Interviste

PAOLA SACCOMANDI: Il MEDICO INGEGNERE CHE CURA I TUMORI CON IL LASER

Intervista alla giovane ricercatrice di Alba Adriatica vincitrice del finanziamento europeo per giovani ricercatori ERC

Da Alba Adriatica a Strasburgo.  Vuole raccontare come è iniziata la sua esperienza? Dopo i miei studi al Liceo Scientifico Marie Curie di Giulianova, mi sono trasferita a Roma, all'Università Campus Bio-Medico di Roma. Lì ho scelto di studiare Ingegneria Biomedica, perché era la disciplina che integrava il mio interesse per la matematica, la fisica e la medicina. Qui ho conseguito la laurea e il dottorato di ricerca, muovendo i primi passi nelle stesse tematiche che interessano il progetto europeo che coordinerò al Politecnico di Milano. Infatti, nel 2010, il Dott. Francesco Maria Di Matteo, oggi responsabile UOS di Endoscopia Digestiva Operativa del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, stava studiando una nuova terapia per il tumore al pancreas. Utilizzava un ago sottilissimo nell'endoscopio per portare un fascio laser nel tumore,  per "bruciarlo" in maniera precisa, senza chirurgia. Questa tecnica di chiama ablazione laser. Naturalmente, mi sono appassionata a questo tema durante la mia tesi di laurea, proseguendo anche durante il mio dottorato, svolto in parte anche a Francoforte. Negli anni ho studiato ed implementato soluzioni ingegneristiche per l'ottimizzazione della tecnica ablativa, lavorando al fianco del mio caro amico e collega Emiliano Schena, oggi professore alla Facoltà Dipartimentale di Ingegneria del Campus. Nel 2016 mi sono trasferita a Strasburgo per continuare a studiare alcuni aspetti legati al monitoraggio della terapia in tempo reale, grazie all'utilizzo dei sistemi di diagnostica per immagini (Risonanza, TAC).

La sua specializzazione è Ingegneria Biomedica. Vuole spiegarci  di cosa si tratta? . L'ingegneria Biomedica è una branca dell'ingegneria che utilizza le conoscenze e le tecnologie proprie dell'ingegneria e delle varie scienze applicate per descrivere, comprendere e apportare soluzioni in ambito medico. Infatti, le nuove frontiere della medicina sono raggiungibili grazie alla robotica, l'ottica, le nanotecnologie, l'informatica, e a tutte le altre discipline tecniche che aprono scenari sempre nuovi alla diagnosi e alla terapia di molte patologie.

Oggi la medicina ha raggiunto notevoli traguardi nella cura delle malattie oncologiche, pure ancora molto rimane da fare perché spesso le cure sono ancora molto invasive ( ne ho avuto esperienza diretta in famiglia ndr). In cosa consiste la sua ricerca e in quali ambiti apporterebbe vantaggi ai pazienti?   Ha ragione, molti passi in avanti sono stati fatti, ma, purtroppo, il cammino è ancora lungo. Il mio lavoro consiste nell'ottimizzare una tecnica minimamente invasiva per il trattamento di alcuni tumori, l'ablazione laser. Una sottilissima fibra ottica porta un fascio laser nel tumore,  che viene "bruciato" in maniera molto precisa, senza danneggiare gli altri tessuti sani circostanti. Per ottimizzare questa tecnica, io ed i miei colleghi studieremo l'utilizzo di piccole particelle (nanoparticelle) in grado di aumentare l'effetto terapeutico del laser nel tumore. Inoltre, realizzeremo un sistema computerizzato di monitoraggio del trattamento in tempo reale. La ricerca si rivolgerà soprattutto al tumore pancreatico, ma la tecnica sarà poi utilizzabile per il trattamento di molti altri tumori. L'obbiettivo è che, tra 5 anni, i pazienti potranno usufruire di una nuova terapia mini-invasiva potenzialmente alternativa alla chirurgia, che, purtroppo, nel caso del tumore al pancreas, è ancora l'unica soluzione, sebbene applicabile solo al 20% dei casi diagnosticati.

