Attualità

PROEL SPA: SUONI E LUCI DEL FUTURO

La sfida di un’azienda che non insegue il successo, lo crea.

Venerdì 6 aprile 2018, alle ore 12,30 presso la sede di Sant’Omero,  il presidente di Proel Spa ing. Fabrizio Sorbi presenta  il  piano strategico dell’azienda, tra le più prestigiose del nostro territorio.

Un programma ambizioso che si concentra su 3 priorità: implementare un mercato in cui la Proel ha già conquistato un posto di primordine, attraverso lo sviluppo di nuovi prodotti e nuove tecnologie. Conquistare il mercato europeo e nord americano attraverso la valorizzazione del made in Italy con design strategico e qualità dei prodotti.

Sfide impegnative che tuttavia l’azienda vibratiana ha la forza e (è il caso di dire) gli strumenti per affrontarla  con successo.

La storia della Proel inizia  nel 1991, quando sette persone che operano nel settore della connettività decidono di formare un Team per la produzione di cavi assemblati. Nel ‘97 PROEL è già un’azienda strutturata e decide che un passo fondamentale da fare è quello di dare vita ad un dipartimento di Ricerca, Progettazione e Prototipazione tutto Made in Italy.

Know How, Esperienza e Approccio Italiano. Nel 1998 arrivano i batteristi e tutto diventa un po’ più colorato. PROEL acquisisce lo storico marchio Tamburo Drums. Nel 2003 parte la sfida al Settore Lighting che culmina nell’acquisizione di Sagitter, sia come Brand che come matrice produttiva. Già nel 2007: PROEL parla di Musica ai più alti livelli con l’acquisizione di  Turbosound Ltd, Maison Inglese leader nel Sound Reinforcement e legata a nomi come: Pink Floyd, Iron Maiden, Dire Straits, The Shadows, Jamiroquai, David Gilmour, Nine Inch Nails, ...

Nel 2015 Proel si affaccia per la prima volta alla produzione Made in Italy di un strumento musicale e lo fa entrando dalla porta principale: piani digitali e tastiere ad alto contenuto tecnologico. L’acquisizione della struttura produttiva in cui si trovava Roland Europe ed il coinvolgimento dello stesso staff di Ricerca e Sviluppo, portano prepotentemente Proel, ed il marchio dedicato Dexibell, nel gotha dei grandi attori giapponesi del settore.

Infine nel 2017 L’ottimizzazione della nuova realtà produttiva acquisita nel 2015, permette ad alcuni dei marchi Proel a più alto contenuto quali Axiom, Sagitter e Dexibell, di avere una produzione totalmente ‘Made in Italy’ coniugando Design, Tecnologia e Qualità.

“Progettiamo, produciamo e distribuiamo sul mercato internazionale sistemi audio e lighting, strumenti musicali e relativi accessori. Il nostro mondo è la musica, lo spettacolo, gli eventi, le installazioni fisse. Lavoriamo ogni giorno per offrire una gamma completa di prodotti per i settori di riferimento coprendo ogni tipo di esigenza. La commercializzazione dei prodotti sui mercati internazionali avviene attraverso un network capillare di sedi commerciali, distributori e dealer. La nostra presenza consolidata è il risultato della costante attenzione per la qualità e l’innovazione; per la cura e l’assistenza pre/post vendita; per una forte rete di distribuzione in Italia e nel mondo. La progettazione si sviluppa in tre diverse sedi in Italia avvalendosi di partnership tecnologiche e collaborando anche con realtà universitarie specializzate. A questo si aggiunge la vocazione, tutta italiana, per il Design coniugando INNOVAZIONE, TRADIZIONE e PASSIONE senza compromessi. Cura del dettaglio e attenzione al particolare, sono i fattori chiave anche per la Produzione. Lo staff viene costantemente aggiornato e formato per adeguare progressivamente i livelli di competenza e trasmettere a ogni singolo prodotto il fondamentale imprinting Made in Italy, caratteristico di PROEL e dei brand associati”- così il presidente Sorbi a chiosa dell’invito alla presentazione .

 

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ABRUZZO – CNA: crollo dei prestiti alle imprese a fine 2016

Anche se il risparmio delle famiglie abruzzesi e i depositi in banca aumentano, continua la stretta creditizia verso il sistema produttivo.  Nello studio della CNA Abruzzo emerge un quadro tutt’altro che positivo relativo al quarto trimestre 2016.

