Confindustria Teramo boccia il progetto dell’Azienda unica dei Trasporti

L'ILLOGICA (E INUTILE) FUSIONE Che mantiene il mercato in mano ai soliti pochi operatori senza eliminare sprechi e inefficienze

confindustria_teramoNon usa mezzi termini Salvatore di Paolo, presidente di Confindustria Teramo: “ad  inefficienze e sprechi non aggiungiamo l’azienda unica” , riferendosi al progetto di fusione delle tre società regionali (a capitale prevalentemente pubblico) che gestiscono i collegamenti con autobus in Abruzzo. Il secco no dell’associazione imprenditoriale sintetizza una serie di obiezioni più volte rappresentate dallo stesso Di Paolo: “perché quando in Abruzzo si parla di risanamento del trasporto pubblico locale (TPL), soluzioni alternative a spreco e inefficienze sembrano impossibili da trovare e politici e amministratori ripropongono la panacea dell’azienda unica, che in realtà non farebbe altro che accentuare il regime di monopolio attualmente esistente in Abruzzo nel campo dei trasporti. Una soluzione – ha insistito DiPaolo- che accontenterebbe solo coloro che vogliono mantenere in mano a pochi operatori un mercato che, invece, avrebbe bisogno di concorrenza, maggiore qualità, tariffe più europee e soprattutto servizi per gli utenti”. Ma non solo. Anche il bacino unico regionale, altra vecchia idea puntualmente riproposta, assomiglia molto - secondo il presidente - “al solito tentativo di imporre dall’alto modelli di gestione che invece vanno lasciati alle imprese ed al mercato. Direi di più – ha aggiunto - appartiene al campo delle soluzioni illogiche soprattutto perché slegato da un esame sui reali flussi di traffico che la domanda di trasporto crea” . In realtà, è ormai acclarato che la dimensione ottimale dei bacini di traffico in Abruzzo è quella provinciale o addirittura sub provinciale, mentre solo le grandi aree metropolitane (come ad esempio Roma, Milano, Napoli) riescono a garantire un traffico ultraprovinciale. “Da tempo, in seno alla nostra Associazione – ha spiegato Di Paolo - si è formata la convinzione che il progetto dell’azienda unica regionale sia nient’altro che il tentativo, piuttosto sfacciato, di bloccare il mercato e la concorrenza e, contemporaneamente, di cancellare con un colpo di spugna anni di sprechi da parte di un sistema clientelare che ha ridotto al lumicino il trasporto pubblico locale”. A sostegno di quanto dichiarato i dati che emergono dalle statistiche sul settore trasporti dicono che in Italia, e dunque anche in Abruzzo, le imprese private hanno un costo medio di produzione del servizio di € 2,2/km, mentre le grandi imprese pubbliche costano in media € 3,9/km. Tuttavia, quelle in difficoltà sono anche quelle che costano di più allo Stato ed alle Regioni. “Si pensi solo al fatto – ha insistito Di Paolo- che, per evitare il default, la Regione Abruzzo nell’ultima Finanziaria ha dovuto prevedere un prestito di dieci milioni di euro da erogare a un’azienda pubblica in difficoltà” . L’obiezione, così fortemente espressa dagli organi di Confindustria Teramo, stigmatizza una scelta che invece di aprire al mercato, percorrendo la strada delle gare pubbliche, che da sole (innalzando il livello di concorrenza e di competitività) eliminerebbero tutti i problemi, ripropone una soluzione,tramite la Regione, che non fa che consolidare il sistema monopolistico tramite fusioni inutili e pericolose “perché se fatte alla cieca, paradossalmente, potrebbero generare un aumento di costi. È l’Europa stessa ad insegnarci che la concorrenza è l’unica strada per migliorare i servizi- ha concluso Di Paolo- a quale prezzo e a favore di chi dobbiamo continuare a non darle ascolto?”