Anche la diagnostica, secondo lei, diventerà meno invasiva (penso alle tecniche chirurgiche o esplorative come biopsie o le più comuni gastroscopie, colonscopie ecc)?  Sì, sicuramente anche in ambito diagnostico si sta facendo molto per diminuire l'invasività. Ad esempio, nell' istituto francese in cui lavoro ora, si utilizza un piccolissimo "microscopio a fibra ottica" che si può inserire nell'endoscopio, e che fornisce in tempo reale un'istologia dei tessuti esplorati. Anche il potenziamento dei classici sistemi di radiologia per immagini, come l'ecografia, o la risonanza magnetica, sta avendo un ruolo importante nella diagnostica non invasiva.

Lei si sente un “cervello in fuga” o invece una persona che ha ricevuto il giusto riconoscimento di un merito, vincendo questo concorso? No, io non mi sono mai sentita un cervello in fuga, anche quando non sapevo se sarei mai ritornata in Italia. Riconosco di aver avuto la possibilità di imparare molto e di sviluppare una mia autonomia nei vari luoghi in cui ho studiato e lavorato, sebbene con tutte difficoltà del caso (adattarsi ad una nuova cultura, nuova lingua, nuovi colleghi, allontanarsi dalla famiglia). Naturalmente, sono onorata di aver vinto il finanziamento del Consiglio Europeo della Ricerca. Si tratta di un riconoscimento molto ambito, in cui i progetti dei migliori giovani ricercatori d'Europa sono valutati da una commissione di esperti internazionali. Non lo definirei "giusto riconoscimento di un merito", bensì il pregevole risultato di anni di lavoro in un ambito in cui c'è ancora molto da fare.

Cosa si sente di dire ai giovani che come lei vorrebbero dedicarsi alla ricerca? E' una domanda difficile per me che sono una giovane ricercatrice, ma voglio condividere ciò che ho vissuto io in prima persona, e i miei giovani colleghi intorno a me. Siate appassionati, pronti a spostarvi in tutto il mondo, a vivere ogni novità come un'opportunità: opportunità di imparare cose nuove, di interfacciarsi con professionisti  di altre discipline. La ricerca si nutre di interdisciplinarità e di collaborazione. Siate pronti a gioire quando la vostra idea produce dei buoni risultati, ma siate anche pronti a sopportare la frustrazione di quando gli esperimenti vanno male, quando voi non avete avuto l'idea migliore, e quando dovete lavorare a Natale o a Ferragosto a causa della deadline di una conferenza o di un progetto (e nessuno ti paga per lo straordinario!). Informatevi bene sul laboratorio e sul gruppo di ricerca in cui inizierete il vostro percorso nella ricerca (con un dottorato, ad esempio), perché è proprio lì che costruirete le basi per il vostro futuro.

Cosa porterà  con sé della sua terra, della sua casa, in questo nuovo prestigioso incarico? Porto il sostegno e l'affetto incondizionato della mia famiglia e dei miei amici, e sicuramente il desiderio "segreto" di ritornare, un giorno.

 

Note:

  • Paola Saccomandi è nata ad Alba Adriatica,  31 anni
  • Laurea e dottorato di ricerca in Ingegneria Biomedica
  • Da 2 anni ricercatrice a Strasburgo presso l’Istituto di Chirurgia Mini-invasiva guidata per immagini
  • Vincitrice del finanziamento europeo per giovani ricercatori (Consiglio Europeo della Ricerca, ERC starting grant), che nel 2017 ha finanziato 406 ricercatori in tutta Europa (https://erc.europa.eu/news/erc-2017-starting-grants-results), e del finanziamento di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo per incentivare la ricerca nella regione
  • la ricerca si basa su studi riguardanti i tumori e le tecniche di trattamento minimamente invasive
  • La ricerca finanziata si svolgerà al Politecnico di Milano

 

intervista raccolta da Mira Carpineta

LA VITA “DENTRO” LA MUSICA DI MAURIZIO COLASANTI

LA BELLEZZA E L’ASCOLTO

Musicista,direttore d’orchestra, abruzzese, il Maestro Maurizio Colasanti  terrà due concerti a Teramo, giovedì 16 e domenica 19 novembre entrambi alle 17,30. 

