verso quanto esse rappresentano. Non hanno bisogno pressoché di nulla, gli Italiani nel mondo, solo di essere conosciuti, riconosciuti, considerati. E pensare che gran parte di loro, in ogni angolo del pianeta, si è conquistato stima ed apprezzamento in società a forte competizione, eccelle nell’imprenditoria, nelle professioni, nelle università, nei centri di ricerca, nella cultura, è presente corposamente nei Parlamenti e nei Governi.

 

 

Gli abruzzesi sono riuniti in 128 associazioni sparse su tutti i continenti. Quali sono le attività che permettono alle comunità abruzzesi di mantenere i rapporti con i propri luoghi d'origine?

 

Gli abruzzesi nel mondo sono forse più di quelli residenti in Abruzzo. Hanno un forte senso di comunità regionale e si caratterizzano peraltro per la spiccata capacità aggregativa e organizzativa, spesso all’avanguardia rispetto alle altre realtà regionali. Mantengono un solido rapporto con i luoghi d’origine, conservando abitudini culturali e tradizioni, con l’orgoglio delle proprie radici. E tuttavia questo legame non è stato un freno nell’integrazione in seno alle società dei Paesi d’emigrazione, dove raccolgono rispetto e stima per i valori umani, sociali e professionali che sanno esprimere, talvolta a livello d’eccellenza in quelle comunità. Certamente le relazioni con la terra d’origine potrebbero essere incrementate in quantità e qualità, se solo la Regione Abruzzo investisse più fondi per le politiche verso il mondo dell’emigrazione, negli ultimi anni ridottisi a un decimo di quanto stanziato fino al 2008. Ora, almeno nelle volontà dell’Assessorato regionale all’Emigrazione, dovrebbe affermarsi un’inversione della tendenza. L’Abruzzo non ne ha che da guadagnare.

 

Gli emigranti italiani e le tante storie sugli episodi di razzismo che li hanno visti coinvolti.  Cosa sai dirci a proposito di questo?

 

L’esercito di braccia che partì dall’Italia verso le terre d’emigrazione si trovò a dover affrontare inimmaginabili e drammatiche vicende umane, a lottare ogni giorno contro sospetti e pregiudizi, a subire spesso angherie d’ogni sorta, a doversi confrontare in competizioni durissime, con sistemi sociali sconosciuti e condizioni di lavoro altrettanto precarie. Molti gli episodi di razzismo. Cito il linciaggio di 11 italiani a New Orleans, nel 1891, fino a squallidi episodi nella vicina Svizzera di appena 40-50 anni fa, sfociati in referendum dagli evidenti contorni xenofobi.

 

L'integrazione degli italiani con gli autoctoni: siamo davvero così simpatici a tutti? 

 

L’integrazione è avvenuta lentamente, quanto più erano radicati i pregiudizi. Specie nella prima ondata migratoria il fenomeno aveva caratteri di drammaticità. Si è stemperato man mano quando i nostri emigrati hanno saputo dimostrare il loro valore, ma sopra tutto quando si è potuta esprimere la seconda generazione, che aveva potuto studiare e conoscere la lingua. Superato il muro del pregiudizio gli italiani hanno potuto entrare nelle simpatie per la socialità del carattere.

 

Politici, sindacalisti, presunti attentatori, musicisti, cantanti, artisti: l'emigrazione italiana quanto ha dato al mondo?

 

L’emigrazione italiana ha dato tanto al mondo, in termini di estro, creatività, talento, laboriosità e capacità imprenditoriale. C’è ancora, in Italia, chi immagina la nostra emigrazione secondo l’usurato clichè della valigia di cartone. Oggi le generazioni della nostra emigrazione hanno raggiunto traguardi prima impensabili, nel campo dell’economia, delle professioni, della ricerca, dell’arte e della stessa politica, se si pensa che sono oltre 350 i parlamentari d’origine italiana nei vari Parlamenti nel mondo, taluni presenti nei governi e a livelli di vertice nelle istituzioni.

