TERREMOTO: INDENNITA' DIRITTI E CLIENTELISMO

Parliamo ancora di indennità “una tantum” di 5.000 euro, spettanti alle imprese terremotate.

Ne parliamo di nuovo poiché, a distanza di mesi, nulla è cambiato: le pratiche non sono state istruite, i fondi non sono stati assegnati e le aziende, costrette ad operare in un contesto socio – economico svantaggiato, sono sempre più in situazione di estrema sofferenza.

Ne parliamo di nuovo perché pare, ad esempio, che nelle vicine Marche, tali indennità siano state tempestivamente liquidate.

E' lo stesso art. 45 del D.L. 189/2016, che assegna alle Regioni la competenza in materia di istruzione delle pratiche, esponendo così il lavoratore terremotato all'inevitabile rischio di dover subire, sulla propria pelle, l'inefficienza e l'incapacità del proprio ente locale di riferimento.

Quella dell'incapacità amministrativa è la tesi che concede il beneficio della buona fede all'ente regionale; ragionando in mala fede, invece, si potrebbe ipotizzare che questi fondi pubblici, destinati in via emergenziale a sostenere le imprese del cratere sismico, stiano per essere degradati da diritti ( quali sono ) a regie concessioni da utilizzare, in modo clientelare, alle prossime elezioni politiche.

La questione post sisma, tra grottesche sfilate, improbabili brindisi, inefficienza e “furbate” varie, sta diventando, sempre più un ridicolo spettacolo che vede il cittadino vittima e complice di un sistema che, dopo aver distrutto un territorio, provvede ora a dare sepoltura allo stesso, con il sorriso mellifluo tipico di politicanti locali e servitù varia annessa.

di Riccardo Panzone