Eventi che si terranno presso l’Università di Teramo e la Sala polifunzionale della Provincia in collaborazione con l’orchestra teramana “Benedetto Marcello”. Nella sua biografia si legge che il suo incontro con la musica è stato davvero precoce, all’età di soli 5 anni, nel paesino dove è nato “ che conta un migliaio di abitanti”, Pretoro, in provincia di Chieti,ma con una grande tradizione musicale. Ad intuire il suo talento il Maestro De Rensis con il quale inizia a studiare musica e che lo porta alla sua prima esibizione solistica a soli 7 anni.

Un bambino prodigio diremmo noi, ma per lui non è così “il vero prodigio  è riuscire a fare  le cose che piacciono”. Alla passione però si affianca uno studio fecondo, diplomandosi con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio di Musica D'Annunzio di Pescara a cui aggiunge una laurea in Filosofia ,sempre con il massimo dei voti e la lode “perché la conoscenza non è mai abbastanza” rammaricandosi “per non aver studiato matematica”.

Nonostante i successi  e le opportunità che il mondo gli offre sceglie  "l'Italia, anche se nel nostro paese non c’è rispetto per le culture artistiche e musicali. Manca il piacere di  investire nella cultura. La diamo per scontata ma è come se non esistesse”.

Secondo il Maestro Colasanti “all’estero c’è una grande curiosità , non si spiegano come possiamo trascurare il grande patrimonio culturale di cui disponiamo”.

La mancanza di un sistema che valorizzi le risorse culturale incide naturalmente sulle politiche della scuola, della diffusione e della cura della bellezza e a questo proposito il Maestro sostiene, come tanti altri artisti, e non  solo,  che “occorrerebbe  educare i ragazzi alla bellezza perché la bellezza è ciò che rimane quando si è tolto tutto. Non meritiamo l’eredità storica che abbiamo ricevuto. Per meritarla  dovremmo  prendendocene cura. A cominciare dalla scuola, dove scelte poche oculate hanno provocato gravi carenze formative.  La scuola è stata impoverita, i conservatori falcidiati dalla riforma. L'educazione musicale è una cenerentola inconsistente. Nei licei classici italiani, per esempio,  non c’è spazio per la storia e l’ascolto della musica e delle arti, come se la bellezza non esistesse, mentre all’estero le scuole  hanno orchestre e  gruppi musicali. I Conservatori dovevano essere luoghi di eccellenza, dove forgiare talenti autentici , molto selettivi, mentre spesso sono diventati supermercati, perseguendo la sopravvivenza a discapito dell’eccellenza. Quello che manca insomma è ciò che in altri Paesi si è sempre fatto e che in Italia stenta ad istituzionalizzarsi,   ovvero investire nella cultura, nella scoperta e nella valorizzazione dei talenti che altrimenti sono costretti a trovare altrove gli spazi di crescita”.

Maurizio Colasanti ha studiato direzione d’orchestra presso le scuole di Vienna, Ginevra e Budapest. Docente in importanti conservatori di musica internazionali come  l’Illinois State University di Chicago, la Royal College of Music di Melbourne e il Conservatorio di Musica di Quito, ha collaborato con musicisti come A. Rosand, A. Pay, C.M. Giulini, A. Braxtone, G. Shuller, M. Larrieu, P. Badura Skoda . Nel 2012 è stato eletto direttore principale e direttore artistico dell’Osuel.

Nella sua intensa carriera esibizioni  concertistiche italiane ed internazionali con:   Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari, Seoul Philarmonic Orchestra, Teatro dell'Opera di Roma, St.Martin in The Fields, Royal Accademy of Music, Orchestra Sinfonica Siciliana,Teatro Lirico di Cagliari, Orchestra Sinfonica Abruzzese, Finnish Symphony Orchestra, Orchestra Sinfonica di San Remo, Miami Symphony Orchestra, Karnten Simphonieorkester, Solisti del Teatro alla Scala di Milano, Illinois Symphony, Minas Gerais Symphony Orchestra, Villa Lobos Symphony Orchestra, Orchestra Sinfonica di San Remo, Carnegie Hall, Melba Hall, Seoul Opera House, New England Symphony Orchestra, Lithuanian Chamber Orchestra, Orchestra Sinfonica Porto Alegre, Nancy Philarmonic, Camerata Istropolitana Bratislava.