Secondo dati Bankitalia, in questo periodo, il credito erogato alle imprese ha subito una ulteriore flessione di 223 milioni di euro rispetto al trimestre precedente. In totale sono stati 23 miliardi e 131 milioni, contro i 23 miliardi e 354 milioni del periodo precedente. Il taglio del credito ha inciso principalmente sulle attività produttive – 228 milioni. Sul piano territoriale, il picco si è registrato a TERAMO con  -88 milioni, a seguire Chieti -57, l’Aquila -51, Pescara – 32.

Il comparto maggiormente penalizzato quello delle costruzioni (-163), seguito dal manifatturiero (-93) e abbigliamento (-47).

Di contro si registra un incremento del risparmio di 381 milioni (1,5%).

Crescono anche i crediti inesigibili delle banche: 50 milioni (1,26%).

Tra le cause dei tagli  al credito anche il fatto che “le piccole banche abruzzesi non esistono più e quelle che ci sono, non essendo locali, sono meno sensibili alle peculiarità territoriali”. Secondo gli osservatori oggi più che mai occorrerebbe l’intervento delle risorse pubbliche, come i bandi europei per soccorrere l’economia territoriale. Su questo fronte l’Abruzzo fa registrare purtroppo una lentezza inopportuna e dannosa.

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30 marzo 2017 - Per quali categorie di beni

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Cala la spesa dei consumi per famiglie abruzzesi

Secondo i dati  CRESA nel periodo marzo 2014 - febbraio 2015 le famiglie abruzzesi hanno speso in media 2.049,1 €, valore leggermente inferiore a quello rilevato per l’Abruzzo dall’Istat nell’anno 2014 (2.130,30 €) e decisamente più basso di quello medio nazionale (2.488,5 €).

Rispetto alla precedente indagine CRESA (2009-2010), la spesa per consumi in regione è diminuita del 10,5% (Istat Abruzzo: -11,9%; Istat Italia: +1,9%).

Le spese più consistenti riguardano l’abitazione (788,7 €, pari al 38,5% della SMMF), gli alimenti e le bevande analcoliche (430,9 €, pari al 21,9%) nonché i trasporti (228,7 €, pari all’11,2%), voci per le quali gli abruzzesi utilizzano poco più del 70% del loro budget di spesa, superiore al 64,5% medio nazionale.

Le scelte delle famiglie in regione, in linea con una tradizione propria dell’Italia meridionale, mostrano la preferenza a impiegare risorse per la casa e l’alimentazione e a risparmiare, da una parte, su alcune voci in qualche misura comprimibili (abbigliamento) e, dall’altra, su alcune spese superflue (vacanze). Il confronto con i dati della precedente indagine CRESA  evidenzia, infatti, la contrazione drastica di tutti i consumi tranne quelli che soddisfano i bisogni fondamentali (alimentari, abitativi, sanitari e di istruzione), che sono in qualche modo incomprimibili. In controtendenza con quanto si rileva nella media nazionale, aumentano le spese per gli alimenti e per l’istruzione e diminuiscono quelle per le comunicazioni e il tempo libero.

La consistenza della spesa media mensile varia, anche se in modo meno che proporzionale per via della presenza di “economie di scala”, al variare del numero dei componenti. Rispetto alle famiglie di due persone (1.832,8 €), quelle con un solo componente spendono mediamente il 24% in meno (1.397 €), quelle formate da 3, 4, 5 e più persone il 27% (2.324 €), il 55% (2.837 €) e il 59% (2.916 €) in più.

Se si considerano le spese destinateal soddisfacimento dei bisogni primari, si osserva che alcune di esse, quali i generi alimentari, quelle cioè sulle quali incide in maniera più diretta il numero di consumatori all’interno della famiglia, aumentano, anche se in modo meno che proporzionale, all’aumentare del numero di componenti e arrivano ad avere l’incidenza massima sul totale della spesa per consumi nelle famiglie più numerose.

I consumi superflui, quali quelli per il tempo libero, e quelli necessari ma modulabili sulla base dello stile di vita e del budget familiare, quale l’abbigliamento, comprimibile fino ad una certa misura, aumentano, se si escludono i nuclei più numerosi, in termini di valore assoluto all’aumentare della numerosità della famiglia ma hanno la massima incidenza (circa il 6% per il tempo libero e il 5% per l’abbigliamento) nelle famiglie di 4 componenti (soprattutto coppie con figli).