 

Dove sono insediati maggiormente gli Abruzzesi negli States?

 

Cospicua è la comunità abruzzese negli Stati Uniti d’America. Insediata principalmente negli Stati dell’East Coast, ha significative presenze nel Massachusetts (area di Boston), nel Tri-state (New York, New Jersey e Connecticut), in Pennsylvania, Maryland, Delaware e in Virginia. Altre presenze consistenti di abruzzesi sono nell’area di Detroit, in Michigan, nei vicini stati dell’Ohio e Illinois. Presenze di qualche entità anche negli stati meridionali, in Florida, Louisiana e Texas. Apprezzabile la comunità abruzzese di California. Ma veniamo ai grandi numeri. New York e l’area metropolitana hanno presenze abruzzesi numerose, sebbene proprio la vastità e popolosità del territorio sia un forte gap che non favorisce l’associazionismo. A New York, infatti, uniche associazioni abruzzesi sono i due club degli emigrati da Orsogna - paese pressoché distrutto nel dicembre 1943 durante la battaglia di Ortona, la “Stalingrado d’Italia”, i cui abitanti in gran parte emigrarono nel dopoguerra - perché concentrati ad Astoria, nel distretto di Queens. Nello Stato di New York altre presenze di un certo rilievo si trovano a nord, nelle città di Buffalo e Rochester. Nell’area di Boston molte le associazioni abruzzesi, consociate in una Federazione (FAA), con un’assidua vita associativa e, nella città di Boston, con ricorrenti iniziative culturali promosse dalla FAA. D’altronde, Boston è la città culturale per eccellenza, grazie a prestigiose università e college che insistono nell’area (Harvard, MIT, per fare un esempio). Forti le presenze in Pennsylvania, nelle aree di Philadelphia e Pittsburg, in ragione dell’attrazione, ai tempi della grande migrazione, stimolata dall’occupazione nelle industrie minerarie, siderurgiche e dei derivati, specie nell’area di Pittsburg, mentre in Virginia le prime presenze risalgono all’epoca dello sfruttamento minerario. Oggi, inoltre, nell’area c’è il polo amministrativo e di servizi costituito dalla capitale Washington DC che segnala presenze abruzzesi aggregatesi in una vivace associazione. Al nord, nella regione dei grandi laghi, è l’area di Detroit che ha i numeri più alti di abruzzesi, richiamati dall’imponente presenza di industrie automobilistiche e dall’indotto del settore. Numerose le associazioni abruzzesi, talvolta nate sulle comuni origini in un paese d’Abruzzo. Alcune associazioni sono consociate nella Federazione Abruzzese del Michigan (FADM).

 

Parlaci delle attività dei tanti italiani in America.

 

Fatto questo sommario quadro, le attività delle associazioni abruzzesi sono particolarmente indirizzate alla socializzazione, alla conservazione delle radici e delle antiche tradizioni. Talvolta nell’accoglienza di gruppi e delegazioni dall’Abruzzo, che rinverdiscono ricordi e attaccamento alla propria terra. Segnalo, in particolare, l’attività della Federazione Abruzzese del Michigan che, oltre alle tradizionali occasioni d’incontro sociale, sovente propone conferenze, concerti, rassegne cinematografiche, così rafforzando i legami con la cultura italiana. L’Associazione Abruzzese (e Molisana) della California, a sua volta, è assai vivace nelle attività sociali e culturali. Negli anni scorsi, in più occasioni, ha promosso viaggi di turismo culturale in Europa e Italia, con alcuni giorni dedicati all’Abruzzo, specie prima del terremoto del 2009. Io stesso ho più volte accolto all’Aquila le comitive e le ho guidate in visita nella città capoluogo d’Abruzzo, sempre per loro occasione di meraviglia per le preziose bellezze artistiche e architettoniche che la città può mostrare e che, dopo le ferite del sisma, ora stanno tornando con accurati restauri al loro splendore.

Valentina Di Cesare