 Alcuni compositori del nostro tempo: S.Rendine, N. Bogorelich, G. Vainio, A. Viana, hanno dedicato a lui opere sinfoniche.

Nei concerti teramani presenterà un repertorio di musica contemporanea.

Mira Carpineta

le foto sono di Annalisa De Luca

“ Uno spot per l'Abruzzo ”

foto di Luigi MarottaIl progetto ha coinvolto diversi personaggi dello spettacolo come Rocco Sffredi, Gabriele Cirilli, Alessia Fabianie molti altri che all'inno “bisogna spalare un po' di neve” hanno risposto con ardore per contribuire al risveglio del Grande Gigante e della sua terra.

Sono più di sessanta i professionisti della macchina da presa che hanno collaborato all'idea del regista/attore pescarese Walter Nanni, per la promozione e la riqualificazione della regione Abruzzo.

La realizzazione nasce dal crownfunding, una raccolta telematica collettiva e trasparente tra donatori di tutt'Italia e personaggi di rilievo nel mondo della Tv e del cinema.

Il fine del regista Nanni è sfruttare l'arte visiva per raccontare la bellezza del territorio abruzzese colpito, ad inizio dell'anno, da difficoltà climatiche ingenti, che hanno ferito il cuore degli abitanti dalla costa adriatica alla montagna marsicana; neve e terremoto hanno scavato la storia di questo luogo, si sono insinuate nei ricordi e nelle speranze dei cittadini che hanno sacrificato sangue e sudore per combattere verso la rivalsa di questa regione.

Questo viaggio nel corpo dell'Abruzzo ha dato opportunità d'espressione ad artisti esordienti nel settore, uno tra loro è il ventiquattrenne aquilano Luigi Marotta, videomaker di professione, studente per passione.

Quello che voglio fare è rappresentare la bellezza viva e vera del territorio..guardando il presente e tutto ciò che offre giornalmente” uno sguardo, quindi, che vuole focalizzarsi sulla genuinità e la semplicità delle “piccole cose”, ma che portate alla luce dell'obiettivo diventano grandi frammenti di una favola rurale eccelsa, di quelle che solo l'Abruzzo poteva scrivere nella sua storia e nella sua cultura.

Infatti, alla squadra di lavoro (Made in Abruzzo!) di questo progetto,  è stato chiesto di girare in autonomia un piccolo spot che potesse raccontare un pezzo della grandezza della regione, ed ognuno dei “piccoli pezzi” verrà coinvolto in un contest: tradizione, arte, cultura, l'unico limite è l'immaginazione!

"Tutte le sfaccettature sono state raccontate attraverso gli occhi dei singoli autori. Siamo solo all'inizio di un'avventura. Che probabilmente, alla fine, diventerà un film"

Luigi Marotta, con la sua esperienza e la sua vitalità da giovane uomo, riesce a cogliere il nocciolo della vera speranza, ovvero che solo dalla vita può nascere nuova vita, e ben lo sa lui stesso, testimone in prima persona di come possa essere difficile vivere e superare una calamità com'è stato il terremoto del 2009.

“La mia terra parla da sola... io posso solo filmarla come un ritrattista disegna una modella, sua musa; è un onore grande quello di poter dare qualcosa di concreto all'Abruzzo ed agli abruzzesi, sono orgoglioso ed onorato di far parte di questo progetto!”

Nello zaino di Luigi ci sono diversi progetti per il futuro, tra cui la direzione di un corso di regia di base, affinché anche i profani possano avvicinarsi a quest'arte ed i principianti appassionati possano trovare uno spazio dove esprimersi; in questo periodo difficile per il campo dell'arte, sarebbe una boccata d'aria per ragazzi e studenti de L'Aquila.

Il corso si terrebbe all'associazione Spazio Rimediato, uno spazio culturale nel centro storico (ed abbandonato) del capoluogo abruzzese che offre diverse esperienze artistiche, dal teatro per adulti e bambini, alla ginnastica.