Altre spese, non strettamente connesse con la numerosità dei componenti e per le quali è, pertanto, possibile realizzare economie di scala, quali l’abitazione, tendono, al crescere della numerosità delle famiglie, a diminuire in termini di incidenza percentuale sulla spesa complessiva e, ad esclusione delle famiglie composte da 5 e più persone, ad aumentare in termini di valore assoluto.

Il budget complessivo e il peso delle singole voci che lo compongono dipendono sostanzialmente, oltre che dalla numerosità dei componenti, anche dalla loro età e dalla tipologia familiare (uni personali, coppie senza figli, coppie con figli e monoparentali).

Alcune voci, quali l’istruzione, i trasporti e la sanità, sono connesse alla fase del ciclo di vita familiare. Le prime due tendono ad essere massime in presenza di adulti in età lavorativa e ragazzi in età scolare, vale a dire nelle famiglie monoparentali e in quelle composte da coppie con due o più figli; le spese relative alla salute arrivano a pesare il 6% circa sulla spesa media familiare delle famiglie composte da una e due persone, vale a dire nelle fasce di maggiore incidenza degli over 65, soli o in coppia.

Sono proprio le coppie con figli a far osservare una SMMF più elevata delle famiglie monoparentali (2.673 € contro 1.898 €). Le differenze in valore assoluto sono evidenti (intorno o al di sopra del 50%) nel caso dell’abbigliamento, dei mobili ed accessori per la casa, della sanità, dei trasporti, dell’istruzione e del tempo libero. Se si considera l’incidenza percentuale delle singole voci sulla SMMF totale, assai maggiore è il peso nelle monoparentali degli alimenti, bevande e tabacchi nonché dell’abitazione, simile è il peso della spesa per comunicazioni.

La differenza tra famiglie con a capo un cittadino straniero e quelle che lo hanno italiano è abissale: queste ultime spendono il 41% in meno delle prime (1.229 € contro 2.098 €). Il divario di spesa è tanto maggiore quanto più è superfluo il genere di consumo: esso si attesta intorno al 70% per tempo libero, mobili ed accessori per la casa, tra il 50% e il 63% per sanità, abbigliamento, istruzione e trasporti, è più “contenuto” tra il 24% e il 36%, per abitazione, alimenti e comunicazioni.

Una curiosità: la spesa per bevande alcoliche e tabacchi delle famiglie italiane e straniere è pressoché identica (40 €) ma la sua incidenza sul totale della SMMF è nel caso delle straniere più assai più elevata (3,2% contro 1,9%). In realtà, a ben guardare all’interno della categoria, si rilevano diversità sostanziali: le famiglie straniere spendono assai più delle italiane per i tabacchi (28 € contro 21 €) e assai meno per le bevande alcoliche (11 € contro 18 €), certamente per una maggiore diffusione nell’ambito delle prime di tabagisti e al, contempo, per la presenza al loro interno di musulmani.

Prendendo in considerazione alcune particolari categorie di beni, categorie correlate ad una gestione consapevole dell’ambiente (prodotti a risparmio energetico, biologici, a km. 0), a requisiti di qualità dei beni alimentari (DOC, IGT, DOP) o ad un’esigenza di risparmio (in saldo), la metà delle famiglie abruzzesi ha comprato prodotti a risparmio energetico, più di un quarto prodotti biologici e a Km. 0, con un incremento rispetto al 2013 del 30% circa per tutte e tre le categorie di beni. Quasi il 30% ha preferito l’acquisto di alimenti e vini DOC, IGT, DOP, con un aumento rispetto ai due anni precedenti di poco superiore al 10%. La maggioranza delle famiglie (71%), in crescita del 31% se confrontata al 2013, ha effettuato spese nei periodi di saldo.

Le famiglie con figli mostrano nel complesso una maggiore attenzione alla qualità, all’ambiente e al risparmio e sono soprattutto le monoparentali a far registrare il maggior incremento dell’acquisto di prodotti a risparmio energetico e in saldo, mostrando in tal modo una maggiore propensione al risparmio nel breve e medio periodo. Diminuisce la quota di famiglie straniere che ha comprato prodotti DOC, IGT e DOP.

Il 63% delle famiglie effettua la spesa di generi alimentari presso la distribuzione organizzata una o due volte la settimana, il 29% una sola volta ogni sette giorni, il 7,8% con frequenza mensile o più di rado.  L’importo dello scontrino è per il 93% delle famiglie inferiore a 100 € (65% fino a 50 €, 29% da 50 € a 100 €). Solo nel 5,7% dei casi arriva a 300 € e nello 0,1% a più di tale importo.