La speranza vera è che queste parole possano profetizzare  un rovescio della medaglia importante per questa regione spaccata da troppo tempo tra un bisogno viscerale di tornare a vivere ed una difficoltà comunicativa con le istituzioni del territorio.

di Chiara Santarelli - PrimaPaginaWeb.it

Start-up si nasce imprese si diventa

La nascita di una startup è probabilmente una delle fasi più delicate del processo di creazione di un’impresa:

Leggi tutto...

METANOIA: NON SOLO ROCK

Idee chiare e sound deciso nel primo album della band teramana:  “Quando eravamo liberi”

 

Secondo il dizionario la parola “metanoia” ha il significato di “profondo mutamento di pensiero; conversione”. Partendo da questo assunto la band composta da Enrico Romagnoli (voce), Federico Capuani (batteria), Johnny Tenerelli( basso), Giuseppe Genua(chitarra) ha deciso di interpretarlo in musica, la loro musica per cercarvi la speranza, “quella che serve ai giovani del nostro Paese, soprattutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo”. Esordisce così Enrico, voce dei Metanoia, per spiegare cosa spinge un gruppo di ventenni teramani ad esplorare le infinite vie della musica.

Cosa vi incuriosisce maggiormente in questo campo? “La nostra matrice musicale è sicuramente il rock, ma adoriamo sperimentare, infatti i risultati finali portano a diversi generi, dal pop rock, al punk, spaziando fino al post rock “ - incalzano  Federico, Johnny e Giuseppe impazienti di presentare il loro primo album,  attualmente in preparazione,  dal titolo “Quando eravamo liberi". Un lavoro importante in cui i dettagli sono estremamente curati. Un lavoro anticipato da un singolo: “Aiuto” .

Chi vuole raccontarlo? “ si tratta di un pezzo molto rock – spiegano  alternandosi- che attinge profondamente alle atmosfere anni 70 e al tempo stesso molto moderno,  nel suono delle chitarre, ad esempio, che nonostante siano molto distorte tengono una solida ritmica. Così come il basso, corposo e sempre a tempo, unito ad una batteria bella e decisa”.

E la voce che ruolo ha? “La voce è graffiata e sottolinea quello che il testo vuole dire” –aggiunge Enrico. E quindi passiamo ai testi che rispecchiano l’età dei componenti la band, in media 22 anni. Qual è il concept dei vostri testi? “ Il gruppo ha una media di 22 anni e quindi non può fare a meno di guardarsi intorno e toccare con mano certe dinamiche malate. Il brano <Aiuto>  è una denuncia contro le raccomandazioni che regolano il sistema, sfavorendo chi fa del sacrificio il proprio pane quotidiano. I testi raccontano quindi lo sdegno, la condanna di certe dinamiche ormai inaccettabili, che impediscono ad intere generazioni di esprimere liberamente i loro talenti e il loro potenziale. Anche le <etichette> sono termini obsoleti per un mondo in cui la globalizzazione stimola contaminazioni, fusioni ed evoluzioni” .

Nel marzo del 2015 è uscito un EP dal titolo  "Metanoia” e adesso è in dirittura d’arrivo l’album “Quando eravamo liberi” anticipato dal singolo “Aiuto”. I  quattro ragazzi che nell’aprile del 2014, a Tortoreto, tra le mura dell’ex associazione Colligere, decisero di “cambiare radicalmente” visione e atteggiamento, “convertendosi” al rock, al pop, al punk, al post rock hanno idee chiare e sound deciso,  quello  che nasce dalle emozioni, dalle sensazioni, dalle speranze, dalle idee.

Enrico Romagnoli (voce), 

Federico Capuani (batteria), 

Johnny Tenerelli( basso), 

Giuseppe Genua(chitarra)

       

    

di Mira Carpineta

HEYSEL: IL RICORDO E IL RISPETTO

 "Tutti sapevano, tranne loro"-  il Teatro inchiesta di David Gramiccioli, a Teramo, per ricordare la tragedia dell'Heysel

 

Leggi tutto...

PAOLO DE LUCA: MAESTRO DI …PERSEVERANZA

L’Abruzzo si dota della legge Reasta sul  soccorso alpino a pagamento

Leggi tutto...

30 anni tra Atletica e Basket (ma sempre fedele alla sua Guzzi)

Intervista a “Il Prof.” Claudio Mazzaufo, preparatore atletico della Campli Basket “Nino Di Annunzio” 1957, neo Palma d’Argento del CONI.