Il giorno più “gettonato” per tali acquisti è la domenica (73%),  gli altri giorni riportano percentuali assai più basse che vanno dal 39% del martedì al 24% del sabato.

Le famiglie abruzzesi stanno modificando radicalmente le proprie abitudini di acquisto. Restano prevalenti, i punti vendita e la distribuzione organizzata tradizionali (centri commerciali: 46% per i prodotti alimentari e 57% per i non alimentari; supermercati:65% per i prodotti alimentari; negozi tradizionali: 33% per gli alimenti e 64% per gli altri beni, nel biennio preso in esame (2013-2015) ma, al contempo, aumenta il ricorso agli acquisti on line(+14%), di quelli effettuati direttamente dai produttori (+32%), degli hard discount (+26%) e dei mercati ambulanti (+23%) per i prodotti alimentari, degli outlet (+8%) per i beni non alimentari. Solo i negozi tradizionali, relativamente ai prodotti non alimentari, fanno registrare un incremento consistente (+14%).

Tali osservazioni fanno emergere una duplice tendenza: da una parte i consumatori scelgono di acquistare, a parità di qualità, prodotti in punti vendita meno costosi e, dall’altra, che una quota principalmente ma non esclusivamente di popolazione meno abbiente, stia orientando le proprie scelte di acquisto verso prodotti non solo a più basso costo ma anche di qualità percepita inferiore (hard discount per i prodotti alimentari e grandi magazzini per quelli non alimentari, principalmente abbigliamento).

Impressionante l’aumento del ricorso agli acquisti on line, i quali vedono un incremento assai consistente legato alla crescente e sempre più diffusa dimestichezza con l’informatica e il mondo web e certamente corroborato dalla sempre maggiore presenza di siti di e-commerce sui social (Facebook, Youtube, Twitter, ecc.) che hanno contribuito ad abbassare il livello di diffidenza dei consumatori.

Colpisce, al contrario di quanto si osserva a livello medio nazionale, la tendenza al decremento del ricorso ai Gruppi di acquisto solidale.

CRESA: L’Abruzzo primo in Italia per diminuzione dei fallimenti nel 2016

Nel 2016 le procedure fallimentari aperte dalle aziende abruzzesi sono state 238, registrando un calo del 37,4% rispetto alle 380 del 2015. Tale andamento pone l’Abruzzo al primo posto tra le regioni italiane (seguito da Friuli-Venezia Giulia: -19,4% e Molise: -18,2%) e risulta molto migliore rispetto alla media nazionale (-8,7%). E’ quanto emerge dalle elaborazioni che il Cresa ha svolto sui dati Infocamere-Stockview.
Il notevole calo regionale è legato alla diminuzione molto rilevante riscontrata nella provincia di Teramo (-65,3%) che ha recuperato il forte incremento registrato nel 2015. Le altre province hanno segnato flessioni inferiori alla media regionale. Nonostante la forte riduzione rilevata nel 2016, Teramo continua ad emerge-re nell’ambito della distribuzione provinciale delle aperture di procedure fallimentari: spicca, infatti, così come accade per Pescara, con il 31,5% del totale abruzzese. Inoltre, Chieti ne rappresenta il 26,1% e L’Aquila il 10,9%.
Così come avviene in Italia, circa i tre quarti delle procedure fallimentari sono state aperte da società di ca-pitali (Abruzzo: 76,5%; Italia: 76,4%). Pesano molto meno le società di persone (Abruzzo: 11,3%; Italia: 11,5%) e le imprese individuali (Abruzzo: 10,1%; Italia: 7,8%) mentre le altre forme (cooperative e consorzi) sono resi-duali (Abruzzo: 2,1%; Italia: 4,3%). Rispetto al 2015 in Abruzzo tutte le forme giuridiche hanno registrato di-minuzioni, tutte più pesanti degli andamenti nazionali, soprattutto tra le imprese individuali (-54,7%).
Relativamente ai settori di attività economica, le nuove procedure aperte in Abruzzo hanno riguardato so-prattutto le imprese operanti nel commercio (26,1%; Italia: 23,2%), nelle attività manifatturiere (24,8%; Italia: 18,8%) e nelle costruzioni (18,9%; Italia: 20,5%), settori tutti in calo rispetto al 2015.
Nel 2016 hanno aperto una procedura fallimentare 1,6 imprese abruzzesi su 1000, valore inferiore a quello nazionale (2,1) che vede l’Abruzzo al quindicesimo posto della classifica regionale nella quale spiccano in negativo la Lombardia (2,9) e in positivo la Basilicata (1,0). A scala provinciale tassi di fallimento più pesanti sono stati riscontrati a Teramo (2,1) e Pescara (2,0).
Le forme giuridiche mediamente più coinvolte dall’apertura di procedure fallimentari sono le società di ca-pitali, che in Abruzzo contano 5,3 nuove procedure su 1000 imprese registrate, rispetto al 6,1 registrato in Italia. Le altre tipologie giuridiche rilevano tassi di fallimento tutti inferiori alla media, in particolare per le imprese individuali (0,3).
Tra i settori di attività economica la fornitura di acqua, gas e vapore ha registrato il tasso di fallimento più elevato (8,7 nuove procedure su 1000 imprese). Seguono le imprese operanti nell’istruzione (7,6), nelle at-tività manifatturiere (4,2), nel trasporto e magazzinaggio (3,3) e nelle costruzioni (2,3).

EXPORT 2016: aumento degli SCAMBI verso Europa e USA. Al via il Piano Industria 4.0

Export italiano in ripresa nell’ultima parte del 2016, in un anno particolarmente difficile per gli scambi a livello globale. Questi i dati pubblicati il 16 febbraio scorso dall’ISTAT che confermano l’aumento delle esportazioni di beni che  hanno raggiunto il livello record di 417 miliardi con una crescita dell’1,1 rispetto al 2015. Anche il saldo commerciale fa registrare un nuovo massimo, toccando i 51,6 miliardi. Effetto supportato  da un parallelo calo delle importazioni (-1,4%, ma al netto dell’energia anche questo dato è in crescita dell’1,5%). 

Il  buon risultato è tuttavia  frutto di andamenti contrastanti perché, se è in crescita l’export verso l’Unione (+3%),  si registra, di contro,  un calo di quello verso i mercati extra-UE. In crescita quasi del 10% le esportazioni verso il Giappone e  mercato cinese, mentre sempre in Asia, cala l’export verso l’India. La complessa situazione geopolitica concorre a determinare la contrazione degli scambi con Russia e Turchia.  

Ottime conferme dagli Stati Uniti, che fanno segnare un +2,6% dopo un biennio eccezionale (2014 e 2015 rispettivamente a +10 e +20%),  che confermerebbe  l’efficacia dell’intensa attività promozionale svolta nel quadro del Piano Straordinario Made in Italy, che aveva inserito come target principale il mercato statunitense. 

A livello settoriale, la crescita delle esportazioni nel 2016 è guidata dalla farmaceutica (+6,8%) e dai mezzi di trasporto (in particolare, gli autoveicoli a +6,3%), due settori che insieme rappresentano quasi il 16% del nostro export. Crescono anche altre componenti essenziali del Made in Italy, come l’industria alimentare (4,2%) e la filiera moda (+1,2%).  

Inoltre si annota che la crescita dell’export italiano è in linea con la performance tedesca, mentre le esportazioni francesi risultano in calo dello 0,7%. 

I commenti del Ministro Calenda: “Un altro anno record per il Made in Italy che dimostra come l’Italia abbia un tessuto industriale forte e vitale che viene premiato da una crescita della domanda internazionale nei nostri settori di specializzazione. La sfida per il governo è quella di portare sempre più imprese ad esportare ed innovare. Il Piano Straordinario per il Made in Italy,  lanciato tre anni fa e rafforzato ulteriormente con l’ultima legge di bilancio,  e il Piano Industria 4.0 vanno esattamente in questa direzione” 

e del sottosegretario Scalfarotto:  “ A tal fine il nostro Piano per la promozione del Made in Italy mobilita per il 2017 circa  duecento milioni di euro di risorse pubbliche, cifra che sarà mantenuta a regime nei prossimi anni e segno tangibile dell’impegno del Governo a garantire un supporto stabile ed elevato all’export. Certo, tali sforzi promozionali dovranno avvenire in un contesto che non li vanifichi” ha concluso il Sottosegretario “Mi riferisco alle tendenze protezionistiche in aumento nel mondo, che devono essere contrastate dall’Italia e dall’Europa con una politica commerciale virtuosa  - che dia l’esempio e apra i mercati: l’intesa commerciale con il Canada, il CETA, appena  ratificato dal Parlamento europeo,  è esattamente il tipo di accordo di cui abbiamo bisogno per rilanciare gli scambi e porterà buoni frutti“.