 

Prima di diventare un preparatore, è stato per due anni atleta nelle Fiamme Gialle. Quest’anno festeggia i trent’anni di attività in qualità preparatore atletico sia per l’atletica leggera che per il basket. Basket e Atletica, il binomio della sua vita. Carriera costellata di risultati importanti che, senza la sua determinazione e le sue capacità, forse non si sarebbero ottenuti. Stiamo parlando ovviamente de “Il Prof.” Claudio Mazzaufo, raggiunto al telefono, abbiamo fatto una piacevole chiacchierata, con l’uomo dai traguardi sempre possibili e  motivatore d’eccezione.

 

“Prof.” come sta?

Ciao Caro, tutto bene, sempre impegnato, ma col sorriso!

 

Il 17 agosto è iniziata la tua 30esima stagione da preparatore!? Possiamo dire un professionista nel pieno della sua maturità lavorativa…

 

Si è iniziata la mia ennesima stagione, era il 1986 alla “Nino Di Annunzio” iniziava la mia avventura lavorativa con il Campli Basket, che poi mi ha portato a toccare varie discipline sportive: l’atletica e il basket su tutte. Beh se pensi che un uomo sia definito maturo a quaranta anni, sono nel pieno delle mie possibilità, quindi credo che possa, e soprattutto voglio dare ancora tanto al mondo dello Sport. Anche perché il pericolo maggiore nel nostro campo è “il sentirsi arrivati, essere più bravi di tutti”, se si percepisce quella sensazione, è difficile mettersi in gioco con onestà e passione per raggiungere ancora risultati importanti. Lavorare sempre con degli obiettivi nuovi, ascoltare tanto, confrontarsi sempre e poi onestà… i risultati arrivano, le celebrazioni non servono, le gratificazioni migliori arrivano dagli atleti che segui ogni stagione e dalle persone che ti stanno intorno che capiscono il tuo modo di lavorare lo apprezzano e comprendono bene i risultati.

 

“Prof.”, sì le celebrazioni non ti piacciono!? Però certamente questo riconoscimento del CONI, la Palma d’Argento per il merito tecnico, arrivata all’indomani delle Olimpiadi di Rio 2016 è qualcosa d’importante?!

 

Assolutamente si, questa onorificenza, rientra in quelle situazioni in cui senti apprezzato tutto il sudore, e riconosciuti i tuoi sacrifici fatti durante la tua carriera per aver lavorato su progetti e aver ottenuto risultati importanti nel campo sportivo e in particolare nel mondo dell’atletica.

 

Palma D’Argento, arrivata direttamente dal Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Giovanni Malagò…

 

Sì dalla più alta autorità sportiva italiana, fa piacere e inorgoglisce per certi versi. Ma soprattutto riconosce il lavoro fatto nell’anno pre-olimpico (agosto 2015) con lo Stage di studio a Rio in cui lo staff tecnico e scientifico del CONI e della Federazione di Atletica hanno lavorato a 360° studiando i comportamenti e le reazioni sia fisiche, motorie e comportamentali con il clima e l’ambiente brasiliano, dei migliori prospetti Under 20 dell’atletica italiana. Lavoro importante, in cui il CONI e la Federazione di Atletica Leggera da anni stanno investendo tempo e forze per migliorare la preparazione degli atleti in vista di appuntamenti importanti come le Olimpiadi.  Un lavoro mirato, molto specifico, che con la sua relazione ha rappresentato un punto di partenza non trascurabile, per pianificare alcune scelte di preparazione per la successiva fase olimpica.

 

Riconoscimento al gran merito tecnico, anche alla luce dei risultati della spedizione degli “azzurri” a Rio… e azzardo io: le medaglie o comunque i risultati non sono mai casuali!

 

Bravissimo, io insieme ad altri tecnici, medici e specialisti dello sport, in quello stage abbiamo rappresentato un piccolo tassello rispetto alla miriade di aspetti e situazioni che si seguono per far arrivare gli atleti in condizione ottimale a questi appuntamenti, un riconoscimento a una parte millesimale di un lungo lavoro, ma come hai ben capito tu ormai nello sport nulla è casuale e improvvisato soprattutto una medaglia olimpica, richiede tantissimo sforzo e dedizione al lavoro.

 

A questo punto non posso non chiederti come vedi tu il bilancio dell’Italia a queste Olimpiadi!

 

Guarda alla luce dei risultati è un buon bilancio. Su tutto però, se devo dirla tutta a me dispiace per due cose in particolar modo. Il basket, come tu sai mi sta particolarmente a cuore, non è possibile che per la terza volta consecutiva non siamo presenti a un torneo olimpico… soprattutto con un torneo pre-olimpico di accesso disputato in casa e perso…

 

“Prof.”, credo che qualcuno debba da quel punto di vista farsi delle domande trovare delle risposte…

 

Credo anch’io che quest’ aspetto vada analizzato meglio, e impiantare un progetto duraturo negli anni, e andare a fondo… Poi l’altro aspetto non troppo positivo, il fatto che l’atletica leggera non abbia raccolto medaglie. Siamo passati da due possibili medaglie quella di Gianmarco Tamberi e quella di Alex Schwazer, a non raccogliere nulla. Il caso Schwazer, che non finirà qui, rappresenta un vero e proprio “giallo”, e Tamberi che arrivato all’appuntamento olimpico con un infortunio importante, ha dovuto dire addio ad un oro quasi sicuro. Dispiace tantissimo e lascia tanto amaro in bocca, anche se questa spedizione italiana ha dimostrato che siamo forti in altri sport di squadra al di là del calcio e del basket!

 

Una battuta su Usain Bolt, è veramente l’uomo più veloce del mondo!? Ci sarà un vero ricambio generazionale!

 

Bolt è  tutt’oggi il più grande atleta di tutti i tempi. Ha vinto tutto, sempre, non solo le olimpiadi. Ricambio è difficile, qualcuno che lo eguagli la vedo durissima, se conti che le prove di velocità come i 100 i 200 e altre sono specialità altamente performanti, in cui la tecnica si influenza ma non fino in fondo… per spiegarti meglio, prendi Serhij Bubka, vinceva tutto perché era un atleta grandioso e una tecnica sopraffina di salto con l’asta, la velocità è performance su un atto naturale che fanno tutti quindi è sarà sempre difficile. Scrivilo tranquillamente per me lui può essere paragonato a Muhammad Ali (nel basket ho sempre detto Mario Boni).

 

Eh il futuro dell’Italia di atletica è roseo!?

 

Guarda, l’Italia è ricca di prospetti interessantissimi, molti con delle alte prospettive davanti. L’intero movimento è in crescita e ci potrebbero essere delle belle sorprese. L’importante e seguirli bene e con attenzione. Che non significa allenamenti intesivi fisici e tecnici, bisogna ricordare una cosa fondamentale i ragazzi che fanno sport, non sono piccoli atleti, ma lo possono diventare. I ragazzi si divertono con lo sport, lavorandoci insieme progressivamente affinando tecnica e prestazione fisica, bisogna mantenere in loro la voglia di fare sport e divertirsi nella prestazione, pensa alla risata di Bolt quando si diverte gareggiando.

 

“Prof.”, immagino che il discorso atletica e allenamento ti stia molto a cuore, e il tempo a disposizione è quasi finito… ti va di fare una chiusa sul basket e le tue impressioni sulla nuova stagione farnese!?

 

Si lo sai benissimo, infatti starei ore a parlare di ragazzi e metodologia. Guarda il Basket, da quando ho iniziato io a lavorare, e dopo gli anni che ho vissuto a Teramo secondo me è sceso di livello… Per dirti il Campli del 1986 con Castorina, Antonetti, D’Alberto, Di Giorgio e Lunadei con ancora Lamonica, Lanzone e Lucantoni con due americani top, farebbero l’A2 e si salverebbero “in carrozza” ovviamente solo con guida Bruno Impaloni e Mazzuafo (sorridendo). Per quanto riguarda Campli, come dice Piero, abbiamo fatto diverse scommesse importanti, e credo che non ci tireremo mai indietro per fare la nostra bella figura, anche ai play-off.

Un abbraccio forte a presto.

 

 

Ufficio Stampa Campli Basket “Nino Di Annunzio” 1957